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Vedi di non chiamare intelligenti soltanto quelli che la pensano come te. Ugo Ojetti
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Archivi per ‘Grafologia’

Grafologia: Anonimizzazione, auto-falsificazione, deanonimizzazione, copia. Metodologie di falsificazione, Surcharge; Criminal profiling, scrittura “omissiva

category Grafologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 2 Luglio 2012 | Stampa articolo |
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L’inter-disciplinarietà dei metodi di analisi e comparazione della grafia legittima quelle pertinenze e competenze relative all’intera area probatoria, per cui, al fine di raggiungere certezza di prova, spesso si dovranno ricavare “tutti” gli indizi presenti nei più svariati campi, disponendo della facoltà di ricorrere a quei criteri ritenuti più utili ed efficaci allo scopo.

 

“L’arte di annacarsi” , ovvero il gioco delle “Tre carte”: possibili!à, probabilità, certezza (?)

Quando ci si trova al servizio della verità, e perciò si è obbligati a rimanere al di sopra delle parti, bisogna evitare, a tutti i costi, errori che possano comportare l’eventuale condanna di un innocente. Sempre che non si oltrepassino certi limiti, un tale garantismo è condivisibile, ed è più che giusto il principio “in dubio pro reo”, che cioè l’imputato venga tutelato dai nostri fondamenti giuridici, in base ai quali  (per restare dentro metafora), in caso di parità, vincerà lui. E sempre perché è meglio un colpevole libero che un innocente in carcere.

Non è un problema di facile soluzione questo che coinvolge gli aspetti contrastanti della ricompensa e dell’ingiunzione, della rimunerazione premiante e del  castigo retributivo. Le prime sono espressione di concessione amorevole, le seconde di riscatto rivendicativo.

Per secoli, quegli psicanalisti ante litteram che erano i cabalisti si sono sforzati di capire, in rapporto al “Volto di Dio”, nel suo esecrabile Nascondimento (Hester Panim) o auspicata Rivelazione (Ghilui Panim), il vero significato della divina modalità sefirotica Ghevurah che vuol dire Giustizia, giudizio, forza, e timore, addolcita com’è da Chessed: Misericordia, gentilezza. Termini che ricorrono nell’espressione del Salmo: “Il Signore è giusto in tutte le sue vie e buono in tutte le sue opere” (145:17), in cui è presente sia il lemma zaddik che la voce chasid. Come avvenga cioè che possano andare d’accordo la bontà con la giustizia, e poi entrambe con la verità? Se è verità, deve essere onesta, cioè lo sforzo sarà quello di vedere attraverso gli occhi di chi sa essere imparziale davanti a un fatto, e farsi arbitro di cose schiette. Cosicché Isaia termina il suo primo capitolo (27) con le parole: “Sion verrà riscattata con la rettitudine e i suoi abitanti con zedakà”, rigore, perché ciò che importa è innanzitutto serietà e coscienza.

( Continua … )

Grafologia: “Autenticità” e contraffazione, Materiali e metodi, Coerenza disgrafica testamentaria e la “questione” della compatibilità, Ritocco e sintomi di insincerità grafica

category Grafologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 29 Giugno 2012 | Stampa articolo |
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In primis

C’è da chiedersi se la cosiddetta “autenticità” corrisponda semplicemente all’assenza di segni di falsità. No, perché l’assenza di segni negativi è troppo poco per poter restituire un parere positivo.

Ma, se l’attendibilità è sempre discutibile, secondo il principio di Salvatore Ottolenghi (1861-1934), simulazione, impostura e invenzione possono invece essere riscontrate, appurate e garantite!

Anzi, senza poi troppo forzare il sillogismo, intuire che un manoscritto “probabilmente” non sia autentico equivale a dichiaralo “sicuramente” apocrifo.

Lo scopo dell’analisi grafologica in questione è quello di ravvisare, per esempio, in un testamento contestato, l’identità dello scrivente, che, per essere quella genuina e originale deve ovviamente collimare con un soggetto che verosimilmente abbia raggiunto una certa età o versi in stato di salute fisica precario, per cui, mentre i contenuti del suo pensiero sarebbero ancora logici e non difetterebbero in maniera palese, la sua grafia inevitabilmente ne risente solo in un senso ben determinato per come ci si aspetterebbe da un anziano o da un malato.

