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Il perfetto uomo di mondo sarebbe colui che non fosse mai nè dubbioso nè precipitoso nel prendere le sue decisioni. Arthur Schopenhauer
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Archivi per ‘Disturbi e patologie’

La percezione del corpo brutto: la dimensione dismorfica

category Disturbi e patologie Teresita Forlano 5 Maggio 2014 | Stampa articolo |
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Il termine dismorfia deriva dalla parola greca “dis- morfè”che letteralmente significa “cattiva forma” e quindi “bruttezza”; esso fa riferimento alla sensazione soggettiva di essere particolarmente brutti, impresentabili, ripugnanti, deformi, di avere un difetto fisico in una parte del corpo che rende oggetto di attenzione da parte degli altri nonostante che, ad un riscontro reale, il difetto risulti assente e la forma del corpo nella norma. Va detto che talvolta un difetto fisico può anche esistere, ma la preoccupazione della persona  appare decisamente amplificata.

La dismorfia, può presentarsi come sintomo transitorio nel periodo adolescenziale, dove la trasformazione fisica dovuta alla pubertà può essere rifiutata dall’individuo o vissuta con angoscia più o meno marcata anche per  una non accettazione della pubertà da parte della famiglia, o far parte di un quadro psicopatologico dove il rifiuto del proprio aspetto, del proprio corpo o parti di esso, può assumere caratteristiche fobiche che disturbano profondamente l’espressione della personalità. In questo caso si parla di dismorfofobia che può assumere la forma ora di un’idea prevalente, ora di un’idea ossessiva, ora di un vero e proprio delirio di trasformazione corporea nei casi più gravi.

Nella dismorfofobia c’è una vera è propria alterazione dell’esperienza corporea. Il corpo si carica di un significato di non adeguatezza che, ad un’attenta indagine rivela una profonda inadeguatezza interna esistenziale. Il corpo diviene teatro di disagi interni. In alcuni soggetti questa forma fobica può causare stress emozionale e incapacità di tessere adeguate relazioni sociali e sessuali, con conseguente isolamento e rischio di dare il via a una sequenza di altre patologie. In certi casi, la persona può uscire di casa solo di notte, quando non può essere vista, o rimanere chiusa in casa per anni. I soggetti con tale disturbo possono abbandonare la scuola, evitare i colloqui di lavoro, lavorare al di sotto delle loro possibilità, oppure non lavorare per nulla, avere difficoltà coniugali, o divorziare a causa dei loro sintomi.

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Anche per l’alcolismo ci deve essere un modo per uscirne fuori

category Disturbi e patologie Matteo Simone 30 Aprile 2014 | Stampa articolo |
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La dipendenza dall’alcool causa problemi alle persone e alle famiglie: perdita del posto di lavoro, separazioni, crimini. E’ difficile uscirne fuori ma per ogni problema c’è almeno una soluzione. E’ difficile vivere con questa dipendenza che non permette di avere una vita serena ma come per la Capoeira dove è sempre possibile schivare un attacco anche per l’alcolismo ci deve essere un modo per uscirne fuori o, comunque, per andare avanti.

E’ importante innanzitutto avere la consapevolezza di avere il problema, le persone consapevoli di soffrire a causa di questa dipendenza possono passare all’azione chiedendo di farsi aiutare, per esempio, approdando nei gruppi di alcolisti anonimi.

Gli alcolisti inizialmente non pensano di avere un problema, non sono consapevoli e quindi non esprimono alcuna intenzione di cambiare nell’immediato futuro, in questo caso si può dire che si trovano nella prima fase chiamata precontemplativa del Modello transteoretico di Di Clemente e Prochaska. (2)

Può succedere che prendono consapevolezza delle loro difficoltà e problemi correlati all’uso dell’alcol ed iniziano a pensare che forse devono fare qualcosa per stare meglio, le persone che dichiarano di aver pensato di cambiare il comportamento ma senza assumersi ancora impegni precisi verso una modifica, si trovano nella fase contemplativa.

La fase di preparazione indica l’intenzione di agire nel futuro prossimo e vi è la presenza di tentativi di cambiare il proprio comportamento.

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Sindrome da spogliatoio o dismorfofobia peniena: pene troppo piccolo, troppo grande o deforme

category Disturbi e patologie Teresita Forlano 26 Aprile 2014 | Stampa articolo |
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Alcuni uomini ritengono di avere il pene diverso dalla norma. Una convinzione, spesso immotivata, che causa ansie e timori.

