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Il viaggio dell’eroe. Hopelessness depression

category Disturbi e patologie Annalisa Barbier 28 Settembre 2012 | 3,017 letture | Stampa articolo |
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Il concetto di benessere psicologico è di fondamentale importanza soprattutto da quando l’attenzione dei professionisti e delle Istituzioni si è spostata dalla difesa della salute intesa come assenza di malattia e malessere,  alla promozione attiva del benessere dell’individuo all’interno del suo ambiente sociale e professionale.

Questo ampliamento concettuale  si è sviluppato recentemente,  riconoscendo sempre più l’importanza della dimensione sociale e quindi del contesto, nell’influenzare la salute fisica e psicologica dell’’individuo.  Alcuni autori hanno infatti  proposto il costrutto di “benessere sociale” intendendo con esso la qualità delle relazioni sociali dell’individuo ed il suo  funzionamento all’interno della società (Keyes, 1998; Larson, 1993).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha incluso il benessere psicologico nel concetto di salute: gli individui devono avere la possibilità di sentirsi a proprio agio nelle circostanze che si trovano a vivere.

Secondo la definizione dell’OMS  infatti, il benessere psicologico è quello stato nel quale “l’individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali per rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, adattandosi costruttivamente alle condizioni esterne e ai conflitti interni”.

Tuttavia la società odierna, se da una parte si rende sensibile ed interessata alle tematiche legate al benessere psicologico e psicofisico, dall’altra non permette che si verifichino le condizioni necessarie affinché tale benessere sia una condizione da tutti raggiungibile.

Ciò a causa dei ritmi serrati di vita e della scarsa attenzione riconosciuta allo sviluppo di un’interiorità integra e completa, in cui siano presenti le necessarie abilità che permettono ad ogni individuo non soltanto di raggiungere un consapevole e solido senso del sé e dei propri obiettivi, ma anche e soprattutto di sviluppare gli strumenti necessari ad affrontare efficacemente le prove della vita.

Secondo recenti teorie si è compreso come la struttura sottostante al benessere sia molto più complessa di quanto la letteratura esistente ce la faccia apparire: il benessere si presenta come un processo multidimensionale e dinamico che comprende vari e molteplici aspetti. Il suo modello ne prevede sei:

  1. Autoaccettazione
  2. Relazioni interpersonali positive
  3. Autonomia
  4. Controllo ambientale
  5. Crescita personale
  6. Scopo nella vita

Inoltre, in questi ultimi mesi si è venuta ad aggiungere una ulteriore causa di stress, depressione e purtroppo sempre più frequentemente,  anche causa di suicidio: la perdita del lavoro e le difficoltà economiche, familiari e psicologiche che ne conseguono.

Tale forma depressiva viene definita tecnicamente Hoplesness Depression” (HD) (Abramson, Metalsky ed Alloy, 1989) o depressione da mancanza di speranza, e si distingue dalle altre forme di depressione in base non ai sintomi ma alle CAUSE scatenanti.

Tipicamente in questa forma di depressione: “la persona è convinta di non avere speranza, né di poterla avere in futuro, pensa che gli eventi siano assolutamente negativi e di non essere in grado di fare nulla per modificare la situazione, si aspetta che risultati (o eventi) molto desiderati non si verifichino e/o che risultati (o eventi) molto dannosi si verifichino e che nessuna risposta possa impedire questi accadimenti, per cui si sente disperata (il termine inglese hopelessnesssignifica appunto disperazione)”.

Gli Autori della Hopelessness Theory of Depression descrivono 12 sintomi che la caratterizzano:

  1. tendenza a ritardare l’inizio delle risposte ad agire
  2. umore triste per l’aspettativa negativa riguardo al futuro
  3. ideazione suicidaria e i tentativi di suicidio
  4. la mancanza di energia
  5. apatia
  6. rallentamento psicomotorio, come conseguenza della mancanza di motivazione ad agire
  7. ruminazione
  8. disturbi dell’addormentamento
  9. difficoltà di concentrazione
  10. pensieri negativi esacerbati dall’umore
  11. bassa autostima
  12. tendenza alla dipendenza dagli altri

La percezione della persona è quella di non essere capace di far fronte alle situazioni e di valutarsi inferiore agli altri, con successiva tendenza a sentirsi da questi dipendente. Questa modalità di pensiero causa la vulnerabilità alla depressione in presenza di eventi negativi e può determinare le ricadute depressive.

Alloy et al. (1999) hanno inoltre posto i seguenti criteri per la diagnosi di HD.

  1. i sintomi devono essere presenti per almeno due settimane
  2. almeno 5 sintomi  devono essere presenti (tristezza – inizio ritardato delle risposte volontarie – ideazione/ comportamenti suicidari – disturbi del sonno/insonnia iniziale – mancanza di energie – senso di colpa – difficoltà di concentrazione – lentezza psicomotoria – rimuginazione/preoccupazione – bassa autostima – dipendenza)
  3. la hopelessness deve precedere i sintomi di almeno un giorno e non più di una settimana

L’insorgenza della HD avviene in conseguenza di un evento negativo. La durata degli  episodi di HD dipende dalla aspettativa negativa che l’individuo ha sul futuro mentre la durata tende ad essere maggiormente dipendente da quanto sono stabili le attribuzioni fatte sulle cause e sulle conseguenze di quel particolare evento e da quanto la persona ritiene probabile che questo si ripresenti.

Anche le attribuzioni riguardo al sé possono influenzare la durata dei sintomi:  più sono negative le attribuzioni sulle proprie capacità di far fronte alle situazioni, più i sintomi persisteranno.

I sintomi saranno presenti finché restano  attivi i fattori attribuzionali che determinano la condizione di hopelessness. La remissione avverrà:

1)      in risposta ad un evento positivo, che ridarà speranza alla persona (facendo venir meno la condizione hopelessness).

2)     in risposta al venire meno delle condizioni negative scatenanti, soltanto però se a ciò si associa un cambiamento dello stile attribuzionale.

Il trattamento delle HD sarà tanto più efficace quanto più riuscirà ad aumentare la qualità della vita della persona, in particolare le sue capacità di procurarsi aventi positivi, primi fra tutti quelli sociali modificando significativamente il suo stile cognitivo (Mancini, Rainone, 2004).

In questo triste quanto sempre più frequente caso, le persone si trovano spesso spaventate e sole. Prive degli strumenti e delle possibilità per poter gestire il cambiamento, la paura, il disagio e spesso l’angoscia e il senso di impotenza legate alla perdita del lavoro, e alla conseguente incapacità di pagare debiti e sostenere se stessi e la propria famiglia.

E importante quindi porsi  come elemento di sostegno ed aiuto nei confronti di queste persone, ed intervenire su molte dimensioni:

  • Ristrutturazione dello stile cognitivo
  • Lavorare sull’autostima
  • Insegnare l’autoefficacia
  • Gestione del cambiamento
  • Gestione dell’ansia
  • Implementare la conoscenza di sé

Ma anche:

  • Orientamento professionale, al fine di focalizzare le risorse interne del soggetto (capacità, competenze, titoli di studio), per affrontare al meglio la ricerca di un nuovo lavoro

L’obiettivo in tali casi è quello di creare e fornire un servizio di assistenza e consulenza rivolto a tutte le persone che si trovano in condizioni di disagio psicologico legato alla perdita del lavoro e ad affrontare gravi conseguenze sulla loro vita sociale, familiare e personale.







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