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Le persone sane sono malati che s'ignorano. Jules Romanis
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Nessuno mi può giudicare

category Atri argomenti Paola Dei 24 Marzo 2011 | Stampa articolo |
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Capitano dei momenti nella vita nei quali il Mondo sembra crollare addosso, terremoti psicologici all’interno dei quali appare molto difficile trovare soluzioni possibili. In quei momenti ci rendiamo conto di quanto sia importante avere accanto persone che ci indirizzano verso strade costruttive e non distruttive.
Altra esilarante commedia da vedere la pellicola: Nessuno mi può giudicare, per la Regia di Massimiliano Bruno, nelle sale in questi giorni, ci mostra una insolita Paola Cortellesi alle prese con una prematura vedovanza ed una altrettanto imprevista povertà.
La sua trasformazione da “burina” dei castelli romani a gentile signora avviene attraverso due passaggi non facili: la prostituzione e la vita all’interno di un quartiere di extra-comunitari senza una lira ma pieni di entusiasmo e sogni.
Qui Paola-Alice scopre i veri valori della vita e soprattutto l’Amore, ancora una volta trionfante e inaspettato, sotto le spoglie di un sexy Raoul Bova che in una scena sembra trasformarsi in Mister Maglietta bagnata.
Paola-Alice alla morte del marito avvenuta incidentalmente si trova con un debito da pagare superiore alle sue forze e l’unica strada per toglierselo è quella di ricorrere al mestiere più antico del mondo, quello tradotto in gergo moderno dal termine escort, ripreso forse da una macchina degli anni ’60.
Ad aiutarla nel suo intento Eva, una sensuale rossa che no disdegna sguardi languidi e parole sussurrate a quanti si trovino sulla sua strada. Esilarante excursus nel mondo maschile attraversi i clienti di Eva che generosamente li passa ad Alice.
( Continua … )

L’avventura di Ulisse – le rotte, le scelte, le personalità, le furberie, le menzogne, gli espedienti… Psico-mito-analisi omerica – l’invenzione di una geografia interiore: … io, chi sono? (ed eventualmente, quanti sono?)

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 23 Marzo 2011 | Stampa articolo |
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“Quandoque bonus dormitat Homerus” (Orazio, Ars Poetica: 359)
“…Ma è l’odissea la grande polla cui sempre attingiamo per percepire il mondo, l’ambiente, l’orizzonte, l’ansia esistenziale…”  Braccesi L.: “Sulle rotte di Ulisse: l’invenzione della geografia omerica” (Laterza, Bari 2010)
Jean  Cuisenier, in “L’avventura di Ulisse” (Sellerio, Palermo 2010), ritiene che le informazioni, anche sotto forma di appunti sparsi, contenute nel poema omerico, in cui si narra del ritorno dell’eroe itacese, per gli antichi navigatori ellenici, svolgessero la funzione di periplo, una specie di portolano. Ne trova gli indizi nel racconto dell’imboscata dei pretendenti ad Asteride e nella descrizione del porto dei Lestrigoni, strutturati entrambi in modo da corrispondere, pari pari, a quanto riportato nell’opera di Skylax, che, per conto di Dario I, esplorò Mar Rosso, Golfo Persico ed Oceano Indiano, tra il 519 ed il 516 a.C.
E’ un navigatore esperto a consigliare Telemaco (colui che combatte da lontano) di imbarcarsi, all’insaputa dei pretendenti, per chiedere notizie del padre “prima di tutto a Pilo”, da Nestore, “e di là a Sparta”, da Menelao “che è tornato per ultimo”. Telemaco deve allestire “la nave migliore che c’è, armata di venti remi” (Odissea II, 280-286), una di quelle navi leggere, sottili, ben diverse dalle lente e pesanti navi da trasporto. Mentore (forza e volontà), “tanto fedele amico del padre”, lo aiuta ad approntare “l’agile nave”, gli consiglia di scegliere dei “compagni volontari”, di preparare provviste, ben conservate nei vasi (“il vino nelle anfore”, e la farina “negli otri ben cuciti”), mentre lui stesso si darà da fare per trovare l’imbarcazione più adatta: “navi ce n’è moltissime in Itaca cinta dal mare, e nuove e più vecchie: vedrò fra tutte qual è la migliore, l’attrezzeremo in fretta e andremo…”(Odissea II, 286-295).

