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La sindrome di Tourette

category Disturbi e patologie Laura Alberico 13 Gennaio 2010 | Stampa articolo |
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La malattia prende il nome da Gilles de la Tourette che la studiò per primo nell’800 raccogliendo nove casi clinici. La sindrome si manifesta con un quadro comportamentale vario la cui origine è genetica, neurofisiologica e cognitiva. Il neuropsicologo Lurija studioso delle funzioni cerebrali ne aveva segnalato l’importanza in una lettera al neurologo e scrittore Oliver Sacks :”La comprensione di una tale sindrome amplierà necessariamente e di molto la nostra comprensione della natura umana in generale. Non conosco alcun’altra sindrome che abbia un interesse paragonabile”. Sembra che vari personaggi fossero affetti da questa malattia tra cui Mozart, il letterato S.Johnson e Molière .Inizialmente ci fu una interpretazione psicoanalitica che spiegava le manifestazioni ( tic vocali e motori, ) come il risultato i un conflitto interno tra l’io e l’istinto represso. In seguito tuttavia lo studio delle funzioni cerebrali ha messo in evidenza sia la trasmissione genetica che i meccanismi complessi delle alterazioni biochimiche cerebrali ipotizzate da Tourette più di un secolo fa. Il nostro corpo possiede a grandi linee una simmetria bilaterale e il cervello ne è la testimonianza (emisfero destro e sinistro). La mappatura dell’encefalo consente di localizzare le aree specifiche destinate a determinate funzioni, inoltre sappiamo come nell’emisfero destro siano localizzate le competenze di tipo creativo, l’elaborazione visiva e l’organizzazione spaziale. mentre l’emisfero sinistro controlla il pensiero logico-razionale e i processi sequenziali. La sindrome di Tourette ha una incidenza maggiore nei soggetti maschi nel rapporto di 4 a1 , essa inoltre è spesso associata a sintomi ossessivo compulsivi (DOC) e al disturbo correlato al deficit di attenzione ed iperattività (DDA); a livello biochimico la causa sembra essere il metabolismo anormale della dopamina. La malattia che si manifesta in modo più o meno grave insorge prima dei 18 anni e compromette le attività lavorative e sociali del soggetto interessato che spesso si comporta in modo anomalo.

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Il concetto di malattia attraverso i secoli

category Atri argomenti Laura Alberico 5 Dicembre 2009 | Stampa articolo |
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Anticamente esisteva una concezione ontologica della malattia. Omero narra delle malattie inviate dagli dei come punizione sugli uomini, comuni mortali. Alcmeone ( VI- V sec. a.C.) considera la malattia uno squilibrio inteso come il prevalere di un elemento sugli altri (monarchia). Anche in questo caso solo gli dei hanno il potere di decidere della vita e della morte mentre agli uomini è concesso solo fare congetture e affidarsi al destino. Con Ippocrate (V sec.a.C.) ritenuto il padre della medicina la malattia viene analizzata nelle sue componenti vitali che prevalgono a seconda dei casi per determinare la rottura di un equilibrio tra gli umori ( sangue, flemma, bile gialla, bile nera) e le qualità che ad essi si riferiscono (caldo-freddo, umido-secco). L’organismo è un contenitore unico degli umori sul quale tuttavia l’ambiente esercita la sua influenza come lo stesso Ippocrate sottolinea nel “ De aere aquis et locis”.Nel I sec. a.C. Asclepiade sostiene che la malattia si manifesta con l’ostruzione o il rilassamento dei pori del corpo umano. La cura consiste nell’uso del principio opposto mediante bagni caldi o freddi per rilassare o restringere i pori. Con Galeno ( II sec.a.C.) il concetto di malattia si indirizza verso lo studio della lesione del singolo organo. Proprio in questo periodo storico la medicina compie un salto qualitativo perché vengono istituiti i principi basilari dell’anatomia, fisiologia e patologia. Il metodo scientifico e la ricerca empirica diventano operativi con Vesalio (XVI sec.a.C.) che considera la dissezione il fondamento dello studio anatomico ( “ De umani corporis fabbrica”). Lo studio della chimica apre altre ipotesi sull’origine e il manifestarsi delle malattie. Paracelso afferma che la malattia si manifesta come uno squilibrio di principi chimici ( iatrochimica). Il concetto di trasmissione e di veicolo delle malattie viene sostenuto da Fracastoro che parla di germi e contagio da persona infetta a persona sana. La rivoluzione scientifica del XVII secolo porterà i vari scienziati ad affermare che i fenomeni naturali possono essere valutati quantitativamente ( Harvey, circolazione del sangue). Nello stesso periodo Sydenham classificò le malattie in base ai sintomi, al decorso e alla prognosi (nosologia, semeiotica). Nel XVIII con Morgagni nasce l’anatomia patologica. Nel “ De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis”egli analizza la corrispondenza tra lesione anatomica e quadro clinico ( riscontro autoptico). L’uso del microscopio consentirà di studiare in modo approfondito le malattie provocate da virus e batteri come la rabbia, tubercolosi e colera ( Pasteur, Koch, XIX sec.). Nel secolo più recente la ricerca scientifica compie progressi e scoperte fondamentali nell’ambito della biologia molecolare ( Watson e Crick scoprono la struttura del DNA nel 1954 e R. Levi Montalcini il fattore di crescita NGF e EGF nel 1956). La lettura del codice genetico ( Niremberg 1961) e il funzionamento dei geni ( Jacob e Monod 1962) apriranno le porte a una nuova branca della medicina, l’ingegneria genetica capace di isolare e studiare i geni responsabili delle malattie ereditarie. Oggi la malattia non è più un argomento vago e misterioso ma un campo di indagine in continua evoluzione in cui i progressi della ricerca scientifica offrono valide sperimentazioni e applicazioni per la prevenzione, la diagnosi precoce e la terapia mirata.

