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Quando due uomini in affari sono sempre d'accordo, uno dei due è superfluo. Ezra Loomis Pound
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L’eterna ricerca psicologica dell’uomo

category Psicologia Giorgia Aloisio 30 Ottobre 2009

… cuore dell’uomo, da cui escono il malumore e l’ansia (Proverbio maori).

Dott.ssa Giorgia Aloisio, psicologa, Roma.

Author: Giorgia Aloisio

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category Psicoterapia Giorgia Aloisio 29 Giugno 2009

Noi terapeuti di orientamento psicodinamico, nella maggior parte dei casi, abbiamo dovuto percorrere un cammino terapeutico, prima ancora di iniziare la nostra professione. Questo percorso può essere stato a volte fortemente desiderato e cercato, altre volte meno. In ogni caso, ad un certo punto il percorso intrapreso ha iniziato ad essere guidato dalla motivazione legata agli studi effettuati ed all’obiettivo di diventare terapeuti.

Vero è che non sempre noi terapeuti ci rendiamo conto della difficoltà che le persone incontrano prima di chiedere una consultazione psicologica. Eppure si tratta di un momento fondamentale, che giocherà un ruolo di primo piano sulle scelte future del soggetto e sull’eventuale cammino psicologico.

Quando una persona decide di consultare uno psicologo, ciò avviene perché un vecchio equilibrio che prima funzionava, ora non regge più (E. Gilliéron): il soggetto non può più appoggiarsi a nessun tipo di appiglio e prova la sensazione che non ci siano più vie d’uscita. La psicoterapia, dunque, può assumere anche l’aspetto dell’”ultima spiaggia”, l’ultimo doloroso ed incerto tentativo di dare (forse) pace alla propria inquietudine. A volte questo percorso ci viene suggerito da un amico, da un familiare, altre volte dal medico curante: altre ancora siamo noi stessi a sentirne l’esigenza. La ricerca può assumere allora diverse sfumature: ci sentiamo imbarazzati per la nostra “insolita” richiesta, possiamo provare senso di colpa perché forse quei problemi “non esistono, ed in ogni caso avremmo dovuto risolverli da soli”, possiamo sentirci confusi sulla stessa richiesta che esplicitiamo, né sappiamo con precisione cosa ci aspetterà. Non ci rendiamo nemmeno conto che intorno a noi già molte persone hanno intrapreso questo cammino, e che probabilmente molte altre ne potrebbero trarre giovamento qualora decidessero di intraprenderlo.

Iniziare un percorso di questo genere significa spesso, per la persona che ne fa richiesta, entrare in un mondo sconosciuto: vicino alla realtà medica, ma allo stesso tempo ben differenziato da questo, con i suoi propri rituali, modalità, metodologie. ( Continua … )

La psicoterapia dinamica breve e Freud, il suo ideatore

category Psicoterapia Giorgia Aloisio 13 Giugno 2008

I primi casi trattati da Sigmund Freud con il metodo psicoanalitico sono stati di breve se non brevissima durata (E. Gilliéron, 1997): Emmy V.N. (sette settimane), Lucy R. (nove settimane), come anche il famoso caso di Dora (tre mesi). Per questo motivo possiamo affermare che Freud fu l’iniziatore inconsapevole di quelle che poi divennero le psicoterapie dinamiche brevi.

Inizialmente per Freud il tempo non rappresentava un criterio fondamentale della sua tecnica: in seguito, invece, l’atemporalità della cura psicoanalitica venne da lui stesso incoraggiata in quanto tale qualità rappresentava il medesimo principio organizzatore della vita psichica inconscia. Quale modo migliore, per affrontare l’inconscio dei pazienti, se non quello di adottare lo stesso principio (l’atemporalità, appunto) durante il trattamento terapeutico? Dunque la psicanalisi iniziò a trasformarsi in un trattamento senza termine.

Ma è anche noto che il padre della psicoanalisi poco si dedicò alle questioni strettamente tecniche, privilegiando al contrario le questioni più prettamente teoriche. Non avevano la stessa opinione gli allievi ed i successori di Freud che, spinti anche da situazioni di emergenza (come le guerre mondiali) sono stati i fondatori delle psicoterapie di breve durata. La messa a punto di tali tecniche, come avremo modo di vedere, permettevano al paziente di mettere in atto dei cambiamenti psichici in tempi evidentemente più brevi rispetto alla psicoanalisi in senso stretto. ( Continua … )

Il ruolo dello Psicoterapeuta

Alcune volte non è semplice distinguere certe figure professionali con le quali non abbiamo dimestichezza e si rischia di fare grande confusione. In questo articolo ho deciso di delineare le caratteristiche dello Psicoterapeuta: mi riferisco al ruolo di questo professionista in Italia, in quanto in altri paesi per diventare Psicoterapeuti è necessario un iter diverso.
Partiamo dal percorso necessario per diventare Psicoterapeuta. Le possibilità sono due, differenti tra di loro: la prima è attraverso la laurea in Psicologia, la seconda con la laurea in Medicina.

