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Disturbi dell’Umore, Disturbi di personalità e Psicoterapia

category Disturbi e patologie Anna Loretta Spano 19 Novembre 2008 | 5,067 letture | Stampa articolo |
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E’ molto frequente che un cliente giunga in terapia motivato dal bisogno di sentirsi più sereno e di “tornare come prima”, quando a suo dire, aveva “voglia di fare e sorridere”; o per raggiungere una “stabilità nell’umore”, a volte mai provata.

Spesso dietro alla tristezza profonda e alla mancanza di voglia di vivere ci sono separazioni e perdite. Queste possono riguardare persone ma anche luoghi, cose o entità, che sono state affettivamente importanti per la persona stessa e che da qualche tempo non ci sono più.

All’inizio della terapia la persona vive tali perdite spesso come “devastanti” e descrive il vuoto rimasto nella propria vita come “incolmabile”; non c’è nient’altro attorno che possa essere minimamente paragonabile a ciò che è venuto a mancare.  Il dolore è grande e nei casi estremi per alcuni l’unica via d’uscita per porre fine alla sofferenza appare essere il suicidio.

A volte la persona riferisce di sentirsi confusa per il fatto di sperimentare “sbalzi dell’umore” che non gli permettono di capire le preferenze e orientarsi nella vita in modo sicuro.

Altre volte ancora la persona comunica di sperimentare un profondo “senso di vuoto”, che  l’ha accompagnata per gran parte della propria vita; alcuni portano con sé i primi ricordi legati ad esso, altri non ne ricordano l’origine e credono che faccia parte del loro “carattere”.

Il desiderio di migliorare lo stato dell’umore  indica che probabilmente la persona presenta un Disturbo dell’Umore. Nel caso della persona triste o disperata si tratta di depressione o distimia, nel caso della persona con umore ballerino si tratta di disturbo bipolare (molto probabilmente ma non sempre, poichè spesso dietro l’umore instabile si nasconde un Disturbo della Personalità).

Nel DSM-IV TR (Manuale diagnostico dei Disturbi Psichiatrici) i disturbi dell’umore vengono raggruppati nell’Asse I (sindromi cliniche) in  due categorie generali:

a)      i disturbi depressivi che comprendono il disturbo depressivo maggiore (depressione grave) ed il disturbo distimico (umore depresso costante per la maggior parte del tempo);

b)     i disturbi bipolari”, una complessa categoria diagnostica che comprende il disturbo bipolare I, il disturbo bipolare II ed il disturbo ciclotimico.

I disturbi bipolari sono caratterizzati da un’alternanza dell’umore che può variare nei casi più gravi da importanti forme di depressione ad estremi di euforia di tipo maniacale.

I Disturbi di Personalità vengono raggruppati nel DSM -IV TR  nell’Asse 2, e riguardano la presenza di modalità stereotipate e rigide di relazionarsi agli altri e di rapportarsi alle varie situazioni della propria vita. Tale rigidità ostacola e spesso impedisce il raggiungimento dei propri obiettivi. Spesso chi presenta un Disturbo di personalità presenta anche una Sindrome clinica, quindi un Disturbo dell’Umore.

I Disturbi di Personalità vengono raggruppati in tre gruppi:

1.      Gruppo A, contiene le personalità definite “Bizzarre  ed Eccentriche”: Paranoide, Schizoide e Schizotipica;

2.      Gruppo B, raggruppa le personalità “Drammatiche e Stravaganti”: Antisociale, Borderline, Istrionico, Narcisistico;

3.      Gruppo C, contiene le personalità “Ansiose e Timorose”: Ossessivo Compulsivo, Evitante, Dipendente, NAS (non altrimenti specificato).

Ogni disturbo è definito dalla copresenza di alcuni “tratti”.

Per esempio, il disturbo Borderline è definito dal DSM-IV come “una modalità pervasiva di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore ed una marcata impulsività, che compaiono nella prima età adulta e che si presentano in vari contesti”. Per diagnosticare la presenza del disturbo il clinico deve utilizzare particolari criteri.

Nella mia professione di psicologa clinica e psicoterapeuta, oltre che “diagnosticare” un eventuale disturbo facendo riferimento agli strumenti scientifici quali il DSM IV-TR (di cui sopra), utilizzo un approccio “contrattuale” per la risoluzione del problema che la persona mi porta.

Credo profondamente che l’essere umano tenda all’Autorealizzazione.

La ricerca di un aiuto esterno da parte della persona sofferente rappresenta il primo passo nella direzione dell’autorealizzazione.  Fin dall’inizio è possibile individuare due forze entrambi presenti nella persona: la forza regressiva individuabile nei sintomi, che lo porta alla distruzione, e la forza positiva data dal bisogno di farsi aiutare che spinge nella direzione opposta, della crescita.

Ascoltando attentamente la persona, esplorando i suoi motivi di insoddisfazione e scoprendo i suoi desideri, mi è capitato spessissimo di individuare assieme alla persona stessa le sue mete, oltre che il modo esclusivamente personale di raggiungerle.

Il cammino non è privo di ostacoli; alcuni sono grandi altri più piccoli.

Nella fase iniziale del percorso predomina la parte della persona “regressiva”, carica di sofferenza. Gradualmente la parte regressiva diminuisce per lasciare più spazio alla parte sana, “l’alleato alla crescita” responsabile del benessere.

In alcuni momenti la persona fà grandi tratti in avanti, in altri ha la sensazione di tornare indietro. Non c’è mai un tornare indietro, poichè le cadute fanno riposare e anticipano i salti in avanti.

Questo è il cammino a due chiamato lavoro terapeutico (psicoterapia).

Ogni persona realizza un proprio personale cammino; le strade sono infinite e il cliente indica le proprie preferenze; il terapeuta lo aiuta a rimuovere gli ostacoli.

E’ emozionante scoprire l’imprevedibile percorso che ogni persona sceglie, ma ancora più entusiasmante è arrivare alla meta, sapendo che entrambi, cliente e terapeuta, hanno contribuito alla Vittoria.







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