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Attacchi di Panico: come riconoscerli

category Disturbi e patologie Catherine Fiore 26 Marzo 2011 | 2,543 letture | Stampa articolo |
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Per comprendere un attacco di panico è indispensabile riallacciarsi al suo parente più prossimo, la paura, un’emozione che ci avverte quando siamo di fronte a pericoli reali, generando risposte adeguate a proteggerci e a mantenerci in salute. La paura, pur provocando sensazioni spiacevoli, è un alleato importante, uno stimolo a mobilitarci e seguire le reazioni difensive istintuali di fronte ad un pericolo reale. Queste reazioni sono decisioni prese rapidamente e intuitivamente dalla mente che, per essere appropriate alla natura del pericolo, possono risultare molto diverse fra loro: contrattacco, razionalizzazione, immobilità, fuga…

E’ importante non confondere questo sentimento primordiale forte e chiaro, che fa parte dell’istinto di sopravvivenza, con le innumerevoli paure infondate, fobie e fantasie catastrofiche in cui ci intrappoliamo nella vita di tutti i giorni. Questi stati fobici, ansiosi e angosciosi, nella loro forma acuta diventano i cosiddetti “attacchi di panico”, i quali non partendo da una realtà di pericolo concreto sono da considerarsi metafore del nostro mondo interno, espressioni di un disagio di vivere, nonostante le manifestazioni sul piano fisiologico e psichico siano identiche a quelle della paura: senso di allarme, palpitazioni, irrequietezza, rigidità muscolare, sensazione di non respirare, bocca secca, nodo alla gola, gambe molli, svenimento, stordimento, tremore, vertigini, appannamento della vista, dolore al petto, nausea, perdita di controllo, paura di morire, di impazzire.

Nel linguaggio comune si tende a confondere i termini paura, attacco di panico, ansia, angoscia; per mantenere una comunicazione significativa è essenziale chiarire e fare distinzione fra le diverse emozioni che a volte possono essere contemporanee. L’ansia è un eccitamento fisiologico dell’organismo, più leggero della paura e costante. Provare ansia significa sentirsi continuamente in allerta, ingigantire il valore dei fatti, vivere le situazioni con un’intensità emotiva assillante e discordante con la realtà, essere troppo vulnerabili per rispondere in modo opportuno agli stimoli e alle pressioni ambientali. Occorre poter sostenere un certo grado di ansietà interna per essere creativi o anche solo per sopravvivere nel mondo con una certa sicurezza, forza, autostima. L’angoscia è uno stato doloroso dilagante e persistente; quest’emozione intensa di dolore e insicurezza insieme s’insinua nell’animo quando tutto è vissuto come immutabile, triste e sembra impossibile progettare la propria vita. La paura e il panico si possono distinguere solo dalla presenza o meno del pericolo reale.

Chi ha fatto esperienza di un attacco di panico sa che è un evento angosciante, improvviso e inaspettato; il timore che si ripresenti diviene in genere un pensiero assillante da cui nasce la paura di avere paura. Il fatto di non trovare una ragione plausibile all’instaurarsi di questo disagio fa immaginare che il suo superamento sia al di là delle proprie possibilità da cui ha inizio una strategia difensiva paradossale: si sfuggono le situazioni in cui gli attacchi di panico sono avvenuti considerandoli pericolosi… gli spazi aperti, gli spazi chiusi, le piazze, la folla, il traffico, il supermercato, le situazioni d’esame, l’ospedale, l’aereo, il treno, per non parlare di ascensori, gallerie e ogni luogo in cui ci si sente “costretti”. Inizia un circolo vizioso in cui ci si auto-convince ad isolarsi, a vivere confinati, ad uscire di casa il meno possibile a meno di non essere affiancati; si limitano le proprie attività e relazioni, pervenendo ad una mancanza di autonomia eccessiva accompagnata dalla dipendenza dai farmaci. Solo quando ci si accorge che il regime di auto-limitazione e restrizione della libertà non aiuta a star meglio, anzi predispone alla depressione e alla frustrazione, si giunge alla logica conclusione che l’unico modo di uscirne è la comprensione del sintomo e non l’evitamento.

 

A cura di Dott.ssa Catherine Fiore

Psicologa- psicoterapeuta

Contatto e-mail: fiore [.] catherine [@] libero [.] it







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