Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Due cose l'esperienza deve insegnare: la prima, che bisogna correggere molto; la seconda, che non bisogna correggere troppo. Eugène Delacroix
Viagra online

Trattamento balbuzie: aspetti psicologici-relazionali, fonologici e somatici

category Disturbi e patologie Dora Siervo 21 Gennaio 2012 | 4,452 letture | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

La balbuzie è uno dei più complessi disturbi del linguaggio; tale disagio è presente in tutte le culture e gruppi sociali ed interessa circa l’ 1% della popolazione mondiale, il sesso si dimostra rilevante con una proporzione di quattro a uno di maschi rispetto alle femmine.  Da un punto di vista sociale la balbuzie come problema di comunicazione coinvolge tre soggetti della relazione: la persona che balbetta, la sua famiglia e gli “altri”. Una vera e propria “triade inceppata”. Da un punto di sta fisiologico, il disturbo risiede in un laringospasmo a livello delle corde vocali, che impedisce il normale flusso della corrente aerea. Ciò determina una paralisi pre-suono che ne ostacola la formazione. L’aspetto psicosomatico è fondamentale, infatti l’utilizzo di tali intrecci emozionali, che facilitano la chiusura delle corde vocali, vengono vissuti attraverso rossori, sudorazione, smorfie. Atteggiamenti somatici, differenti da soggetto a soggetto, quali: tic facciali (come chiudere gli occhi), tremori alle labbra, della mascella, scalpitare con i piedi, movimenti della testa, contorsioni dell’intero corpo, ecc. Il blocco non è solo quindi nella parola, ma lo possiamo notare anche a livello corporeo; è come se il soggetto balbuziente fosse imprigionato nel suo stesso corpo. La conversazione a scatti è dunque paragonabile ad un’ aggressività che vorrebbe uscire, ma non ha il coraggio, dunque rimane ogni volta bloccato a livello delle corde vocali. L’autonomia e l’indipendenza del soggetto disfluente sono esigenze che evidentemente non trovano lo spazio necessario. Da un punto di vista neurofisiologico, anticipando il momento del balbettare, avvengono nel soggetto dei cambiamenti: il respiro si fa più corto e veloce, il battito cardiaco aumenta, si manifesta un calo del tasso glicemico e di alcune proteine ematiche, insorgono alterazioni nella distribuzione del volume circolatorio, aumenta la conduttanza cutanea e si dilatano le pupille, all’elettromiografia si nota elevata contrazione nei muscoli della laringe e distorte attività delle corde vocali con e senza balbuzie, infine una modificazione del normale tracciato elettroencefalografico delle onde dispari, oltre ad alcune particolarità nel funzionamento del sistema nervoso centrale. E’ interessante qui notare come alcuni di questi sintomi (respiro più veloce, aumento del battito cardiaco, alterazioni nella distribuzione del volume circolatorio) siano manifestazioni di un aumento dell’aorusal, come se il soggetto si preparasse, dovendo iniziare a parlare, ad una attività percepita inconsciamente come potenzialmente pericolosa o comunque richiedente un livello elevato di attivazione, di vigilanza e di prontezza all’azione. Il parlare in questi soggetti non è percepito come una attività che può essere intrapresa con serenità, ma come l’affacciarsi si di una scena gravida di potenziali pericoli, dove muoversi con circospezione e inconsciamente predisposti all’attacco o alla fuga .
Entrando in uno studio più approfondito sulle possibili alterazioni morfo-funzionali del Sistema nervoso centrale che possano essere correlate con la balbuzie, si può osservare quanto segue.
Studi di neuroimmagine hanno dimostrato che la balbuzie può essere associata sia ad un’anomalia nella materia bianca dell’emisfero sinistro (Sommer et al. 2002) nelle aree deputate al linguaggio sia ad un’iperattività nell’emisfero destro. Quest’ultimo può compensare la deficitaria connettività strutturale dell’emisfero sinistro. L’anomalia strutturale gioca un ruolo causale nella sindrome mentre l’anomalia funzionale un ruolo compensatorio. Katrin Neumann e collaboratori hanno svolto un’importante ricerca su pazienti balbuzienti: con l’utilizzo della risonanza magnetica sono stati analizzati alcuni soggetti disfluenti prima e dopo la terapia; Questo studio dimostra come una terapia di successo possa rimodellare i circuiti cerebrali vicino all’origine della disfunzione invece di rinforzare la compensazione attraverso vie omologhe controlaterali dell’emisfero
