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Non mi dolgo di essere sconosciuto agli uomini, ma mi dolgo di non conoscerli. Confucio
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La salute psicologica come armonia e cambiamento

category Atri argomenti Marina Belleggia 23 Novembre 2011 | Stampa articolo |
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Come possiamo parlare di armonia quando la persona si sente turbata dalla malattia? Tuttavia, parlare di armonia ci avvicina a un concetto realistico della salute: la salute è una lotta contro tutto ciò che avversa l’armonia nell’uomo. Per armonia si intende la confluenza di diversi elementi in modo ordinato, cioè l’unità. E l’unità è la vita, poiché la disintegrazione è la morte. Tendere all’armonia vuol dire aumentare la vita, e la salute è l’unico modo per conservare e aumentare la vita. Ma qual è l’armonia che promuove la salute? Quella che si realizza in fatti concreti che danno espressione a questa armonia, che la fanno aumentare, che correggono le disarmonie. Quindi, l’armonia si esprime sotto forma di cambiamento.
L’armonia verso la quale tendiamo è l’armonia fisica, psichica, sociale e spirituale. Mi soffermo su quella psichica, considerando le altre tre come intimamente connesse a questa.
Dal punto di vista psicologico la salute consiste:

- nell’avere competenza sociale, ovvero sapersi muovere in modo adeguato nei contesti sociali, ascoltando, conversando, esprimendo in modo accurato atteggiamenti ed emozioni;

- nell’avere una buona stima di sé, un giudizio positivo del proprio valore personale;

- nell’avere una buona capacità di risoluzione dei problemi, cioè l’abilità di identificarli e analizzarli, di scegliere le soluzioni e di valutare i risultati;

-nell’avere la percezione accurata delle proprie emozioni, il controllo di esse, e la capacità di esprimerle in modo appropriato.

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Perverso, Predatore, Ammazzafemmine!

category Atri argomenti Sabrina Costantini 18 Novembre 2011 | Stampa articolo |
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Una delle situazioni che coinvolgono e accomunano frequentemente le donne, forse in una sorta d’iniziazione alla vita e all’adultità, è rappresentata dalla relazione perversa.

Si tratta della relazione con un individuo, di solito il partner di una relazione sentimentale, con una struttura prettamente narcisistica. In quanto tale, la relazione è caratterizzata da asimmetria, abuso, uso narcisistico, violenza psicologica, talvolta violenza fisica, prevaricazione, ecc.

L’etimologia stessa della parola “perverso” ci rimanda al latino “pervertere”, ovvero rivoltare, rovesciare. Di fronte ad un individuo perverso ci troviamo ad un rovesciamento continuo della realtà e della posizione. Non si sa mai dove trovarli, creano fascino e obnubilamento, dicono e subito dopo negano quanto detto, non vogliono essere trovati e al di là della posizione cosciente, loro stessi non sanno dove realmente sono, di conseguenza l’ambivalenza regna sovrana, all’insegna dell’inconsapevolezza e della violenza. Gli umani oggetto della loro manipolazione, di solito donne, si sentono disorientate, affascinate, “sotto sopra”, rivoltate nella loro integrità e continuità, predate della loro essenza.

La storia di Barbablù è assai interessante e connotativa rispetto a questa condizione. Ne troviamo versioni differenti, da quelle raccolte dai fratelli Grimm (vedi ad esempio L’uccello di Fichter o il Maiale fatato), alla versione anglosassone del Signor Fox, alla produzione di Charles Perrault, di Henri Pourrat, alle versioni orali narrate in tutta l’Asia e l’America Centrale, a quella facente parte delle fiabe di Mille ed una notte, ecc.

Ciascuna con una qualche variante, ma accomunate dal tema centrale coerente in tutte quante. Il fatto che ce ne sia tante versioni sparse in posti così lontani, lascia pensare all’universalità del suo tema di fondo, all’elevato valore simbolico dell’ossatura.

