Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
L'assoluzione del colpevole condanna il giudice. Publilio Siro
Viagra online

Archivi per ‘Psicoterapia’

Il medico, lo psicologo, l’equipe e i genitori del bambino malato/epatopatico: quale comunicazione?

category Psicoterapia Rosario Girgenti 13 Febbraio 2014 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Il lavoro svolto in ISMETT (Istituto Mediterraneo Trapianti e Terapia ad Alta Specializzazione – Palermo)  mira soprattutto al trattamento e alla cura di pazienti affetti da grave patologie per le quali risulta opportuno/necessario un trapianto d’organo. Oltre alla professionalità di ciascun membro dell’équipe che si esprime in un costante lavoro di aggiornamento volto a migliorare il proprio “saper fare”, si tende anche a porre notevole attenzione al proprio “saper essere” nella relazione con i vari pazienti. Ciò si traduce nell’impiego di una particolare cura a tutti gli aspetti che caratterizzano la relazione e, dunque, la comunicazione tra medico-paziente-familiari.

L’uso funzionale di una comunicazione, infatti, che tenga conto dei segnali verbali, non verbali e paraverbali, la capacità di decodificare tali messaggi, l’informazione retroattiva (feedback) inviata e recepita da entrambi gli interlocutori, possono permettere lo sviluppo di una comunicazione efficace (cfr.Zani B, 2000). E’ importante per tutti e, per il medico nello specifico, imparare ad osservare in sé stesso e negli altri, tali segnali, affinché la consapevolezza che i propri comportamenti possono influenzare gli altri, consenta un miglior uso dei segnali attraverso un’attività-modulazione che colga il feedback durante la comunicazione stessa. Riconoscere le proprie modalità abituali di interazione, quelle inefficaci e quelle efficaci, può consentire la costruzione di una buona competenza comunicativa attraverso l’uso consapevole e appropriato di una serie di tecniche di comunicazione. Per tanto, se il paziente dall’altra parte deve assumere un ruolo più attivo, la responsabilità di aiutarlo a fornire un maggior numero di informazioni, formulare domande di chiarimento o di maggiori informazioni e a sviluppare strategie di problem solving, ricade almeno in parte sul medico (cfr. Bara BG, 1999). In tal senso, la comunicazione tra il medico, il paziente e la sua famiglia non può che essere considerata come una funzione clinica fondamentale da non trascurare. Istaurando un processo di comunicazione interpersonale con il paziente, il medico può non solo ottenere delle utili informazioni per indirizzare il percorso diagnostico e terapeutico, ma anche suscitare un buon livello di soddisfazione e di consenso che finisca per incidere positivamente sui risultati clinici complessivi (cfr. “il Pensiero Scientifico Editore”, 2005). Se questo è valido in linea generale nel rapporto medico-paziente, lo diventa ancora di più con gli utenti che afferiscono all’ISMETT, partendo dal presupposto che la compliance è una delle componenti fondamentali perché un trapianto abbia un buon esito terapeutico.

( Continua … )

Il primo colloquio tra paziente e psicoterapeuta

category Psicoterapia Maria Grazia Antinori 24 Gennaio 2014 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Chiedere una psicoterapia è un’esperienza che può essere difficile e complessa, si tratta dimettersi in gioco in un’area privata e personale che presuppone incontrare uno sconosciuto a cui raccontare le proprie difficoltà, i limiti, le contraddizioni nella speranza di ricevere aiuto, consolazione, sostegno e soprattutto la possibilità di trovare la soluzione a sintomi e a conflitti psichici.

Il primo passo è sapere di avere un problema psicologico, riconoscere che da qualcosa che appartiene a sé deriva una difficoltà che rende difficile vivere con pienezza.

Il secondo passaggio presuppone la ricerca di uno psicoterapeuta scelto da un sito, da un elenco e naturalmente sull’indicazione di qualcuno, i criteri di scelta possono essere vaghi, inconsapevoli magari associati a qualche informazione parziale o motivi contingenti quali la vicinanza.

Dopo una fase d’incubazione si arriva alla telefonata per fissare il primo colloquio che è sempre un momento delicato in cui si incontra per la prima volta la persona dello psicoterapeuta. C’è attesa, tensione, ansia e anche curiosità per l’incontro e anche per le proprie reazioni soprattutto per chi è timido e vergognoso e si sente in difficoltà e spaventato dagli sconosciuti soprattutto se immagina di raccontargli i pensieri più intimi.

Già dalla telefonata il paziente si fa un’idea del terapeuta valutando la voce, il tono, le parole scelte, la cortesia e la disponibilità, sono tutti elementi importanti anche se non compresi sul piano razionale, che agiscono sulla reazione inconscia, rassicurando o spaventando.

Quando finalmente la persona arriva allo studio hanno valore elementi come il luogo, l’organizzazione della stanza e naturalmente la persona dello  psicoterapeuta, la sua età, l’aspetto, l’abbigliamento i modi, molte sfaccettature che condizionano e portano a sentirsi più o meno a proprio agio.

( Continua … )

Quando l’ansia diviene insopportabile

category Psicoterapia Claudia Apperti 5 Dicembre 2013 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Sento spesso dire: “Sono molto ansiosa”, “Ho un’ansia alle stelle”, “Quest’ansia non la sopporto più, non mi fa più vivere!”.

Ma che cos’è l’ansia di cui si parla?

All’interno di un  primo episodio di attacco di panico, l’ansia si manifesta spesso con i seguenti sintomi (solo per citarne alcuni): tensione diffusa nel corpo, tachicardia, tremori, pallore in viso, respirazione affannosa.

