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[Citazione del momento]
Ogni impulso che cerchiamo di soffocare si annida nella nostra mente e ci avvelena. Oscar Wilde
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Principi di Ecobiopsicologia

… circolare la psicologia deve pretendere di individuare l’uomo e i suoi disagi come fenomeno olistico e complesso, connesso ad un ambiente fisico e psichico dove soggetto e oggetto coincidono.

Le fondamenta della psicologia analitica, indispensabili per un percorso complesso sono: …

Fabio Nardelli

category Gli autori Fabio Nardelli 3 Dicembre 2007

Professione: Psicoterapeuta

Contatto: nardellif [@] libero [.] it

Informazioni aggiuntive: Dott. Fabio Nardelli, Ordine degli Psicologi del Lazio n° 5377
cell. 349 / 6186485.

PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

Riceve su appuntamento per :

· CONSULENZE PSICOLOGICHE E PSICODIAGNOSTICHE
· PSICOTERAPIA INDIVIDUALE, DI COPPIA E FAMILIARE
· ANALISI REICHIANA (vegetoterapia carattero-analitica)
· TECNICHE DI RILASSAMENTO PSICOFISICO

La vegetoterapia è un approccio olistico somato-psichico ideato da Wilhelm Reich e sistemizzato in italia da Federico Navarro.

Il confine di contatto

category Psicologia Giada Bruni 1 Dicembre 2007

Il concetto di “confine di contatto” è un argomento che, in qualche misura, permette di afferrare e organizzare meglio, gli aspetti teorici della Psicoterapia della Gestalt e della Gestalt Psicosociale. Indagare il concetto di “confine di contatto”, mi è sembrato adatto a questo scopo, sia perché è un termine che risulta centrale nella formulazione della terapia gestaltica fin dalle sue origini, sia perché, a mio parere, racchiude in sé la natura stessa di questo tipo di psicoterapia, riassumendone i principi fondamentali.

PREMESSA

Il concetto di “confine di contatto” è un argomento che, in qualche misura, permette di afferrare e organizzare meglio, gli aspetti teorici della Psicoterapia della Gestalt e della Gestalt Psicosociale. Indagare il concetto di “confine di contatto”, mi è sembrato adatto a questo scopo, sia perché è un termine che risulta centrale nella formulazione della terapia gestaltica fin dalle sue origini, sia perché, a mio parere, racchiude in sé la natura stessa di questo tipo di psicoterapia, riassumendone i principi fondamentali. Con la formulazione del concetto di “confine di contatto” infatti, comparso per la prima volta nel 1951 in “Teoria e pratica della Terapia della Gestalt”, di F.Perls, R.F.Hefferline e P.Goodman (testo che segna l’ esordio ufficiale di questa terapia), la Psicoterapia della Gestalt, si separa definitivamente dalla psicoanalisi e dalle altre psicoterapie presenti a quel tempo, affermando che: “la psicologia studia il modo di operare del confine di contatto nel campo individuo-ambiente”. Tale affermazione, mette in luce l’ approccio assolutamente innovativo della psicoterapia gestaltica, che rappresenta l’ individuo, non solo come un’ entità unificata, cioè un corpo ed una mente insieme, ma soprattutto inseparabile da un contesto ambientale, col quale entra in contatto per sopravvivere. L’ oggetto di studio della disciplina gestaltica, diventa dunque da quel momento, il campo di relazione individuo-ambiente e il suo metodo la semplice attenzione fenomenologica, anziché l’ interpretazione delle modalità con le quali il soggetto fa esperienza in ogni istante, del mondo esterno, da cui risulta separato e unito da un confine: il confine di contatto. ( Continua … )

TMC (Terapia con la mediazione del cavallo) e DDAI (disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività/impulsività)

Non esistono molti studi sull’evidenza dell’efficacia di interventi terapeutici a mediazione animale – ed in modo particolare con la mediazione del cavallo – nel trattamento dei disturbi da deficit dell’attenzione e iperattività ed impulsività.

Esistono al contrario molte osservazioni e sicuramente c’è molta concordanza di valutazione sul fatto che non si esaurisce la presa in carico nell’intervento farmacologico ma che c’è assolutamente bisogno di una integrazione di interventi di tipo diverso e studiati ad hoc per la specifica situazione presentata dal bambino o dall’adulto che presenta questa problematica. Gli sforzi per una ricerca in tal senso dovrebbero essere maggiori da parte di tutti noi nel prevedere degli obiettivi e valutarne i risultati raggiunti. Trovare inoltre un luogo di scambio di informazioni e dati per poter arrivare così ad una più corretta conoscenza del DDAI e ad un più utile intervento terapeutico.

Sicuramente la metodologia terapeutica che vede in campo la mediazione dell’animale come per esempio il cavallo non ha bisogno di dimostrare la sua efficacia terapeutica in generale ne tanto meno per diversi disagi, problemi comportamentali, cognitivi e sensoriali per i quali esistono oramai molte ricerche a livello mondiale ed anche nel nostro Paese a dimostrarne la sua efficacia. Questo non significa che non occorra comunque continuare ad approfondire l’approccio comunque per problemi specifici man mano che cresce e si arricchisce la conoscenza di psicopatologie e varie situazioni di handicap di diversa natura. Questo è molto vero nel caso del DDAI, per tutte le polemiche ed i contrasti che esistono sia a livello diagnostico ed ancor più a livello terapeutico. ( Continua … )