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Allontanarsi dal mondo, restare sconosciuti e non avere rimpianti: a questo può arrivare solo l'uomo superiore. Confucio
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Linguaggio e comunicazione

category Atri argomenti Laura Alberico 30 Agosto 2010 | Stampa articolo |
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La comunicazione non si identifica con il comportamento, essa è l’espressione di una intenzione e si manifesta mediante l’informazione e l’interazione tra i soggetti comunicanti. Lo scambio interattivo è osservabile tra due o più partecipanti che hanno intenzionalità reciproca. Le funzioni della comunicazione sono di natura preposizionale ( linguaggio) e relazionale ( la comunicazione genera, rinnova e modifica le relazioni umane). La comunicazione ha le sue origini negli animali ma nella specie umana esprime idee, sentimenti e intenzioni; essa è oggetto di studio multidisciplinare perché riguarda il soggetto umano che è, per sua dimensione costitutiva, un soggetto comunicante. Studiare la comunicazione significa affrontare l’argomento da diversi punti di vista. L’approccio matematico pone in evidenza il concetto di informazione come differenza tra due o più dati. Nello schema della comunicazione di Shannon e Weaver si evidenziano i vari passaggi che uniscono la fonte del messaggio al destinatario ( stimolo-messaggio-codice- trasmettitore- canale- ricevitore- decodificamessaggio-concettualizzazione). Nel contesto comunicativo ci può essere un feed-back positivo o negativo. Dal punto di vista semiotico la comunicazione implica la capacità insita di generare dei significati. Come sostiene Peirce il segno rappresenta una “ inferenza” cioè la possibilità di trarre delle conseguenze dai segni presi come indizio: “ L’oggetto del ragionamento è provare, partendo dalla considerazione di ciò che già conosciamo, quel cos’altro che non conosciamo”.

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Psicologia collettiva

category Psicologia Laura Alberico 3 Agosto 2010 | Stampa articolo |
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“ La psicologia sociale studia i modi in cui i comportamenti, i pensieri e i sentimenti delle persone vengono influenzati dalla presenza reale o immaginaria di altre persone o altri gruppi” ( Allport)
Lo studio dei fenomeni collettivi risale alla fine del XIX secolo. In questo periodo storico ci furono grandi trasformazioni sociali come l’industrializzazione, l’inurbamento, le condizioni di miseria le rivolte e l’aumento della popolazione. Gli studi più importanti relativi ai fenomeni della psicologia collettiva furono quelli di Le Bon (1895), Sighele (1891), Tarde (1901) e Freud (1921). Lo psicologo e sociologo francese G. Le Bon sostiene che l’individuo, nell’ambito del gruppo allargato, subisce una radicale trasformazione e compie azioni che altrimenti non compirebbe, egli cioè perde il controllo di sé “Le folle non ragionano, accettano o rifiutano le idee nel loro complesso, non tollerano discussione e contraddizione, e le suggestioni che le dominano invadono l’intero campo della loro coscienza e tendono a trasformarsi immediatamente in azioni”. Le Bon parla di “ anima collettiva” che rende uniformi i comportamenti; gli individui diventano tutti uguali e accettano gli imperativi a loro indirizzati attraverso un meccanismo di “contagio” e di suggestione ( unità mentale delle folle). Secondo Le Bon esiste una condizione di inferiorità intellettuale delle folle rispetto agli individui che le compongono perché c’è una perdita di inibizione che può portare a comportamenti oggettivamente migliori o peggiori ( moralità delle folle). Il magistrato francese G. Tarde respinge l’interpretazione di Le Bon. Egli è convinto che nell’ambito del gruppo si conservano le differenze individuali e parla di “imitazione” e non di “contagio”. Freud sostiene che nella folla diminuisce il senso di responsabilità e razionalità e compaiono sentimenti di potenza e di omogeneità di comportamento ma, al contrario di Le Bon, sostiene che le pulsioni individuali non sono diverse da quelle preesistenti nel singolo individuo. Nel 1891 Sighele pubblica un’opera ( La folla delinquente) considerata tra i primi studi di psicologia collettiva in Europa. La folla, per Sighele, rappresenta una personalità unica ( come sosteneva anche Tarde) in quanto gli individui che ne fanno parte si annullano a causa di suggestione o contagio sociale. Alcune teorie sulla psicologia delle folle vengono riprese dalla psicologia sperimentale in epoca più recente. Zimbardo ( 1969) sostiene che nelle folle esiste una responsabilità diffusa, una deindividualizzazione e un comportamento impulsivo, irrazionale e regressivo. Diener (1976) afferma che il fenomeno della perdita della propria identità può portare a comportamenti diversi e non solo aggressivi, anche se il contesto influenza l’autoconsapevolezza e i riferimenti di regolazione interna dell’individuo ( valore e abitudini). Gli psicologi Johnson e Dowling (1979) sostengono che la diminuzione del principio di identità può anche dare luogo all’aumento del comportamento prosociale. Negli studi di Reicher (1984) si parla di “ identità sociale”cioè di una sorta di impronta collettiva alla quale gli individui si conformano in quanto membri di un gruppo, essi non perdono l’identità ma ne acquistano una nuova.

