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Disordini dell’alimentazione e bullismo: due facce della stessa medaglia

category Disturbi e patologie Marisa Nicolini 21 Aprile 2009 | 4,044 letture | Stampa articolo |
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Intervento della Dr.ssa Marisa Nicolini sui temi

“DIMMI COSA MANGI E…

“COMPORTAMENTI ALIMENTARI E COMPORTAMENTI SOCIALI”

Progetto Ben….Essere: il bambino, l’adolescente, l’adulto,

un ben…essere tutto da costruire

Istituto Comprensivo Canepina (VT), 21/4/2009

Regione Lazio, Diritto allo Studio

“Se fai piani per un anno, semina grano

Se fai piani per un decennio, pianta un albero

Se fai piani per la vita, forma ed educa le persone”

Antico proverbio cinese

In Psicologia si definisce comportamento ogni azione posta in essere dal soggetto per rispondere a degli stimoli esterni o a delle motivazioni interne.

Si può quindi affermare che ogni comportamento abbia una duplice spinta: esterna ed interna.

Anche i comportanti alimentari si presentano così doppiamente determinati:

  • la motivazione interna è quella dettata dalla fisiologia: sarò indotto a mangiare se percepirò gli stimoli neurofisiologici della fame e tenderò a mangiare quello di cui ho bisogno, nelle quantità necessarie;
  • la situazione esterna è quella che può crearmi un desiderio di mangiare per altri fini rispetto a quelli fisiologici, ad esempio per induzione (la pubblicità), per una data occasione (gli incontri conviviali), per imitazione (lo fanno gli altri nel gruppo), ecc…

Inoltre l’alimentazione, avendo importanti ricadute sul nostro “look”, ha sempre un’altra valenza più o meno conscia: mangiare per sembrare! Questo fa sì che l’individuo smetta, o non impari affatto, a nutrirsi per stare bene, piuttosto egli si nutrirà per sembrare: sano, magro, atletico, tonico.

Ma tutti questi aggettivi richiedono uno stile di vita più articolato, dove all’alimentazione vanno associati il movimento, l’igiene, adeguate relazioni, il tutto nella giusta quantità. Se si eccede, in più o in meno, è il bilancio complessivo del nostro benessere a risentirne.

alimentazione

I comportamenti alimentari, dunque, sono sempre anche comportamenti sociali: che lo sappiamo o no, il modo in cui mangiamo dice moltissimo di come siamo e, viceversa, come ci sentiamo in un dato momento o periodo della nostra vita determina anche come mangiamo.

Ecco perché molto spesso i disturbi alimentari sono legati a sottostanti vissuti d’ansia, di depressione, a insicurezze sul nostro essere. E queste sono motivazioni individuali, personali.

Altrettanto importanti sono, come detto, le motivazioni sociali, per cui mangiamo non tanto ascoltando il nostro stomaco e il nostro cervello (che sono sempre e comunque in reciproca interdipendenza), ma guardando e imitando gli altri: ecco allora che le persone non si nutrono più secondo le proprie esigenze, che variano dinamicamente nel tempo, ma secondo i condizionamenti che vengono trasmessi dall’esterno, dalla TV, dai coetanei, dagli altri in generale.

Pensiamo ad esempio alla ricreazione a scuola: un tempo era normale dare al proprio figlio un panino per interrompere il digiuno tra la prima colazione e il pranzo, o un frutto. Poi il panino è diventato fuori moda, per i mutamenti sociali che hanno tolto tanto tempo alle mamme: allora si fa prima a mettere nello zaino un pacchetto di patatine o una merendina, che sono apparentemente più buoni anche della frutta. Se non si ha tempo neanche di fare questo, si dà un euro al bambino o al ragazzo che si comprerà quello che vuole, magari al distributore della scuola.

Ecco allora che non si mangia più quello che serve al proprio organismo, ma quello che va di moda, quello che prendono i più “fichi” della scuola, quello che va per la maggiore in televisione.

Il sociale, o peggio ancora il commerciale, hanno la meglio sul fisiologico!

alimentazione2

Inutile dire quanto questi comportamenti, unitamente alla sedentarietà, stiano nuocendo alle giovani generazioni, ormai sovrappeso o francamente obese in tutto il mondo “civilizzato” nel 30-40% dei casi.

Ma c’è ancora un altro aspetto che va sottolineato nei comportamenti dei ragazzini e degli adolescenti: l’alimentazione, e in primo luogo il bere, come manifestazione della propria superiorità o, quanto meno, della propria adesione al gruppo!

Sono infatti preoccupanti, e in crescita ulteriore, le statistiche che pongono in relazione il mangiare/bere sociale con fenomeni quali la prevaricazione, l’aggressività, il bullismo.

Gli alcolici, la birra in primis, sono purtroppo ancora molto disponibili anche ai minorenni, i quali spesso, seppur non facendo anche abuso di sostanze psicotrope, bevono “per aiutarsi” a slatentizzare comportamenti aggressivi e coercitivi verso gli altri.

alcool

E’ noto infatti che l’alcol aiuta a superare i freni inibitori del proprio carattere (ad esempio, la timidezza) e delle regole sociali che comunque abbiamo introiettato, facendoci diventare più disinvolti e disinibiti. E poi, anche in questo caso, se tutti lo fanno, bisogna essere molto forti ed autodeterminati per schierarsi diversamente, per mettersi tra coloro che hanno il coraggio di andare controcorrente.

Un numero purtroppo crescente di adolescenti non sembra possedere una simile forza e di conseguenza vediamo crescere il numero dei bulli (specialmente femmine) che tende a prevaricare i più deboli, le stesse “vittime” dei bulli che cercano di imitare i forti emulandone i comportamenti deteriori, non foss’altro che per stordirsi dato il calo dell’autostima, fino ad arrivare a comportamenti abusanti nel verso senso della parola.