Di fronte ad una sintomatologia così devastante, esiste una cura? C’è un rimedio efficace?

Se si ragiona in termini emotivi, l’attacco di panico assomiglia molto ad un’emozione che si sperimenta di fronte a una situazione di pericolo: la paura. Si pensi ad un animale inseguito da un predatore: non ha forse questi stessi sintomi allorquando avverte la minaccia di essere catturato?

Quale è allora la paura di chi soffre di attacchi di panico?

Essa dipende dalla storia di vita individuale, e da quali siano le personali fragilità emotive e psicologiche, che in un momento specifico dell’esistenza vengono richiamate fuori da eventi di vita particolarmente stressanti, come, per esempio, un lutto, una separazione, un esame, perfino una promozione sul lavoro, in poche parole da tutto ciò verso cui si sente di essere impreparati.

( Continua … )

Gisella: Un caso clinico di disturbo ossessivo compulsivo

category Psicoterapia Rosario Girgenti 23 Novembre 2013 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Durata di trattamento: 1 anno.

Generalità del paziente: Gisella, 38 anni.

Inviante: La paziente mi viene riferita dai colleghi endoscopisti dell’ISMETT (Istituto Mediterraneo Trapianti e Terapia ad Alta Specializzazione, Centro ove lavoro) in evidenza di sospetta sintomatologia ansiosa. La paziente si presentata al Centro per un problema al colon.  Il medico di base aveva sospettato un tumore, quando trattatavasi di un problema di diverticoli.

Setting terapeutico: Ambulatorio ISMETT

DIAGNOSI secondo i criteri del DSM-IV-TR:

  • F42.8 Disturbo Ossessivo Compulsivo.

 

Descrizione Generale

Gisella, ha 38 anni, è minuta nel fisico, l’abbigliamento consono, risulta di aspetto gradevole.

È sposata da 20 anni. Il marito lavora presso una ditta  edile al nord e non lo vede da alcuni mesi.  Ha 3 figli (16 anni, 13 anni, 8 anni, tutti riferiti in buona salute).

( Continua … )

Domenico: Un caso di allucinazione ipnagogiche infantile

category Psicoterapia Rosario Girgenti 16 Novembre 2013 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Durata di trattamento: 3 mesi.

 

Generalità del paziente: Domenico, 3 anni e 4 mesi. Frequenta la scuola materna.

Inviante: U.O. Pediatria/U.O. Chirurgia pediatrica ISMETT

Setting terapeutico: ambulatorio ospedaliero

Contratto terapeutico: viene concordato l’inizio del trattamento terapeutico con i genitori del bambino ai quali si spiega il percorso terapeutico secondo il modello teorico cognitivo comportamentale. Si sottolinea il fatto che il contributo dei genitori, trattandosi di un bambino, è di fondamentale importanza a livello prognostico. La frequenza degli incontri è fissata inizialmente a cadenza settimanale, periodicamente (circa ogni 15 giorni) viene richiesto un incontro con entrambi i genitori. Viene programmato un follow-up a distanza di 3 mesi dal termine della terapia e uno a distanza di 6 mesi.

 

PRIMO COLLOQUIO E STORIA EVOLUTIVA DELLA SINTOMATOLOGIA

La prima segnalazione mi viene sottoposta dalla responsabile della pediatria e dal responsabile dell’U.O. di chirurgia pediatrica dell’ISMETT (Istituto Mediterraneo Trapianti e Terapia ad Alta Specializzazione – Palermo). Ad essa segue un contatto telefonico da parte della madre del bambino. La signora riferisce che in Domenico da qualche giorno dopo la dimissione dall’ISMETT (avvenuta il 9 Settembre 2010) si sono determinati dei “fenomeni allucinatori” a ricorrenza quasi giornaliera (6 notti su 7), episodi mai determinatisi prima di allora.

Al primo incontro giungono entrambi i genitori (separatisi qualche settimana prima dell’intervento), visibilmente in ansia e decisamente preoccupati.

Sono puntali, l’abbigliamento è consono e si dispongono in maniera produttiva al colloquio.

( Continua … )

Il linguaggio e la parola nella talking cure

category Psicoterapia Maria Grazia Antinori 16 Ottobre 2013 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

La psicoterapia avviene attraverso la parola, il linguaggio. Il rapporto del terapeuta con il paziente è mediato dalla costruzione di una lingua comune, prerequisito per il cambiamento.

L’incontro analitico avviene nella stanza d’analisi, uno spazio accogliente ma allo stesso tempo discreto, il paziente si distende sul lettino assumendo una posizione rilassata che facilita la regressione; l’analista si siede alle sue spalle, fuori dal campo visivo. L’unica regola analitica attiva per il paziente è quella delle libere associazioni e del pensiero fluttuante, ossia parlare liberamente, possibilmente senza autocensure, seguendo il flusso spontaneo dei pensieri.

L’analisi si svolge in una sorta di contenitore psichico e temporale che è il setting, che comprende anche gli accordi condivisi tra i due protagonisti come tempi ed orari delle sedute, onorario, regolazione delle assenze ecc.. In questa cornice dove l’agire è sospeso, l’aspetto fondamentale della talking cure, la cura con le parole (Freud, 1937), è proprio il linguaggio che paziente ed analista costruiscono insieme. Il senso, il valore, le modalità della comunicazione all’interno del gioco tra transfert e controtransfert, sono l’unica forma di azione in un setting che impone l’astinenza da tutte le altre forme di agito.

( Continua … )