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Un disturbo d’ansia dell’età evolutiva: il mutismo selettivo

category Disturbi e patologie Margherita Scorpiniti 18 Novembre 2008 | Stampa articolo |
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Abstract

Il presente articolo illustra lo stato dell’arte del mutismo selettivo descrivendone, oltre ai sintomi, anche quelle azioni di ricerca da parte di operatori scolastici e terapeuti, tendenti a individuare nuovi metodi e tecniche di intervento.

Introduzione

Il disturbo definito “mutismo selettivo” non ha visto fiorire molti studi da parte della ricerca scientifica. Solo alcune ricerche attuali hanno individuato aspetti nuovi di questo problema e proposto originali modalità di trattamento.

Secondo il DSM – IV-TR  il mutismo selettivo è l’incapacità di parlare in una o più importanti situazioni sociali, come a scuola, nonostante eloquio, sviluppo e comprensione del linguaggio siano adeguati, anche se possono essere usati altri mezzi di comunicazione non verbale. Non è dovuto a un altro disturbo mentale o a un’incapacità correlata allo sviluppo, anche se è stata riferita l’incidenza di sviluppo ritardato del linguaggio o difficoltà di articolazione. ( Continua … )

Normale reazione di paura o patologia fobica? Distinzione tra le due forme

category Disturbi e patologie Margherita Scorpiniti 19 Giugno 2008 | Stampa articolo |
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Abstract
Tra i disturbi d’ansia, le fobie e gli attacchi di panico sono quelli più frequentemente affrontati nella pratica clinica. L’essere umano sperimenta svariate volte, nel corso della propria esistenza, sensazioni di paura nei confronti di un evento che percepisce come pericoloso e inevitabile, in grado di modificare le proprie funzioni fisiologiche e i propri vissuti psichici (aumento del battito cardiaco, insonnia, sensazione d’ansia, inquietudine, ecc.). Queste reazioni sarebbero normali se fossero collegate ad un evento/oggetto che preoccupa per breve tempo, fino a quando lo si vive senza contrastarlo o, ad esempio, se si evita un oggetto che realmente spaventerebbe chiunque, poiché pericoloso per la propria incolumità. Ma come accade che una semplice e motivata paura si trasformi, per il soggetto che la sperimenta, in una patologia fobica, limitandogli le principali attività a causa del panico e impedendogli di affrontare la sofferenza iniziale? Un indizio di probabile comparsa di patologia fobica va ricercato nell’aumento della frequenza delle sensazioni di paura che si verificano in presenza di uno stesso evento o di situazioni che il soggetto fobico può associare ad esso. L’esposizione allo stimolo fobico provoca una risposta ansiosa immediata, che può diventare un attacco di panico situazionale o sensibile alla situazione (il DSM-IV- TR fornisce specifici criteri diagnostici per le fobie e gli attacchi di panico). Segue l’evitamento della sofferenza con la conseguenza di creare l’instaurarsi del problema. La sofferenza è definibile come la condizione psicofisiologica che viene connotata negativamente dall’organismo o dal sistema di riferimento e che l’organismo tenta di risolvere. Sulla base dei risultati di svariate ricerche empiriche (Barlow,1990; Marks,1978-1998; Nardone,1988-1993,), si è riscontrato che la maggior parte di coloro che soffrono di un disturbo basato sulla paura, che sia una fobia o una sindrome di attacchi di panico, hanno in comune la strategia comportamentale dell’evitamento. I soggetti fobici tendono ad evitare tutte le situazioni o condizioni che possono essere associate all’insorgere della incontrollabile paura. Tale strategia si trasforma in una trappola per colui che la pratica perché lo conduce gradatamente a incrementare gli evitamenti fino alla completa incapacità tipica dei disturbi fobici generalizzati. Si accompagna alla strategia dell’evitamento quella della richiesta di aiuto, ossia la tendenza a essere sempre accompagnati e sostenuti da qualcuno, pronto ad intervenire in caso di crisi di panico o di perdita di controllo. ( Continua … )

Ruolo dello psicologo e funzione del colloquio psicologico

category Atri argomenti Margherita Scorpiniti 15 Giugno 2008 | Stampa articolo |
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Oltre alla figura dello psicoterapeuta, che segue un dato modello terapeutico e che può essere un laureato (abilitato)in psicologia e/o in medicina che ha superato un corso quadriennale in psicoterapia, negli ultimi anni ha iniziato ad emergere anche la figura dello psicologo (laureato in psicologia)abilitato e iscritto al proprio ordine regionale.

