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Nel momento in cui ci si chiede il significato e il valore della vita, si è malati. Sigmund Freud
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Dal tempo biologico all’atemporalità dell’inconscio

category Psicologia Maria Grazia Antinori 28 Novembre 2014 | Stampa articolo |
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Maria Grazia Antinori

“pensate che il passato, solo perché è già stato, sia compiuto ed immutabile?

ah no! Il suo abito è fatto di taffettà cangiante, e ogni volta che ci voltiamo a guardarlo lo vediamo con colori diversi”

Kundera M.

 

Il tempo lineare

Lo scorrere del tempo è una dimensione silenziosa ma fondamentale la cui scoperta avviene progressivamente, i bambini rispetto agli adulti,  hanno una diversa consapevolezza del tempo che vivono come molto più dilatato, solo durante l’adolescenza si matura la scoperta della finitezza del tempo biologico. Anche durante la giovinezza il tempo rimane una dimensione quasi inavvertita che si impara a riconoscere  con la maturità, magari sollecitati dall’assistere all’inizio e alla fine della vita. Lo scorrere del tempo implica la finitezza della vita e la sua conclusione , una considerazione difficile da tollerare ma  essenziale nel dare senso e valore ad ogni singola individualità.

Si adatta ad esplicitare questo concetto il  racconto di Simone de Beauvoir “Tutti gli uomini sono mortali”, è la storia di un unico uomo ha il dono dell’ immortalità, questa condizione apparentemente ideale, trasforma l’uomo immortale in un essere senza storia, senza tempo e senza senso,  privandolo della stessa esistenza. In altri termini essere  esonerato dal  morire e quindi dal tempo limitato,  rende l’essere immortale impedito a vivere.

La concezione moderna del tempo oltre che dalla finitezza è caratterizzato da un altro tema classico ossia il  mutamento ma l’aspetto nuovo non è tanto la metafora dello scorrere del tempo equiparato allo scorrere del fiume ma  piuttosto il cambiamento di chi osserva, ossia del soggetto.  Infatti il concetto di individualità acquista valore se considerato nella sua irreversibilità e non specularità, ossia ogni individuo non equivale a nessun altro  e nessuno può vivere la vita di un altro .

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La Psicoterapia: una cura biologica che modifica il cervello

category Psicoterapia Maria Grazia Antinori 15 Giugno 2014 | Stampa articolo |
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La psicoterapia, la cura con la parola, produce modificazioni accertate e documentate sul cervello, da circa una ventina di anni si hanno le prove strumentali che l’esperienza e l’apprendimento modificano la stessa struttura anatomica e neurologica dell’encefalo. Uno dei maggiori neuroscienziati viventi, Eric Kandel, premio Nobel per la medicina e la fisiologia. del 2000  neurologo e psichiatra statunitense, considera la psicoterapia  un vero e proprio trattamento biologico. Cinquant’anni fa, Kandel ha iniziato studiando il comportamento e il sistema nervoso dell’Aplysia, una piccola lumaca, ed è arrivato ad estendere le sue scoperte all’apprendimento dell’uomo. La sua scoperta è centrata su come l’apprendimento modifica l’encefalo, in sostanza l’apprendimento produce un rafforzamento delle sinapsi, ossia delle interconnessione dei neuroni, le cellule nervose ma non  modifica la struttura del neurone stesso. La scoperta è stata rivoluzionaria e ha aperto un nuovo modo di approcciare gli studi neurologici interconnessi con l’apprendimento. Un altro aspetto fondamentale delle scoperte di Kandel è la relazione tra il patrimonio genetico e la plasticità e modificabilità del  cervello, è’ stato dimostrando  che le connessioni sinaptiche possno essere modificate in modo stabile dalle nuove esperienze. L’idea  centrale è che la comprensione dei processi biologici dell’apprendimento e della memoria aprono alla possibilità di capire il comportamento delle persone ed i loro  disturbi e sintomi di malessere psicologico e  psichiatrico. Questa intuizione ha rappresentato una svolta storica nelle neuroscienze ed ha aperto la strada agli studi interdisciplinari tra  la  biologia, la psichiatria e la psicoanalisi.