La persona come sistema

category Atri argomenti Laura Alberico 10 Luglio 2010 | Stampa articolo |
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La teoria dei sistemi considera il sistema un’organizzazione complessa che può essere chiuso o aperto. Il sistema chiuso non ha scambi con l’esterno e tende alla disorganizzazione mentre il sistema aperto, come la persona, ha continui rapporti con l’esterno, a livello biologico- energetico e a livello informativo-cognitivo. Il sistema aperto è un sistema complesso perché dal punto di vista evolutivo si trasforma in base all’età del soggetto. Pensiamo al bambino che attraverso il gioco impara a costruire ruoli e funzioni di un adulto attraverso gli stadi rappresentativi delle specifiche tappe evolutive. Il sistema-persona dispone di processi cognitivi e linguistici che cambiano in base all’età, esso è capace di alterare il contenuto e l’organizzazione interna del contesto. Le persone possono essere considerate dei sistemi viventi autopoietici che si evolvono sul piano energeticomateriale e sul piano della informazione. I processi che si evidenziano in un sistema sono costituiti da componenti parzialmente autonome che tuttavia mostrano un funzionamento unitario ( ad es. pensare senza parlare). Il corpo umano è formato da organi ognuno dei quali ha il suo funzionamento che tuttavia risulta connesso con le attività degli altri ( ad es. cuore e polmoni). Negli esseri umani le componenti strutturali del sistema sono le parti del corpo mentre le componenti funzionali rappresentano i pattern di attività coordinate e collegate tra loro. Attraverso la specializzazione di varie attività si costruisce lo sviluppo umano.

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Il disimpegno morale

category Atri argomenti Laura Alberico 17 Giugno 2010 | Stampa articolo |
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A .Bandura nella “Teoria sociale e cognitiva” illustra i meccanismi che vengono messi in atto quando l’individuo tende a giustificare i suoi comportamenti. Spesso, in ambito scolastico, si possono osservare le varie strategie che i ragazzi adottano per evitare una diretta partecipazione e responsabilità personale in situazioni critiche che li riguardano. La “giustificazione morale” è quel comportamento che spiega e assolve un modo di agire ( il ragazzo risponde male ai rimproveri dell’insegnante perché si sente vittima di una ingiustizia). L’” etichettamento eufemistico” tende a sminuire la gravità del comportamento ( il ragazzo si giustifica dicendo che stava solo scherzando). Il “confronto vantaggioso” mira ad alleggerire il peso del comportamento negativo ( il ragazzo esprime il suo disappunto confrontando il suo agire con quello di altri che fanno peggio). Il “dislocamento della responsabilità” tende a trasferire la colpa ad altri ( “ non sono stato io ma tizio e caio”). La “diffusione della responsabilità” è quel comportamento che viene messo in atto dando la colpa al gruppo in cui il ragazzo si trovava (“abbiamo deciso insieme agli altri di fare questo”). La “distorsione delle conseguenze” (negazione o minimizzazione) mette in atto un comportamento in cui la colpa viene negata o sminuita del suo peso oggettivo ( “ non avevo capito bene”, “ non è vero, ho studiato”). Nella “de-umanizzazione della vittima” si attribuisce una giustificazione ad atteggiamenti come quelli razzisti ( “ gli ebrei sono una razza inferiore e quindi devono essere trattati come tali”).

