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Ci si sbaglierà raramente, attribuendo le azioni estreme alla vanità, quelle mediocri all’abitudine e quelle meschine alla paura. Friedrich Nietzsche
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Love Addiction

category Disturbi e patologie Alessandra Paulillo 25 Febbraio 2011 | 12,280 letture | Stampa articolo |
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Con il termine inglese ‘love addiction‘ si intende la dipendenza affettiva, la quale non è stata ancora classificata come patologia nei diversi sistemi diagnostici come il DSM IV.

Secondo Geddins, la dipendenza affettiva è un disturbo autonomo e presenta le seguenti caratteristiche:

- l‘EBBREZZA: il soggetto dipendente prova una sensazione di ebbrezza dalla relazione con l’altro, paragonabile a quella del tossicodipendente quando sta andando a prendersi la dose di eroina o altro;

- La DOSE: il soggetto dipendente trova nell’altro una sorta di dose e cerca così sempre quantità maggiori in termini di presenza e di tempo per stare con lui.

L’aspetto fondamentale, scoperto da Geddins, è che nel dipendente affettivo è presente  la PAURA, una caratteristica che precede sempre ogni forma dipendenza.

Si tratta di una paura schiacciante, che si può riassumere nella   terrificante massima del poeta latino Ovidio:‘NON POSSO STARE NE’ CON TE, NE’ SENZA DI TE‘. Con te, per via del dolore che si sente nel subire umiliazioni, maltrattamenti e offese; senza di te perchè non si può assolutamente sopportare l’angoscia che si sente al solo pensiero di perdere la persona amata.

Questo ci fa immediatamente rendere conto della immensa sofferenza che può arrivare a provare un dipendente affettivo.

Nella nostra società, si tratta soprattutto di donne, spesso anche  di successo, in carriera, ricche e belle; nel guardarle superficialmente diresti che sono donne arrivate nella carriera, con una vita piena ed appagante.  Ma sotto il vestito della superdonna si nasconde la bambina richiedente, autonoma sul lavoro, in grado di difendere le proprie idee, accompagnate da un senso di insicurezza, così profondo da chiedere continue rassicurazioni, MAI appaganti del tutto.

Si tratta di donne perchè la componente affettiva appartiene maggiormente al mondo femminile che al maschile, soprattutto per ragioni culturali. Infatti, fin da piccole, le donne sono invitate ad assumere tutta una serie di comportamenti in sintonia con l’affettività, la comprensione dell’altro, l’essere materne, il sacrificio. Insomma, viene loro inviato un messaggio di invito alla dedizione, perchè altrimenti non sarebbero delle brave donne e delle brave madri.

Riepilogando, i SINTOMI DELLA DIPENDENZA AFFETTIVA sono:

- paura di perdere l’amore;

- paura dell’abbandono;

- paura dell’isolamento e della distanza;

- paura di mostrarsi per che quello che si è;

- senso di colpa;

- senso di inferiorità nei confronti del partner;

- rancore e rabbia;

- coinvolgimento totale e vita sociale limitata;

- gelosia e possessività.

Si tratta di donne che hanno chiaramente una bassa autostima  di sè e che si sentono per questo motivo loro le COLPEVOLI, le POCO MERITEVOLI e quindi destinate a non essere ricambiate dell’immenso amore che provano e dimostrano continuamente.

Riprendendo le parole scritte da Robin Norwood, ci possiamo rendere conto che la cosa più grave,è che,possono presentare   un nucleo in parte psicotico:

‘Quando giustifichiamo i suoi malumori, il suo cattivo carattere, la sua indifferenza o li consideriamo conseguenza di un’infanzia infelice e cerchiamo di diventare la sua terapista, stiamo amando male.

Quando non ci piacciono il suo carattere, il suo modo di pensare e il suo comportamento, ma ci adattiamo pensando che se noi saremo abbastanza attraenti e affettuosi lui vorrà cambiar per amore nostro, stiamo amando male.

Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo, e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando male.’

‘HO BISOGNO CHE TU ABBIA BISOGNO DI ME‘ è un bisogno di sopravvivenza che spinge la donna ad illudersi di cambiare l’altro.

“Gli ho mandato dei messaggi per fargli sapere che sto male e che sono disperata, ma lui non mi ha nemmeno risposto. Perchè fa così? perchè non mi telefona almeno per sapere qualcosa?”

La donna insegue un uomo INEVITABILMENTE SFUGGENTE, sempre impegnato in qualcosa di più importante di lei, che la maltratta e non teme di perderla, tanto più lui usa questa forma di SADISMO e TRASCURATEZZA, tanto più lei lo INSEGUE, perseguendo un cammino di masochismo.

La RICERCA INESAUSTA delle CONFERME DELL’ALTRO proviene dall’INCAPACITA’ DI DARSELE DA SE’: l’altro diventa lo SPECCHIO ed il NUTRIMENTO dal quale finiamo col DIPENDERE anche se è qualcuno che non ci ama e NON CI MERITA.

La differenza sostanziale con le altre forme di dipendenze,  è che la dipendenza affettiva si sviluppa nei confronti di una persona e non di un oggetto, come la droga o l’alcool e questo la rende più difficile da riconoscere e da contrastare.

Il dipendente affettivo dedica tutto se stesso all’altro perchè vede nell’amore la risoluzione a tutti i suoi problemi, che spesso  hanno origine antiche, infantili, di ‘vuoti affettivi’. Il partner diventa COLUI CHE LA SALVERA’, quindi lo scopo della sua esistenza, e naturalmente non ne può più fare a meno.

Esaminiamo ora i diversi STILI DI ATTACCAMENTO IN ETA’ ADULTA:

1- ATTACCAMENTO SICURO – L’AMORE SICURO: il soggetto sicuro ha la capacità di riconoscere le persone alle quali legarsi sentimentalmente. Queste saranno persone altrettanto sicure e insieme saranno consapevoli anche dei momenti di alti e bassi e avranno la capacità di affrontarli insieme. Saranno quindi storie solide, durature.

2- ATTACCAMENTO ANSIOSO AMBIVALENTE – L’AMORE OSSESSIVO: si tratta di persone passionali che pensano sempre di aver trovato la persona giusta. In realtà, si tratta di incontri con persone che presentano proprio quei tratti che loro odiano. Rimangono sempre nella fase dell’innamoramento e quindi la separazione è fortemente ansiogena. Tutto viene vissuto all’estremo. Il rischio di queste relazioni è alto, soprattutto quando di tratta di persone che presentano modelli negativi del sè, non degne di amore, e quindi entreranno facilmente nel tunnel della gelosia, dell’ossessione, della possessività che possono anche condurre a gesti estremi, quali i delitti passionali.

3- ATTACCAMENTO EVITANTE/DISTANZIANTE – L’AMORE FREDDO/DISTACCATO: si tratta di persone che soffrono profondamente, perchè non avendo avuto nell’infanzia una base sicura sulla quale fare riferimento, non hanno alcun tipo di sicurezza affettiva. Si tratta quindi di soggetti che hanno un modello del sè come di persona non degna di essere amata, sola, che deve contare solo sulle proprie forze, perchè il modello interno della madre è quello di una madre cattiva che non elargisce alcuna cura o protezione. Per questo, per non correre il rischio di essere rifiutati, sopprimono la solo emozionalita.

4- ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO- L’AMORE PATOLOGICO: si tratta di stili di attaccamento che rimandano a storie di abuso o maltrattamento da parte della figura allevante nei confronti del bambino. La conseguenza è che, queste persone, in età adulta, avranno dei modelli interni dell’interpretazione della realtà sempre inquinati e quindi oscurati da una parte di confusione e mancanza di controllo. Inoltre, sarà presente in loro una visione catastrofica degli eventi. Sono incapaci di scegliere partners affidabili, e quindi rischiano di entrare e farsi poi coinvolgere in relazioni distruttive, con persone violente ed aggressive.

