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Paura della Paura: un attacco di panico

category Disturbi e patologie Laura Intiso 8 Marzo 2012 | 2,287 letture | Stampa articolo |
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Il nome panico ha origini antichissime, deriva da Pan, una divinità della mitologia Greca per metà uomo e per metà capra. Questo essere mostruoso era temuto per i suoi attacchi improvvisi, specialmente alle ninfe o a giovani pastori.

Oggi non lo possiamo vedere, ma possiamo sentirlo.

L’attacco di panico è un episodio breve e improvviso di intensa paura che conduce ad alterazioni fisiche. E’ considerato uno dei disagi psichici più frequenti e rientra nella categoria dei disturbi d’ansia.

L’ansia è un meccanismo fisiologico altamente adattivo poichè costituisce una reazione di difesa dell’organismo, un’attivazione generalizzata delle risorse individuali volte ad anticipare ed eventualmente affrontare un pericolo individuato. Quindi essa, in relazione e proporzionata ad un evento è estremamente utile. L’ansia diviene patologica quando si manifesta in assenza di uno stimolo esterno evidente o è sproporzionata rispetto all’evento che l’ha scaturita

L’attacco di panico può comparire a qualsiasi età ma più spesso esordisce nella tarda adolescenza o nella prima età adulta. La sua incidenza nella popolazione femminile è circa il doppio rispetto a quella maschile. Le cause sono spesso riconducibili ad avvenimenti stressanti, in particolare esperienze di perdita o di minaccia che nel passato non siamo stati in grado di gestire o accettare.

Le manifestazioni più frequenti dell’attacco di panico sono: tachicardia, palpitazioni, sudorazione, nausea, vertigini, dispnea, formicolio. Dal punto di vista cognitivo la persona puo’ percepire dissociazione, depersonalizzazione, perdita di controllo, paura di morire. Le risposte cognitive all’ansia sono pensieri negativi prevalentemente irrealistici o estremizzati nei confronti di particolari situazioni temute. Sono percezioni mistificate della realtà, pensieri che anticipano una catastrofe a bassa probabilità. Tutto ciò può interferire negativamente con le abilità di pensiero portando difficoltà nel ragionamento astratto, nella capacità di risoluzione dei problemi e nella capacità di pianificazione. Durante le crisi di panico vi è un aumento della frequenza respiratoria che provoca una carenza di concentrazione di anidride carbonica nel sangue. Questo causa le tipiche sensazioni da iperventilazione, come vertigini, confusione mentale, perdita di coscienza, che allarmano e provocano di conseguenza scariche di adrenalina che agiscono sull’apparato muscolare e cardiovascolare

La fase acuta varia da 15 a 30 minuti c.a dove i sintomi mentali accrescono i sintomi fisici, e viceversa, costruendo in tal modo un circolo vizioso.

La frequenza e l’intensità degli attacchi variano notevolmente da individuo a individuo e in genere le persone che hanno attacchi di panico ripetuti con una frequenza di più di quattro volte l’anno, soffrono di disturbo di panico (DAP). L’attacco di panico lascia nel soggetto una paura di fondo che può dar luogo a una serie di fobie, la più frequente delle quali é l’agorafobia (paura degli spazi aperti), fino alle forme più gravi di auto-isolamento e demoralizzazione.

Di solito i soggetti colpiti sono continuamente preoccupati della prossima volta in cui capiterà uno dei temuti attacchi e vivono in tal modo la paura della paura. La ripetizione di attacchi di panico prevede che si strutturino gradualmente una serie di limitazioni. Inizialmente il soggetto tenderà ad evitare luoghi e situazioni nelle quali teme possa ripresentarsi un attacco, come il guidare, entrare in un supermercato, salire in ascensore. Successivamente va in crisi se si trova in mezzo alla folla o se deve attraversare un ponte, una galleria o se deve viaggiare in aereo. Avrà poi paura di attraversare la strada, di salire in ascensore, di andare a fare la spesa, degli spazi aperti. La sensazione di perdita di controllo vissuta può portare ad evitare anche le normali attività relazionali e lavorative e nei casi più gravi a evitare di uscire di casa

Dall’esperienza clinica emergono due temi principali, comuni ai pazienti che soffrono di panico: l’incapacità di riconoscere le proprie emozioni e la tendenza al controllo di sè e della realtà.
Spesso nei soggetti che soffrono di panico l’attenzione emotiva ed affettiva è totalmente rivolta verso l’esterno, cioè considerano ed amano loro stessi solo in base a quanto sono considerati ed amati dagli altri. Allo stesso tempo esercitano un controllo spesso inconsapevole sulle proprie emozioni, sul proprio corpo, sulla propria realtà.

Alcune persone temono che gli attacchi siano causati da qualche malattia organica non diagnosticata, così si sottopongono ad una serie infinita di esami medici. L’assenza di eventuali patologie organiche che potrebbe giustificare i sintomi è l’indice che la strada da percorrere per riprendere a vivere è un’altra.

Guarire dal disturbo di panico è possibile. Il trattamento più efficace risulta essere la terapia cognitivo comportamentale che insegna a riconoscere i sintomi al loro sorgere, a ridurli, a ristrutturare i pensieri irrealistici e le convinzioni negative che alimentano il circuito dell’ansia, a gestire la paura e ad esporsi gradatamente alle situazioni ansiogene.

 







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