La convinzione di avere un pene troppo piccolo, ma anche troppo grande, troppo curvo oppure con anomalie legate al glande o al prepuzio, ha un nome scientifico preciso, cioè dismorfofobia peniena.

Questo disturbo è noto anche come “sindrome dello spogliatoio”, in quanto chi ne soffre tende a evitare di fare la doccia insieme ad altri uomini dopo l’attività sportiva nel timore di essere sottoposti a giudizio per via delle dimensioni o della forma dei propri genitali. A volte queste preoccupazioni non sono motivate dalla presenza di reali anomalie, ma ciò non impedisce ad alcuni uomini di diventare preda di idee ossessive e di comportamenti compulsivi, come il guardarsi continuamente allo specchio nel tentativo di confermare le proprie valutazioni o ricorrere a frequenti controlli medici per potere correggere il (presunto) problema.

Stando ad alcune statistiche, circa l’80% dei pazienti che si sottopongono a interventi di allungamento del pene non ne avrebbero alcun bisogno, avendo un organo genitale di dimensioni normali.

Ma qual è la dimensione “normale” dell’organo genitale maschile?
I diversi studi effettuati sulla misurazione del pene, considerando la difficoltà a procedere in un’indagine valutata come invasiva e le varie tecniche di misurazione utilizzate, hanno evidenziato alcune dimensioni standard, ovvero relative alla media della popolazione (normalità statistica). La concordanza dei dati evidenzia una dimensione a riposo pari a 8-10 cm in lunghezza (dalla radice dorsale del pene alla punta). Allo stato di erezione, invece, la lunghezza media varia tra i 12-16 cm con una circonferenza pari a 11- 12 cm.

Gli specialisti concordano nel ritenere che è opportuno parlare di micropene quando la sua lunghezza,in stato di erezione, è inferiore ai 7 centimetri. Condizione davvero molto rara. Questo è  stato definito in base all’impossibilità di un pene con tali dimensioni in erezione , di riuscire a penetrare la cavità vaginale. Infatti, le dimensioni del canale vaginale a riposo sono di circa 7,5 cm, quindi un pene che in erezione ne misura mediamente il doppio non avrà particolari difficoltà durante il coito.

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La Sindrome da Crocerossina e la co-dipendenza: “Io ti salverò e tu mi amerai!”

category Disturbi e patologie Anna Chiara Venturini 27 Febbraio 2014 | Stampa articolo |
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La Sindrome da Crocerossina, nota anche come Sindrome di Wendy, sorella dei tre fratellini nella favola di Peter Pan, si riferisce a quell’insieme di comportamenti  presenti in persone molto accudenti e protettive, sempre tese a compiacere, gratificare e giustificare l’altro, anche a costo di sacrificare i propri bisogni e se stesse.

Infatti, proprio come la ragazzina fa da mamma ai bimbi sperduti nell’isola che non c’è, allo stesso modo la persona “soccorritrice” si occupa di chi ama, con dedizione completa e assoluta abnegazione.

La prima volta che Wendy incontra Peter Pan gli dice “Ho tenuto in serbo la tua ombra, spero non si sia sgualcita. Va cucita, posso farlo io, è un lavoro da donna!”.

Da qui è chiara l’influenza socio-culturale che per secoli ha visto la donna come angelo del focolare, educata al servizio e al sacrificio e che realizza se stessa solo nel compimento del suo “dovere” di figlia, moglie e madre, prendendosi cura dell’altro con smisurato spirito salvifico.

In tutto questo il partner diviene oggetto d’amore incondizionato e indiscusso, messo su un piedistallo e da lì mai più rimosso, soccorso sempre e comunque di fronte a qualsiasi ostacolo, anche a scapito del proprio benessere.

Attenzione però, non sto dicendo che in coppia non ci si debba sostenere, ma qui il discorso è ben più ampio. Qua si tratta di assecondare se non anche anticipare i bisogni del partner  ignorando le proprie esigenze e necessità, mettendo da parte ogni velleità in nome di un amore che “malamente” ci fa sentire vive e ancor peggio “utili”.

