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Ansia e acufene

category Disturbi e patologie Maria Rosa Aita 8 Giugno 2012 | 7,018 letture | Stampa articolo |
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Se fino a qualche tempo fa dire acufene era dire una parola sconosciuta a molti, ultimamente il fenomeno inizia a essere più familiare.
Non solo per la campagna informativa e di sensibilizzazione da più parti indetta, ma anche per il numero crescente di persone che ne soffrono.
Questo ‘suono senza corrispondente sorgente esterna’ può presentarsi in varie condizioni, da quelle sindromiche com’è nel caso della Malattia di Ménière, a quelle pure dove vi è un’identificabile causa (per esempio un trauma acustico, patologie cardiovascolari, disfunzioni ATM), a quelle molto frequenti dove la causa non è identificabile o nota.
Accanto ai professionisti sociosanitari anche quanti si trovano a relazionare con un acufenico notano quella particolare ‘ansia’ che circonda la persona.
La mole di ricerche e di evidenze cliniche infatti vede associate all’acufene dimensioni quali ansia e depressione in primo luogo.
Il disagio soggettivamente percepito ha portato a identificare, tra gli acufenici, i buoni e i cattivi fronteggiatori.
L’idea di base è che l’acufene svolga il ruolo di agente stressante e stressogeno per i cui effetti vengono messe in campo delle strategie di coping che sono più o meno efficaci nel sostenere o neutralizzare le implicazioni sul disturbo soggettivo.
Questo fa sì che non tutti coloro che hanno un acufene ne soffrono o vedono invalidata la propria vita o quotidianità.
Anzi. E’ interessante vedere come talvolta chi scopre l’esistenza di un sintomo dal nome acufene possa dire ‘ah, ma allora ce l’ho anch’io!’.
Come può accadere questo?
Bisogna considerare i seguenti punti:
L’acufene si innesta in situazioni di normalità in quasi tutte le persone come quando ad esempio si sente un fischio nell’orecchio su una strada di montagna per il variare della pressione

Il grado di invalidazione dell’acufene.

Per quanto riguarda il primo punto dobbiamo notare che se vi è una relazione diretta tra l’aumentare dell’età e la presenza dell’acufene per cui esso tende a innestarsi come sintomo cronico in misura maggiore tra i soggetti anziani, è anche vero che non tutti gli acufeni diverranno necessariamente un sintomo intollerabile per tutte le persone che ce l’hanno.
Per questo continua a essere molto importante la valutazione soggettiva del disagio percepito.
Per quanto riguarda il secondo punto, vi sono gli acufenici con ‘acufene invalidante’, un acufene che apparentemente non lascia scampo e che mette in trappola la persona che ne soffre al punto da influire su tutte le sue aree di vita e sul senso di benessere con grave compromissione della quotidianità.
Come si fronteggia un acufene invalidante?
È evidente che in questo caso si tratta di situazioni dove le strategie di coping non si sono rivelate vincenti.
L’obiettivo in questi casi è e continua a essere l’eliminazione del sintomo e l’attesa speranzosa che la ricerca medica dia dei risultati in questo senso.
Nella descrizione del disagio psicologico legato all’acufene ci si è da più parti chiesti se fosse possibile identificare una ‘personalità acufenica’.
Da ricerche nel lungo periodo messe in campo all’ambulatorio di acufenologia dell’ORL di Padova è emerso che se vi sono tratti di personalità e dimensioni psicologiche frequenti tra i pazienti visitati, non si può descrivere con certezza una struttura di personalità specifica per l’acufene.
Tuttavia bisogna considerare che i pazienti con maggiore disagio percepito e dichiarato, appartengono alla porzione di acufenici che la letteratura descrive come ‘cattivi fronteggiatori’, con indici sopra la soglia di ansia e depressione, e spesso indici significativi nell’area della Negazione (cioè ‘il paziente si rifiuta di ammettere di avere qualche difficoltà nella sua vita’ per gli aspetti emotivi).
Un bilancio diagnostico per un paziente che lamenta l’acufene, quindi, deve tenere in considerazione anche questi aspetti prevalenti.

Bibliografia

Aita M., Le Spinte prevalenti nei soggetti affetti da acufene idiopatico, Quaderni CPD, 2006, n° 2

Barlani, F. (2003). Studio su un gruppo di pazienti con acufene psicogeno: correlazione tra parametri psicometrici e biometrici suggestivi di stress. Tesi di specializzazione in Psichiatria, Università degli Studi di Padova.

Cuda, D., a cura di (2004). Acufeni: diagnosi e terapia. Quaderni Monografici di Aggiornamento dell’Associazione Otorinolaringologi Ospedalieri Italiani, n.° 11.

LeDoux, J. (2002). Synaptic Self: How Our Brains Become Who We Are. New York: Viking Penguin (Tr. it.: Il Sé sinaptico. Milano: Raffaello Cortina, 2002).

Rizzardo, R., Savastano, M., Maron, M.B., Mangialaio, M., & Salvatori, L. (1998). Psychological Distress in Patients with Tinnitus. The Journal of Otolaryngology, 27, 1-6.

Savastano M., Aita M., Barlani F.. Psychological, neural, endocrine, and immune study of stress in tinnitus patients: any correlation between psychometric and biochemical measures? Annals of Otology, Rhinology and Laryngology. 2007 Feb; 116(2): 100-6.

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