Dimmi che pupille hai e ti dirò chi sei
Gli occhi sono lo specchio dell’anima? A tal quesito sembra voler rispondere l’articolo pubblicato nel 2011, in Perspective on Psychological Science, il giornale dell’Associazione per la Scienza Psicologica(Association for Psychological Science). Attraverso la misurazione del diametro della pupilla, il foro situato al centro dell’iride che permette l’entrata della luce all’interno del bulbo oculare, gli autori ritengono di poter valutare l’interesse e l’attenzione che un individuo presta verso un particolare oggetto o persona. La pupillometria, così è chiamata la misurazione della pupilla, è stata utilizzata nella psicologia sociale, nella psicologia clinica dell’infanzia, dell’età adulta ed in quella animale. Gli autori inoltre ritengono che essa possa essere impiegata in molti altri campi.
La pupilla è ben conosciuta come la parte dell’organo oculare cangiante la propria grandezza, in relazione alla quantità di luce presente nell’ambiente; in una stanza buia, ad esempio, le nostre pupille saranno più dilatate, per permettere l’entrata di una maggior quantità di luce nella retina; viceversa in una condizione di luce normale le nostre pupille saranno meno dilatate per regolare la percentuale di luce sulle cellule retiniche. L’attività della pupilla è una “conditio sine qua non” di un’attività oculare sana e la sua modificazione sembra avere un ruolo importante anche a livello emotivo e nella risposta agli stimoli psicologici. Daniel Goleman( 1995), in Intelligenza Emotiva, evidenziava come l’attrazione verso qualcosa o qualcuno generi dei cambiamenti fisiologici, tra cui la dilatazione della pupilla che permette di avere una visuale migliore per raccogliere un maggior numero di informazioni, contribuendo cosi alla sua comprensione e facilitando una rapida formulazione del miglior piano di azione. Bruno Laeng, dell’Università di Oslo, insieme a Sylvain Sirois, dell’Università del Quebec a Trois- Rivières. e Gustaf Gredeback, dell’Università di Uppsala in Svezia, hanno notato che quando vediamo qualcosa che attrae la nostra attenzione la pupilla si dilata. Non è ancora chiaro perché ciò accada ma Laeng ritiene che una possibile spiegazione sia che la dilatazione della pupilla permette di allargare il campo della visuale, il che comporta il miglioramento dell’esplorazione visiva dell’ambiente. Indipendentemente da come funzioni, gli psicologici scientifici ritengono che il fenomeno possa portare a concludere che le pupille delle persone si dilatano quando si vedono cose che ci attraggono.