Questa breve descrizione dei vari stili di attaccamento sottolinea l’importanza fondamentale affermata da Freud che riveste l’infanzia e i suoi vissuti nella successiva formazione del proprio sè e della sua organizzazione. Se, infatti, abbiamo conosciuto nella nostra infanzia esperienze negative che non hanno portato alla strutturazione di un sè sicuro, e non intraprendiamo un percorso di conoscenza di sè per andarci a vedere, naturalmente con  dolore, il nostro passato, da adulti, cercheremo incessantemente e inesorabilmente situazioni e persone che ripropongono le nostre antiche relazioni, perchè sono le sole che conosciamo.

Il percorso per arrivare al benessere e alla’ normale’ esistenza, è lungo e tortuoso, prevede periodi di vuoti, sofferenze, solitudini, dove i nostri punti di riferimento, anche se negativi e portatori di sofferenze, spesso anche inconsce, gradualmente vengono a mancare, dandoci una sensazione di confusione e smarrimento difficili da gestire. Ma tutto questo porterà ad una vita finalmente appagante, che mai si poteva anche solo pensare di raggiungere.

Ritornando alle dipendenze affettive, gli ASPETTI PSICOPATOLOGICI sono:

- disturbo d’ansia di separazione;

- disturbo dipendente di personalità;

- disturbo borderline di personalità;

- disturbo narcisistico di personalità;

- ansia, attacchi acuti di ansia somatizzata;

- autolesionismo;

- depressione;

- amore ossessivo non corrisposto: erotomania.

Naturalmente, possiamo immaginare che la dipendente affettiva troverà sempre partners in qualche modo manipolatori, che approfitteranno della sua totale dedizione e devozione. Questi uomini faranno quindi in modo di mantenere la relazione malata, perchè essi stessi malati, e perchè il cambiamento dell’altro porterebbe ad uno sconvolgimento nella ‘coppia’ che non tollerano, perchè è scomodo e non permette più loro di ottenere sempre quello che vogliono.

Possiamo riassumere, attraverso un lungo elenco, le CARATTERISTICHE DEL PARTNER MANIPOLATORE:

- tende a sminuire l’altro come persona;

- cerca di sminuire i suoi successi;

- spesso umilia l’altro in pubblico;

- contraddice in continuazione;

- tende a criticare l’aspetto fisico del partner;

- in una discussione, fa di tutto perchè si accetti la sua opinione;

- racconta spesso bugie;

- recita spesso la parte della vittima;

- adula per ottenere ciò che vuole;

- usa nei confronti del partner l’arma della colpevolizzazione;

- tende a delegittimare il partner nel ruolo genitoriale;

- manipola la realtà a suo favore;

- spesso è aggressivo verbalmente(insulti, parolacce, minacce);

- spesso è aggressivo nei comportamenti;

- e’ eccessivamente protettivo;

- controlla ogni azione del partner;

- e’ geloso senza motivo;

- porta la sua gelosia all’estremo;

- cerca di allontanare il partner dalle sue amicizie e parentele;

- cerca di limitare i movimenti esterni del partner;

- boicotta gli interessi personali del partner;

- vuole coinvolgere l’altro nei suoi interessi personali;

- tende a controllare le finanze personali del partner e quelle della coppia;

- tende ad attuare una coercizione sessuale nei confronti del partner (rapporti intimi non desiderati),

- pressa ad effettuare pratiche sessuali  che il partner non approva.