Dal punto di vista ecobiopsicologico, un quadro clinico va considerato secondo i seguenti punti di vista. In primo luogo, si deve considerare la funzione psicosomatica che viene  coinvolta, e le strutture (organi e apparati) che sono in qualche modo “alterati” dal processo morboso. La parola, nella specie umana, è una funzione che si acquisisce attraverso una maturazione lenta e progressiva e che permette l’accesso a scambi comunicativi  complessi ed elaborati, sia sul piano cognitivo che su quello affettivo; è un fondamento importante, anche se non l’unico, della socializzazione nel bambino e ovviamente anche in età adulta. La capacità di un essere umano di acquisire e mantenere un adeguato uso della parola è consentita dall’intervento congiunto, dalla cooperazione di una serie di distretti somatici, ognuno con la sua storia filogenetica, la sua struttura, la sua funzione. Nell’ipotesi patogenetica riguardante la balbuzie che abbiamo sopra esposto il problema non risiede negli organi periferici, potremmo dire negli “esecutori finali” di quel complesso fenomeno che è la parola umana: questi funzionano adeguatamente. L’alterazione starebbe invece nelle aree cerebrali, quindi potremmo dire nell’area di governo, in quelle aree corticali (dunque filogeneticamente recenti) dell’emisfero dominante che sono appunto le aree del linguaggio. Questo è il primo dato importante. Più precisamente, in secondo luogo l’alterazione dei centri del linguaggio sarebbe una alterazione di connettività (sostanza bianca) fra le diverse componenti delle aree linguistiche. Dal punto di vista ecobiopsicologico, infatti, dopo avere definito l’area interessata, bisogna mettere a fuoco la natura dell’alterazione: qui non abbiamo degenerazioni, processi infiammatori, processi neoplastici, ma un problema di  “connettività”: i centri che governano la comunicazione complessa (tramite lo strumento linguistico verbale) faticano a mantenere la connessione fluida, armoniosa e soprattutto ben auto-regolata fra di loro: il risultato è un “sintomo” in cui il prodotto finale del complesso sistema anatomo-funzionale del linguaggio è una parola che perde di fluidità. In altre parole una perdita di fluida connessione “interna” si traduce in un sintomo ben visibile all’esterno che si esprime clinicamente  nella difficile, problematica e poco fluida espressione della parola rivolta ad altri soggetti umani. La terza dimensione che si deve considerare dal punto di vista ecobiopsicologico, dopo l’area colpita e la natura dell’alterazione, è la “profondità”, la radicalità, la capacità destrutturante sullo psicosoma del processo morboso in atto, e quindi anche la durata nel tempo di questo. Se sono confermati gli studi di neuroimaging che ci dicono che una terapia di successo può rimodellare i circuiti cerebrali vicino all’origine della disfunzione, possiamo avanzare la seguente ipotesi: la problematica in gioco nel soggetto balbuziente è acutamente importante e quindi critica, in  quanto coinvolge una struttura di regolazione elevata come il Sistema nervoso centrale, si costella nell’alterazione della connettività all’interno di quest’ultimo, interessa una funzione ad alto valore nello sviluppo ontogenetico del soggetto (la fluidità del linguaggio, con tutto il valore cognitivo, affettivo, relazionale che da un punto di vista simbolico tale funzione possiede). D’altro lato però proprio la possibilità (almeno in alcuni casi ben curati) di reversibilità di tale disfunzione  ci induce a pensare come nel soggetto adeguatamente ingaggiato nel trattamento si possano abbastanza rapidamente e con successo attivare meccanismi di riparazione, di restaurata connessione, di rimodellamento e quindi di recupero della fluidità linguistica: ciò significa che almeno in prima istanza il sintomo balbuzie segnala una crisi importante, da non sottovalutare, in cui la destruttrazione dell’armonia dello psicosoma è di rilievo non trascurabile. La possibilità di risposta al trattamento esprime però anche che tale compromissione acuta, se trova una risposta adeguata, può sfuggire al destino di cronicizzazione e quindi nel soggetto sono potenzialmente presenti