( Continua … )

La Tradizione della divina grafologia – “Le dieci parole”: ed Elleh haddevarim e Ve’elleh Šemot!

category Grafologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 24 Giugno 2012 | Stampa articolo |
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L’associazione di parole e nomi può avvenire su più piani; inconsciamente non sembra seguire delle regole precise, che potrebbero rintracciarsi in relazioni di anagramma, scambio, aggiunta o scarto di lettera, di attinenza per contiguità, continuità, affiliazione, opposizione… La meditazione sui nomi, sulle parole, sul loro significato, sulle modalità di scrittura, lettura, pronuncia, salmodia, sul loro valore intrinseco, etimologico, e su quello interpretativo, o numerico (Ghimatriah), costituisce un rituale di importanza pari alla sua antichità. Con tzeraf si indica l’interscambio delle lettere, con il quale gli esegeti erano abituati a permutarle, onde ottenere nuovi, più veri e reconditi significati. Con atbásh s’intende quello scambio alfabetico, che avviene tra la prima lettera e l’ultima, o la seconda e la penultima. Mentre notariqón permette di scoprire parole nascoste dentro altre, in modo che le lettere di una divengano rivelazione di altre.

Anche secondo la concezione della Qabbalah, o Kabbalah, per come viene esposta dal rabbino rumeno Alexandru Safran (1910-2006), il concetto medesimo di Tradizione va inteso nel senso di  trasmissione della “parola” e, con essa della sapienza divina, effettuata da Maestro ad allievo o direttamente da Dio a chi ha prescelto. La tradizione allora sarebbe già iniziata da Dio a Mosè, il quale poi “la trasmise a Giosuè, che la trasmise agli Anziani, e gli Anziani ai Profeti; e i Profeti la trasmisero ai membri della Grande Assemblea… (Talmud, Pirkei Avòt).

Il verbo, la “parola”, precedette la rivelazione sul monte Sinai, in quanto fu insegnata durante l’esilio in Egitto e data ai capostipiti delle dodici tribù e anche ai Patriarchi. E’ la “parola” con cui Egli diede soffio vitale al Mondo,  dopo averla “letta” nella Torah. Tant’è che, secondo la prospettiva hassidica, un Maestro insegna giusto per sapere cosa ha imparato!

Sin da subito, la narrazione sancisce la separazione tra la storia dell’uomo e quella del suo Creatore, poiché, al termine dei sei giorni della Grande Opera, Egli si ritira nel suo Shabbàt. Eppure il rapporto che si stabilisce tra gli eletti e Dio si conferma quale relazione diadica, che approfondisce e supera quella materno-infantile.

Egli “fa grazia alla millesima generazione, per coloro che mi amano e custodiscono le mie parole” (Esodo 20, 5), a cui aggiunge “poiché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso che punisce il peccato dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione”.

( Continua … )

Grafoanàlisis – Piccoli segni: date, firma, parafa, sottolineature, punteggiatura – scritture di facciata e di compensazione – spazio grafico – simbologia dei numeri e dei Tarocchi, il Matto, L’Appeso, il Bagatto – grafologia planetaria, semasiologia

category Grafologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 5 Giugno 2012 | Stampa articolo |
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Per chi sa vedere l’atto più semplice, il più semplice gesto in certi casi esprime tutta una vita”, affermava Max Pulver,  con convinzione. Un tale approccio simbolico non si limita al puro interesse intellettuale, ma riveste, anche dal punto di vista tecnico, un’estrema importanza, troppo spesso trascurata, in quanto focalizza degli aspetti, quelli dei cosiddetti “piccoli segni”, solo apparentemente secondari nelle analisi di personalità, ma del tutto ingiustificabilmente sottovalutati nel corso delle perizie identificative.

Dal punto di vista delle proiezioni – insegnava Roseline Crèpy – i numeri non sfuggono alla regola che vuole che l’Inconscio si esprima al meglio nelle aree secondarie, là dove la consapevolezza è meno vigile. Per esempio, quando si tratta di analizzare delle lettere anonime, il Grafologo ha talvolta la fortuna di poter sciogliere i suoi dubbi, di fronte a due scritti dissimili, grazie alle somiglianze dei numeri.”

La grafologa francese ha enumerato una casistica di possibili tracciamenti dei numeri, che già C. G. Jung aveva definito, per il loro alto valore emblematico, “Archetipi dell’Ordine”. E difatti un po’ tutti quelli che sono considerati “piccoli segni”, come appunto date, paraffi, punteggiatura, sottolineatura, ecc., riflettono marcatamente l’intreccio di svariate influenze culturali. Interpunzioni, lineette, schematismi, formalismi, ripetizioni, espressioni, lapsus, errori, dimenticanze, ritocchi, aggiunte, pleonasmi e superfetazioni, vanno sempre tutti tenuti nel debito conto.