Come possiamo facilmente notare, sono molteplici le caratteristiche appartenenti ai partner manipolatori, e, sono quasi certa che, purtroppo, una moltitudine di donne vi ritroverebbero alcune caratteristiche del proprio partner. Sfortunatamente, in un’epoca che ci sembra emancipatoria per le donne, dove avremmo dovuto raggiungere la fantomatica ‘parita’ dei sessi’, molte di noi si trovano a vivere situazioni e condizioni che farebbero pensare al Medioevo. Persino le nostre nonne esercitavano un potere maggiore al nostro: promettevano ai loro futuri sposi di perdere la loro verginità solo dopo averle sposate. C’era una specie di ‘do ut des’, uno scambio; scambio che molte di noi donne sono ora incapaci di attuare, perchè chiedere diventa impossibile, perchè ne siamo indegne non valiamo abbastanza, ‘è colpa nostra se lui è cosi”.

Un altro aspetto importante che troviamo nella dipendenza affettiva è la codipendenza.

CODIPENDENZA: codipendenza è quando una persona fà in modo che sia influenzata in modo eccessivo dal comportamento di un altro ed al contempo cerca di controllare in modo eccessivo quello stesso comportamento.

Le CARATTERISTICHE DEL CODIPENDENTE sono:

- concentrano la loro vita sugli altri;

- la loro vita dipende dagli altri;

- cercano la felicità fuori di sè;

- aiutano gli altri invece che se stessi;

- desiderano la stima e l’amore degli altri;

- controllano i comportamenti altrui,

- cercano di cogliere gli altri in errore;

- anticipano i bisogni altrui,

- sono attratte dalle persone bisognose d’aiuto;

- attribuiscono agli altri il proprio malessere;

- si sentono responsabili del comportamento altrui;

- sopportano sempre più comportamenti altrui che non avrebbero sopportato in precedenza;

- avvertono sintomi d’ansia e depressione;

- hanno una paura eccessiva di perdere l’altro;

- sviluppano sensi di colpa per i comportamenti sbagliati dell’altro;

- provengono spesso da famiglie con esperienze di codipendenza.

Ma a tutto c’è rimedio, semplicemente basta sentire  FORTEMENTE l’interesse, avere una forte MOTIVAZIONE. Si potrà così guarire da tutto,  basta intervenire tempestivamente per evitare la cronicizzazione.

Passiamo quindi ad analizzare i PASSI DEL TRATTAMENTO INDIVIDUALE della dipendenza affettiva:

- Primo passo: Queste persone sofferenti spesso arrivano a chiedere aiuto perchè percepiscono una sensazione di VUOTO, di perdita d’identità, di RABBIA per la frustrazione di non vedere ricambiata la dedizione, di convinzione di ‘AVERE QUALCOSA CHE NON VA’;

- Secondo passo:

1) Concordare l’obiettivo terapeutico, che in ogni percorso è l’autonomia materiale e psichica;

2) acquisizione di consapevolezza;

3) scoperta di una fragilità che può coesistere con una forza in grado di permettere la visione di un sè reale;

4) capacità di migliorare la propria vita;

5) svegliarsi dall’incubo;

6) aprirsi a nuove possibilità di scelta;

7) curarsi la ferita;

8) rispetto per la propria identità.

Gli OBIETTIVI DELLA TERAPIA INDIVIDUALE

- Convivenza psichica tra bambina e adulta, abbandonando l’ipercriticità verso se stessi.

- Adesione ai propri valori.

Gli OBIETTIVI DELLA TERAPIA DI GRUPPO

- L’esperienza gruppale incoraggia il dare e ricevere.

- Confrontare con chi è all’inizio e che è alla fine facilità il mentalizzare il percorso, i tempi, le modalità di cambiamento.

- Hanno grande valore nel gruppo i racconti di sè, l’esperienza, le vicende quotidiane, i piccoli successi.

- Nel gruppo viene portata la PUNTA DELL’ICEBERG del suo dolore, non le parti più profonde.

La vita, per essere appagante, dovrebbe essere un CAMBIAMENTO CONTINUO.

IL CAMBIAMENTO

- La sofferenza ha valore mutativo, è una spinta essenziale nella vita, senza la quale non si può operare alcun cambiamento.

- Il dolore personale porta alla crisi, che a sua volta porta al cambiamento della vita, dando una possibilità di rivisitazione del se’.