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Hikikomori nuovo stile di vita o nuova patologia?

category Disturbi e patologie Simona Esposito 31 Gennaio 2014 | Stampa articolo |
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Dalla seconda metà degli anni “80 nel sol levante si è iniziato a parlare di Hikikomori, che letteralmente  significa: stare in disparte, con questa terminologia lo psichiatra giapponese direttore del Sofukai Sasaki Hospital che la coniò, Saito Tamaki , definì il comportamento osservato in diversi giovani che avevano scelto di ritirarsi dalla vita sociale. Gli Hikikomorian, ossia coloro che praticano l’Hikikomori, hanno la tendenza a ritirarsi nella propria stanza senza più uscirne per lunghi periodi di tempo, si tratta di un autoreclusione della durata superiore ai 6 mesi, in cui non si hanno contatti con l’esterno, vengono abbandonati gli amici e ogni forma di comunicazione con la famiglia.  Questo fenomeno coinvolge soprattutto i giovanissimi, infatti è stato riscontrato in ragazzi di 12 anni, non mancano casi di persone di un età maggiore come i 30 anni. Riguarda soprattutto soggetti di sesso maschile con un estrazione sociale medio-alta. Lo stile di vita del giovane hikikomorian si caratterizza da una vita sedentaria, dedica il proprio tempo ai fumetti e al pc, inverte il ritmo sonno-veglia, consuma il cibo in solitudine escludendo ogni contatto esterno.

Esistono differenze socio-culturali tra il fenomeno Hikikomori giapponese e quello europeo, poiché il fenomeno appare come una forma di ribellione contro il sistema sociale che si differenzia tra l’Occidente e l’Oriente. La cultura giapponese è caratterizzata dalla presenza di regole eccessivamente rigide ed i giovani si ribellano proprio a queste rifugiandosi nella propria abitazione, come forma di protesta silenziosa, in Occidente, invece, è proprio l’assenza di un sistema coerente e sistematico di regole sia sul piano sociale, relazionale che lavorativo a creare nel giovane la percezione di sentirsi incapace, inadeguato, a non saper trovare il proprio ruolo nel mondo, per cui tende a rifugiarsi nel mondo a lui più rassicurante. Un’altra differenza tra il fenomeno dell’Hikikomori in Oriente e quello Occidentale è che gli hikikomorian europei fanno un uso eccessivo delle nuove tecnologie, mantenendo un contatto con l’esterno tramite internet, per tale ragione questo fenomeno spesso viene associato e confuso con il disturbo da dipendenza da internet (IAD). La comunicazione virtuale per gli hikikomorian europei rappresenta l’unica forma di relazione. Alcuni medici hanno osservato che la mancanza di contatto sociale e la prolungata solitudine determinano nei giovani una perdita delle competenze sociali e comunicative. Purtroppo però le persone coinvolte in questo fenomeno non si rendono conto della gravità, per cui non sentono alcun bisogno di richiedere aiuto, proprio per tale ragione è importante che vi sia informazione in modo da aiutare chi è già coinvolto attraverso un aiuto psicoterapeutico o prevenire il fenomeno.

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I disturbi dell’orgasmo maschile

category Disturbi e patologie Teresita Forlano 17 Gennaio 2014 | Stampa articolo |
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Le disfunzioni dell’orgasmo e dell’eiaculazione hanno spesso origine psicologica.

L’aspetto culturale, ossia il contesto in cui una persona vive, fatto di credenze, convinzioni, norme, storia, influenza molto il controllo eiaculatorio, per tale motivo si può affermare che le disfunzioni dell’orgasmo e dell’eiaculazione hanno spesso origine psicologica e possono rispondere alla terapia psicosessuale.

Va sottolineato che, la fisiologia dell’eiaculazione non si limita allo schema stimolo (eccitazione) – risposta (eiaculazione) per la sola espulsione dello sperma. Bensì, occorre che sensazioni piacevoli derivanti dalla stimolazione delle zone erogene periferiche e dall’elaborazione immaginativa si sommino per raggiungere un grado di accumulo dell’eccitazione adeguato a provocare la produzione e l’emissione dello sperma.

L’esperienza dell’eiaculazione (ossia l’emissione dello sperma) si accompagna solitamente ad un vissuto mentale piacevole, particolarmente intenso, che viene chiamato orgasmo.

Viene fatta confusione tra orgasmo ed eiaculazione. Invece, esiste una differenza tra i due fenomeni: l’orgasmo è un momento di piacere intenso che coinvolge mentalmente e fisicamente l’uomo durante l’eiaculazione; l’eiaculazione riguarda le contrazioni espulsive dello sperma. I due eventi essendo distinti possono anche verificarsi in maniera indipendente l’uno dall’altro durante l’esperienza sessuale.

Di solito l’eiaculazione e l’orgasmo si manifestano contemporaneamente, qualche volta l’eiaculazione può avvenire senza orgasmo, oppure può esserci orgasmo senza eiaculazione. Partendo da queste realtà cliniche, è possibile distinguere cinque forme di disfunzioni, la cui causa è organica, psicologica o dipendere da entrambe :

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