Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
È troppo difficile pensare nobilmente quando si pensa soltanto a guadagnarsi da vivere. Jean-Jacques Rousseau
Viagra online

Archivio Autore

Senso di colpa e Responsabilità!

category Psicologia Sabrina Costantini 19 Ottobre 2016 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Il senso di colpa, costituisce uno dei nodi centrali della sofferenza umana, perché porta con sé conflitti, disturbi, ansia, angoscia, panico, rabbia, patologie …. non rende liberi di essere sé stessi.

Consiste nella sensazione di aver commesso una colpa, di aver compiuto un errore fatale per qualcuno o comunque di aver commesso qualcosa di sbagliato.

“Fatale” nel senso più ampio del termine. Non necessariamente riguarda un effetto oggettivamente nefasto, con conseguenze lesive o dannose a livello concreto o reale. Fatale perché c’è la sensazione di aver creato un danno irreparabile, un evento “catastrofico”, al di là di ogni possibile realtà, di ogni esame oggettivo.

Di fatto, chi si sente in colpa si assume una responsabilità che non gli compete e si accusa di aver agito male o di aver mancato nell’agire. O ancora più in profondità, la sensazione di essere sbagliati nell’essenza di fondo: “Cattivi”, “Stupidi”, “Incapaci”, “Malefici”, “Ingrati”, “Egoisti”, “Insensibili”,  “Privi di valore”….

Ci si sente inadeguati!

Ma il radicato senso di inadeguatezza non pertiene solo l’ambito in cui insorge, bensì tutti i campi di vita, perché il senso di inadeguatezza riguarda la persona stessa nella sua essenza!

Mentre il concetto di responsabilità è maggiormente obiettivo e privo di giudizi, riguarda qualcosa di realistico e oggettivabile, il Senso di Colpa è caricato di un giudizio di valore, di un carico emotivo e concreto eccessivo. Tale natura è determinata proprio dal luogo di insorgenza, dall’origine, di solito in famiglia nell’infanzia, per meccanismi emotivo-irrazionali più o meno inconsci. Come tali, difficilmente visibili e scardinabili.

( Continua … )

Gli uomini vittime di violenza sessuale

category Disturbi e patologie Sabrina Costantini 19 Aprile 2016 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

La violenza è una realtà veramente complessa e presenta sfaccettature infinite.
Quando se ne parla, ci viene in mente la donna come vittima e l’uomo come autore. Ma è importante non cadere in questi stereotipi, tutti possiamo essere vittime, se ci troviamo in una condizione di fragilità, di debolezza, di minoranza, ecc.
Immaginatevi l’uomo più sicuro e forte del mondo, che si ritrova in un’altra cultura, da solo, circondato da estranei, cosa pensate che faccia?
Non può fare niente! Se gli estranei hanno intenzioni malevole, non potrà che ritrovarsi a subire.
Senza andare troppo lontano, possiamo trovare tante situazioni in cui gli uomini sono vittime. Cominciamo dai bambini, “sedotti” dalle madri, sedotti a fare e dire esattamente ciò che loro desiderano. Può sembrare una situazione mostruosa, ma questa condizione compare spesso in famiglie dove la consapevolezza di doppi messaggi e dinamiche distorte è poco consapevole e tramandata dalle generazioni precedenti.
Possiamo proseguire pensando a tutti quei modelli maschili, tramandati, tradotti e valorizzati dal contesto sociale e messi a nudo dai mass media. Basta osservare le pubblicità sulle riviste o in TV, se la donna deve sempre essere giovane, sexy, magrissima, preda, l’uomo a sua volta deve essere tenebroso, forte, non emotivo, predatore, ecc.
Ma ancor più, qui vorrei riflettere su una condizione particolare, sulla violenza sessuale, una realtà troppo dimenticata quando si parla del maschile.
Il primo problema è il dato sommerso. Molto più delle vittime donne, gli uomini non parlano di queste loro esperienze, ma vi assicuro che vi sono molti più uomini vittime di violenze sessuali di quanto si pensi!
Basta lavorare in certi contesti specifici, come in una comunità per tossicodipendenti, in strutture psichiatriche, in case famiglia e vedrete che questa realtà si svela!
Bambini molestati a vari livelli nei cinema, bambini violentati da compagni più grandi, bambini che si prostituiscono abitualmente con i pedofili, per raccattare un po’ di soldi, bambini violentati dai padri, da zii, da fratelli più grandi, da vicini di casa, da parroci.

