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I numeri di storie d’amore e d’odio: Lo Stalking

category Disturbi e patologie Sabrina Costantini 17 Maggio 2013 | 2,719 letture | Stampa articolo |
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Dott.sa Sabrina Costantini*, Dott.sa Ilaria Giammaria**


Negli ultimi tempi si sente sempre più parlare di Stalking, su giornali, TV, aule di tribunali, articoli, statistiche, numeri.

Ma perché?

E’ un nuovo fenomeno?

Direi proprio di no.

Ciò che sta capitando è una maggiore sensibilizzazione e differenziazione di un fenomeno, presente anche prima, forse in modo un po’ più anonimo e confuso con altre forme di violenza.

Già il fatto di averlo battezzato con un termine anglosassone “Stalking”, gli fornisce una valenza accentratrice, un attenzione prima impensabile.

Ma sicuramente una bella spinta ce l’ha fornita la legislatura.

Lo stalking, fino a poco tempo fa era considerato irrilevante dalla legge e anche dalla coscienza sociale, è oggi riconosciuto e legalmente punito, in quanto danno colpevolmente prodotto (Fabbroni, Giusti 2009).

Attualmente, infatti, lo stalking è disciplinato dalla legge n. 38/2009, entrata in vigore con il D.L n.11 del 23/3/09 (peraltro in ritardo rispetto agli altri ordinamenti europei,) che ha introdotto una nuova fattispecie di reato, quello di atti persecutori, ex art. 612 bis c.p.(atti persecutori), finalizzata a far venire meno la pericolosa condotta “persecutoria”, nei confronti della vittima da parte del cosiddetto stalker.

Secondo i dati forniti dall’Osservatorio Nazionale Stalking, l’Italia rappresenta il paese occidentale che fa parlare di sé in termini di violenza e di stalking. Infatti, dall’inizio del 2012 sono state uccise 90 donne, molte per possessività, gelosia, problematiche legate alla coppia scoppiata. I dati aggiornati parlano di 10 vittime al mese, molte delle quali assassinate da uomini a loro noti, in seguito ad una separazione o ad un rifiuto.

La legislatura introduce un importante passaggio su un fenomeno, che come vediamo si presenta con numeri allarmanti. Adesso è necessario tradurre tutto ciò in una pratica operativa ed efficace. E’ necessario capire cosa succede nel tessuto sociale, come si esprime la conoscenza e l’intervento sul fenomeno, cosa e come vive la vittima di stalking, quando e come intervenire praticamente, insomma è assolutamente necessario capire come poter mediare sapientemente, con questi numeri di amore e d’odio.

Da un punto di vista etimologico il termine stalking deriva dal linguaggio venatorio e può essere tradotto con la locuzione “fare la posta” o “braccare”, proprio in riferimento all’idea della preda, seguita, osservata e agguantata. Nell’ultimo secolo, l’accezione si è estesa verso il senso figurato e familiare del termine, traducendo il verbo “to stalk” come assillare, inseguire, molestare, ricercare, ma anche in senso più lato, seccare, disturbare, perseguitare.

Questo descrive chiaramente il quadro, infatti è proprio facendo la posta alla sua vittima che il molestatore diventa assillante. (Manuale Po.St.iT pistoia)

Parlando di stalking ci si riferisce quindi, ad un insieme di comportamenti, ripetuti e intrusivi, volti dalla ricerca di contatto, comunicazioni indesiderate, azioni di controllo e sorveglianza, che una persona (lo stalker) affligge ad un’altra (la vittima di stalking), che ne risulta infastidita e/o preoccupata, a tal punto da sperimentare ripetuti o cronici stati d’ansia o paura.

Le condotte indesiderate dello stalker, possono essere classificate in tre tipologie:

Comunicazioni indesiderate, contatti indesiderati e comportamenti associati.

 

1) Le comunicazioni indesiderate di solito sono rivolte direttamente alla vittima di stalking, ma possono rivolgersi anche alla famiglia, agli amici o i colleghi. Lettere e telefonate sono le forme più comuni, ma possono esservi altre forme, come le scritte sui muri, invio di sms ed e-mail.

