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Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo. Confucio
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La Trasformazione terapeutica

category Altre terapie Giuliana Galante 14 Giugno 2009 | Stampa articolo |
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Nella Musicoterapia Umanistica uno tra i concetti più discussi che descrivono il processo d’intervento complesso è quello di “Trasformazione Terapeutica”.
Pensando al sinificato di questi termini non riesco a togliermi dalla mente l’immagine di un tunnel, con un passaggio interno- esterno…..in realtà un’altra immagine che si potrebbe collegare è quella del bambino , che dalla prospettiva di feto a quella di neonato attraversa una “selezione psichica”, e cioè è in grado di produrre un cambiamento evolutivo solo se l’ambiente , inteso come coppia genitoriale, presenta in un rapporto costante e continuo i vantaggi delle forme che man mano si sviluppano nel bambino.
Prima di discutere sulla trasfomazione in sè, è importante osservare i punti del processo che determinano il raggiungmento di questo traguardo.
Il Ciclo di progettazione prevede degli step ben precisi, nella prima fase troviamo:
Step 1: Ricerca e nalisi
Step 2:Definizionedegli obiettivi
Step 3: Sviluppo del piano di lavoro
La seconda fase comprende la misurazione dei risultati:
Step 4: Definizione degli indicatori d performance Ste 5: Verifica sul campo La terza fase riguarda lo sviluppo dei sevizi/prodotti:
Step6: Realizzazione dl prodotto
Step 7: Miglioramento del prodotto
L’ultima fare si conclude con la restituzione e la conclusione del progetto:
Step 8: Diffusione e mainstreaming
Step 9:Valutazione e rapporto finale.
La Trasformazione non va letta alla luce dei risultati raggiunti al termine dell’intervento, è graduale e si riflette in ogni singola seduta, ogni icontro è una storia a sè, un nuovo capitolo che va letto nella relazione d’aiuto tra MT/PZ.
La trasformazione terapeutica ha un effetto sociale importante, che si estende oltre il setting, attiva nel paziente e nel contesto intorno il riconoscimeno del sè.
E’ un iter dinamico di contenimento/apertura di emozioni, motivazione, regolazione siestesica.
Ciò si determina attraverso l’attivazione musicale, la relazione e l’osservazione partecipante condivisa.

Dott.ssa Giuliana Galante

Il Training Autogeno

category Altre terapie Dr.ssa Breschi Sara 30 Aprile 2009 | Stampa articolo |
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Che cos’è il Training Autogeno:

Tra le tecniche di rilassamento, il Training Autogeno di Schultz si presenta tra le più elettive perché interessa il corpo nella sua immediatezza e completezza.

L’allenamento continuo dei sei esercizi standard, la riappropriazione del proprio vissuto corporeo e delle sensazioni ad esso legate, producono insieme al particolare tipo di rapporto che si instaura con l’operatore, uno stato di benessere con recupero delle energie, sia dal punto di vista psichico che fisico.

Per descrivere in cosa consiste questa tecnica è opportuno partire dal significato stesso delle due parole, “Training” ed “Autogeno”.

Per “Training” si intende allenamento nel senso di apprendimento graduale e sistematico dei sei esercizi standard con lo scopo di produrre modificazioni spontanee a livello muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neuro vegetativo e dello stato di coscienza.

Il termine “Autogeno” vuole mettere in risalto come le modificazioni psichiche e somatiche vengono provocate autonomamente dal praticante, adattando il metodo alle proprie esigenze.

Quando è utile:

In generale, la pratica del Training Autogeno influenza varie funzioni dipendenti dal Sistema Nervoso Vegetativo quali la respirazione, la circolazione del sangue ed il metabolismo.

Inoltre, consente di mutare il tono dell’umore ed attenuare gli stati emotivi e l’ansia, portando ad un sempre maggiore grado di distensione, benessere ed equilibrio psicosomatico. Permette, infatti, di combattere lo stress, le tensioni muscolari e psichiche, la mancanza di energia, l’ansia e le sue somatizzazioni organiche.

Training Autogeno Respiratorio nella preparazione al parto

category Altre terapie Palina 11 Aprile 2008 | Stampa articolo |
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Fin dal concepimento si presentano nella donna una serie di cambiamenti sia fisici che psichici. La gravidanza è un evento molto profondo quanto importante della vita di una donna. Essa si conclude con il dolore del travaglio e del parto.Questo è il momento che più spaventa le future mamme. Il dolore è costituito da due elementi: la sensazione e la percezione. La sensazione è una funzione elementare presente in tutti gli individui allo stesso modo. La percezione è determinata, invece, dalle esperienze passate, dalla struttura di personalità delle persone e da vari tipi di condizionamenti. A seconda della combinazione di questi vari elementi, il dolore può essere percepito in maniera più o meno forte.La tensione e la paura aumentano la percezione del dolore, mentre un buon stato di rilassamento l’abbassa.Uno dei metodi di rilassamento molto utilizzato nella psicoprofilassi ostetrica è il R.A.T.R.A.T. sta per Training Autogeno Respiratorio.Il termine “training” indica l’allenamento attraverso cui la gestante raggiunge uno stato di rilassamento. Il termine “autogeno” sta ad indicare che, dopo un certo allenamento, questo stato di rilassamento si genererà da solo. Il rilassamento con il Training Autogeno Respiratorio è nato come metodo di terapia per le malattie psicosomatiche e si avvale di esperienze tratte dalla pratica del Training Autogeno di Schultz. Umberto Piscicelli ha adattato tale metodo alle esigenze delle gestanti.Questo metodo si basa sulla realizzazione di un profondo rilassamento della muscolatura scheletrica a cui consegue anche un rilassamento psichico. ( Continua … )

ARTETERAPIA: IL BENESSERE CON LA CREATIVITÀ

category Altre terapie Rita Marizza 4 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
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L’ARTETERAPIA è definibile come l’insieme di trattamenti terapeutici che utilizzano come mezzo principale l’espressione artistica per promuovere la salute e favorire la guarigione. “L’arteterapia unisce insieme l’arte e la terapia. Pensiamo” però “all’arte con la A minuscola, non quella dei Musei o dei grandi capolavori, non delle aste commerciali e della Storia dell’Arte. Ricorriamo all’arte per le procedure, i materiali, le tecniche e la decodifica che, da secoli, da sempre, gli artisti studiano e applicano.

Usando il termine ‘terapia’ non invadiamo il campo di altri terapeuti, né vogliamo provocare iscritti a Ordini professionali… Concepiamo questo termine come ‘percorso’ di comprensione approfondito del disagio psicologico e gestione di problematiche di esclusione. Certo, in arteterapia, è necessario avere la doppia competenza e una formazione non dilettantesca in nessuno dei due poli” (De Gregorio).

Il punto focale dell’arteterapia, infatti, non è situato nel prodotto artistico finale ma nel PROCESSO CREATIVO, nell’ESPRIMERSI, nel CREARE; quindi nell’utilizzo delle potenzialità che ognuno possiede di elaborare il proprio vissuto e di esprimerlo creativamente; nel portare fuori dagli aspetti più intimi e nascosti di sé stessi, le emozioni più recondite e spesso inaspettate, verso una maggiore conoscenza e consapevolezza. ( Continua … )