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[Citazione del momento]
Non preoccuparti del fatto che la gente non ti conosce, preoccupati del fatto che forse non meriti di essere conosciuto. Confucio
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Archivi per ‘Psicoterapia’

Griglie valutative nell’ottica analitico – transazionale

category Psicoterapia Alfonso Falanga 3 Luglio 2011 | Stampa articolo |
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L’Azienda, in tempo di crisi,  deve ottimizzare le risorse materiali ed immateriali di cui dispone. Non vi è spazio per scelte che non abbiano mete definite e realizzabili a breve termine.

L’urgenza del risparmio, a volte, conduce l’Impresa a rimandare a tempi migliori quelle procedure che vedono coinvolto il settore delle Risorse Umane. In tempi di crisi, perciò, Formazione e Selezione del Personale sono attività o sospese del tutto oppure ridotte al minimo.

Eppure proprio in tempo di crisi,  con  la conseguente esigenza di definire al meglio obiettivi e risorse, proprio quei processi aziendali che riguardano le persone e la loro soggettività necessitano di una maggiore cura.

In tempi di crisi, infatti, c’è poco spazio per l’indeterminatezza ed il recupero di eventuali errori. Coloro che collaborano alla produzione, a prescindere dal ruolo e dal grado di anzianità, devono procedere verso un unico traguardo pur nel rispetto della propria individualità.

In Azienda, in tempo di crisi, conta più che mai il fattore umano.

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Trattamento alimentare del paziente depresso

category Psicoterapia Rocco Berloco 2 Giugno 2011 | Stampa articolo |
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Il trattamento alimentare del paziente depresso è di fondamentale importanza e di estremo interesse per il medico che si voglia occupare in maniera olistica del soggetto che ha di fronte. Tutti noi sappiamo che gli alimenti contengono una serie di minerali, di aminoacidi, di lipidi, etc e sarebbe estremamente miope pensare che queste sostanze una volta ingerite diventassero neutre o che non potessero essere utilizzate dal paziente. Oggi la depressione dal punto di vista pratico assume un ruolo importante dal punto di vista sociale sia per la sua alta incidenza sulla popolazione, sia per essere una delle più importanti fonti di suicidio. Detto questo ci sembra molto interessante citare alcuni studi a partire da quello della dottoressa Wurtman, del Massachusetts Institute of Technology, la quale  sostiene che aumentando con la dieta l’apporto di triptofano, aminoacido che superata la barriera ematoencefalica si trasforma in serotonina, si possono avere risultati interessanti in numerose forme di depressione. La stessa Wurtman in uno studio successivo con Fernstrom spiega come l’insulina endogena prodotta dopo l’assunzione dei carboidrati possa fare aumentare il triptofano ematico che poi oltrepassa la barriera ematoencefalica. Nei pasti ricchi di proteine e carenti in carboidrati, invece, l’abbondanza di GAEN (aminoacidi elettricamente neutri: tirosina, fenilalanina, leucina, isoleucina, valina) che giungono al cervello mediante lo stesso sistema di trasporto del triptofano si dimostrano competitivi ai danni di quest’ultimo. Il ruolo dell’insulina secondo Wurtman e Fernstrom sarebbe quello di ridurre la quantità di GAEN nel sangue senza antagonizzare anche il triptofano, anzi favorendone, a questo punto il suo trasporto, e la sua successiva trasformazione in serotonina. Il ruolo dei carboidrati nel soggetto depresso viene esaltato anche dal dottor Norman Rosenthal, ricercatore del National Institute of Mental Helth, che infatti  ha somministrato a due gruppi di volontari (uno formato da depressi e l’altro no) sei biscotti contenenti circa cento grammi di carboidrati, notando che dopo due ore l’umore dei componenti del primo gruppo era migliorato. Pure la dottoressa Bonnie Spring, docente di psicologia presso la Chicago Medical School individua i carboidrati come ottimi “sedativi”, infatti dopo aver somministrato ad un gruppo di volontari di diverso sesso e in buona salute due pasti differenti, uno a base di carboidrati e l’altro ricco di proteine, e dopo aver sottoposto loro un test per valutare la qualità dell’umore e lo stato di vigilanza, ha potuto notare come quelli che avevano assunto carboidrati apparivano più tranquilli e rilassati due ore dopo il pasto.  Il dottor Young della McGill University ha evidenziato che in soggetti depressi c’è una carenza di acido folico: il deficit di folacina causa una riduzione dei livelli di serotonina; infatti provocando sperimentalmente uno stato carenziale di folati per cinque mesi in un gruppo di volontari sono apparsi sintomi caratteristici quali la sonnolenza, l’irritabilità, la riduzione della memoria, tutti scomparsi riportando l’acido folico a valori ottimali. Young è anche convinto che la quantità di folati necessari per ridurre i sintomi depressivi si aggiri tra 200 e 500 microgrammi al giorno, quantità normalmente raggiungibile con una sana ed equilibrata dieta.

