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La forza dell'ingegno nasce con la grandezza dei compiti. Publio Cornelio Tacito
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Disturbi alimentari e ragazze allo specchio

category Disturbi e patologie Maria Anna Formisano 22 Maggio 2011 | Stampa articolo |
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L´adolescenza sia per le femmine sia per i maschi  emerge come stadio antropologico, con la fase puberale e con le trasformazioni fisiologiche ad essa connesse, cui si accosta un’alterazione introspettiva, che genera una solitudine esistenziale, con senso di smarrimento e vuoto interiore. L’adolescente  si dirige alla ricerca di quel senso di “happiness”, mediante la rottura di obsoleti schemi generazionali e la realizzazione di nuovi equilibri. Le sfilate di moda caratterizzate dall’esibizione di corpi filiformi, potrebbero conquistare la mente delle ragazze, tuttavia,  non sempre è così.  I   disturbi del comportamento alimentare,spesso, sono causate da preesistenti situazione di sofferenza,disagio e inquietudine. E’  fondamentale pertanto cogliere i  primi segnali che trovano il punto focale nell’ inaugurazione di un nuovo regime alimentare dimagrante. Gli strumenti che sono utilizzati dalle ragazze[1] utilizzati possono essere tanti,ma due sicuramente presenti sempre: la bilancia e lo specchio.  La  bilancia  ispeziona le calorie e lo specchio, dinanzi  al quale il corpo appare appesantito  non sufficientemente esile e delicato, ma goffo e ridicolo; per tali motivi è assolutamente necessario dimagrire. Ed è così questo rapporto mente –corpo diventa conflittuale: l’amore per il cibo e l’ angoscia di ingrassare..
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La genitorialità nella coppia separata

category Atri argomenti Maria Anna Formisano 25 Gennaio 2011 | Stampa articolo |
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A cura di dott.ssa Maria Anna Formisano Psicopedagogista/Esperta in  Psicologia Giuridica e dott.ssa Mara Passafiume  docente comandata Miur

Secondo i principi di psicologia giuridica il divorzio è un evento di natura relazionale che comporta  incertezza, ambiguità e rischio che vanno accettati ed affrontati organizzando ed utilizzando le risorse individuali, della coppia e del contesto sociale. Uno dei compiti più delicati per i componenti della coppia separata o divorziata consiste, dunque, attraverso la presenza solida della fiducia nell’ “altro” in qualità di genitore, nella condivisione di un progetto genitoriale comune, alla quale possono pervenire ridefinendo e riorganizzando la loro relazione come genitori all’interno della nuova situazione familiare ed effettuando una vera e propria demarcazione tra i ruoli genitoriali da un lato e i ruoli matrimoniali dall’altro (Gulotta, 1997). Per quanto riguarda i compiti domestici quando la coppia non ha figli sono ridotti e in genere condivisi, questa simmetria si perde con la nascita del primo figlio che vede aggravata la condizione della madre non solo per quanto riguarda il carico materiale dell’organizzazione domestica ma anche per quanto riguarda la responsabilità nei confronti della prole. Alla madre spetta in misura maggiore la cura dei figli, occuparsi delle relazioni con le agenzie di socializzazione e adempiere agli oneri domestici. La parità nella divisione dei compiti tra coniugi, se si considera il ciclo di vita della famiglia, sembra che si limiti ai processi decisionali (Bramanti, Rossi, 1991).I compiti di sviluppo coniugali ed intergenerazionali individuati nella fase del ciclo di vita famiglia con bambini sono:

a) per quanto riguarda la relazione coniugale: ridefinire i confini della coppia e includere al suo interno gli aspetti relativi la condizione di genitorialità;

b) per quanto riguarda la relazione genitoriale: assumere il ruolo genitoriale per prendersi cura della generazione più giovane, cura del figlio come elemento di dialogo intergenerazionale;

c) nell’ambito della relazione filiale (adulti come figli): superare la barriera gerarchica e ridefinire le relazioni con la famiglia d’origine attraverso il ruolo comune di genitori;

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Emozioni: quale dissimulazione?