( Continua … )

Automobilista, non spari!

category Atri argomenti Sabrina Costantini 15 Marzo 2011 | Stampa articolo |
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Quante volte ci è capitato, di incontrare sulla nostra strada, un’automobilista furioso, che impreca, sbraita, strombazza, offende, al punto da sembrare sul punto di perdere le staffe, fino ad arrivare alle mani. Sempre più persone, imbracciano il volante, circolando con questa modalità di guida e di relazione, sparando a destra e a manca.

Le strade dunque, sembrano tornate ad essere campi di battaglia, esattamente come succedeva secoli e secoli fa. Ed incontrare individui così furiosi, parabrezza a parabrezza, specchietto a specchietto, ci fa solo sperare e pregare che “non spari”: sentenze, parole, gesti o qualunque altra cosa si possa sputare addosso!

Se non bastasse, per quanto questa, sembri la descrizione perfetta di un automobilista uomo, in realtà non è proprio così. Sempre più donne, pari ai colleghi uomini, seguono questo modello di “guida aggressiva”. Sempre più membri del così detto “gentil sesso”, si accaniscono e incaniscono contro il primo mal capitato.

Questa condotta dunque, è sempre più frequente e generalizzata, al di là del sesso del guidatore, dell’età e della condizione socio-economica.

Si ha fretta, si deve correre, essere efficienti e veloci, non si tollerano lumache, dimenticanze, false manovre, imbranataggini e quant’altro può emergere nel corso del percorso, non si parli poi del dare la precedenza a chi in effetti non ce l’ha! E’ una gara a chi scatta più veloce al semaforo, chi si immette prima negli incroci, chi sorpassa più prontamente, ecc.

Quale sia il premio mi sfugge, ma non credo sia niente di buono. Eppure non se ne può fare a meno!

Non solo, vediamo sempre più spesso questi individui frenetici sulle nostre strade, ma sempre di più, anche nei nostri studi terapeutici. E’ interessante notare che questo comportamento, frequentemente emerge alla domanda: “Ma dove va a finire la sua rabbia?”. Allora, dopo vari “non so, non saprei, da nessuna parte, …..”, quasi per caso si fa riferimento alla propria intolleranza, al posto di guida.

( Continua … )

Una Buona Vita

category Atri argomenti Teresita Forlano 21 Febbraio 2011 | Stampa articolo |
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Vi auguro una piacevole lettura, godete le parole che leggete!

Tieni conto che il grande amore e le grandi conquiste implicano grande rischio: Vivi il tuo sogno.

Quando perdi, non perdere la lezione (impara dalla situazione).

Nella vita segui le tre R:

>Rispetto per te stesso

>Rispetto per glia altri

>Responsabilità per tutte le tue azioni.

A volte non ottenere ciò che vuoi è un meraviglioso colpo di fortuna ( si possono scoprire cose che non consideravi e che sono preziose).

Impara le regole così potrai romperle correttamente.

Evita che una piccola disputa offenda una grande relazione

Quando ti accorgi di aver fatto un errore, fai dei passi immediati per correggerlo.

Passa del tempo da solo ogni giorno. (aiuta ad ascoltare se stessi).

Apri le tue braccia per cambiare, senza rinunciare ai tuoi valori.

