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Tutti gli uomini che facciamo aspettare a lungo nell'anticamera del nostro favore vanno in fermentazione o divengono acidi. Friedrich Nietzsche
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Archivi per ‘Disturbi e patologie’

Non esiste la balbuzie, esistono i balbuzienti

category Disturbi e patologie Simona Nocera 7 Marzo 2013 | Stampa articolo |
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Non è facile scrivere un articolo sul sintomo balbuzie, perché è un tema che, secondo me, va trattato con delicatezza, nel rispetto e nella cura di tutti coloro che ne soffrono. D’altra parte sento che è importante scriverlo, proprio perché il rispetto verso tutti coloro che ne soffrono, mi spinge a sensibilizzare la gente, a rompere il muro dell’ignoranza che c’è dietro questo sintomo e ridare speranza a coloro che vogliono liberarsi da questo disturbo.

Quindi, scrivo questo articolo per me e per tutti coloro che soffrono perché balbettano quando parlano.

Anche se la maggior parte delle persone non se ne rende conto, perché lo da per scontato, la parola e il linguaggio sono uno dei doni più importanti che la vita ci ha dato. Rappresentano il mezzo, il canale per comunicare con il mondo, per affermarci, per conoscerci, per amarci, per difenderci, per mostrarci, ecc… Quindi, immaginate la sofferenza che può provare una persona che ha questo problema.

Dalla mia esperienza ho constatato che nessuno o quasi nessuno conosce veramente il sintomo balbuzie. E cosa ancora peggiore, quasi nessuno se ne interessa. Sono Psicologa e Psicoterapeuta e non ho mai incontrato nessuno tra docenti, colleghi, ecc. che si interroga sulla balbuzie, o si impegna nella cura della balbuzie… tranne un mio caro amico, il Dott. F. Fusca da cui riprendo alcune delle informazioni scritte su questo articolo. Eppure la balbuzie a parità di altri sintomi crea molte sofferenze nelle persone, dolori, vergogna, impotenza. Le uniche volte che il balbuziente è al centro dell’interesse della gente è perché fa sorridere, perché è qualcuno che va preso in giro per il suo strano modo di parlare… quando ridiamo di un balbuziente non pensiamo che quella persona ha una forte sofferenza e un forte disagio, ridiamo. E così facendo non facciamo altro che infliggere un’altra ferita al suo cuore.

Innanzitutto voglio sfatare alcuni luoghi comuni, alcune cose che ho sentito dire, o che ho letto e che sono false o dettate dall’ignoranza, dalla non conoscenza del fenomeno.

Intanto diciamo subito che la balbuzie non è un difetto fisico:  la balbuzie è un disagio psicologico che genere ansia, e quest’ansia riesce a disturbare, purtroppo, tutto l’ingranaggio fonetico sano e a farlo funzionare molto male. Da qui deriva una constatazione importante: non essendo un difetto fisico, non è una croce da portare per tutta la vita, anzi, ci sono tutti i presupposti per uscire dal disturbo.

( Continua … )

Riempirsi di cose : Hoarding – Disposofobia

category Disturbi e patologie Simona Esposito 1 Marzo 2013 | Stampa articolo |
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Il Feng Shui, teoria orientale sulla disposizione armonica degli oggetti nell’ambiente, sostiene che gli spazi riflettono il mondo psichico, parlano di noi stessi. Pertanto una casa sgombera e lineare rappresenterebbe chiarezza di pensiero e armonia interiore; vediamo insieme, invece, cosa significa avere una casa “piena”.

In genere tutti hanno la tendenza a non lasciare andare ciò che gli appartiene, ma c’è chi proprio non riesce a buttare via le cose al punto da risultare un vero e proprio problema; questo avviene poiché non si riesce a distinguere quel che è importante da quel che non lo è, questo tipo di disturbo viene definito: disposofobia o Hoarding. Con questi termini si fa riferimento ad un accaparramento compulsivo, cioè alla tendenza patologica di mettere da parte masse di oggetti inutili fino a rendere inabitabili intere aree della propria casa o comunque compromettendo fortemente il proprio stile di vita.

Per indicare l’ammasso di materiale conservato viene utilizzato il termine inglese: Clutter. Non tutte le case sono ordinate, soprattutto quelle in cui ci sono molti bambini ma ciò che differenzia il normale disordine da quello patologico è che gli oggetti ammassati non vengono mai messi da parte o buttati. Questi oggetti, definiti: Clot non vengono smaltiti in nessun modo. L’accumulo può essere ricondotto al collezionismo anche se quest’ultimo si differenzia per la settorializzazione del materiale conservato; il disturbo, invece, può focalizzarsi su oggetti diversi.