- La donna deve disabituarsi da un certo modo di essere doloroso. Crede di amare profondamente, ma in realtà non è amore perchè l’amore è scambio di gioia e presenza attiva nella  sofferenza. Come tutte le dipendenze, comporta il dolore dell’astinenza ed il senso di essere perdute.

- Bisogna vivere nella realtà, abbandonando l’idea del bacio del principe che salverà principessa dalla morte e dalla desolazione.

CONCLUSIONI DEL PERCORSO TERAPEUTICO

- IL recupero è possibile se la MOTIVAZIONE a modificarsi è alta;

- ogni energia va posta su questa impresa che è PRIORITARIA su tutto il resto;

- investire DENARO su ciò ( la persona dipendente investe energie per il recupero dell’altro), deve così tradurre ciò in necessità di agire per se stessa;

- la guarigione avviene riuscendo a stare in intimità  affettiva con l’altro, capacità di poter condividere la propria esperienza interiore.

Se riusciamo in tutto ciò, con tutte le difficoltà e sofferenze che attraverseremo, arriviamo all’AUTONOMIA.

L’AUTONOMIA PER LE DONNE

Bisogna intraprendere la strada della CONSAPEVOLEZZA. Cambiare, scegliere NUOVI RUOLI, perseguire NUOVE METE, soprattutto CONFIDANDO IN NOI STESSI.

Il cambiamento nasconde sempre la paura dell’ABBANDONO e dell’ISOLAMENTO.

PER CAMBIARE OCCORRE

1. Ascoltare la voce interiore.

2. allenare il nostro intuito verso noi stessi.

3. mettere in conto il DISSENSO e la DISAPPROVAZIONE degli altri.

4. tollerare l’ansia scaturita dai contrasti con chi ci sta vicino

5. resistere a rimproveri e a RICATTI AFFETTIVI, senza sentirsi colpevoli ed ingrati

6. NON TOGLIERE MAI GLI OCCHI DALLA META

7. NON ESSERE IMPAZIENTI se non si hanno vantaggi e risultati immediati.

….ALL’IMPROVVISO CI SI SCOPRE DIVERSE E NON SI SA DETERMINARE QUANDO E’ COMINCIATO IL CAMBIAMENTO!

Il cambiamento porta nel tempo all’ABILITA’ DELL’ESSERE INTIMI.

LE ABILITA’ DELL’ESSERE INTIMI

- CONOSCERE cosa si sente e cosa si pensa

- ASCOLTARE le proprie sensazioni e attribuire SENSO ai propri vissuti

- CONDIVIDERE con l’altro parti di sè arricchenti

- ASCOLTARE L’ALTRO

- ACCETTARE se stessi per accettare l’altro

-TRASCENDERE se stessi per incontrare l’altro

- CREARE con l’altro un ponte di FIDUCIA che permette l’ABBRACCIO reciproco, libero e autentico

- mettere la soggettività al servizio della INTERSOGGETTIVITA’, conservando l’UNICITA’ dell’esperienza personale

- esprimersi a parole, con il corpo e con il SILENZIO

- l’intimità è fondata sulla GIOIA DI DARE GIOIA.

. l’INTIMITA è la scelta di donarsi. Si raggiunge se si è raggiunta una autonomia personale, che ci permette di lasciarci andare nella relazione, di ESPORCI, vincendo la paura di mostrarsi vulnerabili;

. l’INTIMITA’ è riconoscere L’ALTRO, la sua identità, il suo spazio psicologico vitale, la sua unicità, una RECIPROCA unicità che permette di regolare distanza e confini;

. l’INTIMITA’ è l’INCONTRO, l’abbraccio, il gioco e la CRESCITA COMUNE, il SILENZIO APPASSIONATO DI OGNI SOLITUDINE.

