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Cosa si nasconde dietro gli attacchi di panico?

category Disturbi e patologie Cristina Mencacci 27 Febbraio 2013 | 3,854 letture | Stampa articolo |
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COS’E’ L’ATTACCO DI PANICO

L’attacco di panico rientra nei disturbi d’ansia e consiste in un episodio improvviso d’intensa paura, associato a reazioni fisiche ed emotive. La persona è travolta da uno stato di terrore, che implica l’emergenza di fuggire dinnanzi alla situazione “stimolo” percepita come una catastrofe imminente.

COME SI MANIFESTA

L’attacco di panico insorge improvvisamente ed è circoscritto ad un breve periodo (10 minuti circa), caratterizzandosi per un andamento in crescendo dei sintomi, che raggiungono di un livello di massima intensità, per poi diminuire gradualmente e rientrare entro parametri normali.

SINTOMI

La sintomatologia è variabile, ma comporta sempre la presenza di sintomi fisici associati a vissuti emotivi.

- SINTOMI SOMATICI: difficoltà respiratoria, respirazione accelerata, senso di soffocamento, tachicardia, dolore/fastidio al petto, nausea, crampi/dolori addominali, sudorazione, vampate di calore, brividi, tremori, vertigini, sensazione di sbandamento o di perdere i sensi.

- VISSUTI EMOTIVI: consistono in varie forme di paura, come di perdere il controllo, d’impazzire o addirittura di morire; sensazioni di non essere parte della realtà o di essere osservatore esterno del proprio corpo.

Possono verificarsi pochi o molti di questi sintomi e, talvolta, data la loro comparsa improvvisa ed intensa, la persona teme di essere colpita da un problema fisico, come un attacco cardiaco.

Sebbene i sintomi dell’attacco di panico siano destinati a scomparire, una volta terminato l’episodio, producono conseguenze debilitanti per l’organismo, quali senso di spossatezza e percezione di logoramento delle risorse fisiche e mentali.

CAUSE

Gli attacchi di panico sono il risultato di molteplici componenti che, interagendo tra loro, agiscono con modalità prettamente individuali. Non esiste una causa univoca, ma l’attacco di panico si manifesta in persone in cui sono presenti fattori predisponenti associati ad altri di sovraccarico psicologico.

 

I FATTORI PREDISPONENTI sono legati principalmente a:

  • fattori costituzionali: temperamento predisposto all’ansia e con soglie più basse di reattività allo stress;
  • appartenenza al sesso femminile: nelle donne il problema degli attacchi di panico è più frequente rispetto agli uomini;
  • eventi risalenti all’infanzia:  aver sperimentato da bambini uno stile di attaccamento insicuro verso le figure parentali, può promuovere vissuti di insicurezza affettiva associata ad un pressante bisogno di sostegno e rassicurazione;
  • personalità vulnerabili ai distacchi affettivi, reali o immaginari, o ipersensibili alle costrizioni verso situazioni di vita percepite come vincolanti;
  • stile educativo improntato sull’apprendimento dell’ansia: la presenza di genitori apprensivi, può aver trasmesso una visione del mondo incentrata su minacce e pericoli e, di conseguenza, l’apprendimento di comportamenti di difesa e protezione.

 

Tra i FATTORI di SOVRACCARICO rientrano:

  • situazioni di elevato stress, come un lutto, una grave malattia, un importante cambiamento di vita,
  • aver subito o assistito ad un evento traumatico,
  • tensioni prolungate in ambito  lavorativo o familiare,
  • eventi di perdita affettiva o di distacco da figure importanti,
  • esperienze del contesto di vita attuale, come forme di insoddisfazione, insicurezza, delusione, oppressione.

Pertanto, alla base degli attacchi di panico sussiste una “vulnerabilità individuale” su cui si sovrappongono la storia personale, gli schemi di pensiero, il modo di porsi nei confronti della vita, che ciascuno assimila  nel corso della propria esistenza.

Eventi dolorosi o stressanti sovraccaricano lo stato psicofisico, agendo sulla tendenza manifesta o latente, a reagire in modo apprensivo. Ne consegue un innalzamento della pressione emotiva, lungo un’escalation d’ansia, fino a quando la persona non riesce più a contenerla e precipita nell’attacco di panico.

