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ANORESSIA E BULIMIA SINTOMI DI UN DISAGIO INTERIORE

category Disturbi e patologie Beatrice Conca 8 Settembre 2008 | 14,299 letture | Stampa articolo |
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Negli ultimi anni si è molto parlato di anoressia (il rifiuto patologico del cibo) e bulimia (tendenza a mangiare ossessivamente seguita da eventuali condotte di espulsione del cibo), malattie-simbolo della società odierna, così detta “del benessere”, in cui i mezzi di comunicazione di continuo elevano la magrezza a status symbol, esaltato senza sosta da moda e campagne pubblicitarie, e contemporaneamente portano sempre più questi disturbi all’attenzione dell’opinione pubblica, diffondendo dati allarmanti e promuovendo campagne di sensibilizzazione in aperta contraddizione con se stessi.

Numerose sono le teorie proposte per spiegare le origini dei disturbi dell’alimentazione, dalle cause famigliari alle ipotesi sulla predisposizione genetica, per arrivare, immancabilmente, ad interpretare anoressia e bulimia come conseguenza e metafora del rapporto distorto dell’uomo moderno con il cibo ed il proprio corpo.

Ma come si manifestano e cosa esprimono veramente queste malattie?

L’anoressia si manifesta attraverso una repulsione ossessiva nei confronti del cibo, che nei casi più gravi genera uno stato di malnutrizione tale da provocare la morte del soggetto. Questo rifiuto si accompagna però ad un continuo rimuginare (anche’esso ossessivo) riguardo al cibo e ad una progressiva restrizione relativa anche ad altri aspetti della vita (amicizie, interessi, relazioni amorose). L’insorgenza del disturbo anoressico è comune soprattutto nell’adolescenza, anche se, negli ultimi anni, la malattia ha conosciuto una diffusione notevole, coinvolgendo anche bambine in età pre-puberale e donne mature, di cinquant’anni ed oltre.

La bulimia, al contrario, consiste in un’incontrollabile necessità di ingerire grandi quantità di cibo, per poi rigettarlo, attraverso le cosiddette “condotte di eliminazione” (quali il vomito auto-indotto o l’utilizzo eccessivo di  purghe o di altri farmaci), per prevenire aumenti di peso e liberarsi dal senso di colpa indotto dalle abbuffate. Diversamente dai soggetti anoressici, le bulimiche tendono perciò a mantenere un peso normale così che diventa più difficile accorgersi del loro disagio, ma le modalità di ingestione ed eliminazione del cibo che utilizzano hanno sul fisico conseguenze gravi quanto quelle provocate dal digiuno forzato e continuativo dei soggetti anoressici, a causa del continuo transito degli acidi che danneggiano l’esofago e lo smalto dei denti e alla carenza di calcio e di altri sali minerali.

Inoltre la bulimia esordisce in età più avanzata, dopo i 18-19 anni, anche se, negli ultimi anni si è osservata una progressiva sovrapposizione tra le due malattie, poiché frequentemente accade che soggetti inizialmente anoressici con il passare del tempo diventino bulimici o viceversa.

E’ importante sottolineare che tali patologie non nascono da un disturbo dell’appetito, poiché il soggetto anoressico continua ad avere fame e a desiderare il cibo come e più di prima, ma decide di privarsene, negando questo bisogno nel tentativo di correggere l’immagine distorta che ha del proprio corpo che percepisce come inadeguato e, in particolare, costantemente in soprappeso. Né i disturbi alimentari sono imputabili esclusivamente all’influenza dei modelli proposti dalla società odierna che promuove l’ideale del corpo magro, simbolo di efficienza e successo, determinando così nelle donne (ma sempre più anche negli uomini), una preoccupazione costante riguardo alla propria immagine. Tutte le adolescenti sono infatti esposte alla pressione di tali modelli, ma non tutte diventano anoressiche e bulimiche.