La data

Già a partire dal modo di scrivere la data, questa acuita attenzione può rilevare una particolare sensibilità, maggiormente sensoriale, in chi riporta per esteso il nome del mese; tendenza a valorizzarsi, e rigore, in chi preferisce indicarlo in cifre romane; mancanza di visione unitaria in quanti trascurassero di citare l’anno; se poi, la cifra del giorno supera in grandezza le altre, vi è in atto una particolare preoccupazione.

(con l’accento) è un avverbio di luogo e non ha niente a che vedere con le date, mentre Li, naturalmente, si riferiva ai giorni numerati dal 2 in poi,  nella conclusione della “corrispondenza epistolare”, ma quest’uso, non obbligatorio, è sopravvissuto soltanto nel carteggio “burocratico” e “commerciale” e non è presente, come formulazione di chiusura, se non per eccesso di formalismo, in una scrittura “notarile”, (“scrittura di cancelleria”, “posata” a carattere rotondo), o “pedante” (secondo la definizione di Moretti, equivalente alla “compassata” di Marchesan).

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Psicografoanalisi: psicologia “della” scrittura, psicologia “dalla” scrittura, psico-espressività – dallo scarabocchio alla coerenza disgrafica

category Grafologia Giuseppe Maria Silvio Ierace 28 Aprile 2012 | Stampa articolo |
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La rappresentazione grafica non è mai gratuita, né del tutto casuale, anzi ci parla spesso degli stati psichici in termini sufficientemente precisi e aderenti, anche se, per forza di cose, necessariamente parziali, e forse incompiuti, soprattutto a causa delle difficoltà “tecniche” che si frappongono tra gli schemi mentali e le loro raffigurazioni sulla carta.

Caratteri della scrittura

L’uso della tastiera da dattilografia (collegata a vari dispositivi meccanici, elettrici e/o elettronici), del personal computer, della posta elettronica (email, electronic mail), e degli sms (Short Message Service) da telefono cellulare, incomincia ad abituare le nuove generazioni a esercitare sempre meno la manualità nel vergare direttamente i fogli, con il conseguente più frequente ricorso al carattere “stampatello”. Una tale consuetudine potrebbe non trovare convincenti spiegazioni soltanto in questo progressivo abbandono dell’attitudine amanuense. Difatti, in un adolescente, l’impiego dello stampatello potrebbe essere provocato da una qualche ricerca di indipendenza, e dal desiderio di avere dei validi punti di riferimento ai quali potersi aggrappare nel corso delle sue crisi esistenziali. Nel caso di adulti, la desuetudine al corsivo, riflette diffidenza, se non proprio chiusura verso gli altri, dei quali, per paura che venga scoperta la propria vera essenza, si rifiutano  critiche e valutazione. In fondo, si tratta del timore di non essere all’altezza dell’immagine che si vorrebbe dare di sé, e dell’insicurezza di non poter soddisfare le attese create. A volte, ci si trova di fronte alla consapevolezza dell’inidoneità al ruolo di responsabilità rivestito, generatrice di stress e frustrazione. Lo stampatello maschera le debolezze, non tradisce emozioni e sentimenti, reprime quella spontaneità che favorisce le relazioni con gli altri, mettendo al riparo da qualsiasi giudizio. Al contrario, non esistendo due corsivi esattamente uguali, come non esistono due persone identiche, è proprio nel carattere corsivo che va indagata l’espressione dell’individualità.

Il disegno

“L’uomo che scrive disegna inconsapevolmente la sua natura interiore. – diceva Max Pulver - La scrittura cosciente è un disegno inconscio, disegno di sé, autoritratto”. Come al disegno viene generalmente riconosciuta una forza espressiva tale da giustificarne ampiamente l’impiego pure a scopo psicodiagnostico, la medesima considerazione vale per la scrittura. Il materiale e il compito affidati al soggetto fungerebbero da “lente di proiezione” e le registrazioni grafiche rappresenterebbero quello schermo su cui viene a visualizzarsi l’immagine della personalità, forse a volte ingrandita, altre volte non ben messa a fuoco.

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La firma

category Grafologia Stefania De Matola 24 Luglio 2009 | Stampa articolo |
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