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La Storia è un'illusione ottica. Sono solo faccende di pochi, vendute come se fossero la vita di tutti. Ma non è vero. È roba loro. Alessandro Baricco
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Archivi per ‘Psicoterapia’

Il ruolo dello Psicoterapeuta

category Psicoterapia Giorgia Aloisio 19 Marzo 2016 | Stampa articolo |
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Alcune volte non è semplice distinguere certe figure professionali con le quali non abbiamo dimestichezza e si rischia di fare grande confusione. In questo articolo ho deciso di delineare le caratteristiche dello Psicoterapeuta: mi riferisco al ruolo di questo professionista in Italia, in quanto in altri paesi per diventare Psicoterapeuti è necessario un iter diverso.
Partiamo dal percorso necessario per diventare Psicoterapeuta. Le possibilità sono due, differenti tra di loro: la prima è attraverso la laurea in Psicologia, la seconda con la laurea in Medicina.

Lo Psicoterapeuta Psicologo

Si tratta di uno Psicologo che ha conseguito la laurea magistrale in Psicologia, ha concluso il tirocinio post-lauream della durata di un anno, è iscritto all’Albo degli Psicologi (sezione A) e ha frequentato una scuola di Specializzazione in Psicoterapia di almeno quattro anni, ottenendo il diploma di Psicoterapeuta dopo aver discusso una tesi.
La formazione di questo professionista è altamente specifica e tutta orientata alla mente umana; esistono diversi approcci teorico-clinici (Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale, Psicoterapia Psicodinamica, Psicoterapia Transazionale, …), a seconda delle inclinazioni teoriche e mentali del terapeuta. Questo specialista non è autorizzato alla prescrizione di farmaci in quanto è Psicologo e non Medico.

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Il Trattamento non farmacologico del Disturbo di Panico

category Psicoterapia Mauro Acierno 16 Luglio 2015 | Stampa articolo |
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Terapie cognitive e comportamentali

Le terapie comportamentali pongono al centro dell’intervento clinico il

comportamento osservabile del paziente in relazione al suo ambiente. Le

terapie cognitive, invece, puntano l’attenzione sulla conoscenza che il

paziente ha di sé, degli altri e della realtà esterna in generale, in modo da

facilitare la revisione dei modelli conoscitivi correlati alla sofferenza

emozionale ed ai comportamenti disadattativi. Sia le terapie

comportamentali che le terapie cognitive prendono origine

dall’intenzione di applicare alla psicoterapia le teorie, i metodi ed i

risultati della psicologia sperimentale. A partire dagli anni ’60 un numero

sufficientemente ampio di psicoterapeuti si impegnò a creare un ponte tra

psicologia sperimentale e cura psicologica dei disturbi psichiatrici. Dal

momento che, in quegli anni, la ricerca di base in psicologia era dominata

dalla teoria e dalla prassi sperimentale nota come comportamentismo

(behaviorism), le prime tecniche terapeutiche si concentrarono sul

comportamento osservabile, e presero il nome di terapia del

comportamento (behavior therapy).

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La terapia del Respiro

category Psicoterapia Giuseppe Maria Silvio Ierace 16 Aprile 2015 | Stampa articolo |
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Il nostro corpo intesse continuamente nuove relazioni che intervengono nei suoi processi trasformativi per contribuire a mantenerne l’armonia.

Per conoscerne i ritmi, occorre ascoltarlo nei suoi movimenti essenziali e nelle principali funzioni di postura, appoggio, sostegno. La sensorialità di quest’esperienza ci permetterà di cogliere il dialogo tra il tono e la distensione, tra interno ed esterno dell’organismo, in seno allo schema che si è andato modellando nel tempo.

Secondo la “Music Learning Theory” di Edwin E. Gordon, il processo di apprendimento musicale nasce proprio in quest’esperienza di ascolto (“interno”) dei movimenti del corpo da parte dell’orecchio “interno” (o anche “pensiero musicale”). L’audiation, a fondamento della musicalità, avrebbe luogo infatti quando si sente e si comprende della musica, in assenza fisica di percezione acustica.

A scandire il tempo delle relazioni, e mantenere in vita suoni e silenzi, è il respiro.

Ilse Middendorf (1910-2009) s’è particolarmente concentrata sulla pausa alla fine dell’espirazione, rilevandone l’importanza nel formare l’intero moto respiratorio.

Una respirazione esclusivamente diaframmatica, in grado da sola di aumentare i tre diametri (verticale, orizzontale e antero-posteriore) del volume toracico, è possibile in stato di rilassamento assoluto e in assenza di qualsiasi attività. Altrimenti, a partire dalla strutturazione stessa della postura, verrà progressivamente coinvolto il sistema motorio, in proporzione all’ampiezza delle fasi di scambio gassoso.

In sinergia con i muscoli addominali, costali e toracici, il diaframma svolge il ruolo di mantice, ponendo in relazione i movimenti del respiro con la posizione del corpo nello spazio. La “giusta postura” così non sarebbe altro che il risultato di un respiro “giusto”. E l’equilibrio dinamico della persona la si può dedurre dalla conoscenza degli atti della sua respirazione.