Cambiamento e sviluppo

category Atri argomenti Laura Alberico 8 Novembre 2009 | Stampa articolo |
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“Le società marchiano materialmente o simbolicamente gli individui per ribadire la loro appartenenza ad esse” ( Durkheim)
Il cambiamento e lo sviluppo non sono sinonimi perché presuppongono parametri di valutazione diversi. Il cambiamento individuale è un mutamento nel tempo di un attributo o qualità psicologica di una persona. Poiché gli individui vivono in un contesto sociale esso può modificare le caratteristiche strutturali influenzando i vari aspetti della vita delle persone. Se le influenze mirano ad evidenziare un cambiamento nel tempo in una direzione attesa o desiderata si parla di sviluppo individuale. I fattori che generano cambiamento sono: l’età e l’invecchiamento, gli avvenimenti sociali, il periodo storico o coorte che spiega come e in quale misura l’individuo si rende partecipe e attivo nei processi storici che trasformano la società ( sviluppo tecnologico, informatico, ecc.). Il cambiamento organizzativo cioè la trasformazione di strutture, organismi e procedure operative del sistema sociale offre un ventaglio di possibili interazioni che possono determinare un processo guidato con il coinvolgimento delle persone interessate. Non sempre il cambiamento è un processo controllato perché la sua evoluzione dipende dalle capacità individuali di adattamento e la persona, intesa come sistema, può modellare in senso positivo o negativo gli stimoli esterni a cui è sottoposto. I fattori che influenzano il cambiamento dipendono anche dall’evoluzione delle dinamiche interne e dalla turbolenza ambientale. Lo sviluppo pianificato presuppone strategie organizzative e obiettivi specifici che possono indicare il percorso individuale necessario per raggiungere determinate mète ( come ad esempio il raggiungimento di una formazione professionale in ambito lavorativo). Il cambiamento dunque come trasformazione per diventare sviluppo della persona necessita di un fertile terreno culturale, di una potenziale ed efficace risposta agli stimoli ambientali e sociali che sono il tessuto organizzativo in cui vive l’intera collettività. L’analisi del cambiamento interessa in particolare la psicologia evolutiva, la demografia e la sociologia .

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L’uomo e la natura secondo Ippocrate

