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L’AUTISMO

category Disturbi e patologie Simona Esposito 2 Aprile 2013 | 2,189 letture | Stampa articolo |
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Parliamo di Autismo in occasione della giornata mondiale dell’Autismo 2 Aprile 2013

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=9FpfH7uFdu4

La parola Autismo deriva dal greco “autos = se stesso” cioè prende il nome dalla tendenza del soggetto ad essere “autonomo” in maniera estrema, sta ad indicare un comportamento rappresentato da chiusura, evitamento dell’altro ed isolamento.  Il Disturbo dello spettro dell’autismo (DSA o ASDs, AutisticSpectrum Disorders)è inserito tra i disturbi psico-fisici nel DSM-IV (Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders) sotto la categoria Disturbi generalizzati dello sviluppo. La percentuale di incidenza è a favore del sesso maschile con rapporto di 4:1 rispetto alle femmine; esso si manifesta entro i primi 36 mesi di vita e perdura per tutta la vita. L’autismo, quale disordine pervasivo dello sviluppo (PDD – pervasive development disorder -), è stato studiato a partire dalla prima metà del ‘900, inizialmente venne indicato come “psicosi” o “schizofrenia infantile”. Il PDD, quale disturbo autistico, pervasivo, disintegrativo dello sviluppo non altrimenti specificato, include il disturbo di Asperger, il disturbo di Rett e la sindrome di Tourette. La definizione di sindrome AS (disturbo di Asperger) rappresenta un autismo più lieve con minore ritardo nello sviluppo del linguaggio (PDD-NOS atipico o non specificato), mentre la sindrome di Rett, rappresenta un autismo con disturbo generalizzato dello sviluppo psico-fisico; la sindrome di Tourette viene definita più di cento anni fa’ dal neurologo Georges Gilles de la Tourette che ne evidenzia i disordini neurologici accompagnati da tic motori, instabilità emotiva, ma nello stesso tempo egli ammette che tutto ciò non impedisce studi musicali o prestazioni atletiche: in effetti la sindrome di Tourette non comporta gli impedimenti propri dell’autismo grave. I Disturbi Pervasivi dello Sviluppo sono caratterizzati da compromissione grave e generalizzata in diverse aree dello sviluppo: capacità di interazione sociale reciproca, capacità di comunicazione, o presenza di comportamenti, interessi, e attività stereotipate. Le compromissioni qualitative che definiscono queste condizioni sono nettamente anomale rispetto al livello di sviluppo o all’età mentale del soggetto. Il Disturbo Autistico viene talvolta riportato come autismo infantile precoce, autismo infantile o autismo di Kanner. La compromissione dell’interazione sociale è il primo punto sul quale bisogna soffermarsi affinché si possa fare una  diagnosi accurata del disturbo Autistico.

La maggior parte degli autistici non parla e chi è in grado di farlo non usa il linguaggio in maniera adeguata; spesso chi ha questo disturbo ripete di continuo parole, frasi o suoni uditi da altri. In più queste persone hanno molte difficoltà a usare ciò che sanno in modo appropriato. Si tratta di soggetti apparentemente senza interessi nei confronti degli altri; il bambino autistico si isola e chiude in se stesso, è indifferente a ciò che accade intorno a lui, non guarda negli occhi le altre persone, non partecipa alla vita sociale e non risponde alle domande. Solitamente quando un autistico viene chiamato per nome, non solo non risponde, ma sembra non sentire, tanto che inizialmente ai bambini con questo disturbo viene diagnosticata una sordità. Un altra caratteristica dell’autismo è il ripetere di continuo sequenze di comportamenti, come ad esempio avere atteggiamenti stereotipati, continuare a dondolarsi su se stessi o agitare le mani in aria. Talvolta il loro interesse per alcuni oggetti, soprattutto di forma tonda e che tendono a rotolare, è esagerato ed esasperato. Tendono ad essere abitudinari, eseguono dei rituali e sono restii al cambiamento. Allontanarli dalla routine e dalle abitudini significa sconvolgere il loro mondo interiore e questo può scatenare terribili esplosioni di rabbia. Secondo il DSM-IV i criteri diagnostici per il Disturbo autistico sono (p. 88-89):