capacità di recupero del linguaggio buone. L’approccio ecobiopsicologico al disagio, oltre ai nodi citati, contiene una quarta prospettiva, che è quella che consente di andare oltre una lettura sintomatica del disagio per accedere ad una lettura simbolica-sincronica dei processi morbosi. In questa prospettiva l’ecobiopsicologia “invita” il terapeuta della balbuzie a considerare, accanto alla opportunità di usare le tecniche adeguate per conseguire il rimodellamento che si è descritto,  l’utilità euristica di porsi, e di porre, una serie di domande che non sono prive di valore se si vuole considerare il paziente come essere umano complesso e non come semplice portatore di un sintomo: perché la balbuzie insorge in un determinato momento della vita, in concomitanza, o a seguito, di eventi affettivi, relazionali, familiari, scolastici, particolari? Se l’uomo, per la ecobiopsicologia, è un sistema complesso che interagisce con altri sistemi complessi, quale è all’interno di tale dinamica complessa il senso dell’emergere della balbuzie?
Da un punto di vista psicodinamico il paziente balbuziente spesso è investito da un sentimento di vergogna per il suo problema e cerca in tutti i modi di nasconderlo. Talvolta si sente in colpa per non riuscire ad ottenere dei buoni risultati a causa del suo essere disfluente, ciò lo fa sentire molto frustrato. La sua esistenza è accompagnata sovente da un vissuto di ansia e da una bassa autostima. La balbuzie scaturisce per effetto di una chiusura impropria delle corde vocali, dovuta essenzialmente ad un’erronea fase di inspirazione mentre è in atto un evento (il parlare) che richiederebbe invece l’espirazione. Si potrebbe ippotizzare, che il confitto potrebbe risalire nel campo delle funzioni escretive; una forma di autoerotismo orale accentuato; ad  una conversione nevrotica, in relazione allo sviluppo non adeguato della libido a livello pregenitale. In particolare si nota come un’educazione rigida sia causa di ansia per il bimbo, di paure che raggelano e bloccano, ispirando così un circolo vizioso di ansia e protezione che si autoalimenta. Ed il bambino che si vorrebbe opporre, ma non trova la forza.
Oggi tale concezione è superata, Lichtemberg sostiene che l’uomo non è solo pulsionale, ma anche motivazionale, infatti l’uomo ha un disperato bisogno di comunicare per non sentirsi isolato; la produzione della prima parola è una tappa molto importante nello sviluppo del bambino: viene attesa con trepidazione ed è accolta con gioia e soddisfazione da parte dei genitori. La prima parola intelligibile che un bambino pronuncia è “qualcosa di speciale” poiché rappresenta il biglietto d’ingresso nella società parlante. Per questo, il momento della sua comparsa è emozionante e va giustamente sottolineato.
Queste esperienze articolatorie, oltre ad esercitare l’approccio fonatorio in via di maturazione, permettono al bambino di imparare, attraverso un adeguato rinforzo da parte dell’ambiente circostante, il carattere strumentale e comunicativo dei suoni che produce, come avveniva quando il pianto era sollievo alla fame o al dolore.
Interessante affrontare la tematica del linguaggio ,come atto comunicativo, anche a livello antropologico, infatti il professor Klaus Zuberbühler ha pubblicato un rivoluzionario studio secondo il quale il linguaggio dei primati esiste ed ha i medesimi meccanismi del nostro modo di parlare.“Krak krak! Attenzione, c’è un leopardo! Hok hok hok! Un’aquila ci plana addosso!” Non è futurismo, ma il primo estratto dal “dizionario delle scimmie”, compilato dal professor Klaus Zuberbühler. L’etologia, e lo studio della scimmia in particolare, possono aiutarci a capire meglio l’uomo. Basta pensare al ruolo giocato del grande scienziato Konrad Lorenz in ambito filosofico ed epistemologico. Sia gli animali, sia l’uomo ha un’impellente bisogno di comunicare con gli altri, tornando al paziente balbuziente, la motivazione al cambiamento è proprio la necessità di poter tornare a parlare fluentemente per non esser esclusi dal gruppo sociale!
