Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Dovunque vuoi andare, non muoverti per primo. Se lo fai la gente penserà che sai dove stai andando. Frank Zappa
Viagra online

La crisi che uccide

category Disturbi e patologie Angela Flammini 17 Luglio 2012 | 1,805 letture | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

“Il lavoro nobilita l’uomo…”

Scattante fascio di muscoli pronti all’azione, l’uomo vive di obiettivi, azioni e risultati. Sentirsi abile e capace, gli procura una buona dose di testosterone e gli garantisce soddisfazione e benessere. Scopo naturale per lui è la caccia, ovvero il lavoro, come fonte di sostentamento per se stesso e per la propria famiglia. Non poter provvedere in modo adeguato alla sua bella famiglia è quanto di peggio possa accadere ad un uomo. Il senso di inadeguatezza e frustrazione sono tali da mettere in crisi anche i caratteri più forti e le coppia più solide. Senza lavoro l’istinto del maschio ne esce sconfitto e la profonda frustrazione e la carenza di testosterone, che ne conseguono, divengono un’angoscia oscura e senza nome, con esiti anche drammatici, come il suicidio.

Studi osservazionali indicano che i disoccupati sono 2-3 volte più a rischio di suicidio e che la disoccupazione ha un influenza causale diretta sulla depressione e sull’ideazione suicidaria. L’analisi degli indicatori socio-economici in Italia indica che il suicido è più frequente dove ci sono più occupati, dove c’è maggiore reddito e dove le famiglie hanno più risorse. Questo potrebbe indicare che proprio dove l’essere occupati è la regola, perdere il lavoro o la capacità di dare lavoro e affrontare una crisi finanziaria porta alla vergogna, all’emarginazione e dunque ad un aumento del rischio di suicidio. Al contrario, là dove l’essere disoccupati riguarda molti più individui, il senso di solidarietà e di condivisione di una stessa realtà protegge in qualche modo gli individui.

Il suicidio è il risultato di un dialogo interiore, in cui la mente passa in rassegna tutte le opzioni per risolvere un problema, che causa sofferenza estrema, un dolore insopportabile. Emerge la soluzione del suicidio e la mente la rifiuta e continua la verifica delle opzioni. Tra le soluzioni, trova di nuovo il suicidio, la rifiuta ancora, finché, il pensiero diviene dicotomico: poter risolvere magicamente i problemi (impossibile) oppure suicidarsi e porre fine ad ogni sofferenza (possibile). Alla fine dunque, fallite tutte le altre possibilità, la visione è a tunnel, può guardare in una sola direzione ed accetta il suicidio come soluzione, lo pianifica, lo identifica come l’unica risposta, l’unica opzione disponibile. Così, quando un uomo non ha più soluzioni, può tentare quella più drastica, quella che pone fine ad un dolore indicibile, quella che cancella la titolarità dei debiti e l’onta di non saper più far fronte al sostentamento della sua famiglia o di altre, che prima dipendevano da lui, una soluzione che è un grido di ribellione all’ingiustizia di certi meccanismi. Una soluzione, che non è tale, ma è solo un altro problema, più profondo e silente, che marchierà a fuoco, tutti i suoi affetti, per sempre. Non sà l’uomo annientato, che gettare la spugna non è una soluzione, ma un ulteriore problema, che non solo butterà la sua amata famiglia in un’angoscia disperata ed arrabbiata, che avrà strascichi inevitabili, per tutta la vita, ma che la priverà della fonte più importante di protezione che aveva, il marito, il padre…

Allora cosa fare? Come cercare di prevenire gesti inconsulti e di certo non risolutivi? Innanzitutto cercare di cogliere possibili segnali di malessere, frustrazione e/o pensieri suicidi. In secondo luogo, cercare di rendere “più sopportabile” la sofferenza psichica.

In primo luogo, sono le misure politiche atte a gestire in modalità privilegiata, personalizzata ed eventualmente sospensiva, seppur momentaneamente, tutte quelle onerosità possibili come mutui, tassi d’interesse, prestazioni previdenziali, morosità ed altro, nonchè tutte le misure atte a favorire un nuovo sviluppo economico.

In secondo luogo, sono le misure di politica sociale, che indirizzino a servizi di assistenza psicologica e finanziaria, creando, ad hoc, nei momenti di crisi economica e recessione, dei centri di ascolto specifici. Non dimentichiamo che il suicidio, rappresenta la fine di un dolore senza soluzioni e che esso è più probabile, statisticamente, dove geograficamente il lavoro è maggiormente presente. Condividendo con altri, la stessa sofferenza, essa diviene più accettabile, più sopportabile, perchè non è frutto di incapacità personali, ma di un momento storico ed economico. In ambito sociale, è ricollocabile il ruolo dei mass media, i quali dovrebbero trattare i suicidi in modo meno eclatante, dando voce a situazioni personali di vulnerabilità dell’individuo ed evitando di indurre a pensare alla crisi economica, come la sola causa del suicidio ed a quest’ultimo, come la conseguenza più ovvia di esso.

Chi si suicida, vive in uno stato di fragilità, depressione o frustrazione, da tempo, prima che arrivi l’idea funesta del suicidio e l’ambito personale, relazionale e familiare, possono avere un ruolo rilevante nella prevenzione della frustrazione di un uomo per inadeguatezza.
Quando un uomo è in crisi ed è in cerca di soluzioni, per far fronte ai problemi, bisogna avere fiducia in lui e nelle sue capacità di risolverli e nel contempo rassicurarlo che ci si può adattare a situazioni economiche meno “agiate” e che non sono certamente queste le cose peggiori che possono succedere. Per fare questo, è indispensabile rispettare il bisogno dell’uomo di solitudine e silenzio.
Farlo parlare, blocca le sue capacità risolutorie.
Porgli domande sul lavoro, lo fa sentire sotto controllo.
Fornirgli soluzioni, lo fa sentire inetto.
Stargli addosso come un bambino, o peggio compatirlo, non fa che aumentare il suo senso di inadeguatezza e frustrazione.
Lamentarsi, seppur per problemi assolutamente non riguardanti lui, lo fa sentire ancora più incapace.
E’ fondamentale, ringraziarlo ogni momento possibile per quello che da e mostrarsi sempre sorridente e allegra.

Questo tipo di atteggiamento, se avuto sin dall’inizio del rapporto e mantenuto in generale ed in particolar modo nei momenti di crisi lavorativa ed economica, può essere di notevole aiuto ad accrescere il senso di autostima dell’uomo e prevenire al meglio, sia problemi di coppia, che problemi depressivi maschili. Ma è una prova molto molto difficile per una donna, sia perché deve controllare il suo istinto primordiale all’empatia, alla comunicazione ed al sostegno, sia perchè, inevitabilmente, ella tende a soffrire molto per il distacco, che le induce un abbassamento di ossitocina e la porta ancora più lontana e la rende meno “adorabile”, meno “amabile”, più petulante, più nervosa, più lamentosa, peggiorando solo la situazione. Così, per aiutarsi a sostenere il proprio uomo in modo adeguato, la donna deve far ricorso alle altre fonti di ossitocina: le amiche, i figli, gli animali domestici, attività creative, la propria femminilità ed a promemoria quotidiani che le ricordino, cosa evitare e cosa invece fare.

Per una donna non è facile capire un uomo e ciò che lei fa, spesso, è proprio ciò che lo rende infelice.







Lascia un Commento

*