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Gli Attacchi di Panico

category Disturbi e patologie Teresita Forlano 9 Gennaio 2011 | 3,229 letture | Stampa articolo |
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La paura è un’emozione importante per la nostra sopravvivenza, nasce di fronte ad un pericolo reale che può recare danno, di conseguenza consente di mettere in atto comportamenti che ci proteggono e salvano. L’Attacco di Panico invece, è una condizione psichica in cui la persona sperimenta intensa paura come espressione di un disagio personale che prende forma in mancanza di una reale situazione esterna di pericolo che, viene percepita tale in base al proprio mondo interno.

Sul piano fisiologico e psicologico gli A.P. si caratterizzano con reazioni quali: accelerazione cardiaca, formicolio, forte dolore alla testa, al collo o ad altri muscoli, difficoltà di respirazione, appannamento della vista, mancanza d’aria, nodo alla gola, vertigini, senso di svenimento, stordimento, tremore, nausea, perdita di controllo su di sé, paura di morire o di avere un malore, paura di impazzire, incapacità di percepire la realtà correttamente.

Chi ha fatto esperienza di A.P. sa che è un evento estremamente spiacevole e angosciante, per i sintomi che vengono provati, e che può cogliere come un fulmine a ciel sereno, anche in situazioni familiari.

In alcuni casi le persone vivono in modo isolato un episodio di A.P., ossia continuano a condurre la loro vita come sempre dopo che i sintomi sono passati, fino al loro ripresentarsi in modo frequente e duraturo; in altri casi, dopo un primo episodio, il solo pensare che i sintomi possano ripresentarsi e rivivere quel malessere psicofisico, innesca il terrore. In entrambi i casi, ossia quando un A.P. diventa frequente nel tempo o quando terrorizza al primo presentarsi, la persona mette in atto soluzioni per difendersi da eventuali sintomi; inizia ad evitare situazioni in cui sono avvenuti o si pensa che possano avvenire: spazi aperti, spazi chiusi, piazze, ospedali, autostrade, supermercati, luoghi affollati, traffico, ponti, gallerie, ascensori, ogni luogo in cui ci si sente oppresso, aerei, il treno, la macchina, i viaggi a lunga distanza, l’idea è di non essere capaci a gestire i sintomi da soli se si presentano, per cui, a meno che non si abbia la compagnia di qualcuno che possa soccorrere, difficilmente queste persone si muovono. In sintesi l’evitamento delle situazioni ha la funzione di proteggere dal malessere provato durante un A.P. e dalla paura di complicanze immaginate sul piano fisico (un infarto, uno svenimento, vomito in pubblico, crisi epilettiche, etc….); il guadagno che si può trarre dagli A.P. è non stare da soli.

E’ possibile che vengano limitate le proprie attività relazionali perché c’è il terrore di poter star male in pubblico; se si passa il tempo con gli altri si è in continua allerta. La pienezza della vita sociale manca, si perde la libertà di vivere in modo autonomo. La sicurezza è sentita solo quando si è in casa, nell’ambiente familiare, anche se alcuni riportano di sperimentare attacchi di panico tra le mura domestiche.

Molte persone che vivono gli A.P. riferiscono di vergognarsi dei loro sintomi quando si trovano in pubblico in quanto, si sentono diversi dagli atri perché stanno male, oppure perché si vedono derisi del loro malessere, svalutati e non compresi, preferiscono così isolarsi. Al contempo sentono un grande disagio per il cambiamento della qualità di vita rispetto a prima, soffrendo nel tempo di depressione e di un senso di frustrazione per la vita che conducono.

Un aiuto professionale può consentire alle persone che sentono il bisogno di essere aiutate, lo sviluppo di capacità per far fronte adeguatamente agli A.P., in modo da poter vivere all’insegna del benessere psicologico.







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