Tutti i processi mentali anche quelli psicologici più complessi, derivano  dall’organo  cervello, il principio centrale  è che ciò che noi chiamiamo “mente” è una gamma di funzioni svolte dall’encefalo. Le azioni del  cervello sono alla base non solo di comportamenti motori relativamente semplici, come il camminare e il mangiare ma di tutte le azioni cognitive complesse, consce e inconsce,  comportamenti specificamente umani come  pensare,  parlare  fino al concepire e realizzare opere d’arte.

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L’amore incondizionato e l’amore maturo

category Atri argomenti Maria Grazia Antinori 21 Aprile 2014 | Stampa articolo |
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Molte persone, soprattutto donne, sono convinte che la definizione dell’amore ideale comprenda parole quali puro, assoluto. L’amore è concepito come una relazione incondizionata, separata dal comportamento, una sorta di sentimento totale ed assoluto. Una relazione di questo tipo ricorda le prime fasi della vita del neonato dove la madre non è ancora riconosciuta come persona ma piuttosto vissuta come una sorta di ambiente accudente indispensabile per il benessere e la stessa sopravvivenza del bebè.

L’amore maturo, al contrario presuppone riconoscere l’altro e noi stessi come persone distinte e riconoscibili è quindi l’opposto dell’amare incondizionato, è infatti una condizione fortemente condizionata dalla conoscenza e dalla relazione con l’altro. L’amore incondizionato è al contrario, frutto esclusivo della massima idealizzazione dell’oggetto qualunque esso sia L’amore maturo invece si confronta ed è alimentato dal riconoscimento dell’altro come persona unica e distinta a cui riconoscere punti di forza e di fragilità.

La prima fase dell’innamoramento comprende l’idealizzazione dell’oggetto amato che è sentito come la fonte di ogni gioia e di ogni piacere. E’ una fase esaltate e piena di vitalità che rende gli innamorati diversi da chiunque altro, si sentono gli eletti ossia coloro che hanno incontrato l’amore. E’ proprio questa condizione che rende gli innamorati unici, diversi dai comuni mortali, sono stati toccati dall’assoluto, dal riconoscimento dell’altro come ritrovamento della propria metà mancante. Purtroppo la fase di esaltazione è destinata a durare un tempo limitato, piano, piano si infiltra la realtà con le sue complessità, ombre ed ambivalenze. Questo è un momento delicato dove l’innamorato sente di perdere la sensazione di diversità e di esaltazione, il sentimento si trova ad essere provato e confrontato alla luce della realtà esterna. Quando gli innamorati da privilegiati toccati da cupido ricadono nella normalità della quotidianità, per qualcuno può essere un salto troppo forte che determina la fine della magia e delle famose ” farfalle nello stomaco” e questo può significare la fine dell’amore, le emozioni si spengono o meglio si trasformano in altro, in sensazioni che richiedono un lavoro e soprattutto un confronto con l’altro che liberato dal mantello dell’idealizzazione, ritorna ad essere visto come una persona complessa e anche ambivalente.

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Il primo colloquio tra paziente e psicoterapeuta

category Psicoterapia Maria Grazia Antinori 24 Gennaio 2014 | Stampa articolo |
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Chiedere una psicoterapia è un’esperienza che può essere difficile e complessa, si tratta dimettersi in gioco in un’area privata e personale che presuppone incontrare uno sconosciuto a cui raccontare le proprie difficoltà, i limiti, le contraddizioni nella speranza di ricevere aiuto, consolazione, sostegno e soprattutto la possibilità di trovare la soluzione a sintomi e a conflitti psichici.

Il primo passo è sapere di avere un problema psicologico, riconoscere che da qualcosa che appartiene a sé deriva una difficoltà che rende difficile vivere con pienezza.

Il secondo passaggio presuppone la ricerca di uno psicoterapeuta scelto da un sito, da un elenco e naturalmente sull’indicazione di qualcuno, i criteri di scelta possono essere vaghi, inconsapevoli magari associati a qualche informazione parziale o motivi contingenti quali la vicinanza.

Dopo una fase d’incubazione si arriva alla telefonata per fissare il primo colloquio che è sempre un momento delicato in cui si incontra per la prima volta la persona dello psicoterapeuta. C’è attesa, tensione, ansia e anche curiosità per l’incontro e anche per le proprie reazioni soprattutto per chi è timido e vergognoso e si sente in difficoltà e spaventato dagli sconosciuti soprattutto se immagina di raccontargli i pensieri più intimi.

