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[Citazione del momento]
Il privilegio dei grandi è vedere le disgrazie da una terrazza. Jean Girardoux
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Archivi per ‘Programmazione neurolinguistica’

Lettera d’autore – parte prima

category Programmazione neurolinguistica Elia Tropeano 2 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
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Gentilissima M, scusa se non ho risposto in modo tempestivo alla mail che hai inviato. Durante il contatto telefonico, ho notato che nel linguaggio usavi quasi esclusivamente termini che si riferivano a sensazioni (predicati cenestesici, in realtà si dice cinestetici, ma uso, per convenzione, la terminologia della casa editrice Astrolabio – Ubaldini). I predicati sono verbi, avverbi e aggettivi che adoperiamo per descrivere la nostra esperienza e per comunicarla agli altri. Esistono tre modi fondamentali per rappresentare il nostro modello del mondo ed esprimerlo, e questi corrispondono agli organi dei sensi. Abbiamo un sistema rappresentazionale visivo, auditivo e cenestesico ( quelli olfattivo e gustativo per il momento non li prendo in considerazione perché raramente fanno parte delle nostre strategie cognitive, comportamentali e di pensiero).

Molte persone si limitano, o meglio, si specializzano essenzialmente nell’ausilio di un solo sistema sensoriale, quello che diventa, poi, soggettivamente, il più valutato (sistema rappresentazionale primario), pertanto nel loro linguaggio ci sarà una ridondanza di termini appartenenti al sistema selezionato. I soggetti con un sistema rappresentazionale primario visivo, tipicamente, nel linguaggio utilizzano predicati visivi: osservare, vedere, guardare, chiaramente, cristallino, colorito, sfavillante, luminoso, chiaro, ecc.. Quelli con un sistema rappresentazionale auditivo, predicati auditivi: ascoltare, sentire, dire, parlare, voce, tono, volume, tintinnio, suono, ecc.. Infine, le persone con il sistema cenestesico, utilizzano predicati cenestesici: provare, avvertire, toccare, contatto, pesante, superficiale, sensazione, muoversi, conforme, ecc..
( Continua … )

Memorizzazione – prima parte

category Programmazione neurolinguistica Elia Tropeano 2 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
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I problemi degli alunni e dell’essere umano, in genere, dipendono dall’uso della memoria. E’ risaputo che per migliorare le capacità di un pc bisogna potenziare l’immagazzinamento dei dati in arrivo o d’elaborazione. Si è passati, in pochi anni, dai 64 Mb ai 128, di 128 ai 256 MB, dai 256 ai 512, ma oggi si è propensi ad arrivare ai 1La nostra memoria ha capacità illimitate, l’unico problema è che la porta d’ingresso consente il passaggio di un esiguo numero di informazioni. Inoltre, non tutte le informazioni raccolte e prodotti d’elaborazione sono compatibili con essa, quindi, un evidente problema di conflitto.
Comunque, esistono tre tipi fondamentali di memorie che corrispondono ai nostri organi dei sensi:
abbiamo una memoria visiva, una auditiva e una cenestesica (si dice cinestetica, ma io adotto la terminologia usata dalla casa Editrice Astrolabio-Ubaldini). Le memorie gustative ed olfattive raramente fanno parte dei programmi comportamentali e cognitivi e per il  momento non le prendo in considerazione, comunque sono le più potenti perché non passano per il talamo e consentono un accesso diretto alla corteccia cerebrale, attualmente si usano solo per la regressione d’età.
La memoria visiva è enormemente ampia, quelle auditive e cenestesiche possiedono valori intorno allo zero.
I ragazzi considerati ritardati o, come si diceva una volta, handicappati non sono altro che fanciulli che si avvalgono della memoria auditiva o cenestesica. E’ impossibile memorizzare dati e informazioni auditivamente o attraverso le sensazioni, bisogna memorizzarli visivamente.
Propongo, ad esempio, far memorizzare ai bambini, che hanno problemi con le tabelline, 2 x 5 = 10, non attraverso la recita, ma attraverso la creazione dell’immagine dei fattori e del prodotto.
I ragazzi dovranno immaginare di vedere nella mente 2 x 5 = 10, essi alzeranno gli occhi in alto  destra, cioè costruzione dell’immagine e attendere l’arrivo in memoria (occhi in alto a sinistra). Se l’immagine non arriva celermente in memoria, cioè i ragazzi non spostano gli occhi in alto a sinistra, vuol dire che essa ha una dimensione elevata, pertanto è rimasta confinata nell’emisfero sinistro (occhi rivolti in  alto a destra), allora si dovranno ridurre i pezzi d’informazione, cioè eliminare il “per” e l’ “uguale”.
Poi, quando si chiederà: “Quando fa 2×5?”, essi sposteranno gli occhi in alto a sinistra e daranno la risposta esatta.

