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Sindrome da spogliatoio o dismorfofobia peniena: pene troppo piccolo, troppo grande o deforme

category Disturbi e patologie Teresita Forlano 26 Aprile 2014 | 1,522 letture | Stampa articolo |
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Alcuni uomini ritengono di avere il pene diverso dalla norma. Una convinzione, spesso immotivata, che causa ansie e timori.

La convinzione di avere un pene troppo piccolo, ma anche troppo grande, troppo curvo oppure con anomalie legate al glande o al prepuzio, ha un nome scientifico preciso, cioè dismorfofobia peniena.

Questo disturbo è noto anche come “sindrome dello spogliatoio”, in quanto chi ne soffre tende a evitare di fare la doccia insieme ad altri uomini dopo l’attività sportiva nel timore di essere sottoposti a giudizio per via delle dimensioni o della forma dei propri genitali. A volte queste preoccupazioni non sono motivate dalla presenza di reali anomalie, ma ciò non impedisce ad alcuni uomini di diventare preda di idee ossessive e di comportamenti compulsivi, come il guardarsi continuamente allo specchio nel tentativo di confermare le proprie valutazioni o ricorrere a frequenti controlli medici per potere correggere il (presunto) problema.

Stando ad alcune statistiche, circa l’80% dei pazienti che si sottopongono a interventi di allungamento del pene non ne avrebbero alcun bisogno, avendo un organo genitale di dimensioni normali.

Ma qual è la dimensione “normale” dell’organo genitale maschile?
I diversi studi effettuati sulla misurazione del pene, considerando la difficoltà a procedere in un’indagine valutata come invasiva e le varie tecniche di misurazione utilizzate, hanno evidenziato alcune dimensioni standard, ovvero relative alla media della popolazione (normalità statistica). La concordanza dei dati evidenzia una dimensione a riposo pari a 8-10 cm in lunghezza (dalla radice dorsale del pene alla punta). Allo stato di erezione, invece, la lunghezza media varia tra i 12-16 cm con una circonferenza pari a 11- 12 cm.

Gli specialisti concordano nel ritenere che è opportuno parlare di micropene quando la sua lunghezza,in stato di erezione, è inferiore ai 7 centimetri. Condizione davvero molto rara. Questo è  stato definito in base all’impossibilità di un pene con tali dimensioni in erezione , di riuscire a penetrare la cavità vaginale. Infatti, le dimensioni del canale vaginale a riposo sono di circa 7,5 cm, quindi un pene che in erezione ne misura mediamente il doppio non avrà particolari difficoltà durante il coito.

Probabilmente l’uomo che rimane legato al concetto di potenza-virilità non valuterà positivamente tali dati numerici, bensì continuerà a confrontarli con le dimensioni degli organi genitali di uomini più dotati, iniziando un confronto anche con la pornografia: tutto questo può rimandare costantemente ad una visione distorta della realtà dei fatti.

Avendo accennato alle caratteristiche dei genitali femminili è importante ricordare che la dimensione della larghezza vaginale ha invece una particolarità: essa  può essere definita una cavità virtuale; a riposo le sue pareti sono normalmente unite e si adattano al pene durante il coito. Possiede una grande elasticità e si conforma a dimensioni diverse, non perdendo mai il contatto con il pene che la penetra. Spesso alcuni uomini durante la penetrazione hanno la convinzione che il loro pene non sia adatto per quella vagina. Questo viene riportato essenzialmente in alcune sensazioni dove è presente un’abbondante lubrificazione vaginale. Forse sarebbe necessario ricordarsi però che, se la vagina è particolarmente lubrificata, la donna sta vivendo un costante e piacevole stato di eccitazione!

La sindrome del pene piccolo pare essere in aumento, questo è quanto si evince dagli ultimi dati in andrologia e sessuologia, che rivelano un aumento delle richieste di risoluzione psico-fisica.

A tale proposito, una corretta diagnosi differenziale per comprendere il vero stato delle reali dimensioni dell’organo genitale è indispensabile ed utile. Non è un caso che alcuni studiosi abbiano evidenziato quanto la richiesta di eventuali interventi di allungamento non fosse direttamente correlata ad una reale caratteristica di micropene. Ciò rimanda ad una dismorfofobia peniena, che difficilmente si sarebbe risolta con l’ausilio di tecniche di allungamento chirurgiche e/o fisioterapiche.

In questo caso occorre l’intervento di un sessuologo o di uno psicologo che miri a lavorare sul vissuto problematico del soggetto, consentendogli di riappropriarsi della propria autostima e di imparare ad accettare il proprio corpo perché possa essere accettato anche dagli altri

Gli uomini che si convincono del fatto che i propri organi genitali siano differenti rispetto agli standard medi provano scarsa stima per se stessi. Le loro ansie diventano di frequente motivo di disagio non soltanto nelle relazioni sessuali ma pure nei rapporti sociali e professionali, nei casi più gravi spingendo i soggetti con dismorfofobia  all’isolamento.

Conclusione

L’intervento chirurgico va considerato solo se, esiste , secondo lo specialista, realmente una qualche anomalia nella forma o nelle dimensioni del proprio pene : può rappresentare una soluzione capace di sollevare il paziente dalle sue preoccupazioni, restituendogli una normale vita di relazione.

Lo stato di flaccidità del pene ha una dimensione del tutto variabile e questo dipende essenzialmente da alcuni fattori:

  • la struttura anatomica costituzionale dell’individuo;
  • agenti ambientali come temperature troppo elevate (il pene si distende); oppure troppo fredde (il pene si restringe);
  • condizioni di “salute” dello stesso individuo.

Inoltre è importante sottolineare quanto la percezione che un uomo può avere del proprio organo genitale sia “visivamente” distorta rispetto al possibile confronto con un altro simile posizionato di fronte.

 

 

 

 

Bibliografi

The Journal of Urology.  Official Journal of the American Urological Association (2013)

Urology. Official Journal of the Societé Internationale d’Urologie (2012)

Andrology. Rivista di andrologia (2013)







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