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Amo la pioggia, lava via le memorie dai marciapiedi della vita. Woody Allen
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I pensieri che fanno ingrassare

category Atri argomenti Camilla Cristina Scalco 16 Ottobre 2011 | Stampa articolo |
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La maggior parte delle persone che si mettono a dieta dimagrisce,

ma solo il 5% riesce a mantenere il peso raggiunto.

La vulnerabilità al valore sociale della magrezza come sintomo di successo

ed il tentativo frustrante di inseguire un peso ideale incompatibile

con le proprie caratteristiche biologiche e morfologiche,

espone una grande quantità di persone a sofferenza psicologica ed emotiva.

Accanto ad

anoressia e

bulimia nervosa,

negli ultimi decenni

la classe medica

descrive un’ampia

categoria di disturbi

dell’alimentazione clinicamente

significativi

che riguarda il 20-

30% dei pazienti che

richiedono un trattamento.

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Rientro dalle vacanze: come sconfiggere lo stress post vacanziero

category Atri argomenti Pasquale Elia 7 Settembre 2011 | Stampa articolo |
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La sveglia inizia di nuovo a suonare alle prime luci del mattino, il lunedì è il giorno più odiato, si ritorna alla normalità, le vacanze, purtroppo, sono terminate. Il ritorno dalle vacanze è sempre vissuto in maniera traumatica, i primi sintomi iniziano a farsi sentire il giorno prima della partenza con tristezza e disturbi psicosomatici. Questo malessere viene identificato come: post-vacation blues negli USA, post-holidays blues in Irlanda e nei paesi del Commonwealth (blue in inglese significa anche depressione), indicando lo stress da rientro dalle vacanze, uno stato d’animo negativo che colpisce maggiormente le persone dai 25 ai 45 anni, al ritorno da un lungo periodo di vacanza. I disturbi più comuni sono: mal di testa, stordimento, irritabilità, dolori muscolari, inappetenza e, nel peggiore dei casi, depressione, generati da una condizione psicologica negativa per aver vissuto una lunga vacanza spensierata, senza regole e costantemente rivista in veste nostalgica. Una nota compagnia di crociera ha anche fatto una pubblicità che è diventata molto famosa per il fatto che ha rimarcato questa condizione di vivere con rimpianto la vacanza. Secondo i dati Istat un italiano su dieci trova difficoltà a riadattarsi nel solito tran tran quotidiano, questa difficoltà, nei casi più gravi, dura anche mesi, ecco perché bisognerebbe sempre seguire qualche consiglio per trovarsi di nuovo combattivi al rientro. È consigliabile fare ritorno qualche giorno prima di buttarsi subito nel lavoro o nello studio, questo perché abbiamo bisogno di immetterci pian piano nella retta via, dopo un lungo reset durante le vacanze. Tornare qualche giorno prima ci aiuterà a sistemare con calma quello che abbiamo lasciato in sospeso nell’euforia della partenza, dare una sistemata in casa, fare la spesa, pagare le bollette arrivate durante le ferie e soprattutto ripristinare il nostro hard disk interno con i vecchi programmi, dopo la formattazione, senza farsi prendere dal panico. Fare dei passi graduali al ritorno e puntare prima agli obiettivi minori dà la possibilità di collegare la spina con delicatezza. Si consiglia di non passare subito dalla tenuta da mare informale a vestito classico formale  ma di vestire un abbigliamento che stacchi gradualmente le due tenute (casual potrebbe andar bene).

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Il difficile equilibrio tra le grandi gesta e le piccole attenzioni quotidiane nei rapporti di coppia

category Atri argomenti Alfonso Falanga 13 Agosto 2011 | Stampa articolo |
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I rapporti personali più sono significativi e, a volte, più rischiano di diventare conflittuali.

In tali casi frustrazioni, demotivazioni e disagi di varia natura ed intensità minano il legame pur lasciando inalterato il valore che la relazione ( affettiva o familiare, professionale oppure sociale ) ha per i protagonisti.

Le origini di tali apparenti contraddizioni sono diverse e non sempre immediatamente evidenti.

In talune circostanze un motivo di tale paradosso è il difficile equilibrio tra quei comportamenti che, dal punto di vista affettivo/ emotivo, possiamo definire “ grandi gesta “ e quelli che, invece, costituiscono attenzioni quotidiane anche minime.

La dinamica può riguardare relazioni di qualsiasi natura. In questa nota focalizziamo la nostra attenzione sui rapporti di coppia.

