Deficit erettile e psicoterapia neo-ericksoniana
Già nell’antichità tutti i grandi scienziati si sono occupati del problema dell’ impotenza: da Aristotele a Plinio il Vecchio che ci ha tramandato un lunghissimo catalogo di afrodisiaci. I greci credevano che l’ideale contro l’impotenza fosse l’uso di agenti irritanti come l’ortica o il pepe, o i più superstiziosi tra i romani invocavano la protezione del dio fallico Priapo.
L ’agricoltura, la riproduzione animale, la fertilità umana erano tutte attività collegate da rituali religiosi; gli dei del raccolto erano adorati con icone galliche e gli uomini impotenti si rivolgevano ai sacerdoti per essere aiutati. Gli Antichi Greci invocavano Afrodite, Bibbia descrive casi di impotenza come punizione divina per l’adulterio.
Nel 400 a.C. Ippocrate sosteneva che le erezioni erano generate dallo pneuma (aria) e dagli “spiriti vitali” che fluivano nel pene. Qualsiasi malattia o alterazione dell’equilibrio dei quattro umori (sangue, flegma, bile gialla e bile nera) e dei quattro elementi (terra, aria, fuoco e acqua) poteva condurre all’impotenza. L’insegnamento di Ippocrate ha pervaso il pensiero medico occidentale fino al Rinascimento, quando Leonardo da Vinci osservò che gli uomini giustiziati per impiccagione spesso sviluppavano erezioni riflesse (G. Ieranò).
Oggi la cura del disturbo di deficit erettile mediante ipnosi, trova una scarsa bibliografia e solo nel testo di Daniel L. Araoz “Ipnosi e terapia sessuale” si possono trovare alcuni spunti.
All’interno di questo testo troviamo per esempio il caso della “suonatrice di arpa” (Erickson e Rossi, 1979) in cui l’immaginazione diventa strumento di cambiamento. Questa donna aveva il progetto di diventare una suonatrice di arpa di professione, ma soffriva di una scomoda e imbarazzante sudorazione alle mani. Erickson scoprì in questo caso il nesso con una disfunzione sessuale.