Vediamo più da vicino in cosa consistono tali comportanti abusanti e perché tanto fanno preoccupare genitori e professionisti (insegnanti, medici, psicologi).I ragazzi di oggi ricevono fin da bambini una quantità infinita di stimoli che colpiscono la sfera delle emozioni. Questa iperstimolazione crea uno squilibrio nel controllo emotivo.

I genitori (spesso assenti per lavoro o impreparati ad affrontare problematiche di questo genere) e l’inadeguatezza del sistema educativo nello sviluppo della crescita psicologica dei ragazzi, fanno si che i giovani si allontanino dai sani modelli di riferimento che, peraltro, sono molto differenziati nei diversi contesti socio-culturali. Il fenomeno del bullismo come quello dell’utilizzo degli alcolici e degli stupefacenti sono solo alcuni aspetti delle conseguenze scaturite da una crescente perdita di interesse per l’altro, in senso lato.

genitori

L’individualismo e la mancata educazione all’empatia comporta una totale disattenzione per l’altro, mentre si accende l’esibizionismo della propria persona a tutti i costi e questo ad un’età compresa dai 12 ai 14 anni, ancora priva di consapevolezza:  l’82% dei maschi e l’86% delle femmine fa il bullo perché vuole essere ammirato all’interno del gruppo di amici, il 77% dei maschi e l’81% delle femmine per diventare il leader del gruppo ed infine il 68,8% dei maschi e il 71,2% delle femmine lo fanno per essere attraenti. Il mondo del bullismo riguarda sempre più anche le ragazze: nell’universo maschile il bullismo è ostentazione più o meno di forza; in quello femminile è accanimento psicologico, che si basa sull’isolamento e la derisione dell’emarginata.

L’altro grande problema risiede, com’è noto, nelle sregolatezze del regime alimentare. L’impulso dato dai media nell’idealizzare l’immagine del corpo perfetto però non è rappresentativa del nesso “cura del corpo = salute”, e va a discapito di un’alimentazione adeguatamente integrata ad un’attività sportiva. Nel 48% dei casi, i ragazzi hanno dichiarato di avere fatto diete senza l’aiuto del medico, facendo ricorso anche a diete “fai-da-te” trovate per caso su Internet. Il 61% degli adolescenti vorrebbe essere più bello (tra cui il 67% delle femmine), il 59,6% più alto (62,2% delle femmine); il 50,3% più magro (59,4% delle femmine). Ovviamente il 57,3% dei maschi vorrebbe essere più muscoloso.

Un fenomeno incomprensibile per chi appartiene alla generazione precedente, più incline al divertimento che a curare l’aspetto fisico. L’incomunicabilità e soprattutto il non aver tempo da dedicare all’ascolto dei più giovani comporta una radicale rottura nelle relazioni nelle quali non si riesce a dare esempi validi sul come creare dei rapporti sani nella vita. Dalla mancanza di ascolto deriva una mancanza di relazione, da cui derivano, a loro volta, sentimenti di solitudien, di bassa autostima, di paura del futuro. Tutti sentimenti di “vuoto” che sempre più spesso i ragazzi riempiono aderendo a modelli comportamentali disfunzionali.

Una  recente indagine promossa dalla Società Italiana di Pediatria ha tentato di dare un quadro della situazione sulla quale intervenire ed ha affrontato vari argomenti, tra cui: Educazione e ruolo dei genitori; bullismo e società; le abitudini sessuali e gli squilibri alimentari; alimentazione e sport; psicologia e alimentazione;  psicologia e sport nell’età evolutiva. L’intento è quello di sradicare i falsi miti imposti dal nostro sistema di omologazione, in cui gli adolescenti – più che in altri periodi storici – trovano grandissime difficoltà a costruire la propria identità, ad esaltare la propria individualità nel rispetto delle differenze proprie e altrui.Anzi, essi oggi sembrano rispondere all’imperativo del “controllo”: controllare gli altri, tramite atteggiamenti di prevaricazione fino al bullismo, e controllare se stessi, ad esempio nei propri bisogni fondamentali come quelli alimentari, fino all’anoressia. E non è un caso che entrambi questi fenomeni siano in ascesa soprattutto tra le ragazze, il sesso tradizionalmente considerato “debole” e quindi con maggior bisogno di “sembrare” forte e capace di (auto)controllo.Nei giovani, è il monito di psicologi e medici,  spesso vi è l’assenza di consapevolezza della propria identità e tale mancanza di soggettività comporta l’annullamento di una propria autonomia cognitiva ed emozionale, ambedue necessarie per sviluppare una riflessione. Il monito sembra coinvolgere tutte le parti in campo: dai genitori agli insegnanti fino alla società nel suo intero. Bisogna ritrovare un modo non di capire o, peggio, di scusare i giovani, ma di ascoltarli profondamente, senza giudicarli, fornendo loro esempi fondati sul rispetto di sé e degli altri.

sob-sob

Solo così sarà possibile per i nostri ragazzi tornare ad avere significative relazioni: con gli altri, ma anche con se stessi, per riscoprire le proprie emozioni, i propri obiettivi, la propria soggettività, con la quale decidere e scegliere. Grazie a tale riscoperta autodeterminazione essi potranno ristabilire un equilibrio con i coetanei e con la propria interiorità, per ascoltare – e poi rispondere – ai propri bisogni (individuali e collettivi), tra i quali un’alimentazione e una socializzazione più adeguate e fisiologiche.

Dr. Marisa Nicolini, psicologa-psicoterapeuta, Centro Visana, Via Lega dei Dodici Popoli, 27 – Viterbo, Tel. 0761 251836, Cell. 328 8727581, e-mail m_nicolini [@] virgilio [.] it







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