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I Lutti del Vajont

category Atri argomenti Simona Saggiomo 17 Febbraio 2011 | Stampa articolo |
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La tragedia del Vajont non ha inizio il 9/10/1963 quando dal monte Toc si è staccata una frana stimata 260 milioni di metri cubi e che, precipitando nel bacino del lago, ha raggiunto le sponde di Casso, Erto e spazzato via Longarone e molte frazioni circostanti (Bepi Zanfron, Vajont, 2000), ma quando, anni prima, qualcuno decise di costruirla. Molti tipi di lutti, psicologici e fisici, si sono succeduti e ancora oggi, frequentando quei luoghi della Memoria, avvengono.

Il lutto è una perdita e crea un grande senso di vuolto e di disperazione, stordimento, dolore profondo, incosolabile, che trasforma la persona coinvolta. In psicologia per poter asserie che un cambiamento è positivo, è utile valutare la qualità del nuovo adattamento, monitorando come la persona ha elaborato il lutto. Non è scontato sottolienare che molte persone la perdita non la elaborano in modo positivo, ed il risultato è un lutto patologico ( Bowlby J., Attacamento e perdita, Bollati Boringhieri, 1983). In questa umana tragedia molte perdite si sono volute dimenticare, rimuovere ,  negare, per l’incapacità delle persone coinvolte di dare un posto a sentimenti forti e potenti come quelli della scomparse plurima di genti e comunità intere. Molti processi di elaborazione devono ancora oggi essere fatti per poter dire che la tragedia del Vajont è stata affrontata e superata, ma spesso le difese sono inconsapevoli, segno che il trauma è più presente di quanto non si voglia far credere.

Per meglio capire di che cosa ancora oggi soffra la Comunità restante, bisogna fare un passo indietro e capire dal punto di vista psicologico che cosa sia un lutto e le sue caratteristiche (ibidem).

( Continua … )

Dalla cena di Pitagora alla Liberazione Animale: Ortoressia, Gastrosofia ed Etica a tavola

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 9 Febbraio 2011 | Stampa articolo |
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L’atto del mangiare riveste certamente un significato davvero importante, soprattutto se inquadrato nell’ottica delle relazioni che gesti e comportamenti assumono all’interno di una rete di relazioni intessute nel telaio delle varie dimensioni: fisiologica e filosofica, religiosa e spirituale, ecologica e morale, psicologica ed etologica, con le inevitabili implicazioni nell’ambito dei diritti degli animali.

“Diventare vegetariano non è meramente un gesto simbolico. Non è neanche un tentativo di isolarsi dalle sgradevoli realtà del mondo, di mantenersi puri e senza responsabilità per la crudeltà e la carneficina che ci circondano. Diventare vegetariano è il passo più concreto ed efficace che si può compiere per porre fine tanto all’inflizione di sofferenze agli animali non umani quanto alla loro uccisione…- dichiara Peter Singer in “Liberazione Animale” (Net, Milano, 2003).

“Il vegetarianesimo – aggiunge- è una forma di boicottaggio…” nei confronti di quanti traggono profitto dall’indiscriminato sfruttamento industriale delle bestie, dall’impiego su larga scala dei metodi intensivi di allevamento, e dalla commercializzazione di carcasse e cadaveri sezionati, da predisporre alla soddisfazione dei futili desideri del palato. “Per rendere più efficace l’aspetto del boicottaggio del vegetarianesimo, non dobbiamo essere schivi sul nostro rifiuto di mangiar carne. Ai vegetariani nelle società onnivore si chiede sempre la ragione della loro strana dieta. Ciò può essere irritante, o addirittura imbarazzante, ma dà anche l’opportunità di informare la gente di crudeltà di cui può non essere consapevole” (Peter Singer). Tale forma di boicottaggio non sarà ovviamente in grado di riportare in vita l’animale già macellato, ma farà riflettere sul futuro di quelle condizioni che ci appariranno subito inaccettabili quanto la complicità o la responsabilità indiretta nel perpetuarsi di omicidi e stragi.

( Continua … )