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L’ANSIA E LE REAZIONI AUTOMATICHE DEL CORPO

category Disturbi e patologie Paola Santagostino 24 Novembre 2009 | 7,732 letture | Stampa articolo |
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L’ansia è un disturbo tipicamente umano perché si basa sulla nostra ampia capacità di pre-vedere e immaginare, che può giungere fino a pre-occuparsi costantemente di eventi che poi non accadranno neppure….

La capacità di prevedere in sé ci ha portato enormi vantaggi in termini di sopravvivenza, e a ben guardare basiamo su di essa tutta la nostra organizzazione sociale ed economica. Ma nell’ansia questa facoltà è andata ampiamente fuori controllo: non si tratta più della normale programmazione di azioni adatte a fronteggiare eventi probabili, ma di uno stato continuo di generica pre-occupazione per eventi ipotetici e a volte persino poco definiti…

Sintomi fisici

L’ansia è anche un disturbo con delle forti componenti somatiche e produce sintomi tipici: accelerazione del battito cardiaco, sudorazione, difficoltà di respiro, le cosiddette farfalle nello stomaco e le gambe molli, una specie di giramento di testa, l’impressione di star quasi per svenire etc… Chi ne soffre non capisce bene che cosa gli stia succedendo e prova una grande angoscia apparentemente senza un motivo.

Le reazioni automatiche al pericolo

Per comprendere le componenti fisiche dell’ansia occorre rifarsi ai meccanismi automatici  di reazione al pericolo, che sono comuni per uomini e animali.  Ma gli animali hanno una limitata capacità di pre-visione e i pericoli che si trovano ad affrontare sono perlopiù pericoli reali e presenti in quel momento: come una minaccia alla vita, al territorio o alla prole.

E le reazioni automatiche del corpo sono molto efficaci per fronteggiarli.

In sintesi si tratta delle reazioni di:

1) lotta o fugga: una rapidissima valutazione dei rapporti di forza attiva un’immediata reazione motoria: aggredire o scappare. Il corpo si predispone a farlo con l’aumento del battito cardiaco, della frequenza respiratoria, del tono muscolare etc

2) paralizzarsi: di fronte a certi nemici è del tutto inutile fuggire o aggredire, meglio cercar di rendersi invisibili non producendo alcun suono o movimento. Il corpo si immobilizza e la respirazione si blocca.

3) arrendersi: molti animali non uccidono il nemico che dà segni evidenti di resa soprattutto se è della stessa specie. Il corpo cede e si rilassa nel mostrare la carotide ed esporre gli organi vitali.

Tutte queste reazioni sono efficaci secondo la circostanza di fronte a una minaccia fisica alla propria sopravvivenza.

Pericoli attuali

Ma quali sono i pericoli che noi oggi incontriamo davvero o che ci prefiguriamo? Molto raramente si tratta di veri pericoli per la sopravvivenza, ma piuttosto di situazioni in cui potremmo perdere qualcosa che ci è caro, come la stima o l’affetto di qualcuno, fare brutta figura o subire un danno d’immagine, andare incontro a una perdita economica etc.

Non sono pericoli immediati di vita ma ‘pericoli pensati’: previsioni di eventi negativi che potrebbero anche succedere. Di fronte a questo tipo di minacce le  nostre reazioni automatiche di difesa non sono efficaci, ma la previsione di pericolo scatena comunque la reazione fisica preparatoria. E’ questo che crea il problema: il corpo si prepara a reagire con tutte le manifestazioni fisiche connesse e questo viene percepito come una modificazione non voluta.

L’ansia è una reazione rapidissima: un lampo di pensiero ha attraversato la mente e inviato un segnale di allarme, la reazione si è innescata e tutto si è svolto in maniera così veloce che spesso non c’è una percezione chiara della sequenza ma solo degli effetti. Il coinvolgimento dell’amigdala e dell’ippocampo nello scatenamento delle reazioni ansiose segnala che sono avvenute delle valutazioni primordiali di bene/male e di possibile pericolo associate ai ricordi che hanno attivato la risposta dei centri vegetativi.

Come intervenire sull’ansia?

L’assunzione di farmaci lenisce i sintomi fisici sul momento ma non può intervenire sui meccanismi mentali che generano il costante ed eccessivo stato di pre-occupazione. Per un trattamento duraturo nel tempo occorre sostanzialmente percorrere alcuni passi:

1)      modificare l’abitudine cronica a pre-occuparsi per ipotetici eventi futuri perché la catena degli “..e se poi…” è infinita e mantiene in un costante stato di allarme

2)      individuare i temi reali che generano pre-occupazione e passare alla programmazione di azioni adeguate a fronteggiarli

3)      scaricare la tensione già accumulata a livello fisico e imparare tecniche di rilassamento per evitare l’ulteriore accumulo e l’attivazione eccessiva dei meccanismi di allarme.

Esistono numerose forme di intervento che vanno dalla psicoterapia, all’agopuntura, alle tecniche di rilassamento e all’uso di prodotti naturali, che possono essere scelte secondo il caso specifico e anche combinate senza interferenze per velocizzare la soluzione del problema. Non è il caso di disperarsi e di entrar ancor più in agitazione, le soluzioni ci sono e a portata di mano.







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