Già dalla telefonata il paziente si fa un’idea del terapeuta valutando la voce, il tono, le parole scelte, la cortesia e la disponibilità, sono tutti elementi importanti anche se non compresi sul piano razionale, che agiscono sulla reazione inconscia, rassicurando o spaventando.

Quando finalmente la persona arriva allo studio hanno valore elementi come il luogo, l’organizzazione della stanza e naturalmente la persona dello  psicoterapeuta, la sua età, l’aspetto, l’abbigliamento i modi, molte sfaccettature che condizionano e portano a sentirsi più o meno a proprio agio.

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Il linguaggio e la parola nella talking cure

category Psicoterapia Maria Grazia Antinori 16 Ottobre 2013 | Stampa articolo |
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La psicoterapia avviene attraverso la parola, il linguaggio. Il rapporto del terapeuta con il paziente è mediato dalla costruzione di una lingua comune, prerequisito per il cambiamento.

L’incontro analitico avviene nella stanza d’analisi, uno spazio accogliente ma allo stesso tempo discreto, il paziente si distende sul lettino assumendo una posizione rilassata che facilita la regressione; l’analista si siede alle sue spalle, fuori dal campo visivo. L’unica regola analitica attiva per il paziente è quella delle libere associazioni e del pensiero fluttuante, ossia parlare liberamente, possibilmente senza autocensure, seguendo il flusso spontaneo dei pensieri.

L’analisi si svolge in una sorta di contenitore psichico e temporale che è il setting, che comprende anche gli accordi condivisi tra i due protagonisti come tempi ed orari delle sedute, onorario, regolazione delle assenze ecc.. In questa cornice dove l’agire è sospeso, l’aspetto fondamentale della talking cure, la cura con le parole (Freud, 1937), è proprio il linguaggio che paziente ed analista costruiscono insieme. Il senso, il valore, le modalità della comunicazione all’interno del gioco tra transfert e controtransfert, sono l’unica forma di azione in un setting che impone l’astinenza da tutte le altre forme di agito.

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Smarrirsi e ritrovarsi attraverso la psicoterapia psicodinamica: la difficoltà e la necessità di iniziare il percorso psicoterapeutico

category Psicoterapia Maria Grazia Antinori 13 Maggio 2013 | Stampa articolo |
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La psicoterapia, è un privilegiato punto di osservazione di quelle che sono le difficoltà delle persone. Sempre più spesso, i pazienti oltre alle loro caratteristiche e bisogni  personali, si rassomigliano tra di loro per alcuni tratti comuni, come la diffusione dellaconfusione, del senso di smarrimento e della scarsa consapevolezza di sè.

E’ come se le persone avessero smarrito la bussola, la direzione e quindi si aggirassero come ciechi in un’atmosfera rarefatta e fumosa. I ruoli, le differenze generazionali, i limiti della realtà, lo scorrere del tempo, sono aspetti spesso misconosciuti e negati, tutto tende a rassomiglia a tutto, le differenze annullate.

Questa modalità che potrebbe sembrare una conquista positiva di libertà e di emancipazione, si rivela spesso una fonte di ansia e di paralisi creativa. Molti, posti davanti alla possibilità apparentemente infinita di scelta, non sono in grado affrontare la complessità, poiché prendere una particolare direzione, presuppone l’accettazione dei limiti e la rinuncia a qualcosa per ottenere altro.

Essere messi di fronte ad un bivio, è per alcuni così difficile da sopportare, da condurli a rifugiarsi in una sorta di paralisi vitale. Molte persone si considerano malate o in difficoltà, perché credono di non poter realizzare i loro obiettivi, ma il problema può essere nella stessa definizione degli obiettivi, magari troppo elevati e lontani dalla realtà che deve necessariamente tener conto delle effettive potenzialità, fase di vita e opportunità ambientali.

In altri termini molti pazienti sono malati di eccesso di desiderio che li porta ad essere scontenti, rancorosi e soprattutto ciechi rispetto  alle potenzialità.

Il processo personale di maturazione e di crescita, sembra diventato particolarmente difficile, soprattutto per la perdita di riferimenti culturali, sociali, familiari ed affettivi.

Il sistema familiare, non sempre si poggia sulla presenza di genitori abbastanza adulti da non confondersi con i bisogni e desideri dei loro figli. I ragazzi trovano con più difficoltà maestri ed insegnanti disposti ad aiutarli a maturare un’educazione emotiva e sentimentale.

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