category Atri argomenti Maria Anna Formisano 19 Febbraio 2010 | Stampa articolo |
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La vita di un individuo è regolata da emozioni, in altre parole da un complesso di modificazioni fisiologiche, cognitive e comportamentali come risposta a stimoli ambientali. Le modificazioni fisiologiche sono l’aspetto più appariscente delle risposte  emotive e sono quelle che spesso generano imbarazzo per alcune persone. Molte volte si commette l’errore di dissimulare le emozioni per evitare di apparire agli occhi degli altri troppo vulnerabili e quindi facili prede. Il processo di dissimulazione inizia già nei bambini, ma poi man mano da grande comincia a diventare una vera e propria arte. La correlazione fra sistemi emozionali ed esibizione di comportamenti è abbastanza intrecciata, tutti i comportamenti sono sorretti da sistemi emozionali che gli individui tendono a nascondere, costruendo una progettualità di mascheramento che, col tempo, riprendendo l’espressione di John Milton, scrittore e poeta inglese, può fare dell’ inferno un paradiso e del paradiso un inferno. Molte persone sono convinte che non elicitando apertamente le proprie emozioni, inserendosi in uno “stereotipo emozionale“, ricevono il vantaggio dell’ omologazione sociale, dunque, dell’accettazione e dell’appartenenza. Se da un lato si riscontra nelle realtà qualche pseudovantaggio, dall’altro si potrebbe rischiare di vivere uno stato di malessere. Le false emozioni diventando compagne insostituibili aiutano ad affrontare meglio le convenzione e le norme sociali, difatti, sono molte le persone che per sentirsi più amate in famiglia e dagli amici manifestano atteggiamenti emotivi che non appartengono loro,  spingendosi  fino alla costruzione di  un vero e proprio personaggio. Imparare,dunque,  a manifestare le proprie emozioni significa sperimentare ed esplorare le proprie capacità, evitando di vivere eventuali stress emozionali come situazioni estreme, di imbarazzo e di disagio.  E’ fondamentale ricercare   quello che c’è dietro gli sguardi più lucidi, rivelando  le emozioni proprie e aiutando l’ altro a rivelare quelle sue. Imparare ad essere persone empatiche non significa fare psicoterapia, ma cogliere l’altro e accettarlo così come egli  si presenta nella sua essenza biopsicoaffettiva. L’uomo empatico è colui che non perde di vista la realtà umana e la capacità di percepire il vero nei panni dell’altro, in una fusione cognitiva ed emotiva. Senza esprimere liberamente le proprie emozioni la vita non ha valore,  anzi si riduce ad una finzione, una complicità che si paga cara.

Maria Anna Formisano

category Gli autori Maria Anna Formisano 3 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
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Professione Psicopedagogista/Docente

Contatto: mariformi [@] libero [.] it

Presentazione personale: Dott.ssa Maria Anna Formisano, Pedagogista Fiped. Perfezionata in Psicologia dello sviluppo e dell’educazione. Esperta in Psicologia giuridica. Si occupa di Educazione e disagio giovanile.

Il disagio scolastico

category Disturbi e patologie Maria Anna Formisano 2 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
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Il disagio scolastico rappresenta uno dei casi più difficili che la scuola e la famiglia si trovano a dover affrontare. Il disagio scolastico, infatti, può provocare limitazioni o blocchi cognitivi, ma anche rinunce che possono influenzare considerevolmente la vita infantile. L’eziologia del disagio non è univoca, ma racchiude una serie sconfinata di variabili dipendenti e indipendenti dal soggetto stesso. L’inserimento, ovvero l’integrazione nel mondo scuola, richiede al bambino la capacità di accomodarsi ad uno spazio ignoto in cui dominano nuove figure adulte di riferimento, e velate griglie di relazioni laboriose ed impegnative. Le disuguaglianze nella facilità o difficoltà di adattamento all’ambiente e alla vita scolastica, dipendono dal tipo di personalità del bambino, dunque dal modo di essere di quest’ultimo.

Ci sono bambini che non esibiscono nessuna particolare difficoltà sin dall’inizio, altri che devono superare una fase iniziale di disagio ed incertezza. La difficoltà di collocarsi nel gruppo – classe è, spesso, per alcuni bambini estremamente difficile; tale vincolo si manifesta spesso sotto forma di rifiuto per la scuola anche dopo un primo periodo di normale inserimento. Spesso, però, il rifiuto scolastico è un lessico non verbale usato dal bambino per comunicare ed informare le persone accanto a lui,spesso, carenti dal punto di vista empatico di uno stato di malessere,

E’ necessario, per tal motivo, non sottovalutare alcuni dei segnali inviati dai bambini, fra cui:
· i sintomi psicosomatici(mal di pancia,colite)
· i disturbi borderline
· i disturbi di partecipazione
· le balbuzie

L’aspetto dialogico è di primaria importanza, esso risulta una prevenzione primaria, utile alla comprensione di fenomeni sommersi che si sottraggono quasi sempre alla vista di genitori e docenti.

Coscienza e stati alterati: il sonno, il sogno.

category Psicologia Maria Anna Formisano 1 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
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Il termine coscienza nel linguaggio comune, fa riferimento al giudizio morale. In psicologia, invece, la coscienza rappresenta lo stato di consapevolezza degli stimoli esterni e degli eventi mentali interni, però raffigura altresì la consapevolezza di sé.
Quando manca la coscienza?
La coscienza manca durante il sonno, il sogno, durante l’ipnosi e nel momento in cui si fa uso di sostanze psicotrope. Simili circostanze, costituiscono gli stati alterati della coscienza.
Non bisogna dimenticare, tuttavia, che durante il sonno, il cervello è intensamente attivo. Per di più, problemi emotivi, l’uso di droghe e abitudini irregolari possono alterare i normali ritmi del sonno, causando incapacità di dormire,ossia insonnia.
Il sonno ha sempre affascinato la ricerca scientifica, difatti, negli anni passati sono stati condotti nei “laboratori del sonno”, diversi soggetti volontari che trascorrevano una o più notti, collegati ad apparecchi elettronici in grado di misurare l’attività cerebrale.
( Continua … )