Tornando al disturbo di balbuzie, il soggetto disfluente vive un malessere psicosomatico, infatti i balbuzienti avvertono un blocco, a livello delle corde vocali, e descrivono  la sensazione come sgradevole, paragonata a quella di avere un sasso in gola; molto spesso riescono a percepirlo anche in anticipo, ed allora si nota come il soggetto tende a chiudere la bocca, a socchiudere le labbra, fino all’imminenza del blocco, in cui talora il labbro superiore mostra un netto tremore. Il tono di voce del soggetto è di solito monotono, poco o per nulla espressivo; il balbuziente si mostra decisamente insicuro, difficilmente guarda negli occhi l’interlocutore, e richiede spesso segnali di approvazione quali cenni affermativi col capo e parole di incoraggiamento. La problematica diviene assai complessa soprattutto perché i pazienti tendono a sollevare meccanismi difensivi allo scopo di mantenere il loro equilibrio, talvolta rinnegando in maniera netta l’esistenza di alcun disturbo o disagio, e dimostrano di non avere alcuna consapevolezza del problema, che si traduce in una scarsa propensione ad intraprendere un percorso terapeutico. Tali dinamiche possono essere talmente marcate da richiedere, prima del trattamento vero e proprio della balbuzie, un lavoro di tipo psicologico. Si creano inoltre, nell’ambito familiare, meccanismi che tendono a complicare la situazione, ad esempio i familiari parlano troppo velocemente, il balbuziente viene interrotto e si ha la tendenza a finire la frase al suo posto. Quando questo succede i familiari devono essere interessati dal processo riabilitativo, ed inclusi, seppure in maniera più marginale, nel contesto terapeutico. La terapia della balbuzie consiste essenzialmente nella rieducazione da parte del paziente a mantenere, durante l’eloquio, le corde vocali aperte e rilassate, mantenendo la fase espiratoria per tutta la durata del discorso; le labbra devono risultare dischiuse mentre in precedenza il soggetto tendeva a serrarle, ed il ritmo del discorso deve risultare più lento in maniera da evitare blocchi e contrazioni. Una volta insegnata la metodica il paziente dovrà applicarla anche a casa effettuando alcuni esercizi che migliorano e rendono più rapido il processo riabilitativo. Importante, inizialmente, sarà valutare il grado di motivazione del soggetto ad affrontare il percorso terapeutico, specie in relazione all’ambito familiare ed alle dinamiche che si sono sviluppate nel corso della vita del paziente. Genitori o parenti prossimi che tendono a giustificare e discolpare il paziente che si rifiuta di eseguire l’esercizio, richiedono ovviamente da parte del terapeuta un maggior sforzo ed una attenzione particolare, ed allora si lavorerà proprio sulla motivazione al trattamento, sull’atteggiamento comunicativo, sull’ansia da prestazione, e sulle deleghe comunicative. Ben presto il soggetto balbuziente impara a mantenere rilassate le corde vocali e ad essere fluente; è interessante allora notare come scompaiano tutti i segnali mimici quali i già citati  movimenti bucco-facciali ed il tremore del labbro. Scompare anche la fastidiosa sensazione descritta come “avere un sasso in gola” infattti quasi tutti i pazienti, a differenza del celebre oratore greco,  Demostene, che eliminò la balbuzie ricorrendo a sassi che teneva in bocca per esercitare l’apparato pneumofonico. Si potrebbe ipotatizzare, seguendo l’approccio ecobiopsicologico, che ogni sintomo ed ogni crisi possiedono anche una valenza simbolica,e che quindi anche l’impaccio nella comunicazione verbale che caratterizza la balbuzie è, a sua volta, un modo di “comunicare” qualcosa.
La balbuzie è dico-non dico; esprimo la mia aggressività o la soffoco? La parte del corpo coinvolta sono le corde vocali che si occludono, ma se il paziente si controlla riesce a tenerle aperte. Quindi in realtà  vuole può essere fluente e poi il paziente balbuziente, non balbetta sempre. La differenza con le altre patologie è che in realtà  a livello cognitivo il paziente è sano. Per quanto riguarda ad esempio la dislessia il paziente lo è ogni volta che legge e spesso ci sono altre problematiche connesse, ad esempio quoziente intellettivo basso. Ho notato che il paziente disfluente davanti alle figure di riferimento ha dei blocchi più pronunciati ed abbassa lo sguardo, ho come la sensazione che si vergognasse . Le altre patologie (dislessia, disgrafia) di solito non hanno problemi di socializzazione. Leggere richiede al lettore di procedere con lo sguardo in direzione sinistra – destra e dall’alto in basso; tale processo appare complesso per tutti gli individui nelle fasi iniziali di apprendimento della lettura, ma, con l’affinarsi della tecnica e con l’uso della componente intuitiva la difficoltà diminuisce gradualmente fino a scomparire.