Bettelheim ci ricorda che questa non è una fiaba, perché manca l’elemento magico e soprannaturale (eccetto per il sangue sulla chiave) ed inoltre, nonostante il male venga punito, questo esito non produce consolazione né salvezza.

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I pensieri che fanno ingrassare

category Atri argomenti Camilla Cristina Scalco 16 Ottobre 2011 | Stampa articolo |
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La maggior parte delle persone che si mettono a dieta dimagrisce,

ma solo il 5% riesce a mantenere il peso raggiunto.

La vulnerabilità al valore sociale della magrezza come sintomo di successo

ed il tentativo frustrante di inseguire un peso ideale incompatibile

con le proprie caratteristiche biologiche e morfologiche,

espone una grande quantità di persone a sofferenza psicologica ed emotiva.

Accanto ad

anoressia e

bulimia nervosa,

negli ultimi decenni

la classe medica

descrive un’ampia

categoria di disturbi

dell’alimentazione clinicamente

significativi

che riguarda il 20-

30% dei pazienti che

richiedono un trattamento.

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Rientro dalle vacanze: come sconfiggere lo stress post vacanziero

category Atri argomenti Pasquale Elia 7 Settembre 2011 | Stampa articolo |
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La sveglia inizia di nuovo a suonare alle prime luci del mattino, il lunedì è il giorno più odiato, si ritorna alla normalità, le vacanze, purtroppo, sono terminate. Il ritorno dalle vacanze è sempre vissuto in maniera traumatica, i primi sintomi iniziano a farsi sentire il giorno prima della partenza con tristezza e disturbi psicosomatici. Questo malessere viene identificato come: post-vacation blues negli USA, post-holidays blues in Irlanda e nei paesi del Commonwealth (blue in inglese significa anche depressione), indicando lo stress da rientro dalle vacanze, uno stato d’animo negativo che colpisce maggiormente le persone dai 25 ai 45 anni, al ritorno da un lungo periodo di vacanza. I disturbi più comuni sono: mal di testa, stordimento, irritabilità, dolori muscolari, inappetenza e, nel peggiore dei casi, depressione, generati da una condizione psicologica negativa per aver vissuto una lunga vacanza spensierata, senza regole e costantemente rivista in veste nostalgica. Una nota compagnia di crociera ha anche fatto una pubblicità che è diventata molto famosa per il fatto che ha rimarcato questa condizione di vivere con rimpianto la vacanza. Secondo i dati Istat un italiano su dieci trova difficoltà a riadattarsi nel solito tran tran quotidiano, questa difficoltà, nei casi più gravi, dura anche mesi, ecco perché bisognerebbe sempre seguire qualche consiglio per trovarsi di nuovo combattivi al rientro. È consigliabile fare ritorno qualche giorno prima di buttarsi subito nel lavoro o nello studio, questo perché abbiamo bisogno di immetterci pian piano nella retta via, dopo un lungo reset durante le vacanze. Tornare qualche giorno prima ci aiuterà a sistemare con calma quello che abbiamo lasciato in sospeso nell’euforia della partenza, dare una sistemata in casa, fare la spesa, pagare le bollette arrivate durante le ferie e soprattutto ripristinare il nostro hard disk interno con i vecchi programmi, dopo la formattazione, senza farsi prendere dal panico. Fare dei passi graduali al ritorno e puntare prima agli obiettivi minori dà la possibilità di collegare la spina con delicatezza. Si consiglia di non passare subito dalla tenuta da mare informale a vestito classico formale  ma di vestire un abbigliamento che stacchi gradualmente le due tenute (casual potrebbe andar bene).

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Il difficile equilibrio tra le grandi gesta e le piccole attenzioni quotidiane nei rapporti di coppia

category Atri argomenti Alfonso Falanga 13 Agosto 2011 | Stampa articolo |
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I rapporti personali più sono significativi e, a volte, più rischiano di diventare conflittuali.

In tali casi frustrazioni, demotivazioni e disagi di varia natura ed intensità minano il legame pur lasciando inalterato il valore che la relazione ( affettiva o familiare, professionale oppure sociale ) ha per i protagonisti.