( Continua … )

Stalking: due anime in un solo nocciolo!

category Psicologia Sabrina Costantini 13 Giugno 2013 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

La parola stalking, deriva dal termine inglese to stalk ed è mutuato dal linguaggio venatorio, viene usato per riferirsi al comportamento del cacciatore, volto ad inseguire, appostarsi, braccare la preda e metterla poi nel sacco.

Un’immagine molto forte!

Ma cosa significa tutto questo, quando si tratta di esseri umani?

Quando sia la vittima che il cacciatore, sono persone e non animali da braccare?

Lo stalker di cui parliamo è un individuo che sotto una spinta irrefrenabile, adotta una condotta disturbante e tormentante, nei confronti di un’altra persona, che si vive come vittima di una condizione indesiderata.

Lo stalker o molestatore assillante è un cacciatore-persecutore, che invia messaggi, recapita lettere e regali, segue, spia, si apposta, bracca la sua vittima per metterla nel suo sacco, per ottenere ciò che desidera: riconoscimento, attenzione, risposte positive, condotte soddisfacenti per i suoi bisogni, vicinanza, legame, possesso, vendetta, ecc.

Per altro, non sempre il braccaggio si esprime con condotte esplicitamente violente, talvolta sono subdole o semplicemente indesiderate ed insistenti, tali da creare una forte pressione sulla vittima.

Lo condotta del molestatore, crea inizialmente scompiglio e sconcerto nel mondo della vittima, per passare poi ad uno stato di disagio, ansia, paura e impotenza. Alla fine la vittima si troverà a vivere in funzione del suo tormentatore, a cercare di capire chi è, cosa desidera, perché lo fa, come fare per evitare la sua presenza, i messaggi, il suo odio risentito, cambiando così molti dei suoi punti di riferimento, gli orari, le condizioni lavorative, i contatti, ecc.

Come visto da varie ricerche e dai dati, lo stalking non pertiene una categoria speciale di persone, ma attraversa tutte le età, i sessi, le condizioni socio-economiche, professionali, ecc. e va a svelare un processo relazionale, intrapsichico e intra-relazionale, che può nascondersi anche dietro insospettabili personaggi.

( Continua … )

I numeri di storie d’amore e d’odio: Lo Stalking

category Disturbi e patologie Sabrina Costantini 17 Maggio 2013 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Dott.sa Sabrina Costantini*, Dott.sa Ilaria Giammaria**


Negli ultimi tempi si sente sempre più parlare di Stalking, su giornali, TV, aule di tribunali, articoli, statistiche, numeri.

Ma perché?

E’ un nuovo fenomeno?

Direi proprio di no.

Ciò che sta capitando è una maggiore sensibilizzazione e differenziazione di un fenomeno, presente anche prima, forse in modo un po’ più anonimo e confuso con altre forme di violenza.

Già il fatto di averlo battezzato con un termine anglosassone “Stalking”, gli fornisce una valenza accentratrice, un attenzione prima impensabile.

Ma sicuramente una bella spinta ce l’ha fornita la legislatura.

Lo stalking, fino a poco tempo fa era considerato irrilevante dalla legge e anche dalla coscienza sociale, è oggi riconosciuto e legalmente punito, in quanto danno colpevolmente prodotto (Fabbroni, Giusti 2009).

Attualmente, infatti, lo stalking è disciplinato dalla legge n. 38/2009, entrata in vigore con il D.L n.11 del 23/3/09 (peraltro in ritardo rispetto agli altri ordinamenti europei,) che ha introdotto una nuova fattispecie di reato, quello di atti persecutori, ex art. 612 bis c.p.(atti persecutori), finalizzata a far venire meno la pericolosa condotta “persecutoria”, nei confronti della vittima da parte del cosiddetto stalker.

( Continua … )

L’assenza della Madre Madre Buona/Madre Cattiva

category Psicologia Sabrina Costantini 3 Dicembre 2012 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Vorrei riflettere con voi, su un elemento presente in molte fiabe: l’assenza della Madre.

Nelle storie che parlano di bambini o adolescenti, l’assenza assoluta della Madre o l’assenza della Madre Buona, è un elemento costante e rappresentativo.