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Dislessia

category Programmazione neurolinguistica Elia Tropeano 2 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
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Propongo un semplice esercizio da far compiere ai bambini considerati dislessici. Lo uso per dimostrare che chiunque è in grado di imparare a leggere. Lo possono provare anche i genitori da casa, i migliori testimoni.
In sostanza, scrivo una frase composta da quattro parole aventi un indice riferenziale, cioè un senso concreto, ad esempio:

IO SONO A CASA

lasciando un certo spazio tra una parola e l’altra. Poi, lentamente, leggo le singole parole e le faccio ripetere al bambino, se il test è positivo, invito l’allievo a rileggerle al contrario:

CASA A SONO IO.

Successivamente, riscrivo le parole in minuscolo:

io sono a casa

e ripeto l’intera operazione.
( Continua … )

Guarigione rapida delle fobie – seconda parte

category Programmazione neurolinguistica Elia Tropeano 2 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
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Nel febbraio 2007, sperimentai la tecnica per la guarigione rapida delle fobie, su una ragazza di 25 anni affetta da aracnofobia. Invitai la giovane a pensare ad un ragno e lo immaginò senza difficoltà. Le spiegai che un fobico sarebbe rimasto terrorizzato al solo pensiero del ragno, pertanto la sua non era una fobia, ma una paura. Allora, raccontò che non molto tempo fa, mentre viaggiava, in auto, col fidanzato, vide sbucare dal cruscotto un ragno, si spaventò a tal punto da tentare di aprire la portiera e lanciarsi fuori dall’auto in corsa, ma l’intervento tempestivo del compagno le fece evitare il peggio. Un episodio simile lo visse lo scorso anno, sempre in macchina, per una cimice.
A quel punto sembrava chiaro che non era tanto il ragno a terrorizzare la donna, ma la violenta reazione nei confronti degli insetti. Le feci usare, quindi, la triplice dissociazione visivo/cenestesica che si usa per le fobie di una certa gravità.
La triplice dissociazione consiste nell’immaginare di trovarsi nella sala proiezione di un cinema e osservare se stessi seduto in platea che guarda il film dell’episodio traumatico vissuto. Il film comincia con una immagine fissa, in bianco e nero, di se stessi (dissociazione) in un momento precedente l’esperienza dolorosa, un momento in cui ci si sente al sicuro. Parte il filmato e si vede sempre se stessi (dissociazione), in bianco e nero, durante l’evento spiacevole. La pellicola termina con una immagine fissa in bianco e nero di se stessi (dissociazione) alla fine dell’esperienza traumatica, in un momento immediatamente successivo, in cui tutto e finito e ci si sente nuovamente al sicuro. A questo punto si diventa protagonisti della storia immaginando di trovarsi al posto dell’ultimo fotogramma (associazione); si osserva l’ambiente circostante, questa volta a colori, si sentono i suoni e si avvertono le sensazioni. Improvvisamente la pellicola si mette a girare velocemente alla rovescia, quindi, essendo protagonisti, si è costretti a muoversi velocemente al contrario, dalla fine all’inizio, cioè dall’ultimo fotogramma al primo, il tutto in un paio di secondi. Si vedono i propri piedi muoversi al contrario e le cose alla rovescia, proprio come un film proiettato all’indietro.
Il giorno successivo la ragazza volle incontrarmi per far sapere che era felice, che la tecnica aveva funzionato e che riusciva perfino ad immaginare un ragno che le camminava sul braccio, ovviamente, senza mostrare alcun segno di paura.
( Continua … )