A. Un totale di 6 (o più) voci da 1), 2), e 3), con almeno 2 da 1), e uno ciascuno da 2) e da 3):

1) Compromissione qualitativa dellinterazione sociale, manifestata con almeno 2 dei seguenti:

a) marcata compromissione nelluso di svariati comportamenti non verbali, come lo sguardo diretto, lespressione mimica, le posture corporee e i gesti che regolano linterazione sociale

b) incapacità di sviluppare relazioni con i coetanei adeguate al livello di sviluppo

c) mancanza di ricerca spontanea nella condivisione di gioie, interessi o obiettivi con altre persone (per. es. non mostrare, portare, né richiamare lattenzione su oggetti di proprio interesse)

d) mancanza di reciprocità sociale ed emotiva

2) compromissione qualitativa della comunicazione come manifestato da almeno 1 dei seguenti:

a) ritardo o totale mancanza dello sviluppo del linguaggio parlato (non accompagnato da un tentativo di compenso attraverso modalità alternative di comunicazione come gesti o mimica)

b) in soggetti con linguaggio adeguato, marcata compromissione della capacità di iniziare o sostenere una conversazione con altri

c) uso di linguaggio stereotipato e ripetitivo o linguaggio eccentrico

d) mancanza di giochi di simulazione vari e spontanei, o di giochi di imitazione sociale adeguati al livello di sviluppo;

3) modalità di comportamento, interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati, come manifestato da almeno 1 dei seguenti:

a) dedizione assorbente ad uno o più tipi di interessi ristretti e stereotipati anomali o per intensità o per focalizzazione

b) sottomissione del tutto rigida ad inutili abitudini o rituali specifici

c) manierismi motori stereotipati e ripetitivi (battere o torcere le mani o il capo, o complessi movimenti di tutto il corpo)

d) persistente ed eccessivo interesse per parti di oggetti;

B. Ritardi o funzionamento anomalo in almeno una delle seguenti aree, con esordio prima dei 3 anni di età: 1) interazione sociale, 2) linguaggio usato nella comunicazione sociale, o 3) gioco simbolico o di immaginazione.

C. L’anomalia non è meglio attribuibile al Disturbo di Rett o al Disturbo Disintegrativo della fanciullezza.

Ad oggi non esiste un trattamento universale per l’autismo, in genere si cerca di valorizzare nei pazienti la buona capacità mnemonica, il legame con i genitori, il legame con alcuni oggetti. In pratica gli interventi mirano all’ “abilitatazione”, quindi si lavora sullo sviluppo delle capacità sociali e di linguaggio. Le terapie psicologiche sono fondate sull’ascolto, la gratificazione, il rinforzo, la recitazione teatrale dilettantistica, l’imitazione, l’espressività musicale, la drammatizzazione e l’esplorazione ambientale. Gli interventi più efficaci risultano spesso essere quelli effettuati in età precoce e sono basati innanzitutto su un training altamente strutturato e spesso intensivo adattato individualmente al bambino. Esistono numerose strategie di intervento educativo e comportamentale che, se messe in atto fin da subito, possono essere utili, alcune di esse sono: 1)Il programma Teacch ( Treatement and education of autistic and related communication handicap children), 2) la Tecnica ABA ( Applied behavior analysis – Analisi applicata del comportamento), 3)il Protocollo Dan ( Defeat Autism Now – Sconfiggi l’autismo ora!). Il trattamento farmacologico, invece, è volto alla riduzione o all’estinzione di alcuni comportamenti problematici o di disturbi associati come l’epilessia e i deficit di attenzione, col fine di evitare ulteriori aggravamenti . Tra i farmaci quello che si è ritenuto più efficace è il risperidone, un neurolettico di ultima generazione. E’ consigliabile per le famiglie di persone dello spettro autistico un percorso di Parent-training con il fine di migliorare lo stile relazionale e gli atteggiamenti dei genitori nei confronti dei figli, fornendo informazioni e trasmettendo abilità specifiche per la gestione del menage familiare. Le famiglie che hanno al loro interno un bambino, un adolescente o un adulto con autismo molto spesso sono in una condizione di disagio e hanno difficoltà a collaborare fra loro, per la diversità delle situazioni e per la mancanza di obiettivi comuni.

 







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