Alcune scuole per soli psicologi oggi evidenziano il valore terapeutico della psicologia e del colloquio psicologico che attualmente è il più efficace strumento d’intervento, non farmacologico disponibile, elargito esclusivamente da psicologi .
Vi sono corsi che formano psicologi nella disciplina di psicologia, fornendo competenze e strumenti tecnici del colloquio psicologico per finalità di diagnosi, riabilitazione e sostegno.

Cosa deve conoscere lo psicologo? ( Continua … )

Collaborazione Scuola-Famiglia: “alleanza educativa” o rischio di ingerenza?

category Atri argomenti Margherita Scorpiniti 20 Aprile 2008 | Stampa articolo |
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Aspettative reciproche e difficoltà degli insegnanti

Abstract

Scuola e famiglia, due grandi sistemi, entrambi influenti sull’educazione dei bambini, hanno dovuto rivedere i loro rapporti, rispetto al passato, per andare incontro alle trasformazioni sociali di questi ultimi decenni che hanno visto cambiare queste stesse istituzioni, il mondo del lavoro, ecc..
Anche le richieste di collaborazione della recente riforma scolastica italiana, tese a favorire lo sviluppo degli apprendimenti e della personalità degli alunni, si possono inserire in questa necessità di modificare i rapporti tra i due sistemi.
Questa situazione può essere osservata da un’ottica sistemico-relazionale e secondo i principi della psicologia emotocognitiva (Baranello, M. 2004) che studia i processi di organizzazione di un sistema che agisce in funzione del proprio sviluppo e mantenimento.

Da quest’ottica si vede l’interazione tra due sistemi molto complessi e influenti nella crescita del bambino, che cercano di entrare in contatto, con tutte le difficoltà che tale relazione potenzialmente porta con sé, considerando che la scuola e la famiglia si basano su obiettivi educativi differenti. Un sistema, secondo la psicologia emotocognitiva, (o organismo) può essere un singolo individuo, una coppia, una famiglia, un’istituzione, ecc.
Ogni sistema, come la scuola, la famiglia, tenta di essere armonico, pertanto, se incontra delle difficoltà a mantenere il proprio stato di equilibrio prova a ripristinarlo e se non ci dovesse riuscire cercherà una soluzione che gli permetterà di mantenere le regole sulle quali si era strutturato prima della variazione.
Se i tentativi del sistema saranno vani dovrà cercare delle soluzioni per trasformarsi e integrarsi con altri sistemi che non può completamente ignorare.
In tal senso, scuola e famiglia, pur partendo da regole e finalità educative un pò diverse avrebbero bisogno di integrarsi, di entrare in contatto in forma serena e collaborativa per poter essere utili allo sviluppo della personalità degli alunni. ( Continua … )

Margherita Scorpiniti

category Gli autori, Programmazione neurolinguistica Margherita Scorpiniti 20 Aprile 2008 | Stampa articolo |
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Dati personali

Nome: Margherita Scorpiniti

Professione: Psicologo dello Sviluppo e dell’Educazione/Docente di scuola primaria

Email: segreteria [.] msco [@] alice [.] it

Sito personale: web.i2000net.it/mscorpinitipsicologo/http://www.affrontalansia.blogspot.com/

Indirizzo dello Studio: Via G. Leopardi ,Setteville di Guidonia Montecelio(RM)

Cell.349/4297945 ( Continua … )