2) I contatti indesiderati, ovvero i comportamenti diretti ad avvicinare la vittima. Tra questi i più diffusi sono i pedinamenti, il presentarsi alla porta dell’abitazione o gli appostamenti sotto casa, frequentare gli stessi luoghi della vittima o svolgere le stesse attività.

3) Tra i comportamenti associati si collocano l’ordine o la cancellazione di beni e servizi a carico della vittima, al fine di danneggiarla o intimidirla. Tipiche condotte di questo tipo sono: far recapitare cibo o altri oggetti all’indirizzo della vittima anche a tarda notte, la cancellazione di servizi quali l’elettricità o la carta di credito, ecc.

 

Per poter parlare di stalking è necessario che siano presenti alcune condizioni quali:

- una serie di comportamenti ripetuti ed intrusivi di sorveglianza,

- ricerca di un contatto e di comunicazione,

- la reazioni e il vissuto della vittima, che si sente infastidita e/o preoccupata da tali condotte.

 

L’immagine che ne deriva è quella di una vera e propria posta, che non concede sosta. La vittima viene braccata senza tregua e per il molestatore pur di tener legata a sé la sua “preda”, rende lecito tutto. Qualunque mezzo, compreso l’atto violento, è plausibile.

La violenza messa in atto, può essere sia fisica che psicologica.

La violenza fisica si riferisce a qualunque azione volta a far male o a minacciare una tale possibilità. Si avvale di una sorta di pressione, di paura, fondata su minacce esplicite o implicite, che inducono a temere per la propria incolumità.

La violenza psicologica consiste in una serie di atteggiamenti intimidatori, minacciosi, vessatori, denigratori e di tattiche di isolamento, realizzate attraverso ricatti, insulti verbali, colpevolizzazioni pubbliche e private, ridicolizzazioni e svalutazioni continue, denigrazioni ed umiliazione di vario tipo. L’obiettivo consiste nell’indebolire la vittima, farla dubitare di sé, indurle incertezza, isolamento dal contesto, rendendola più facilmente passiva e spaventata.

Tutto ciò può essere realizzato sia attraverso azioni legittime, quale ad esempio l’offrire una rosa, lettere d’amore, regali, sia attraverso atti connotati come azioni di reato, quali la violazione del domicilio, minacce esplicite, il furto di beni (es. la posta), la violazione di norme, eventualmente predisposte dal giudice in fase di separazione, ecc.

Come ci ricorda Biganzoli (2006) gli elementi più difficili da valutare rimangono proprio quelli riferiti ai vissuti della vittima. Azioni che agli occhi di altre persone potrebbero esser vissute con valenza positiva, come ad esempio il dono di una rosa, nella vittima di stalking possono generare disagio, preoccupazione e timore, si tratta di sofferenza soggettiva, ma non per questo meno significativa.

Secondo i dati di una ricerca, condotta dall’Osservatorio Nazionale sullo Stalking (2011), un italiano su cinque è vittima di molestie insistenti.

Il dato più preoccupante è quello relativo al numero sommerso, quello che si nasconde dietro i dati ufficiali. La maggior parte delle vittime, infatti, non denuncia lo stalking, per il timore che ciò si traduca in una sorta di condanna a morte. La paura è l’effetto più immediato, duraturo e potente dello stalking.

Questa convinzione è dovuta a vari fattori, ad uno stato di impotenza, una sorta di passività indotta dalla condotta aggressiva; ad una sfiducia verso le autorità (molti omicidi sono avvenuti dopo diverse denunce); alla consapevolezza che lo stalker sia spinto da un profondo disagio psicologico, che la coercizione può solo peggiorare; non ultimo il tentativo di aiutare il torturatore, senza farlo condannare (nel 90% dei casi circa, è un conoscente o un familiare).

Per quanto questo sia realmente possibile, ci si fa giustizia da soli. Innescando sempre più, un fenomeno che si autoalimenta pericolosamente, da entrambe le parti.