Lo Psicoterapeuta Psicologo

Si tratta di uno Psicologo che ha conseguito la laurea magistrale in Psicologia, ha concluso il tirocinio post-lauream della durata di un anno, è iscritto all’Albo degli Psicologi (sezione A) e ha frequentato una scuola di Specializzazione in Psicoterapia di almeno quattro anni, ottenendo il diploma di Psicoterapeuta dopo aver discusso una tesi.
La formazione di questo professionista è altamente specifica e tutta orientata alla mente umana; esistono diversi approcci teorico-clinici (Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, Psicoterapia Psicodinamica, Psicoterapia Transazionale, …), a seconda delle inclinazioni teoriche e mentali del terapeuta. Questo specialista non è autorizzato alla prescrizione di farmaci in quanto è Psicologo e non Medico.

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Consultare l’albo degli Psicologi online

Quante volte ci è capitato di incappare in esperti di ‘qualche cosa’ che poi, nella pratica, si sono rivelati piuttosto degli inesperti della materia? Quanto spesso ci accorgiamo che, di tante ciambelle col buco, una è uscita dal forno menomata? Un nastro bruciato dal ferro da stiro della nostra tintoria di fiducia, uno scontrino che riportava un prezzo errato – di solito il prezzo originario era inferiore a quello stampato, almeno in Italia – … una bottiglia di latte già scaduto e via dicendo. Quando però si tratta di salute, non possiamo permetterci alcuna leggerezza o disattenzione: la salute è sacra. Purtroppo non è così che la pensano quei nefandi sedicenti professionisti che, dopo anni di disonorevole carriera, sono stati smascherati: non avevano alcun tipo di specializzazione, addirittura non erano laureati o avevano a malapena il diploma di scuola. Personaggi iniqui, purtroppo, ne stiamo constatando anche nella nostra disciplina psicologica: è di gennaio la notizia dell’ennesimo disonesto individuo che da anni giocava con il disagio e il dolore di alcuni ‘pazienti’ fingendosi psicologo e psicoterapeuta. Era un counselor con aspirazioni da psicoterapeuta e non ne faceva mistero: anzi, ne ha fatto una vera e propria professione. Faceva diagnosi, praticava l’ipnosi, senza avere titoli né competenze. Il soggetto in questione seguiva più di quaranta ‘pazienti’, tra schizofrenici, depressi e quant’altro: potete leggere la notizia al seguente link (LINK).  http://m.ravennanotizie.it/articoli/2015/01/10/arrestato-ai-domiciliari-finto-psicologo-ravennate-in-cura-da-lui-oltre-44-pazienti.html
Prendendo spunto da questo drammatico episodio, proponiamo alcune riflessioni.

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Alla ricerca dei ricordi perduti

 

Lo psicologo William James, all’inizio del ‘900, sosteneva che il cervello umano fosse attivo solo al 10% delle sue possibilità; oggi sappiamo che questa è una credenza ampiamente diffusa ma del tutto priva di fondamento scientifico. Attraverso le metodiche di neuroimmagine (come la risonanza magnetica o l’elettroencefalogramma) la scienza ci ha assicurato che la materia grigia è tutta in costante attività e che non ci sono aree inattive neanche quando dormiamo!

Numerosi sono i misteri che avvolgono questo essenziale ma ancora poco conosciuto organo umano e tra questi misteri dobbiamo annoverare il funzionamento della memoria: molti i dubbi in merito ai meccanismi che rievocano una traccia mnestica o quelli che, invece, generano il cosiddetto oblio. La “magia” della memoria fa capolino soprattutto nel caso degli odori: l’intensità e la carica di emozioni che l’olfatto porta con sé sono stati oggetto di grande attenzione da parte di numerosi pensatori: Baudelaire, Wilde, Calvino, Balzac, fino ad arrivare ai giorni nostri con Süskind e il suo celebre romanzo “Il profumo” (1985).

A volte ci basta percepire per qualche istante un profumo per tornare indietro nel tempo, rievocare volti, scene, immagini e, soprattutto, emozioni. Ne “La ricerca del tempo perduto”, ricordiamo il celebre momento dell’assaggio della madeleine da parte del narratore. Proust focalizza l’attenzione su quanto il gusto di questo dolcetto francese sia in grado di far tornare alla mente del protagonista del romanzo antichi ricordi infantili (memoria episodica) apparentemente dimenticati: lo stesso Proust, colpito dall’intensità di questa esperienza percettiva ed emozionale, se ne mostra assai meravigliato: “Trasalii: attento a qualcosa di straordinario che mi stava accadendo”. In effetti, quello che avviene in questi casi appare davvero al di fuori dell’esperienza ordinaria, si tratta di qualcosa che sembra avere le caratteristiche del “miracolo”.

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