Capita a volte che entrambi i partner nonostante l’affetto che provino uno per l’altro, sperimentino una condizione di reciproca incomprensione: si sentono trascurati, non capiti, profondamente svalutati. C’è chi, da un lato, ritiene di non ricevere ciò che, sentimentalmente ed emotivamente, chiede o di ricevere ciò che non chiede.

Dall’altro si trova chi  sente del tutto deprezzato ciò che, sempre nell’ottica affettiva / emotiva, dà.

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La trama lucente: Creatività, arte, follia, sogni… scimmie, angeli, maestri di sushi… – il resto è rumore …

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 1 Luglio 2011 | Stampa articolo |
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“Il caso Wölfli potrà un giorno essere d’aiuto per fornire nuovi chiarimenti sulle origini della forza creativa e ribadisce la singolare e sempre più autorevole opinione che molti sintomi di malattia sarebbero da incoraggiare (come suppone Morgenthaler), in quanto suscitano il ritmo mediante il quale la natura tenta di riconquistarsi quanto le è diventato alieno e di strumentarlo in una nuova melodia” (Rainer M. Rilke a Lou Salomé, 10 settembre 1921, citato su “Arte e follia in Adolf Wölfli” di Walter Morgenthaler,  Alet, Padova 2007).
A parlare per primo di come la follia possa generare arte è lo psichiatra elvetico Walter Morgenthaler che nel 1908 prende in cura un contadino internato nel manicomio di Waldau, aggressivo e allucinato, abusato da piccolo e arrestato poi per abusi.
“Questa fu la vita di Adolf Wölfli. Il quale dunque, se incredibilmente è stato uno degli artisti più straordinari del nostro secolo (‘nostro’ affettivamente ed elettivamente, ormai), lo sarà stato in quanto pazzo: più precisamente schizofrenico. In tanta desolazione solo la pazzia, infatti, può giustificare tanta creatività: così argomentiamo per esclusione, così (paradossalmente) ragioniamo secondo volgare buon senso, così, quando pur non agiscano suggestioni evangeliche, siamo indotti a pensare dalla teoria platonica del furor, dal senechiano nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae, dal mito rinascimentale e barocco della melanconia saturnina, dalla vulgata romantica, persino dal positivismo lombrosiano, da esempi come Lucrezio, Pontormo, Tasso, Borromini, Hölderlin, Schumann, Nietzsche, Maupassant, Van Gogh, Campana, Ligabue. Senonchè proprio questo elenco di nomi dovrebbe farci esitare, visto che in tutti questi casi, a eccezione di Ligabue, abbiamo a che fare con un personaggio che prima fu artista e poi, a un certo punto della propria carriera, artista pazzo se non solamente pazzo. Al contrario Wölfli, prima di essere internato (1895), non scrisse nulla e non disegnò nulla, inattività che anzi si protrasse per i primi quattro anni della sua reclusione; e solo quando le sue psicosi e la sua sofferenza giunsero all’apice, solo allora egli, di colpo e dal nulla, divenne un artista. Di colpo e dal nulla vuol dire anche che nella sua opera non si danno progressi, avvicinamenti, tentativi, esercizi, preludi, fasi o periodi…” (Michele Mari, su “Arte e follia in Adolf Wölfli” di  Walter Morgenthaler,  Alet, Padova 2007).
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Ricerca della verità e blocco della comunicazione

category Atri argomenti Alfonso Falanga 14 Giugno 2011 | Stampa articolo |
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L’esperienza quotidiana ci mostra, a volte, che la comunicazione tra le persone si ingarbuglia anche quando c’è disponibilità a dialogare e gli interlocutori hanno obiettivi in comune.

In sintesi, la conflittualità relazionale caratterizza, in alcuni casi, anche le relazioni significative. Quando ciò accade si sperimenta un forte senso di frustrazione, ci si sente demotivati, la mente è presa d’assalto da pensieri negativi su di sé e sull’altro.

Se succede tra genitore e figlio, ad esempio, il primo potrà pensare che non sa svolgere adeguatamente il suo ruolo di guida e di esempio oppure che i figli sono degli ingrati. Il secondo potrà sentirsi svalutato, non capito o, al contrario, potrà pensare di essere egoista, immaturo ed … ingrato.