L’assenza assoluta (nel senso che non c’è e non se ne parla) ad esempio la riscontriamo in La bella e la bestia, Il principe ranocchio o Errico di ferro, Storia di uno che se ne andò in cerca della paura, Re bazza di tordo, Il forno, Lo spirito nella bottiglia, Barbablù (storia e non fiaba), ecc.

L’assenza della Madre Buona invece la verifichiamo in Cenerentola, Fratellino e Sorellina, Hänsel e Gretel, Biancaneve, La guardiana delle oche, ecc.

Quest’elemento narrativo costituisce un elemento evolutivo fondamentale, un punto di partenza per un percorso di crescita.

La madre infatti, rappresenta la prima figura fondamentale, colei che ha fornito la vita, il nutrimento, la protezione, il calore, il rapporto esclusivo. Rappresenta anche la prima fonte di identificazione.

Mentre per il maschietto, ad un certo punto passare al legame col padre, diventa una necessità nella formazione dell’identità, per la femmina non è così e le cose si complicano. L’identità sessuata infatti, per il maschio arriva dal padre, per cui il bimbo si rivolgerà naturalmente al padre, modificando il rapporto simbiotico con la madre in una direzione di maggiore autonomia, senza che questo urti emotivamente la madre. La madre non si sentirà rifiutata da tale allontamento, ma lo vivrà come necessario e naturale.

Per la bambina, le cose sono più complesse, apparentemente infatti, non ha nessun motivo per ridurre la forza del legame al femminile. L’identità sessuata proviene ancora dalla madre e qualora se ne allontanasse, rappresenterebbe agli occhi della madre, come un rifiuto.

( Continua … )

Le Regole. Costano, Mancano, Servono, Nutrono, Crescono …

category Psicologia Sabrina Costantini 26 Giugno 2012 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Negli ultimi decenni si discute spesso e a buon ragione, del tema Regole e Genitorialità.

Un tema assai importante e dibattuto come non mai, nei testi, negli articoli, ma soprattutto nella vita di tutti i giorni, nei centri di consulenza, durante il ricevimento scolastico, nelle riunioni, durante i corsi di aggiornamento, durante le supervisioni e in mille altri posti.

Infatti, già autorevoli teorici (Bettelheim, 1987; Phillips, 1999; Bollea, 1995; Marcoli, 2009) hanno sottolineato l’importanza e la problematicità del tema.

Il problema che affligge le ultime generazioni di genitori risiede proprio nella grande difficoltà, fino ai casi estremi nell’incapacità, di fornire regole e farle rispettare ai propri figli. E questo non è poco, perché da qui ne consegue tutta una serie di problemi relativi allo sviluppo, alla stabilità emotiva, alla struttura di personalità, al comportamento, alla condotta deviante, alla scolarità, alla prestazione, alla progettazione del futuro, alla relazionalità e via dicendo. Tutto ruota intorno alle regole!

Vi sembra eccessivo?

No, non lo è. In fin dei conti regole vuol dire confini, quindi vuol dire comprensione, vuol dire ambiti di esplorazione, vuol dire serenità, vuol dire chiarezza, stabilità di rapporti e tante altre cose.

E’ come se le regole costituissero uno dei grandi fondamenti per costruire il contenitore, entro cui accogliere dei contenuti: affetti, messaggi, relazioni, pensieri, parole, fantasie, comportamenti, ecc.

Immaginate il neonato, che all’inizio non ha chiare capacità di comprensione, comunicazione, di pensiero, ecc., ne ha solo dei prodromi e inizialmente vive in funzione dei suoi bisogni primari, la fame, la sete, il freddo, il bisogno di protezione, l’accudimento emotivo. Perché si formi un senso d’identità e di sicurezza in sé, è importante che vi sia risposta a tali bisogni. Non da meno, è importante che tali bisogni assumano un senso, un messaggio intellegibile rispetto a sé e alle relazioni. Perché ciò accada è necessario il senso di continuità, è indispensabile la giusta combinazione di presenza e assenza (Winnicott), pena un vissuto di deprivazione e d’abbandono da una parte (nel caso di eccesso di assenza), di intrusione e confusione dall’altro (nel caso di eccesso di presenza).

( Continua … )