Le origini di tali apparenti contraddizioni sono diverse e non sempre immediatamente evidenti.

In talune circostanze un motivo di tale paradosso è il difficile equilibrio tra quei comportamenti che, dal punto di vista affettivo/ emotivo, possiamo definire “ grandi gesta “ e quelli che, invece, costituiscono attenzioni quotidiane anche minime.

La dinamica può riguardare relazioni di qualsiasi natura. In questa nota focalizziamo la nostra attenzione sui rapporti di coppia.

Capita a volte che entrambi i partner nonostante l’affetto che provino uno per l’altro, sperimentino una condizione di reciproca incomprensione: si sentono trascurati, non capiti, profondamente svalutati. C’è chi, da un lato, ritiene di non ricevere ciò che, sentimentalmente ed emotivamente, chiede o di ricevere ciò che non chiede.

Dall’altro si trova chi  sente del tutto deprezzato ciò che, sempre nell’ottica affettiva / emotiva, dà.

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La trama lucente: Creatività, arte, follia, sogni… scimmie, angeli, maestri di sushi… – il resto è rumore …

category Atri argomenti Giuseppe Maria Silvio Ierace 1 Luglio 2011 | Stampa articolo |
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“Il caso Wölfli potrà un giorno essere d’aiuto per fornire nuovi chiarimenti sulle origini della forza creativa e ribadisce la singolare e sempre più autorevole opinione che molti sintomi di malattia sarebbero da incoraggiare (come suppone Morgenthaler), in quanto suscitano il ritmo mediante il quale la natura tenta di riconquistarsi quanto le è diventato alieno e di strumentarlo in una nuova melodia” (Rainer M. Rilke a Lou Salomé, 10 settembre 1921, citato su “Arte e follia in Adolf Wölfli” di Walter Morgenthaler,  Alet, Padova 2007).
A parlare per primo di come la follia possa generare arte è lo psichiatra elvetico Walter Morgenthaler che nel 1908 prende in cura un contadino internato nel manicomio di Waldau, aggressivo e allucinato, abusato da piccolo e arrestato poi per abusi.
“Questa fu la vita di Adolf Wölfli. Il quale dunque, se incredibilmente è stato uno degli artisti più straordinari del nostro secolo (‘nostro’ affettivamente ed elettivamente, ormai), lo sarà stato in quanto pazzo: più precisamente schizofrenico. In tanta desolazione solo la pazzia, infatti, può giustificare tanta creatività: così argomentiamo per esclusione, così (paradossalmente) ragioniamo secondo volgare buon senso, così, quando pur non agiscano suggestioni evangeliche, siamo indotti a pensare dalla teoria platonica del furor, dal senechiano nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae, dal mito rinascimentale e barocco della melanconia saturnina, dalla vulgata romantica, persino dal positivismo lombrosiano, da esempi come Lucrezio, Pontormo, Tasso, Borromini, Hölderlin, Schumann, Nietzsche, Maupassant, Van Gogh, Campana, Ligabue. Senonchè proprio questo elenco di nomi dovrebbe farci esitare, visto che in tutti questi casi, a eccezione di Ligabue, abbiamo a che fare con un personaggio che prima fu artista e poi, a un certo punto della propria carriera, artista pazzo se non solamente pazzo. Al contrario Wölfli, prima di essere internato (1895), non scrisse nulla e non disegnò nulla, inattività che anzi si protrasse per i primi quattro anni della sua reclusione; e solo quando le sue psicosi e la sua sofferenza giunsero all’apice, solo allora egli, di colpo e dal nulla, divenne un artista. Di colpo e dal nulla vuol dire anche che nella sua opera non si danno progressi, avvicinamenti, tentativi, esercizi, preludi, fasi o periodi…” (Michele Mari, su “Arte e follia in Adolf Wölfli” di  Walter Morgenthaler,  Alet, Padova 2007).
( Continua … )