All’inizio l’individuo non vive il fenomeno come un problema, la patologia è ego sintonica, cioè non viene percepita come invalidante, ma con il passare del tempo il materiale accumulato provoca impedimenti e danni significativi ad attività essenziali quali muoversi, cucinare, fare le pulizie, lavarsi e dormire. La sindrome spesso inizia con la difficoltà a liberarsi di ricordi cari, acutizzata  da timori di genere finanziario (non si butta via nulla!), per poi precipitare in una vera e propria fobia di separazione dagli oggetti.

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Cosa si nasconde dietro gli attacchi di panico?

category Disturbi e patologie Cristina Mencacci 27 Febbraio 2013 | Stampa articolo |
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COS’E’ L’ATTACCO DI PANICO

L’attacco di panico rientra nei disturbi d’ansia e consiste in un episodio improvviso d’intensa paura, associato a reazioni fisiche ed emotive. La persona è travolta da uno stato di terrore, che implica l’emergenza di fuggire dinnanzi alla situazione “stimolo” percepita come una catastrofe imminente.

COME SI MANIFESTA

L’attacco di panico insorge improvvisamente ed è circoscritto ad un breve periodo (10 minuti circa), caratterizzandosi per un andamento in crescendo dei sintomi, che raggiungono di un livello di massima intensità, per poi diminuire gradualmente e rientrare entro parametri normali.

SINTOMI

La sintomatologia è variabile, ma comporta sempre la presenza di sintomi fisici associati a vissuti emotivi.

- SINTOMI SOMATICI: difficoltà respiratoria, respirazione accelerata, senso di soffocamento, tachicardia, dolore/fastidio al petto, nausea, crampi/dolori addominali, sudorazione, vampate di calore, brividi, tremori, vertigini, sensazione di sbandamento o di perdere i sensi.

- VISSUTI EMOTIVI: consistono in varie forme di paura, come di perdere il controllo, d’impazzire o addirittura di morire; sensazioni di non essere parte della realtà o di essere osservatore esterno del proprio corpo.

Possono verificarsi pochi o molti di questi sintomi e, talvolta, data la loro comparsa improvvisa ed intensa, la persona teme di essere colpita da un problema fisico, come un attacco cardiaco.

Sebbene i sintomi dell’attacco di panico siano destinati a scomparire, una volta terminato l’episodio, producono conseguenze debilitanti per l’organismo, quali senso di spossatezza e percezione di logoramento delle risorse fisiche e mentali.

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Dipendenza affettiva

category Disturbi e patologie Simona Esposito 25 Febbraio 2013 | Stampa articolo |
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Quando parliamo di amore facciamo riferimento alla motivazione, al senso dell’esistenza, a ciò che rende l’essere umano nobile. Molti autori di letteratura e di filosofia hanno parlato di questo sentimento, lo hanno analizzato, definito, narrato e esaltato; eroine sofferenti, tradite, a volte persino suicide popolano le pagine dei testi classici. Tutti ricordiamo Penelope, che attese fiduciosa il ritorno del suo amato Ulisse, o Didone, innamorata tanto perdutamente di Enea che vedendolo partire si tolse la vita. Purtroppo questi finali tragici non si verificano solo nella tradizione classica, ma diventano sempre più frequenti anche nella nostra società attuale. Senza andare troppo lontano nel tempo, basti pensare al gesto folle e disperato di Matthias Kaspar Schepp, 44 anni, che, incapace di sopportare la separazione dalla moglie Irina decise di rapire le due figlie, Alessia e Livia e di farla finita gettandosi sotto le rotaie di un treno a Cerignola. Spesso a scrivere le storie sono proprio i sentimenti poiché l’essere umano prova sentimenti e instaura relazioni sulla base di essi. Molti autori hanno studiato il modo in cui i sentimenti si radicano nell’individuo.

