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Si è sempre constatato che una mente creativa sopravvive a qualunque tipo di educazione. Anna Freud
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La depressione: siamo noi a decidere della nostra vita

category Disturbi e patologie Alessia Ciccola 1 Marzo 2012 | 3,504 letture | Stampa articolo |
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Capita di svegliarsi con la voglia di non svegliarsi, di non volersi tirare su dal letto, per affrontare una nuova giornata e la sola voglia di rimanere sotto le coperte, in quel rifugio dove tutto sembra più facile. Poi per dovere ci si alza, si apre la finestra e si pensa: “forse è il tempo che sta cambiando..” che mi toglie la voglia di fare.. poi con la lentezza nell’anima si affronta la giornata. Fermatevi un momento davanti allo specchio prima di uscire guardatevi intensamente; guardate i vostri occhi inespressivi che sembrano fissare il vuoto, le labbra che sorridono verso il basso, le spalle piegate verso il petto, e chiedetevi perché è cosi difficile affrontare ogni singolo giorno. Poi si esce e sembra che il mondo si rivolti contro di noi “tutte a me capitano” e magari le stesse cose vi erano successe il giorno prima e neanche ci avevate fatto caso.  Può capitare di sentirsi tristi, ma la tristezza che rappresenta l’incontro tra il desiderio e i suoi limiti propri,  ci fa capire che qualcosa in noi non va quindi lasciamola affiorare in noi e coccoliamola.. un cambiamento di umore può capitare a tutti.

Ma  quando la tristezza inizia ad essere il nostro rifugio, quando ci toglie la voglia di fare, di ridere, di amare e ci fa vedere noi stessi , gli altri, e il mondo coperti di un velo nero vuol dire che , allora  ci stiamo facendo cullare dalle braccia della Depressione. “  E ogni giorno inizia ad essere un giorno maledetto, la vita inizia a scorrerci davanti e inizia a consumarsi lentamente come una candela e noi rimaniamo inermi impietriti a fissare le gocce di pioggia che copiosamente tintinnano contro i vetri della finestra, cercando disperatamente i nostri pensieri che sembrano spariti nel vuoto (L.V.), senza più lena di concepire nessun desiderio, neanche della morte perché non c’è più divario ormai tra la vita e la morte e neanche il dolore basta più a consolarvi” (passo di Leopardi 1819).

Vorreste buttare via tutto, cercate di buttare giù tante lacrime come per cercare di scrollarvi via di dosso il dolore, intorno a voi tutto ha perso di valore neanche il sonno riesce a consolarvi perché ogni risveglio è sempre più triste, vi riporta a contatto con la realtà, lo stomaco si chiude o si cerca di riempirlo per colmare il vuoto dentro senza mai riuscirci, non avete più le forze le energie neanche per alzarvi dalla sedia, e a volte rimane la sola mera consolazione della morte che ci appare come l’unica via di fuga da questa vita di dolore..  “vorrei tanto partecipare al mio funerale per sentire realmente  il mio ricordo svanire nel pianto di chi  mi ha portato via la felicità….(F.R.)”

La depressione clinica , che è conosciuta come sindrome clinica da più di duemila anni, spesso chiamata come “il più comune dei raffreddori in ambito psicologico-psichiatrico” (Seligman, 1975), ha causato più sofferenze umane di qualunque altra singola malattia che affligge l’umanità. L’organizzazione mondiale della sanità ha stimato che nel 2020 sarà seconda solo ai disturbi cardiovascolari in termini di diffusione delle malattie mentali (Murray e Lopez, 1998). La depressione può colpire chiunque; in base alle statistiche, quasi una persona su 6 ne soffre almeno una volta nella vita (una donna su 4 e un uomo su 8).

Da cosa dipende?

Da un lato ci può essere una componente biologica ovvero  una maggiore predisposizione genetica alla depressione, dall’altro una componente meramente psicologica. Infatti, le esperienze della vita che abbiamo vissuto fino ad oggi sicuramente hanno contribuito alla formazione di alcuni schemi cognitivi  in base ai quali selezioniamo, codifichiamo e valutiamo tutti gli stimoli che influenzano l’organismo…” (Beck (1967) p. 283). Il concetto di schema è stato successivamente ripreso da J.E. Young nella Schema Therapy dove viene sottolineato il fatto che questi schemi insorgono quando non sono soddisfatti i bisogni infantili primari (sicurezza, base sicura, amore cura e attenzione, riconoscimento e approvazione, empatia, autonomia, limiti realistici, riconoscimento delle emozioni e dei bisogni).

È difficile che noi possiamo accorgerci da soli di questi schemi; quello che riusciamo a vedere, a volte, non sempre, sono i pensieri automatici (PA), cosi detti perché si verificano senza sforzo, o spontaneamente, in risposta a situazioni specifiche. Esempi di PA comprendono: “Fallirò questo esame”, “Lei pensa che io sia davvero noioso” o “Adesso non troverò mai un altro lavoro”. Tali pensieri determinano come noi ci sentiamo (emozione) e come ci comportiamo (comportamento).

Questi schemi tendono a costruire la nostra personalità, sviluppando in noi una vulnerabilità che non necessariamente sfocerà in depressione. Ma possono capitare eventi stressanti come la rottura di una relazione, la perdita del lavoro, la morte di una persona cara, che ci ributtano nel vortice della depressione. Dipende dal nostro modo di pensare, di affrontare gli eventi, dalle abilità di gestione dello stress che possediamo. Quando le persone sono depresse, infatti, cambiano sia il loro modo di pensare, di comportarsi e di sentire, sia i meccanismi biochimici del cervello, sui quali agiscono i farmaci antidepressivi. Per questo i trattamenti che sono risultati più efficaci sono il trattamento farmacologico e la terapia cognitivo-comportamentale (TCC). Quest’ultima, aiuterà il paziente ad identificare e cambiare i modi di pensare (fattori “cognitivi”) e i comportamenti (fattori “comportamentali”) distorti che lo mantengono in stato depressivo, a ristabilire i precedenti livelli di attività, a riprendere le proprie relazioni sociali, e soprattutto a prevenire eventuali ricadute riconoscendo i sintomi della depressione appena si manifestano. La TCC previene il rischio di ricadute.

 

Un giorno un paziente mi ha detto: “ tre mesi fa non sapevo cosa farmene di questa vita e ora mi sembra di non avere il tempo di godermi  ogni momento”.

 

Ne vale la pena di vivere PER NOI STESSI.

 

 

 

Dott. ssa Alessia Ciccola

Psciologa-Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

Sito web: www.psicologifermo.com

Sulle note di Chopin Nocturne Op.9 No2







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