Qualcosa di simile potrà verificarsi all’interno di una coppia. Oppure tra colleghi di lavoro o, ancora, tra amici. Non ci si capisce, pur desiderandolo o comunque avendone necessità, ed ognuno resta alla fine con i suoi pensieri e le sue emozioni negative chiedendosi dove ha sbagliato. Si entra così nel circolo vizioso, fuorviante ed improduttivo del “ … di chi è la colpa ? “

I motivi da cui traggono origine tali dinamiche sono molteplici e di varia natura. Riguardano, ad esempio, la struttura caratteriale di coloro che in esse sono coinvolti, ragioni di ordine più specificatamente sociale oppure esistenziale.

In genere, dal nostro punto di vista, le cause delle incomprensioni raramente possono rientrare in modo netto in una categoria o nell’altra, a meno che non si tratti di comportamenti derivanti da una chiara patologia psichiatrica e non è questo il caso di cui qui ci stiamo occupando.  In linea di massima la conflittualità relazionale trova alimento in un intreccio di elementi caratteriali, sociali, esistenziali e linguistici.

In più, a volte il blocco della comunicazione nasce dal fatto che i “ parlanti “, pur dichiarando di condividere gli obiettivi della relazione, di fatto agiscono inconsapevolmente su piani logici del tutto diversi. Sia chiaro che utilizziamo il termine “ inconsapevolmente “ non come sinonimo di inconscio bensì per indicare la distanza tra la percezione di ciò che si dice e si fa e l’effettiva azione verbale e non verbale compiuta.

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Il Pensiero Positivo

category Atri argomenti Rocco Berloco 3 Giugno 2011 | Stampa articolo |
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Quando si ha un pensiero il nostro cervello produce una sostanza chimica che viene definita neuropeptide; quando una cellula del cervello vuole comunicare con un’altra produce un neuropeptide che si attacca alla cellula ricevente e viene inglobata in essa. Il nostro sistema immunitario è composto da monociti, cellule che hanno recettori per i neuropeptidi, questo significa che il nostro sistema immunitario intercetta i nostri pensieri, e molto spesso le cellule immunitarie producono neuropeptidi. Quindi c’è una grande connessione tra il pensiero e la salute, e possiamo dire che pensiamo con il corpo. La mente non è solo nel corpo, per esempio quando ci rilassiamo tutto il nostro organismo produce sostanze benzodiazepinico-simile ma senza effetti collaterali, e quando siamo nervosi tutto il nostro corpo produce sostanze eccitatorie, non solo le surrenali. Quando stiamo bene il nostro organismo produce immunomodulatori molto potenti e questo aumenta le barriere immunitarie. Le cause delle nostre felicità possono essere diverse, ma in ogni caso ci produrranno serenità e questa serenità si trasmette al nostro sistema immunitario, e quindi aumenta la nostra salute. Sono stati individuati circa 50 neurootrasmettitori che il nostro cervello può produrre su richiesta di un pensiero o di un’immagine mentale, una di queste per esempio è un antidolorifico 50 volte più potente della morfina, questo ci spiega perché in battaglia i soldati sopportano senza batter ciglio stimoli dolorifici estremamente alti, che in contesti differenti nessuno riuscirebbe a sopportare. O ancora per esempio alcuni ricertpori di Bolder, Colorado, hanno dimostrato come le emozioni positive fanno salire i livelli di DHEA (un ormone che favorisce il rinnovamento cellulare e combatte lo stress) e di IgA (anticorpi), mentre le emozioni negative provocano la riduzione di entrambi. Si pensa che una persona normale produca circa 60000 pensieri ogni giorno, di cui il 90% di essi sono uguali a quelli del giorno precedente. Questo significa che si creano continuamente gli stessi modelli psico-energetici. In altre parole se siamo legati a dei Modelli Cognitivi Limitanti questi sono il nostro vivere quotidiano e limitano oltre il nostro umore, anche le nostre capacità psico-fisiche ed il nostro stato di salute in senso lato. Facciamo qualche esempio. Basta pensare ai Giochi Olimpici: un tempo si pensava che fosse impossibile percorrere un miglio in 4 minuti. Nessuno riusciva a farlo e numerose teorie di ordine pseudo-scientifico avvaloravano questo Modello Cognitivo Limitante. Dopo che nel 1987 Roger Bannister riuscì nell’impresa dopo di lui un intero gruppo di perasone ottenne lo stesso risultato, e lo stesso si può dire con i 100 metri in meno di dieci secondi e quando nel 1992 Carl Lewis ottenne il risultato nella stessa gara sei atleti abbatterono la barriera. I Modelli cognitivi limitanti non sono innati, vengono generati da noi e da noi vengono trasmessi.

( Continua … )