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I benefici immediati dell’intervento psicoterapeutico

category Psicoterapia Anna Mostacci 11 Maggio 2011 | Stampa articolo |
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“Se vado dallo psicoterapeuta che benefici immediati avrò?” Ecco una breve ed efficace risposta

Nella vita della persona possono insorgere difficoltà nelle relazioni con gli altri, con se stessi e con la realtà oggettiva.

Quando diviene difficile risolvere da soli i problemi concernenti il flessibile adattamento alla vita di tutti i giorni e ai mutamenti che le fasi della vita ci impongono, richiedere l’aiuto dello Psicologo Psicoterapeuta è già un atto di fiducia verso la cooperazione e la relazione con l’altro da sè.

Così il riscoprire le proprie capacità di resistenza agli eventi e le proprie capacità di valutazione affettiva intensificherà l’autoaffermazione e una migliore risposta allo stress.

Nello stesso tempo, l’attento ascolto dello Psicologo Psicoterapeuta potrà aiutare a risvegliare, e di conseguenza mobilitare, le sopite risorse interiori volte al benessere che esistono già dentro di noi e che generalmente si attivano solo dopo eventi traumatici molto gravi per sostenerci nella sopravvivenza.

Se in un primo momento, per alcune persone, è imbarazzante e difficoltoso riuscire a comunicare i propri vissuti interiori, dare loro corpo nella parola, è pur vero che il sollievo che ne deriva diventa una forza in sé.

Si supera l’estraniante sensazione di grosso e ingombrante peso e il pensiero fisso sulle emozioni disturbanti si allenta permettendo la catarsi.

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Ho bisogno di una psicoterapia?

category Psicoterapia Giorgia Aloisio 2 Aprile 2011 | Stampa articolo |
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Quando ci si accorge che è giunto il momento di effettuare una consultazione psicologica? Quali sono i sintomi che ci devono indurre a riflettere sul nostro stato psicologico? Quand’è che dobbiamo davvero preoccuparci?

Sono gli altri che ce lo devono consigliare o siamo noi che dovremmo renderci conto del nostro stato e cercare una soluzione?


Di solito, l’esigenza nasce dal profondo:  anche quando apparentemente sono gli altri (amici, familiari, colleghi) che ci fanno notare il nostro disagio, è sempre l’individuo che, alla fine, sceglie, spinto da una motivazione interna più o meno cosciente.

Attualmente, almeno il 50% delle richieste rivolte ai medici di base nascondono, in realtà, un disagio di ordine psichico (dato emerso da un’analisi condotta dall’Ordine Nazionale degli Psicologi). Ciò significa che almeno la metà degli individui avrebbe bisogno di sostegno psicologico e che un numero ancora maggiore sperimenta disagio in tal senso: questi elementi risultano allarmanti, soprattutto quando queste richieste d’aiuto non sono recepite o vengono fraintese. È per tali motivi che è essenziale fare chiarezza sulle ragioni che possono portare ad un consulto psicologico. Non dimentichiamo, inoltre, che corpo e psiche costituiscono sempre e comunque un tutto non divisibile: anche quando il disturbo si manifesta a livello fisico, ci saranno in ogni caso implicazioni a carico della psiche del soggetto in questione (avremo modo di approfondire questa tematica poco più avanti).

I disagi psicologici che possiamo sperimentare nella nostra esistenza sono numerosi: tuttavia, è possibile catalogarli e racchiuderli in alcune grandi aree.

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L’IPNOSITERAPIA OGGI: IL MODELLO ERICKSONIANO

category Psicoterapia Renato Solinas 29 Marzo 2011 | Stampa articolo |
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Dopo una lunga, travagliata storia durante la quale l’ipnosi ha alternato momenti di grande considerazione scientifica ad altri che ne evidenziavano limiti ed insufficienze applicative, finalmente, intorno agli inizi della seconda metà del XX secolo, un Istituto americano di ricerche sulla comunicazione umana forniva lo spunto per una rivisitazione del fenomeno “ipnosi” da una prospettiva del tutto originale.