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La transizione all’età adulta nei pazienti trapiantati: compiti evolutivi e sostegno alla crescita

category Psicoterapia Rosario Girgenti 28 Gennaio 2015 | Stampa articolo |
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ABSTRAT

Il trapianto di fegato pediatrico rappresenta una efficace strategia terapeutica per molte patologie epatiche infantili. Negli ultimi anni, grazie ai significativi progressi in campo medico e chirurgico, il trapianto epatico ha raggiunto percentuali di successo a lungo termine per patologie infantili fino a qualche anno fa dall’esito nefasto. Tale situazione implica che molti bambini, con patologie precedentemente mortali, oggi possono affrontare il loro percorso di crescita e raggiungere l’età adulta. Oltre i miglioramenti nelle strategie terapeutiche che tentano di ridurre sempre più gli effetti collaterali connessi al percorso post trapianto, risulta necessario valutare gli esiti del trapianto pediatrico sul percorso di vita, le ricadute sulla qualità della vita di questi pazienti e sulla loro capacità di raggiungere con efficacia i vari compiti di sviluppo effettuando un adeguato passaggio all’età adulta (Kelly, 2006). Il presente elaborato intende indagare il vissuto di malattia e l’atteggiamento rispetto alle cure di adolescenti sottoposti a trapianto di fegato. Nello specifico si vuole fornire una lente di lettura di ciò che accade al paziente trapiantato in quel delicato passaggio del ciclo di vita che va dall’infanzia all’adolescenza. Affinché il passaggio al mondo adulto si realizzi, risulta importante che anche la malattia e la sua gestione vengano ri-significati ed inseriti all’interno del percorso evolutivo. Quando ciò non accade assistiamo ad una serie di comportamenti messi in atto dal giovane paziente trapiantato per esprimere il suo disagio rispetto ad una condizione clinica che non gli appartiene. Una delle manifestazioni più frequenti di tale disagio è la non aderenza al regime terapeutico che altera, in alcuni casi, il percorso di cura del giovane stesso, condizionando anche l’esito del trapianto. L’articolo intende proporre una panoramica dei principali studi sull’argomento e una riflessione alla luce dell’esperienza accumulata dal Servizio di Psicologia Clinica ISMETT in quest’ambito.

PAROLE CHIAVE: TRAPIANTO, ADOLESCENZA, ADERENZA TERAPEUTICA, QUALITA’ Della VITA.

 

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PREMESSA

L’adolescenza rappresenta quella fase del ciclo vitale fondamentale per la costruzione del processo di individuazione personale. In questa fase la soggettività dell’adolescente è strettamente interdipendente da fattori cognitivo-emotivi e relazionali. Per comprendere la complessità dei meccanismi che accompagnano e scandiscono lo sviluppo dell’adolescente è necessario osservare la co-evoluzione reciproca dell´adolescente e quello del suo contesto interpersonale (M.Malagoli Togliatti, R. Ardone, 1993).

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La Psicoterapia: una cura biologica che modifica il cervello

category Psicoterapia Maria Grazia Antinori 15 Giugno 2014 | Stampa articolo |
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La psicoterapia, la cura con la parola, produce modificazioni accertate e documentate sul cervello, da circa una ventina di anni si hanno le prove strumentali che l’esperienza e l’apprendimento modificano la stessa struttura anatomica e neurologica dell’encefalo. Uno dei maggiori neuroscienziati viventi, Eric Kandel, premio Nobel per la medicina e la fisiologia. del 2000  neurologo e psichiatra statunitense, considera la psicoterapia  un vero e proprio trattamento biologico. Cinquant’anni fa, Kandel ha iniziato studiando il comportamento e il sistema nervoso dell’Aplysia, una piccola lumaca, ed è arrivato ad estendere le sue scoperte all’apprendimento dell’uomo. La sua scoperta è centrata su come l’apprendimento modifica l’encefalo, in sostanza l’apprendimento produce un rafforzamento delle sinapsi, ossia delle interconnessione dei neuroni, le cellule nervose ma non  modifica la struttura del neurone stesso. La scoperta è stata rivoluzionaria e ha aperto un nuovo modo di approcciare gli studi neurologici interconnessi con l’apprendimento. Un altro aspetto fondamentale delle scoperte di Kandel è la relazione tra il patrimonio genetico e la plasticità e modificabilità del  cervello, è’ stato dimostrando  che le connessioni sinaptiche possno essere modificate in modo stabile dalle nuove esperienze. L’idea  centrale è che la comprensione dei processi biologici dell’apprendimento e della memoria aprono alla possibilità di capire il comportamento delle persone ed i loro  disturbi e sintomi di malessere psicologico e  psichiatrico. Questa intuizione ha rappresentato una svolta storica nelle neuroscienze ed ha aperto la strada agli studi interdisciplinari tra  la  biologia, la psichiatria e la psicoanalisi.

Tutti i processi mentali anche quelli psicologici più complessi, derivano  dall’organo  cervello, il principio centrale  è che ciò che noi chiamiamo “mente” è una gamma di funzioni svolte dall’encefalo. Le azioni del  cervello sono alla base non solo di comportamenti motori relativamente semplici, come il camminare e il mangiare ma di tutte le azioni cognitive complesse, consce e inconsce,  comportamenti specificamente umani come  pensare,  parlare  fino al concepire e realizzare opere d’arte.

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Per saperne di più…..Consulenza psicologica alla famiglia

category Psicoterapia Claudia Nissi 10 Giugno 2014 | Stampa articolo |
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fig. 1

Qual è la prima immagine che vi viene in mente quando pensate al termine famiglia?

Al gruppo familiare più vicino a voi, al partner e ai figli? O allargate il concetto alla famiglia d’origine? Vi sentite parte di un nucleo o membri “anonimi” di un gruppo?

La famiglia è composta da persone con una relazione significativa e fondamentale tra loro.
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