——————————————-

Dott.ssa Alessandra Paulillo
Psicologa clinica, esperta in dipendenze, regolarmente iscritta all’albo degli psicologi.
alessandra [.] paulillo [@] live [.] it







7 Commenti a “Love Addiction”

  1. Rosa

    Buongiorno !
    La ringrazio per aver pubblicato questo “trattato” che per una gradita fatalità ho letto in un momento da parte mia di totale “congelamento” ! Le chiedo di riproporre le soluzioni al problema di dipendenza affettiva ed in particolare una soluzione per nn farmi cercare negli altri l’approvazione continua di ciò che faccio e dico! Grazie!

  2. alessandra paulillo

    leggo con piacere che il mio articolo sulla love addiction possa servire a far riflettere e a far capire soprattutto che esiste una via d’uscita. grazie. alessandra

  3. Roberta

    Gent.le Dr.ssa Paulillo,

    ho bisogno di sapre come sia possibile stimolare consapevolezza in qualcuno che, per un evidente atteggiamento autodifensivo, nega la presenza di qualsiasi problema?
    La persona che vorrei aiutare sfugge a qualsiasi aiuto esterno e si ostina proseguire per una strada autodistruttiva.
    Potrebbe farmi avere un suo riferimento per contattarla direttamente?
    Grazie!

  4. alessandra paulillo

    Gentile Sig.ra Roberta, per quanto riguarda la sua domanda su come poter aiutare una persona che nasconde i suoi problemi, purtroppo solo la persona stessa può decidere se cercare un aiuto o meno. Molto dipende dalla motivazione ad uscire fuori da situazioni di disagio. naturalmente posso dirle poco, non conoscendo assolutamente la condizione della persona di cui mi parla.
    Per quanto concerne la possiilità di contattarmi personalmente, non credo sia possibile farlo dal sito, in quanto la redazione che ha pubblicato il mio articolo non mi permette (giustamente) di dare i miei dati personali. Mi dispiace, comunque, mi faccia sapere. un caro saluto. dott.ssa alessandra paulillo

  5. lory

    dopo aver letto il suo trattato ho avuto la conferma di avere un problema! vorrei chiederle se solo con la consapevolezza e la presa di coscienza insieme ovviamente alla VOGLIA di MIGLIORARSI si può uscire dal tunnel? O bisogna per forza affrontare una psicoterapia?

  6. Dalila

    mi trovo a leggere questa pagina perchè in questo momento ho un attacco d’ansia (uno dei tanti) dovuto al fatto che il mio fidanzato mi ha lasciato e io sono disperata perchè non so’ come andare avanti senza di lui. Anche se lui mi offende e sottovaluta in tutto dicendo ke io nn servo a niente e che ne trova 1000 meglio di me. sono fidanzata da 16 anni da qnd ero bambina in pratica. anche se so’ che non mi merita io nn so’ come gestire questa paura improvvisa che mi viene e che mi provoca tachicardia e mi toglie lucidita’. sono convinta di non guarire e di non riuscire a stare senza di lui. nn ,amgio, non esco, piango e mi deprimo e ogni giorno mi sembra sempre peggio.
    no9n ce la faccio piu’.
    qualche consiglio per superare questi giorni terribili e riprendere possesso delle mie forze e della mia vita.

  7. Alessandra Paulillo

    Cara Dalila, mi spiace ma ho letto solo ora il suo messaggio. Non esistono consigli che posso darti per cercare di stare meglio, in quanto ogni storia è unica. Quello che posso dirti è di cercare di concentrarti su te stessa, di comprendere il tuo valore, che + ASSOLUTAMENTE indipendente dalla persona con la quale stavi. Se vuoi, ho aperto un blog con una mia amica avvocato che riguarda tutte le problematiche femminili, tra le quali naturalmente la dipendenza affettiva. Il blog è http://www.risorsadonna.com. Dalila, coraggio!! Hai il dovere e il diritto di avere vicino a te una persona che ti faccia stare bene! Per qualsiasi cosa, puoi contattarmi nuovamente. Dott.ssa Alessandra Paulillo

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