Secondo i teorici dell’attaccamento, J. Bowlby e M. Ainsworth, i rapporti che il bambino instaura con le prime figure di accudimento getterebbero le basi relazionali future, con la costituzione del Modello Operativo Interno (una rappresentazione mentale di sé e della relazione con la madre). Con S. Freud e la psicanalisi si è ipotizzato, e poi teorizzato, che l’individuo investe sull’altro le proprie pulsioni, la propria energia primaria, lo trasforma in un oggetto della propria libido, alternando fasi di scissione, introiezione, fagocitazione ed infine una fase risolutiva di auspicabile integrazione armonica delle figure genitoriali, arrivando così alla fine del processo di maturazione personale ad interiorizzarle, secondo un processo di sviluppo stadiale che sfocia, nell’età adulta, nella fase della maturità genitale e affettiva. Così, in condizioni ottimali, l’individuo una volta cresciuto instaura relazioni amorose e sociali, sviluppa una competenza emotiva e impara a gestire il proprio stare con se stesso; impara a relazionarsi all’altro sapendo gestire la propria vita affettiva e le proprie emozioni in maniera appropriata. Purtroppo non sempre funziona così, molti disturbi dello spettro ansioso-depressivo nascono all’interno della storia famigliare e si rendono evidenti soprattutto nella relazione di coppia. Spesso bisogni di dipendenza non adeguatamente colmati durante l’infanzia, possono estrinsecarsi nel bisogno coatto di protezione e di attaccamento simbiotico nella vita adulta. Tipico esempio di ciò lo ritroviamo nella dipendenza d’amore, in cui l’altro, spesso sfuggente, diventa il nostro salvatore, la droga da cui dipende la nostra felicità, fino ad annullarci. Tale situazione indica una difficoltà a volersi bene, a prendersi cura di sé e a delegare l’altro della responsabilità del nostro benessere. Ciò può sfociare anche nella gelosia patologica che rivela una profonda insicurezza, il bisogno continuo di controllare e possedere l’altro, il quale diventa una nostra proprietà.

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La disgrafia motoria: prevenzione e riabilitazione

category Disturbi e patologie Cristina Mencacci 19 Febbraio 2013 | Stampa articolo |
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COS’E’ LA DISGRAFIA

La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento, che si manifesta nella difficoltà a riprodurre segni alfabetici e numerici rispetto al modello scolastico proposto. Può presentarsi in due forme:

  • disgrafia associata: che si manifesta in concomitanza con altri disturbi dell’apprendimento, quali dislessia disortografia, discalculia;
  • disgrafia semplice (motoria): che coinvolge solo l’abilità esecutiva della scrittura ed è quindi indipendente rispetto agli altri apprendimenti.

 

CARATTERISTICHE DELLA DISGRAFIA MOTORIA

La disgrafia motoria è un disturbo circoscritto alla competenza scrittoria, pertanto non coinvolge il funzionamento intellettivo generale. Visivamente si presenta come “brutta scrittura” ed è attribuita dagli insegnanti a negligenza, distrazione, scarso impegno da parte del bambino.

Il grafismo si contraddistingue per i seguenti  elementi distintivi:

-  mancanza di leggibilità: la forma è maldestra, le dimensioni e le proporzioni delle lettere sono irregolari;

-  cattiva gestione dello spazio: scarso rispetto dei margini del foglio, spazi irregolari tra lettere e parole, difficoltà nel seguire il rigo;

-  pressione della mano sul foglio  troppo forte o troppo leggera;

-  presenza di lettere corrette e/o riempite  d’inchiostro;

-  gestualità faticosa: il movimento procede a scatti con frequenti interruzioni ed inversioni della direzione;

-  alterazioni della velocità:  troppo lenta o troppo veloce;

-  possibili tensioni e dolori alla mano e/o al braccio.

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I Disturbi del Comportamento Alimentare

category Disturbi e patologie Teresita Forlano 5 Febbraio 2013 | Stampa articolo |
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Il cibo è più di qualcosa da mangiare.

È nutrimento. Ma anche piacere.
È legame: materno, familiare, sociale.
È appartenenza, identità, memoria.
Gli si attribuiscono, a torto o a ragione, effetti terapeutici,
tossici, cosmetici, depuranti.
(Anonimo, 2004)

Cosa è un Disturbo del Comportamento Alimentare

Il disturbo del comportamento alimentare è una patologia caratterizzata da alterazione nel modo di alimentarsi, che è il sintomo più evidente, unito ad una valutazione estremamente negativa del proprio corpo, alla sua immagine, alla sua forma e a peso. Lo stile alimentare è alterato come conseguente alterazione dei pensieri e delle emozioni legate alla percezione del proprio corpo e al cibo.

In molti soggetti la distorsione nel modo di concepire il cibo e il corpo favorisce l’insorgere di patologie che prendono il nome di Disturbo del Comportamento Alimentare.

All’interno di tale disturbo la comunità scientifica internazionale e i principali manuali diagnostici riconoscono come comportamenti patologici: l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa, i Disturbi del Comportamento Alimentare Non Altrimenti Specificati (DCANAS), in cui i comportamenti possono essere i segnali di un’anoressia o bulimia agli esordi, il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI), che caratterizza nella maggior parte dei casi l’obesità.

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