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Pedagogia Cinofila

category Atri argomenti, Tesi di laurea Roberto Marchesini 23 Luglio 2009 | Stampa articolo |
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La parola “educazione” in cinofilia viene spesso confusa con disciplina, ma questi due termini in pedagogia – la scienza che si occupa di dare un indirizzo allo sviluppo dei giovani – hanno significati profondamente diversi che occorre conoscere soprattutto se ci si vuol fregiare del titolo di “educatore”. Educare deriva da ex-ducere, letteralmente portare fuori ovvero consentire il pieno sviluppo nei due sensi: 1) di corrispondenza, vale a dire di piena acquisizione dell’identità di specie; 2) di correlazione, ossia di rispecchiamento dei vincoli e delle opportunità offerte dal contesto di vita. L’educazione è perciò il processo che realizza il carattere del cane, nel suo essere equilibrato, armonico, coeso, arricchito, conforme, adattabile, prosociale. La disciplina invece ha un altro obiettivo, sempre riferibile al benessere del cane, ma più indirizzato alla capacità integrativa del quattrozampe. Diciamo subito che disciplinare significa impostare dei comportamenti controllati che facilitano la vita del cane, il suo coinvolgimento in tutte le situazioni, accrescendo il tempo che il pet-owner può trascorrere insieme al suo fedele amico. Una precisazione: disciplinare non vuol dire: a) schiacciare il cane con un comportamento troppo assertivo o nevrotico; b) eccedere nel tecnicismo nell’interazione con lui e avere un rapporto freddo; c) pretendere l’assoluta obbedienza del cane e controllare tutte le sue espressioni. Ci sono peraltro degli stili del proprietario che contrastano lo sviluppo di disciplina. Certe persone, per esempio, ritengono che il cane non vada corretto nelle sue espressioni, vuoi per un’idea sbagliata di libertà o di naturalità vuoi perché preferiscono confinare il cane nel giardino o comunque non coinvolgerlo nella loro vita. Altri proprietari hanno una relazione proiettiva con il cane, ossia lo utilizzano per accontentare particolari bisogni, il che significa non impegnarsi nel rapporto. Per alcuni è un figlio quindi amano assecondarlo, per altri è un gioco quindi sono portati a eccitarlo, per altri ancora è una mascotte per cui quanto più è pittoresco e smodato tanto meglio è. Ci sono poi dei proprietari che mancano di coerenza e continuità e ancora una volta i motivi possono essere i più disparati: in famiglia non tutti la pensano allo stesso modo, la persona ha sbalzi d’umore, il rapporto è ristretto a ritagli di tempo.

( Continua … )

Le Forme del pensiero Musicale

category Tesi di laurea Giuliana Galante 3 Luglio 2009 | Stampa articolo |
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III anno scuola di Specializzazione di Musicoterapia

Dott.ssa Giuliana Galante

cell. 3476655657 E-mail: giulygala [@] tiscali [.] it BLOG: giulygala.blogspot.com


Dal punto di vista teorico le applicazioni della musicoterapia sono molteplici, hanno un campo d’azione interdisciplinare, dall’ambito preventivo/educativo a quello riabilitativo terapeutico.

Questi settori non sono separati, ma si integrano all’interno di una realtà complessa.

Dalla lettura della diagnosi, alla stesura del progetto, il paziente va accolto, nella sua totalità.

Dal primo incontro inizia una storia nuova, in cui il paziente occupa un ruolo centrale.

Come sostiene Edith Stein rapportarsi con una persona significa porre la propria corporeità con quella dell’altro, ciò permette di entrare in empatia.

Soggetto dell’empatia è in noi.

Anche Hursel  fa riferimento al Korper dal punto di vista fisiologico in connessione al Leib, il corpo che si emoziona e vibra.

Il vibrare del corpo del paziente da vita al corpo vibrante, come il luogo che permette all’uomo di cogliere il mondo esterno e allo stesso tempo l’esempio utile all’uomo per prolungare se stesso attraverso gli strumenti musicali. ( Continua … )