Gli eventi stressanti non sono, quindi, la causa intrinseca del panico, bensì fungono da fattori scatenanti, e, generalmente, il primo attacco si manifesta improvvisamente ed apparentemente senza alcun legame con i fattori precipitanti.

 

QUALI CONSEGUENZE COMPORTA L’ ATTACCO DI PANICO?

Quando la persona ha subito un attacco di panico, la preoccupazione preminente è l’insorgenza di nuovi episodi, da cui può svilupparsi un’insidiosa paura che conduce la persona a modificare proprio stile di vita, cercando in questo modo di proteggersi dalla sofferenza.

Le conseguenze maggiormente negative non consistono negli episodi di panico in sé, sebbene siano esperienze spaventose, bensì nei meccanismi di protezione attivati dalla mente per difendersi da un loro riverificarsi: ansia anticipatoria ed evitamento.

ü  L’ansia anticipatoria consiste nella “paura della paura”. L’intensa paura di avere un nuovo attacco di panico induce ad un continuo monitoraggio degli stimoli presenti nei contesti considerati a rischio ed a esasperare l’attenzione verso le proprie sensazioni fisiche. La maggiore percezione dei sintomi fisici, fornisce alla mente la conferma della presenza di un pericolo e, la mente,  a sua volta,  sollecita il corpo verso le reazioni tipiche del panico.

ü  L’evitamento è una strategia per cui la persona tende ad “evitare” le situazioni temute per il riverificarsi delle crisi, o affrontarle solo se accompagnata da qualcuno di cui si fida.  L’evitamento permette di moderare l’ansia nel breve periodo, ma alimenta il problema, poiché non smentisce la paura delle situazioni temute e l’incapacità ad affrontarle. Inoltre, tende ad estendersi ad un numero sempre maggiore di contesti fino ad investire anche attività abitudinarie.

Ansia anticipatoria ed evitamento sono strategie protettive che si alimentano a vicenda e sostengono il problema, ponendo limiti sempre più ristretti alla vita di una persona. Le conseguenze comportano  la perdita della propria indipendenza e della possibilità di scelta, la rinuncia a cogliere occasioni importanti, il deterioramento della qualità della vita familiare,  lavorativa e sociale.

È abbastanza frequente che gli attacchi di panico, se non trattati tempestivamente, peggiorino in frequenza ed intensità. Quando le crisi si verificano ripetutamente, subentra la condizione di “disturbo di panico”. Inoltre possono verificarsi:

  • sviluppo di fobie specifiche, come di guidare, di andare al supermercato, di uscire di casa ecc.
  • isolamento sociale,  dovuto alla chiusura in se stessi e all’evitamento;
  • stati depressivi, di tipo “reattivo”, quale conseguenza della perdita della propria autonomia e del senso d’impotenza nei confronti del problema;
  • abuso di farmaci, sopratutto ansiolitici, che permettono di “tamponare” momentaneamente il disagio, ma possono creare forme di dipendenza psicologica.

PERCHÉ CHIEDERE AIUTO AD UNO SPECIALISTA ?

Gli attacchi di panico rappresentano segnali d’allarme che è opportuno ascoltare, poiché comunicano una sofferenza interiore, repressa e non riconosciuta, che si esprime attraverso il corpo.

Consultare uno specialista rappresenta un momento per prendersi cura di se stessi sotto un duplice aspetto: superare le crisi di panico ed attribuire un significato al disagio.

La persona può ricevere, non solo un supporto concreto per spezzare il circolo vizioso del panico, ma anche un’opportunità per affrontare le proprie paure ed esplorare parti importanti di sé di cui non ha consapevolezza, in modo da ridefinire le proprie esperienze ed i modelli di costruzione delle relazioni.

 

 

Dott.ssa Cristina Mencacci

Psicologa

Isc. N°904 Ordine Psicologi Umbria

Studio: Perugia, via Guardabassi, 14

cell. 335.6485138

e-mail: cristina [.] mencacci [@] libero [.] it

inscritta nell’elenco professionisti niente ansia

 







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