Da gennaio 2010 a gennaio 2011 l’Osservatorio Nazionale Stalking. ha registrato una flessione del 25% nelle richieste d’aiuto: in concomitanza con questo “trend”, sono diminuite drasticamente anche il numero delle denunce per stalking.

Il 20 % degli omicidi ha avuto come prologo atti di stalking. Da una ricerca di tipo epidemiologico condotta a livello nazionale, risulta che l’incidenza dello stalking in Italia è altissima (circa il 20% della popolazione ha subito atti persecutori): un italiano su cinque dichiara di essere stato vittima di stalking e la toscana figura come la seconda regione per incidenza del fenomeno con il 28%, dopo l’Emilia Romagna con il 29%.

Ma ancora a proposito di numeri, da una ricerca condotta su un campione di 9600 persone dai 17 agli 80 anni, è emerso che il 70% delle vittime sono donne e il 30% sono uomini. Il persecutore è nel 55% dei casi un partner o ex partner, nel 5% un familiare, nel 15% un collega o compagno di studi, e nel 25% un vicino di casa.

E’ recidivo nel 30% dei casi.

Nel 70% dei casi la vittima presenta esiti psico-relazionali gravi.

Dal 2000 al 2011 sono 2061 le donne decedute, sette su10 in ambito familiare, 607 mogli, 207 ex e la metà di loro, nei novanta giorni successivi all’interruzione della relazione, solo il 9,8% è attribuito ad un raptus. (indagine “Il femminicidio in Italia nell’ultimo decennio.Dimensioni, caratteristiche e profili di rischio” dell’Eures in collaborazione con l’Ansa).

Nel 2011 gli atti di stalking, sono stati il 30,9% degli omicidi totali: la percentuale più alta dell’ultimo decennio. Da tre anni, si riscontra una recrudescenza del fenomeno.

L‘abbandono ne rappresenta una costante, nei tre mesi successivi alla rottura della relazione, il rischio è più alto. In questo lasso di tempo avvengono quasi la metà (il 47,2%) degli omicidi dell’ex partner. E’ alto anche il numero dei femminicidi domestici, compiuti dai figli contro le madri (176 vittime, pari 12,1%), mentre più contenuto è il numero delle figlie uccise dai genitori (124 vittime pari all’8,5%).

Un altro elemento sconfortante, a questi tristi dati si devono aggiungere circa 150 suicidi, da parte degli assassini stessi. Si superano quindi 2200 persone vittime di violenza!

Guardando più da vicino lo stalker e la sua condizione psico-emotiva, vediamo che:

 

-       il 20% soffre di un disturbo di personalità,

-       solo il 5% soffre di una psicopatologia grave, con totale perdita di contatto con la realtà.

-       il 70% presenta una rigidità emotivo-relazionale, che si traduce in una difficoltà di gestione relazionale.

 

Un elemento comune a molti di loro, è costituito dallo stile di attaccamento insicuro, evitante e ambivalente. Spesso sono soggetti insospettabili: funzionano bene nella società e mantengono un buon contatto con la realtà, ma sono dei manipolatori e bugiardi patologici.

La violenza psicologica che attuano ai danni della vittima inizia in tempi insospettabili e sfocia in stalking, nel momento in cui quest’ultima decide di abbandonare la relazione.

Lo stalker è un individuo che non è in grado di elaborare ed accettare l’abbandono: nel momento in cui «sente di perdere» una persona importante, attiva automaticamente una serie di comportamenti orientati a mantenere un contatto forzato, un controllo e far desistere la vittima dal proposito di separazione. Queste azioni sono per lo più inconsapevoli, in quanto il distacco dalla persona “amata” risveglia bruscamente dei dolorosi ricordi di un vissuto abbandonino, esperito per lo più in epoca infantile.

I dati ci mostrano anche che lo stalking non è un fenomeno di genere, né di razza, di una specifica relazione. Lo stalker può essere uomo o donna, un ex amante, un collega, un amico, o ex amico, un vicino di casa, un individuo colto o meno. In tutti questi casi è sicuramente una persona che soffre a più livelli.

