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Attacchi di panico e personalità

category Disturbi e patologie Barbara Corte 20 Luglio 2008 | 9,970 letture | Stampa articolo |
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L’attacco di panico è un’esperienza molto spiacevole e piuttosto diffusa in occidente; percentuali indicative riportano che circa il 25% delle persone soffre di disturbi d’ansia e il 10% ha riportato almeno un attacco di panico nel corso della vita.

Solitamente la persona viene “sorpresa” dall’attacco di panico, in quanto la situazione in cui si trova non viene valutata come potenzialmente ansiogena o pericolosa, per questo in primo luogo il fenomeno viene interpretato come un disagio di tipo fisico e attribuito a cause mediche.

Il panico è essenzialmente angoscia pura e semplice, apparentemente sganciata dal contesto e da qualsiasi riferimento, per questo ha un effetto paralizzante in quanto sembra in apparenza né spiegabile né affrontabile  e quindi fa sentire inermi. Questo stato di intenso disagio si accompagna spesso a sintomi fisiologici come tachicardia, sensazione di soffocamento, vertigini, giramenti di capo, cefalea, sensazione di “avere la testa vuota”, vampate di calore, brividi di freddo, tremori, sudorazione. A livello psichico l’attacco di panico è accompagnato da un improvviso terrore, da una sensazione di morte incombente o di perdita del controllo delle proprie idee e azioni e il timore di stare sul punto di  impazzire, perdere la coscienza. In alcuni casi il soggetto può sentirsi disorientato e avere l’impressione di vivere in una realtà diversa, strana (derealizzazione) o di non sentirsi più se stesso (depersonalizzazione).

L’attacco di panico è legato ad una serie di fattori, sia situazionali sia di personalità. Per quanto riguarda i fattori situazionali gli attacchi di panico accadono frequentemente in momenti di cambiamento (cambio di casa, di lavoro, promozione, matrimonio, nascita di un figlio) o di passaggio da una fase all’altra della vita,  per esempio all’inizio dell’età adulta, quando, una volta raggiunta l’indipendenza si fa un primo bilancio tra aspettative e risultati ottenuti e si può avere ala sensazione, più o meno conscia, di aver trascurato qualche parte di sé e della propria realizzazione. Inoltre possono essere legati a perdite, separazioni o alla tendenza ad aderire alle richieste dell’esterno senza valutare attentamente i propri bisogni; oppure a conflitti interni come quello tra il proprio bisogno di dipendere e la propria necessità/paura di autonomia.

Dall’esperienza clinica spesso emerge che esistono alcuni quadri di personalità più predisposte a sintomi psicosomatici e attacchi di panico, come la personalità che possiamo definire “evitante”. Tale soggetto spesso è molto intelligente e utilizza la razionalità come canale preferenziale per orientarsi nella vita (ricopre frequentemente attività lavorative di tipo scientifico/tecnico, es. ingegnere, programmatore, informatico), ponendo poca attenzione alla sua realtà emotiva e affettiva che per questo tende ad esprimersi attraverso il sintomo. La personalità evitante prova disagio a parlare di sé e delle proprie emozioni, quando gli si chiede “come stai?” tende a rispondere senza riflettere: “bene” o “normale”. Spesso non ha stabilito un rapporto di intimità autentica con le figure genitoriali ma  ha sempre fatto tutto da solo, per la sensazione di non potersi affidare, anzi alcune volte ha fatto il “genitore dei suoi genitori”; in questo modo ha evitato di sentire il proprio bisogno di supporto e vicinanza affettiva. In questo caso può essere utile un percorso terapeutico focalizzato sul riconoscimento e l’espressione delle proprie emozioni.

Un altro tipo di personalità predisposta all’attacco di panico è quella “fobica”, che presenta conflitti tra la simbiosi all’interno di una relazione e la propria autonomia. Spesso situazioni come l’inizio o il consolidamento di una relazione affettiva, il matrimonio, la nascita di un figlio, possono fare  sentire  questa persona “braccata” e allo stesso tempo i suoi bisogni di autonomia possono spaventarla; in questo contesto l’attacco di panico può avere la funzione di bloccarla per proteggerla dalla paura dell’indipendenza, dell’allontanamento, della separazione.

In questo articolo ho tracciato una breve panoramica di ciò che può esprimere un attacco di panico, in modo che, attraverso l’aiuto di un esperto, la persona che soffre di attacchi di panico  possa, anziché subirlo, leggere il significato che veicola, per trasformarlo da sintomo spiacevole a fonte di preziose informazioni per il proprio benessere psicologico.

L’aiuto di un esperto è inoltre importante per far sì che il sintomo non venga generalizzato  e la paura che si presenti nuovamente non danneggi la propria vita affettiva, sociale e lavorativa.







3 Commenti a “Attacchi di panico e personalità”

  1. michele

    mi risveglio smanioso, con una sensazione di disagio immotivata ed improvvisa.
    una sensazione di morte.
    altre volte invece,mi sveglio come se avessi un appuntamento al quale sto rinviando ma che so di non poterlo evitare: è l\\\\\\\’incontro con la morte, la mia morte.

  2. Chiara

    07/05/2009

    Ciao a tutti,
    io soffro di attacchi di panico da settembre 2008 e riconosco che è molto diffilcile stare tranquilli e non pensarci.
    personalmente penso che gli unici modo per guarire siano 2 ovvero una cura a base di farmaci (io prendo l’alprazolam – ansiolitico – ) e una terapia parlata con uno specialista. ma ci vuole anche tanta autostima, forza e coraggio.

    grazie dell’attenzione

    Chiara

  3. Attacchi di panico

    Gli attacchi di panico hanno di norma una durata breve, circoscritta ad alcuni minuti, e comportano uno stato di agitazione estremo. Secondo la mia esperienza, questo problema può certamente essere risolto tramite delle terapie puramente psicologiche, non è da escludere, tuttavia, che possano essere prescritti dei farmaci appositi.

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