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Non esiste la balbuzie, esistono i balbuzienti

category Disturbi e patologie Simona Nocera 7 Marzo 2013 | Stampa articolo |
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Non è facile scrivere un articolo sul sintomo balbuzie, perché è un tema che, secondo me, va trattato con delicatezza, nel rispetto e nella cura di tutti coloro che ne soffrono. D’altra parte sento che è importante scriverlo, proprio perché il rispetto verso tutti coloro che ne soffrono, mi spinge a sensibilizzare la gente, a rompere il muro dell’ignoranza che c’è dietro questo sintomo e ridare speranza a coloro che vogliono liberarsi da questo disturbo.

Quindi, scrivo questo articolo per me e per tutti coloro che soffrono perché balbettano quando parlano.

Anche se la maggior parte delle persone non se ne rende conto, perché lo da per scontato, la parola e il linguaggio sono uno dei doni più importanti che la vita ci ha dato. Rappresentano il mezzo, il canale per comunicare con il mondo, per affermarci, per conoscerci, per amarci, per difenderci, per mostrarci, ecc… Quindi, immaginate la sofferenza che può provare una persona che ha questo problema.

Dalla mia esperienza ho constatato che nessuno o quasi nessuno conosce veramente il sintomo balbuzie. E cosa ancora peggiore, quasi nessuno se ne interessa. Sono Psicologa e Psicoterapeuta e non ho mai incontrato nessuno tra docenti, colleghi, ecc. che si interroga sulla balbuzie, o si impegna nella cura della balbuzie… tranne un mio caro amico, il Dott. F. Fusca da cui riprendo alcune delle informazioni scritte su questo articolo. Eppure la balbuzie a parità di altri sintomi crea molte sofferenze nelle persone, dolori, vergogna, impotenza. Le uniche volte che il balbuziente è al centro dell’interesse della gente è perché fa sorridere, perché è qualcuno che va preso in giro per il suo strano modo di parlare… quando ridiamo di un balbuziente non pensiamo che quella persona ha una forte sofferenza e un forte disagio, ridiamo. E così facendo non facciamo altro che infliggere un’altra ferita al suo cuore.

Innanzitutto voglio sfatare alcuni luoghi comuni, alcune cose che ho sentito dire, o che ho letto e che sono false o dettate dall’ignoranza, dalla non conoscenza del fenomeno.

Intanto diciamo subito che la balbuzie non è un difetto fisico:  la balbuzie è un disagio psicologico che genere ansia, e quest’ansia riesce a disturbare, purtroppo, tutto l’ingranaggio fonetico sano e a farlo funzionare molto male. Da qui deriva una constatazione importante: non essendo un difetto fisico, non è una croce da portare per tutta la vita, anzi, ci sono tutti i presupposti per uscire dal disturbo.

( Continua … )

Lavoratore precario, soffri pure se vuoi… ma sfida l’incertezza

category Atri argomenti Simona Nocera 4 Gennaio 2011 | Stampa articolo |
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La crisi economica con le sue conseguenze di instabilità e di continua paura di perdere o non trovare un posto di lavoro mette a rischio l’ equilibrio psichico degli individui. Vivere nella perenne incertezza porta il nostro IO a farsi invadere dalla paura e a diventare preda di ansia e panico. Paura di perdere la possibilità di sostenersi economicamente, paura di non poter proteggere economicamente la famiglia che abbiamo creato, o di non poter costruire un futuro… Emozioni, stati d’animo che albergano dentro ogni lavoratore precario. Tipica di questo momento storico-sociale è la nascita di una vera e propria “patologia da lavoro precario”, che affligge i giovani trentenni ma si sta estendendo anche agli over 40.
Si può essere felici in questo momento storico-sociale?

Una storia racconta di un discepolo che va dal maestro e gli domanda: “Come posso essere felice?” e il maestro risponde: “impara prima a soffrire”. Può sembrare una storia banale, in realtà, è tanto reale quanto difficile. Siamo abituati a pensare erroneamente che essere felici significhi non sentire la sofferenza, non avere problemi, frustrazioni. Il giovane precario è una persona che non riesce a trovare un lavoro, o ha paura di perderlo, o ancora è frustrato perché si adatta a fare qualcosa che non lo soddisfa e che spesso è sottopagata. Oltre alla paura, tutto questo genera sofferenza. Ma la cosa più triste è che, a volte, gli impedisce anche di godere delle cose belle che nonostante tutto ha o delle risorse che potrebbe tirar fuori. Se leggiamo i forum online c’è una quantità enorme di messaggi in cui le persone raccontano di stress, ansia, notti in bianco. Sintomi, solo sintomi. Si intravede una sofferenza che a volte viene allontanata da sé, a volte non è riconosciuta, altre volte, invece, è coperta dalla rabbia. Ma più la sofferenza è respinta, più ci attanaglia e ci invade. Imparare a vivere la sofferenza è un primo passo per godere della felicità. Sofferenza e felicità sono due facce della stessa medaglia. Ma come si fa nel caso del lavoro che è un problema concreto, reale?
( Continua … )