Nel soggetto dislessico ci troviamo di fronte, invece a un vero e proprio ostacolo nella decodifica sequenziale, per cui si manifestano con elevata frequenza gli errori di seguito descritti. Il soggetto mostra chiare difficoltà nel discriminare grafemi uguali o simili, ma diversamente orientati. Egli, ad esempio, confonde la “p” e la “b”; la “d” e la “q”; la “u” e la “n”; la “a” e la “e”; la “b” e la “d” etc. Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi che presentano somiglianze. Egli, ad esempio può confondere la “m” con la “n”; la “c” con la “e”; la “f” con la “t” etc Il soggetto mostra difficoltà nel discriminare grafemi relativi a fonemi con somiglianze percettivo – uditive.
L’alfabeto è composto di due gruppi di fonemi: i fonemi sordi e i fonemi sonori che, tra loro risultano somiglianti, per cui, anche in questo caso l’incertezza percettiva può rappresentare un vero e proprio ostacolo alla lettura.
Le coppie di fonemi simili sono le seguenti: F-V, T-D,P-B,C-G,L-R,M,NS,Z. Il disturbo di dislessia come si può notare è piu’ tecnico rispetto alla balbuzie, infatti il soggetto dislessico ha una buona armonia con la società da un punto di vista comunicativo.Lo stessso accade per la disgrafia, infatti è un disturbo specifico della scrittura nella riproduzione di segni alfabetici e numerici; può essere legata ad un quadro di disprassia, può  essere secondaria ad una lateralizzazione incompleta, è caratterizzata dalla difficoltà a riprodurre segni alfabetici e numerici e infine riguarda esclusivamente il grafismo. Emerge nel bambino quando la scrittura inizia la sua fase di personalizzazione, indicativamente (e solo genericamente) alla terza elementare. Anche in tale disturbo si denota la specificità del deficit, ma non emerge la problematica di comunicazione interattiva con la società. Alla fine del trattamento il soggetto balbuziente denota una migliore comunicazione e di pari passo lamenta la sua sicurezza ; guarda negli occhi l’interlocutore, è sicuro di sé e l’eloquio appare molto più espressivo; in generale i pazienti che acquisiscono la fluenza sono assai meno ansiosi che in precedenza. Il cambiamento è ancora più interessante se si pensa che il paziente deve ristrutturare completamente il suo essere, ora infatti si  percepisce in modo molto differente che in precedenza, e cambiano di riflesso tutte le dinamiche intra ed extra-familiari, ci sono aspettative diverse e anche più complesse, il rapporto coi compagni di scuola diviene paritario e c’è una maggior propensione ai rapporti interpersonali. Si indica spesso, come obiettivo indicativo, che il balbuziente dovrebbe idealmente arrivare a poter parlare senza blocchi ad una platea di persone, ma la maggior parte degli intensi cambiamenti cui si assiste durante la terapia derivano dal solo evento che è probabilmente il più importante di tutti: l’espressione del proprio pensiero. Alla fine del trattamento viene richiesto ai bambini di poter svolgere a casa due disegni. In uno viene chiesto di rappresentare il vissuto provato da balbuziente, nell’altro come ci si sente da persone fluenti. Si nota facilmente come ci possano essere una differenza sia nell’utilizzo dei colori, sia delle scene. Un caso è quello di un bambino che ha disegnato come balbuziente una scena tra compagni in cui veniva deriso e umiliato, utilizzando colori molto caldi a denotare una cerca quota aggressiva; come soggetto fluente si è raffigurato su una poltrona, abbandonato al relax e con un gran senso di sollievo, utilizzando colori più brillanti e vivaci. Altro caso interessante è stato quello di un bambino che ha disegnato il suo volto tutto completamente colorato di rosso, con espressione di rigidità per lo sforzo dato dal blocco della chiusura delle corde vocali; all’acquisizione della fluenza ha disegnato il suo volto dal colorito roseo, con espressione rilassata da cui partiva un fumetto in cui si notava il fluire delle parole. Concludendo si può evidenziare che il soggetto balbuziente dopo la terapia ha un miglioramento sia dal punto di vista psichico, sia corporeo.