A quel tempo il MENTAL RESEARCH INSTITUTE di Palo Alto, California, metteva a punto un “pacchetto” di nuove teorie mediate da assiomi linguistici, filosofici e matematici che, comparati agli assunti della psicologia comportamentale, proponevano un nuovo modello interpretativo del comportamento interattivo umano.

Al progetto di ricerca, sotto la guida teorica di Gregory Bateson e quella clinica di Don D. Jackson, partecipavano anche Paul Watzlawick, John Weakland, Richard Fish e Jay Haley, che ne sono stati i principali divulgatori e continuatori.

Tra questi ultimi, Haley e Watzlawick in particolare, ne attingono gli elementi per riconsiderare l’ipnosi sotto un aspetto che avrebbe restituito dignità scientifica, oltre che un nuovo entusiasmo, a questa antica discussa disciplina, figlia naturale di maghi e ciarlatani e stella di prima grandezza con Mesmer, che Braid volle ribattezzare e Freud preferì abortire.

L’attuale accettazione dell’ipnosi probabilmente poggia su una base diversa rispetto al passato. Spostando il centro di osservazione dall’individuo singolo alla relazione tra le due persone, ne consegue che è necessario descrivere l’ipnosi in termini di relazione prima di poterne valutare il potenziale di cambiamento terapeutico (…) (1)

Quindi l’ipnosi, non dissimilmente dalle altre forme di Comunicazione interpersonale da cui i ricercatori summenzionati hanno tratto gli assiomi (2), assume una configurazione circolare nella quale l’ipnotista e il soggetto interagiscono simultaneamente sul canali verbale e non—verbale, influenzandosi reciprocamente.

Questo modo di considerare l’ipnosi, secondo cui il processo non si esaurisce nell’azione Individuale bensì su una transazione Interpersonale della quale gli eventi comunicativi sono l’unico fuoco dl interesse, evidenzia soprattutto l’aspetto “paradossale” che ne scaturisce:

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Sei in ansia? Passa un pomeriggio al cinema

category Psicoterapia Paola Dei 24 Marzo 2011 | Stampa articolo |
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Da anni mi dedico alla applicazioni del Cinema all’interno delle patologie che quotidianamente affliggono la nostra vita e da anni ho inziato a scrivere testi, elaborare metodologie fino a realizzare Corsi di Cinema-terapia attraverso i quali offro opportunità per poter elaborare i vissuti in maniera nuova ma al tempo stesso rispettosa della tradizione psicologica e art terapeutica.
In questa sede non mi sarà possibile esporre o fare cinema-terapia ma sarà invece possibile offrire piccole pillole di saggezza cinematografica affinchè la giornata di coloro che passano un momento negativo possa essere alleggerita da sane risate che aprono i polmoni, spianano le rughe e rinforzano il sistema immunitario.
E allora tuffiamoci nel mondo del cinema con una chicca uscita nelle sale cinematografiche a febbraio ma presentata al festival di Roma 2010.
Opera con un titolo già usato nel 1884 da Giulio PIccini per la stesura di un romanzo di stampo horror-comico e poi riusato nel 1956 da Fernando Mendez per una pellicola di genere fantascientifico messicano, il Film il cui vero titolo è Burke and hare, è invece di stampo inglese per la Regia di John Landis.
Irriverente eppure reale, ci mostra in maniera disincantata e quasi orripilante le storture dell’essere umano in un’epoca in cui i primi studi sull’anatomia andavano per la maggiore.
Addirittura al termne della pellicola ci si rende conto che si sta parlando anche di Charles Darwin e dei suoi predecessori e tanta è la sorpresa che non può non scapparci un esilarante: “Ohhh!”
Ambientato in Scozia nei primi anni dell’800, Ladri di cadaveri, mostra una società in fermento in mezzo alle correnti illuministe, quando i medici più in vista dell’epoca cercano di far evolvere la scienza vivisezionando i cadaveri e dando il via alla moderna medicina legale.
I due più eccelsi professori dell’epoca erano il Professor Knox e il professor Monroe, con appoggi politici e modalità scientifiche molto diverse fra loro. Mentre il primo si trova costretto ad acquistare cadaveri freschi dal popolo e da profanatori di tombe, il secondo viene rifornito di cadaveri freschi grazie ad una ordinanza che lo autorizza a portare avanti i suoi studi.

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