Volare nei sogni

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Avevo fatto diverse acquisizioni sugli stati onirici, ma sognare di volare era difficile da interpretare. Mi domandavo spesso: “Perché, a volte, sogno di volare, che cosa vorrà mai significare?”. Non avevo mai accettato il simbolismo inconscio o metaforico per spiegare i sogni, infatti, i calcoli mi facevano ritenere che i sogni erano fabbricati nell’emisfero sinistro del nostro cervello, mentre l’area inconscia era localizzata in quello destro. Tuttavia, i conti non tornavano e continuavo a chiedermi perché mai sogniamo di volare.
Un giorno ebbi una rivelazione e riuscii a rispondere, in modo soddisfacente, alla domanda che mi ponevo da tempo.
Avevo compreso che gli eventi della giornata antecedente il sonno fossero rappresentati nei sogni come processi, ma ordinati in modo inverso. Avevo capito che questi servivano a farci orientare in modo istantaneo durante il risveglio e che operavano una sorta di salvataggio delle informazioni apprese nella giornata appena trascorsa. Tuttavia, le acquisizioni non mi aiutavano.
Riflettei su certi sogni che avevo fatto tempo addietro e finalmente scoprii una cosa nuova: nei sogni gli indici riferenziali originari si trovavano spostati. Mi spiego meglio. Una volta sognai di stare nella Villa della cittadina ove risiedevo, insieme ai miei due figlioletti, un maschietto e una femminuccia. Rimprovero il primo perché non vuole mettersi il cappello in testa, ero preoccupato che prendesse freddo. In realtà, i fatti della giornata trascorsa erano andati in modo leggermente diverso, era stata mia figlia a non voler indossare il cappellino, non il maschietto. Si era verificato uno spostamento: l’azione eseguita da mia figlia, era stata rappresentata nel sogno da mio figlio. Quando andai ad analizzare gli altri sogni, notai che in tutti era presente uno spostamento dell’indice riferenziale, non solo, ma gli indici comprendevano anche oggetti o cose. Sognai, una volta, di andare in pullman all’ufficio: ero andato a scuola con l’auto.
( Continua … )

Neuro-etimologia

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L’indagine sul significato delle parole, da un punto di vista neuro-etimologico, cioè da una fonte più ricca ed attendibile, rivela che molti vocaboli hanno un senso più specifico di quello che abitualmente si è portati a recepire. Molti termini, infatti, ritraggono funzioni di uno o entrambi gli emisferi cerebrali. Il termine ‘astrazione’, ad esempio, raffigura il processo di costruzione di suoni, immagini e sensazioni che si sviluppa nell’emisfero sinistro del nostro cervello. ‘Apprendimento’, invece, è una parola che indica un procedimento che è stato trasferito nell’emisfero destro, un qualcosa che è stato appreso, memorizzato e divenuto automatico. La parola ‘capire’ è una funzione dell’emisfero sinistro o, volendo, di entrambi gli emisferi. Infatti, la sua nominalizzazione ‘comprensione’, può essere intesa come una funzione dell’emisfero destro perché esiste anche una comprensione inconsapevole delle cose per l’inaccessibilità a certi livelli di memoria. Un termine che ci ha destato curiosità è ‘rielaborazione’. Che cosa potrà rappresentare una parola del genere? Dopo averla denominalizzata otteniamo ‘rielaborare’, un verbo associato a cancellazione: rielaborare che cosa? Nel manuale di Neuro-programmazione digitale “Terapie istantanee”, Pitgora Editrice – 2004 Bologna, abbiamo usato la parola ‘elaborazione’, con l’intento di rappresentare l’atto della costruzione, da parte dell’emisfero sinistro, di esperienze, idee o informazioni, ma non abbiamo aggiunto, che queste, se non arrivino in modo celere al destinatario, cioè all’emisfero destro, saranno dimenticate. Non si spiega, comunque, l’aggiunta del prefisso ‘ri ’. Rielaborare vuol dire elaborare nuovamente o elaborare più volte, ma a quale scopo? Forse chi elabora più volte aumenta le capacità d’elaborazione? Probabilmente la rielaborazione rappresenta l’atto d’arrivo in memoria delle informazioni elaborate o costruite nell’emisfero sinistro. ( Continua … )