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Stress, adattamento e malattia

category Disturbi e patologie Dr.ssa Breschi Sara 30 Marzo 2009 | 4,525 letture | Stampa articolo |
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Una definizione moderna indica lo stress come “uno stato di tensione dell’organismo, in cui vengono attivate difese per far fronte a una situazione di minaccia” (Trombini, 1982).

Lo stato di tensione è accompagnato da reazioni sia psicologiche che fisiologiche, espressioni delle resistenze e delle difese dell’organismo verso quelle forze che ne vogliono mutare l’omeostasi, cioè l’equilibrio.

Lo stress viene definito acuto, quando si riferisce a situazioni di carattere intenso e transitorio, oppure cronico, nel caso che la condizione si protragga nel tempo logorando gradualmente le capacità di adattamento e di resistenza dell’organismo.

Si distingue poi uno stress positivo, occasione di esperienze costruttive e appaganti, da uno stress negativo, fonte di difficoltà e sofferenze che spingono l’individuo ad assumere atteggiamenti difensivi fisici e psichici fino a comportare, nei casi più gravi, lo sviluppo di malattie.

Nello stress psicologico la reazione individuale dipende dal significato conscio o inconscio che si attribuisce all’avvenimento anche se vi sono categorie di eventi che possono essere considerati impegnativi per la maggior parte degli esseri umani.

E’ possibile suddividere le situazioni che possono assumere un valore stressante in due grandi categorie. La prima riguarda quegli avvenimenti acuti e improvvisi che assumono importanza per le notevoli conseguenze che comportano. Tali eventi di vita sono solitamente ben identificabili e limitati nel tempo e possono riguardare sia esperienze personali significative (matrimoni, divorzi, licenziamenti, lutti) che avvenimenti collettivi (catastrofi naturali, crisi culturali, economiche o sociali, guerre). Una seconda categoria di situazioni impegnative per l’essere umano è quella legata alle piccole difficoltà della vita quotidiana. Lo stress quotidiano è difficile da identificare e da misurare e per questo è stato a lungo sottovalutato, ma negli ultimi anni è stato esaminato sotto l’aspetto familiare, lavorativo e sociale.

Secondo Engel (1962), gli eventi che assumono un valore psicologicamente stressante per la maggior parte degli esseri umani sono legati alle seguenti cause:

1. Una perdita o una minaccia di perdita. La perdita di una persona, una cosa o un’idea che sia divenuta una parte del Sé e abbia assunto un ruolo insostituibile nell’appagamento dei bisogni, può determinarsi nella realtà o solo nell’immaginazione. Una perdita reale può riguardare sia la morte di un essere umano o di un animale che la perdita di una parte del corpo o di una funzione relativa, oppure di un bene prezioso (come la casa o il proprio patrimonio), così come la caduta di un ideale politico o religioso, il fallimento di un progetto, un mutamento del tenore di vita. Nella perdita immaginaria (anche solo percepita come minaccia) l’individuo è afflitto da una fantasia che non ha riscontro con la realtà, interpretata in modo deformato sulla base di conflitti inconsci e di un uso inadeguato di difese psichiche da parte di un Io fragile. Si tratta di persone che, in genere, non si sentono amate e che vivono rapporti umani poco gratificanti , nonostante la loro tendenza a sviluppare relazioni di profonda dipendenza. In questo clima psicologico anche una piccola difficoltà interpersonale, come un banale litigio o un rifiuto, può essere vissuto come un doloroso abbandono.

2. Un danno (o una minaccia di danno). Ogni individuo, durante il proprio sviluppo, esperimenta un gran numero di situazioni che vive come pericolose in quanto provocano un danno, fisico o morale, e sollecitano dolore, angoscia, frustrazione o rabbia. Per ognuna di esse si formano rappresentazioni psichiche, basate su ricordi ed emozioni, che hanno il significato adattativo di metterci in guardia contro il ripetersi di un’esperienza traumatica originaria. Le situazioni che assumono un significato traumatico sono diverse da individuo a individuo: ognuno sviluppa una propria sensibilità verso eventi da evitare sulla base di come in passato questi abbiano rappresentato un pericolo affrontato con più o meno successo. Alcune situazioni, come il trovarsi di fronte ad esperienze impreviste o nuove responsabilità, l’affrontare esami o il percepire sensazioni somatiche sconosciute e inaspettate, sono comuni alla maggior parte degli esseri umani. Altre situazioni vengono percepite come pericolose solo da un numero limitato di persone. E’ il caso delle fobie, dove la sproporzione tra la reazione individuale e la reale pericolosità dell’evento (uno spazio chiuso, un animale, il buio ecc.) è particolarmente evidente, derivando da una relazione di natura simbolica con un conflitto psichico inconscio.

3. La frustrazione di una pulsione. Quando un bisogno non trova la possibilità di essere appagato, nell’individuo si genera una tensione che lo spinge a comportamenti finalizzati alla diminuzione del disagio intrapsichico e alla soddisfazione del bisogno stesso. Le situazioni che possono affliggere l’essere umano impedendo una soddisfazione pulsionale adeguata sono le più varie riguardando non solo i bisogni essenziali alla sopravvivenza, come la necessità di cibo, acqua, aria, luce e spazio, oppure quelli legati alle pulsioni sessuali. Altrettanto importanti, dal punto di vista dello stress psicologico, sono le pulsioni frustrate a causa di un conflitto intrapsichico oppure dalla incapacità ad affrontare condizioni di vita normali. Queste condizioni possono essere legate sia alla persistenza di pulsioni infantili sia dall’inibizione di pulsioni più mature per la presenza di conflitti psicologici inconsci. I derivati di queste pulsioni raggiungono la coscienza sotto forma di sogni, fantasie, desideri, comportamenti oppure sintomi, come ossessioni, deliri, allucinazioni, somatizzazioni.

Il carattere stressante di un accadimento è determinato, quindi, da fattori psicologici individuali. La percezione dell’evento viene inevitabilmente influenzata dall’esperienza passata e, in particolare, da conflitti emotivi irrisolti.

Nella maggior parte delle situazioni lo stress può essere affrontato adeguatamente tramite comportamenti e difese psicologiche che consentono un sufficiente deflusso e scarica della tensione emotiva. In questo modo, la frustrazione determinata dall’evento non diventa motivo di malattia ma si esaurisce in uno stato di momentaneo malessere che non altera l’equilibrio generale dell’organismo.

Autrice: Sara Breschi

Psicologa, Psicoterapeuta Analitica Interpersonale

Lavoro sia con gli adolescenti che con gli adulti,

sono Consulente Tecnico per il Tribunale e Operatrice del Training Autogeno.

e-mail: posta [@] sarabreschi [.] it







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