Anoressia e bulimia sono invece il sintomo di un disagio interiore. Sono modi esprimere attraverso il cibo e il corpo un malessere che non è possibile comunicare con le parole. L’ anoressica non vuole morire, ma rendere visibile a chi la circonda la sofferenza e la disperazione che prova e che non può spiegare in nessun altro modo. Una sofferenza che spesso gli altri (famigliari, amici, fidanzati, ecc.) non percepiscono, soffermandosi esclusivamente su quella magrezza così impressionante, sul pericolo di vita ad essa connesso e sulla quantità di cibo assunto o rifiutato mentre l’anoressia e la bulimia parlano di molto altro: di ragazze insicure, che si sentono inadeguate nei rapporti interpersonali, incapaci di affrontare le difficoltà della vita e di rispondere alle aspettative, spesso contraddittorie, della società che chiede loro di avere successo come donne libere e indipendenti e contemporaneamente di ricoprire i ruoli più tradizionali di moglie e di madre. Parlano di adolescenti spaventate della loro femminilità emergente (che i cambiamenti del corpo mettono in evidenza) che rimanda ad una sessualità vissuta come elemento minaccioso da allontanare e da combattere. Le ragazze anoressiche esercitano, così, sul cibo e sul corpo quel controllo che sentono di non poter avere sulla propria vita. Decidono di non cedere più al bisogno di nutrirsi (e a nessun altro bisogno o desiderio fisico), allo scopo di cancellare dal proprio corpo i segni della femminilità.

Anoressia e bulimia ci parlano, infine, inevitabilmente, delle famiglie in cui queste ragazze sono cresciute, caratterizzate da alcuni aspetti ricorrenti, quali l’assenza di un autentico rapporto d’amore tra i due genitori e la presenza di madri intrusive o dominanti, totalmente assorbite dal loro ruolo di madre al punto da dimenticare la propria identità di donne. Sono famiglie incapaci di affrontare il cambiamento, in cui viene attribuita grande importanza al successo personale e all’aspetto fisico e la crescita della figlia, il suo diventare donna si scontra con l’incapacità dei suoi genitori di accoglierla e accettarla come una persona a sé stante, impedendole così di sviluppare una sua identità autonoma.

Le cause dell’anoressia-bulimia sono tante quante sono le donne ammalate. Proprio per questo la cura, lungi dal consistere semplicemente nel ripristino di una corretta alimentazione, inizia con il concedere, al soggetto anoressico o bulimico, uno spazio adeguato per comunicare questo malessere e comprenderne le radici. Per interpretare il significato di quella domanda che attraverso la sua malattia ha rivolto a chi lo circonda.

Solo un professionista esperto nella cura di questi disagi, capace quindi di comprenderne la logica, è in grado di offrire questo spazio.

Molte donne hanno paura o si vergognano di rivolgersi ad uno psicologo, ma chiedere aiuto rappresenta l’unica via d’uscita dall’anoressia-bulimia. Perché il cammino verso la guarigione è un viaggio lungo e pieno di ostacoli alla scoperta di se stessi e delle ragioni del







1 Commento a “ANORESSIA E BULIMIA SINTOMI DI UN DISAGIO INTERIORE”

  1. Maddalena

    Io sono stata la classica ragazza anoressica a dodici anni, bulimica fino ai 20.
    Mi ritrovo in tutto ciò che viene detto, tranne nel ruolo della famiglia, che nn è come quella qui definita. Si c’eranoa spettative nei miei confronti, ma non credo così importanti. Quello che ho sperimentato invece è un senso di sicurezza che ha accompagnato tutta la mia vita, e si manifesta ancora ora, che di anni ne ho 26. Insicurezza esterna(economica) e interna(autostima-differenza con gli altri-genitori che litigano sempre-conseguente senso di colpa).
    Ho lottato molto con me stessa, per vincermi, e per continuare a vivere, e ci sono riuscita. Ma ancora non ho finito. Tutto questo continua ad accompagnarmi con qualche sintomo, con dei farmaci che continuano a farmi prendere, con un senso di vuoto e di insicurezza che non riesco proprio ad eliminare.
    Sto cercando la soluzione, e nonostante veda progressi sempre più grandi, devo dire che ho difficoltà a risolvere per bene questo problema. Perchè poi gli psicologi costano. Non è semplice come si crede. Anche se è salute, per una ragazza media, che ancora non lavora fisso, è molto difficile riuscire a risolvere un problema così. Ed è qualcosa che mi pesa, che vorrei lasciarmi per sempre alle spalle, ma ancora non riesco, perchè ci penso poi tutte le volte che non riesco ad avere abbastanza autostima di me per fare ciò che voglio. Ci penso tutte le volte che ho paura di aver sbagliato e mi sento in colpa, e non so come uscirne. Ci penso tutte le volte che ho crisi di depressione.

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