La denuncia fonda la sua efficacia sulla capacità cognitiva del persecutore di analizzare la situazione e prendere autonomamente consapevolezza dei propri atti, ma lo stalker stesso, in buona parte dei casi, ha già perduto la capacità di mantenere un adeguato contatto con la realtà. Il bisogno di vicinanza diventa una sorta di ossessione, che preclude ogni altra attività, ogni altra valutazione, compreso il volere ed il vissuto dell’altro.

Spesso lo stalker vive la denuncia come un’ulteriore “provocazione”, rischiando di scatenare un’esplosione di violenza incontrollabile, che porta all’omicidio o all’omicidio-suicidio.

Nonostante ciò è indispensabile rinunciare all’idea di farsi giustizia da soli, di riuscire a riparare le cose autonomamente. Non è così. Se lo fosse stato, non si arrivava a certi punti. E’ indispensabile chiedere aiuto, farsi guidare in un processo decisionale che inneschi una serie di cambiamenti indispensabili, ma mirati e pensati nella situazione specifica.

Dalla violenza se ne esce! E’ importante però tenere presente tuttre le variabili in questione, le persone coinvolte, le strategie ed i mezzi a disposizione.

All’interno delle varie strategie risolutive, risulta sempre più importante avvicinare anche lo stalker stesso.

L’intervento sulla vittima infatti allevia e aiuta la persona coinvolta ed il suo contesto familiare, l’intervento sul persecutore aiuta il persecutore e previene molte altre possibili violenze, rivolte a future vittime.

Non è sufficiente fare ricorso alla giustizia punitiva, è necessario accompagnare quest’azione con la giustizia riparativa: le azioni moleste, violente e lesive della libertà personale devono essere condannate con fermezza, ma è imprescindibile un recupero delle persone sotto il profilo psicologico, emotivo e sociale.

Sia le vittime che i persecutori sono portatori di disagio, ma soprattutto di passioni forti quali amore e odio, di bisogni di accudimento, di protezione, di relazione, di libertà ….. Ciascuno a modo suo vive la storia con l’altro, vive ed interpreta quella relazione in base ai propri trascorsi, ai propri filtri, all’emozioni di oggi e di ieri.

Il risultato …. non sempre corrisponde ad un incontro fruttuoso e duraturo, ad una rispettosa accettazione dei relativi confini, ad equilibri stabili e sani.

Talvolta, l’incontro si conclude con atti di stalking! Con sofferenze di amore e odio da entrambe le parti, allora è bene riprendere in mano le cose, quelle concrete, quelle della relazione e dell’emotività, cercando ancora di essere “umani”!

 

 

Dott.sa Sabrina Costantini*, Psicologa Psicoterapeuta, Presidente Associazione Oltre Tutto, operatrice Sportello Stalking Po.St.it (postazione stalking toscana) di Pisa, Tel. Sportello: 366 2753616, e-mail sportellostalking [@] gmail [.] com,

Dott.sa Ilaria Giammaria** Psicologa, operatrice Sportello Stalking Po.S.it (postazione stalking toscana) di Pisa, Tel. Sportello: 366 2753616, e-mail sportellostalking [@] gmail [.] com, Associazione Oltre Tutto.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

Fenomeno Stalking in aumento, statistiche in Italia 06/09/ 2011 www.osservatoriosicurezza.it

Barbara Fabbroni & coll. (2009). Vittima-Persecutore. Il mondo dello Stalker EUR, Edizioni Universitarie Romane, Roma

Manuale Po.St.iT, Postazione Stalking in Toscana, realizzato dallo sportello stalking di Pistoia

www.stalking.it

www.osservatoriosicurezza.it

www.criminalmente.it

(Osservatorio Nazionale Stalking Centro Presunti Autori, 2012 http://www.metropolisweb.it/Notizie/Napoli/Cronaca/violenza_donne_2000

 

 







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