category Atri argomenti Laura Alberico 3 Novembre 2009 | Stampa articolo |
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Ancora oggi il giuramento di Ippocrate ( 460 a.C.- 377 a.C.), considerato il padre della medicina rappresenta una testimonianza di vocazione e dedizione per la professione medica. Esso fonda le radici sui principi etici del valore della vita e sulla responsabilità che ogni medico deve assumersi nel curare le malattie. Per la sua importanza nella storia della medicina il giuramento di Ippocrate resta tuttora un documento attuale in cui emerge una visione olistica dell’uomo, artefice della propria salute e delle proprie scelte di vita: “Questo almeno mi sembra necessario che il medico sappia sulla natura e faccia ogni sforzo per sapere, se vuol adempiere in qualche modo ai suoi doveri e cioè che cos’è l’uomo in rapporto a ciò che mangia e a ciò che beve e a tutto il suo regime di vita, e quali conseguenze a ciascuno di ciascuna cosa derivano”. Ippocrate tuttavia non stigmatizza l’origine delle malattie solo sui principi della scuola medica italica che riteneva l’acqua, l’aria, la terra e il fuoco influenze determinanti sulla salute e la malattia, sulla vita e la morte. Egli non nega la loro importanza ma ne evidenzia la reciproca influenza e coesistenza; gli elementi naturali suddetti interagiscono determinando i sintomi evidenti della malattia :”Quanti si sono accinti a parlare o a scrivere di medicina, fondando il proprio discorso su un postulato, il caldo e il freddo, l’umido o il secco, troppo semplificando la causa originaria delle malattie e della morte degli uomini, a tutti i casi attribuendo la medesima causa, perché si basano su uno o due postulati, costoro sono palesemente in errore..” Per Ippocrate è necessario studiare l’uomo e le sue abitudini di vita, il suo passato e il presente quindi prescrivere le cure opportune per ristabilire l’equilibrio tra il microcosmo ( l’uomo) e il macrocosmo( l’ambiente). Nella celebre raccolta degli Aforismi leggiamo:” La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione fuggevole, l’esperimento rischioso, il giudizio difficile”. La mancanza di certezze sull’origine e la causa delle malattie rende il pensiero di Ippocrate libero dalle antiche convinzioni e proiettato verso il futuro della ricerca medica che potrà dare risposte adeguate solo se il metodo applicato vedrà l’uomo e la natura in un dinamico equilibrio”. E’ la nostra natura il vero medico delle nostre malattie” ( vis medicatrix naturae) Egli spiega la natura umana considerando l’esistenza di quattro umori : sangue, flemma, bile gialla e bile nera. La prevalenza di uno di questi umori determina il temperamento e per estensione la personalità dell’individuo. Il tipo sanguigno è rubicondo, gioviale, allegro, goloso; il tipo flemmatico è grasso, lento e pigro; il tipo melanconico invece presenta un eccesso di bile nera ed è magro, debole, pallido, avaro mentre il collerico è magro asciutto, irascibile, permaloso, furbo, generoso e superbo.

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La visione ecologica della salute

category Atri argomenti Laura Alberico 10 Settembre 2009 | Stampa articolo |
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L’O.M.S. definisce la salute in questi termini: “ Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità “. Partendo da questa definizione che risale all’anno 1948 si può capire come la salute non sia un segmento staccato della nostra società ma uno degli aspetti più importanti della vita di un individuo che vive nel contesto sociale di appartenenza. Seguendo una interpretazione che studia la teoria dei sistemi è possibile comprendere il complesso meccanismo di interazione che l’uomo stabilisce con l’ambiente in cui vive. L’individuo come persona, costituita di corpo e psiche, vive in un contesto allargato( famiglia, amici, posto di lavoro) che è sottoposto a regole di vita comunitaria e lavorativa le quali rappresentano l’ECOSISTEMA della vita individuale. Questo ecosistema a sua volta è inserito in un contesto più ampio che è quello della cultura, degli usi e costumi di una popolazione. Questa “ gerarchia “ assimilabile allo studio ecologico delle componenti biologiche della natura ci fa capire come l’uomo è immerso in un SISTEMA di cui egli stesso è un componente che interagisce attivamente con le altre parti della struttura sociale. ( Continua … )

Memoria e apprendimento

category Atri argomenti Laura Alberico 29 Agosto 2009 | Stampa articolo |
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Letteralmente la memoria è definita come la “funzione mentale complessa grazie alla quale stati di coscienza precedenti ( connessi con l’esperienza o l’insegnamento) vengono rievocati o rivissuti .” La classificazione,per tipo di informazione, comprende due tipi di memoria : – la memoria procedurale – la memoria semantica La prima è antica dal punto di vista evolutivo e compare in organismi primitivi come gli invertebrati. Essa è legata essenzialmente alle attività senso-motorie che determinano comportamenti ed abitudini legate alla pratica e alle azioni che vengono quotidianamente svolte e si concretizzano nel “saper fare”( guidare, fare uno sport, ecc.). La memoria semantica invece si è sviluppata più tardi nel corso dell’evoluzione ed è presente nei mammiferi superiori e naturalmente nell’uomo.Essa dipende dal buon funzionamento della corteccia cerebrale, è una memoria dichiarativa o esplicita che comprende informazioni relative al “sapere”( conoscenze relative all’uso della lingua, dei vocaboli del loro significato). La classificazione della memoria si basa anche sulla durata della ritenzione del ricordo e identifica tre tipi di memoria: – memoria sensoriale (conserva le informazioni veicolate dagli organi di senso che possono essere poi trasferite nella memoria a breve termine ) – memoria a breve termine (conserva le informazioni per la durata di alcuni minuti, si sviluppa come la memoria sensoriale tramite modificazioni transitorie della connessione tra le cellule nervose ) – memoria a lungo termine (conserva tutte le informazioni del nostro passato e si realizza tramite modifiche più stabili della struttura neuronale ). – memoria episodica ( legata a quella autobiografica , riguarda periodi, eventi ed episodi che hanno lasciato traccia nella nostra memoria ) I meccanismi della memoria sono complessi e gli emisferi cerebrali, destro e sinistro si differenziano per le loro competenze.

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