Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
La felicità è desiderare quello che si ha. Sant'Agostino
Viagra online

“Attraversare il ponte” – Gruppo di sostegno per l’elaborazione del lutto

category Disturbi e patologie Catherine Fiore 19 Marzo 2011 | 4,364 letture | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Quando perdiamo una persona cara, la nostra vita viene sconvolta. Ci sentiamo scossi nella profondità della nostra esistenza. I nostri sentimenti possono essere intensi e contraddittori, oppure ci possiamo sentire come congelati, completamente paralizzati.
Inizialmente, i nostri parenti e amici cercheranno di esserci il più possibile vicini, di gestire con noi la quotidianità nonostante il grande sconforto e il vuoto che si sperimenta.
Alcune persone intorno a noi si mostreranno imbarazzati, incapaci di accoglierci nella nostra vulnerabilità. E presto sentiremo degli inviti a “guardare avanti”, “riprendere a vivere”, “cercare di dimenticare”. Noi non siamo affatto in grado di farlo – ci sentiamo incompresi e ancora più soli.

Il processo di elaborazione del lutto è lungo e tortuoso; ciclicamente viviamo periodi di relativa serenità, per poi sprofondare di nuovo nella disperazione. Elaborare i vissuti della perdita e del lutto – che portano con sé disorientamento, rifiuto, panico, disperazione, rabbia, isolamento, depressione e sensi di colpa – e affrontare gli inevitabili e necessari cambiamenti interni ed esterni, comporta un travaglio difficile da superare da soli, in particolar modo in quei casi in cui accade tutto improvvisamente. Possiamo allora provare il bisogno di comprensione, di incontro con persone nella stessa nostra situazione con le quali condividere il nostro vissuto, e di un aiuto competente.

Il lutto è il lento processo di ridefinizione del nostro mondo e della nostra realtà privati della presenza di una persona che ci era particolarmente cara. Per questo ha bisogno di un particolare spazio-tempo che spesso è difficile trovare nella società frenetica come la nostra, ma che è possibile creare e trovare in un gruppo di sostegno.

Il gruppo si configura come la possibilità di recupero di una ritualità di elaborazione comunitaria del lutto, costituendo un moderno rito di passaggio che accompagna i partecipanti da una fase all’altra della vita.

Ma perché proprio un gruppo per elaborare la perdita?

Il gruppo ha un suo forte potenziale terapeutico. Quando si rivive l’esperienza della perdita insieme con altre persone, anche se sconosciute, ma che stanno affrontando lo stesso problema, lo si sperimenta in modo del tutto differente. L’impegno comune dei partecipanti consente un arricchimento reciproco e attiva un intenso campo psichico, che favorisce l’esperienza di un livello di coscienza più profondo, quale raramente da soli ci si concede nella vita abituale di fronte al dolore e alla perdita.

L’aspetto della condivisione e del contenimento, che il gruppo consente, è ben rappresentato dall’immagine del cerchio delle persone che si forma durante gli incontri e che sta a significare il senso dell’appartenenza a una comunità. Nel mezzo del cerchio si crea uno spazio libero e nello stesso tempo protetto per il rapporto con se stessi e gli altri, senza programmi e senza vincoli, se non quello della partecipazione e dell’ascolto, in cui ciò di cui si discute é qualcosa che ciascuno ha vissuto e sperimentato nella propria storia o all’interno del gruppo, e quindi può essere condiviso ed esplorato.

L’aiuto che si dà e si riceve all’interno di un gruppo non è certo un impossibile ritorno al

passato o una difesa dalla sofferenza psichica, ma il far emergere il bisogno umano di

comunicare, avvicinarsi ai propri sentimenti, porsi a confronto con le proprie emozioni, senza rimanerne imprigionati.

Partecipare a un gruppo di sostegno vuol dire avventurarsi in una nuova esperienza di vita. E’ un atto di coraggio, un mezzo per cercare una risposta vitale alla perdita di senso e di orientamento che si sta provando e per uscire da una dimensione di solitudine e di chiusura. Attraverso il gruppo si attiva un campo psichico, in cui emergono le parti sofferenti, malate e bloccate, le difese che attuiamo per contenere le paure e le angosce, ma anche le risorse, i bisogni, i desideri, le speranze verso forme nuove di vita, verso un cambiamento che si teme di non saper reggere o di non poter realizzare.

E’ l’incontro con il dolore, con il sentimento dell’abbandono, con la solitudine e con le paure di ciascuno, accompagnato anche dalla sfiducia nelle proprie possibilità di cambiamento. Nel gruppo infatti le persone si permettono di esprimere il loro pesante carico emotivo, spesso non dicibile all’esterno, poiché familiari e amici non lo tollerano troppo a lungo. In questo modo fin dal primo incontro il gruppo diventa il contenitore delle storie di vita di ogni partecipante e anche il contenitore della storia del gruppo.

La condivisione delle esperienze personali e il confronto dei propri vissuti e delle reazioni psicologiche con le altre persone del gruppo permette di cogliere, pur nella diversità delle storie, un’intima somiglianza dei problemi da affrontare o già affrontati e la possibilità di un rispecchiamento reciproco, che aiuta a riconoscersi negli altri, a fare dei collegamenti tra le diverse situazioni e a elaborare le proprie esperienze. Nel gruppo ciascuno può utilizzare l’esperienza degli altri non solo rispetto alla propria vita passata e alla relazione con il defunto, ma anche rispetto al presente, alla conoscenza di sé, alle amicizie e relazioni attuali, anche quelle che si sperimentano all’interno del gruppo. Nel gruppo ci si rispecchia nelle paure, nei limiti, nelle angosce, nelle colpe, nei rimpianti, nelle sofferenze degli altri, ma pian piano anche nel bisogno di «salvarsi», «aprirsi di nuovo», «farsene una ragione», «uscire dall’isolamento», recuperare il proprio «equilibrio» non solo per se stessi e per i figli, ma anche per le altre persone che ci vivono intorno e «che amiamo».

Inoltre attraverso il gruppo si apprende che ci sono modalità differenti per contenere e modificare le proprie difficoltà e le proprie paure, per dar loro un senso e per trasformarle in atti e azioni vitali. Si scopre attraverso l’esperienza dell’altro che rimanere attaccati al passato, ai dolori e ai traumi vissuti, pieni di risentimento o di sensi di colpa, impedisce il proprio processo di crescita, oppure che trattenere egoisticamente qualcuno che sta morendo o rimanere legati solo a qualcuno che è morto diventa un impedimento alla propria trasformazione e crescita personale.

Attraverso la condivisione delle proprie esperienze e dei vissuti  emerge quel potenziale di elaborazione e trasformazione dell’esperienza emozionale, che determina importanti modificazioni nelle capacità comunicative e relazionali di ciascuno.

Inoltre partecipare a un’esperienza di gruppo significa trovare uno spazio interno, oltre che esterno, per confrontarsi con la perdita e renderla più pensabile e più vicina a sé, quindi anche più vivibile e accettabile.

Viviamo perdendo e abbandonando e lasciando andare. Perché c’è una fine, una fine a tutto quello che abbiamo amato. Ma ci può essere anche una fine al lutto.

 

 

“Solo coloro che si tengono lontani dall’amore possono evitare la tristezza del lutto. L’importante è crescere, tramite il lutto, e rimanere vulnerabile all’amore.”

John Brantner

 

A cura di Dott.ssa Catherine Fiore

Psicologa- psicoterapeuta

Contatto e-mail: fiore [.] catherine [@] libero [.] it







Lascia un Commento

*