La Dott.ssa Dora Siervo propone un programma di trattamento della balbuzie.
La comprensione e  la cura  di tale disturbo vengono presi  in considerazione in una prospettiva complessa:  il trattamento infatti agisce a livello degli organi della fonazione, sulla respirazione, ma ovviamente tiene conto della dimensione psicologica e delle dimensione relazionale in cui il paziente vive.
La dott.ssa Dora Siervo con l’ approccio ecobiopsicologico alla balbuzie riconosce la necessità e l’urgenza di fornire una risposta “tecnica”  adeguata e tempestiva ad un disturbo che interferisce in modo significativo con l’armonico sviluppo della capacità di comunicare verbalmente in modo fluido, adattativo e piacevole con i propri simili, generando disagio e sofferenza ai pazienti e alle loro famiglie.
Contemporaneamente, rispetto ad altri approcci terapeutici la professionista non dimentica che ogni sintomo ed ogni crisi possiedono anche una valenza simbolica,e che quindi anche l’impaccio nella comunicazione verbale che caratterizza la balbuzie è, a sua volta, un modo di “comunicare” qualcosa, e chi lo tratta non può rinunciare a considerarlo anche con uno sguardo “simbolico”.
Per ulteriori dettagli sulla tecnica si rimanda al sito www.curadellabalbuzie.com.

 

Dott.ssa Dora Siervo
Cell.347/0619188
sito: www.curadellabalbuzie.com
mail: info [@] curadellabalbuzie [.] com
Studi: Milano, via Pacini,11, cap. 20100 (Mi).
Pioltello,via del Santuario 31, cap. 20096 (Mi).
Cassina Dè Pecchi, via Bergamo 3, 20060







1 Commento a “Trattamento balbuzie: aspetti psicologici-relazionali, fonologici e somatici”

  1. Ivan

    Salve dottoressa, io non capisco il discorso sulla rieducazione della fonazione, a un soggetto che in solitudine o in determinate situazioni parla bene, mha

Lascia un Commento

*