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La psicologia della personalità

category Psicologia Laura Alberico 6 Giugno 2010 | Stampa articolo |
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La personalità agisce in vari contesti e da essi ne è influenzata. Il primo ambiente in cui la personalità si sviluppa è la famiglia. Il nucleo familiare ha due funzioni primarie: riprodurre, in piccolo, la società e promuovere lo sviluppo sociale dei suoi membri. La psicologia sociale studia la struttura organizzativa della famiglia e la sua evoluzione nel tempo. Per questo motivo il ciclo di vita della famiglia costituisce un oggetto di studio emblematico del periodo storico in cui essa si viene a costituire. I criteri che portano a formare un nucleo familiare nella società moderna non sono gli stessi che valevano in passato quando la suddivisione del lavoro evidenziava una netta diversità di funzioni tra la figura femminile e maschile. Infatti la donna si occupava esclusivamente dei figli mentre l’uomo lavorava fuori casa. La struttura familiare era di tipo matriarcale e le donne si dedicavano all’economia interna di tutta la famiglia. La cultura contadina rappresentava un esempio importante di come e in quale misura il territorio era in stretto rapporto con l’autosufficienza dell’intera collettività. La formazione del nucleo familiare presuppone, da parte di chi intende sposarsi, un impegno reciproco e l’assunzione di responsabilità come la crescita dei figli che, a loro volta, da adulti, dovranno separarsi dai genitori e ricreare una nuova famiglia. Il funzionamento e il benessere della famiglia possono essere minacciati da varie forme di avversità: povertà, malattia, conflitti interni, divorzio. Le relazioni interpersonali tra i membri della famiglia sono soddisfacenti se sussistono condivisione di valori ( impegno, uguaglianza, altruismo, successo) e regole interne di amicalità ed empatia.

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Gli effetti e i danni del consumo di alcol

category Atri argomenti Laura Alberico 9 Febbraio 2010 | Stampa articolo |
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Il consumo di alcol tra gli adolescenti è in continua crescita e in questi giorni ne veniamo a conoscenza dalle notizie diramate dai T.G. L’età in cui si comincia a bere si è notevolmente abbassata e questo perché i giovani, soprattutto in estate, hanno maggiori occasioni di uscire e ritrovarsi in gruppo con gli amici. Il desiderio di trasgressione rappresenta un modo per uscire fuori dagli schemi comportamentali soliti e rompere quelle barriere che impediscono gli scambi e la comunicazione tra i pari. L’alcol allenta i freni inibitori e rende più facile l’approccio con l’altro sesso, inoltre bisogna considerare che l’imitazione è sempre il modello a cui i giovani si riferiscono per diventare parte integrante del gruppo. I dati che di seguito vengono riportati ( estratti dal Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio) sono molto significativi perché costituiscono i parametri per una valutazione consapevole degli effetti e dei danni conseguenti all’uso e all’abuso di alcol. Le cause di ricovero nel centro sono dovute principalmente a : incidenti stradali, traumi domestici o sul lavoro, traumi conseguenti a risse, sindrome da intossicazione acuta fino ad arrivare al coma, epatite alcolica acuta e sindrome da astinenza. Quest’ultima evenienza ci ricorda come l’alcolismo è essenzialmente una condizione di dipendenza dalla sostanza, come il tabagismo e le varie droghe. Ci sono alcuni parametri da conoscere per capire il rapporto tra la quantità di alcol assunto e le possibili conseguenze sull’organismo. L’unità alcolica (UA) costituita da 13 g. di etanolo anidro, rappresenta il parametro base; essa aumenta l’alcolemia di 0,25 g/l. Il limite ammesso per la guida è di 0,50g/l; inoltre bisogna considerare il tempo in cui il tasso alcolico diminuisce i suoi effetti e sappiamo che l’alcolemia scende di 20 mg/h. I valori del tasso alcolico possono determinare una varietà di manifestazioni e sintomi: 0,30 g/l inducono loquacità, euforia, depressione; 0,50 g./l varie manifestazioni come la riduzione delle capacità critico percettive, la parola strascicata, l’andatura traballante, l’arrossamento del volto, l’ipotensione arteriosa, le palpitazioni.; 1g/l : difficoltà di marcia ( atassia) disorientamento temporo-spaziale, crisi epilettiche, deliri, allucinazioni, agitazione violenta. Quando i valori di alcolemia raggiungono i 2g./l le conseguenze sono: atassia, nausea e vomito, stato confusionale fino all’epilessia, incontinenza sfinterica, ipotonia muscolare, riduzione dei riflessi, ipotensione, tachicardia, aritmia, respiro superficiale e raro per arrivare al coma etilico e la morte se il tasso alcolico raggiunge i 3-5 g./l. Importante è sottolineare come l’alcol sia la sostanza più frequentemente associata agli incidenti stradali e questo lo possiamo verificare purtroppo quotidianamente ascoltando le notizie di cronaca. In Italia si calcola che muoia una persona ogni ora per incidenti stradali che provocano circa 8000 morti, 150.000 feriti e 24.000 invalidi permanenti, la maggior parte giovani ( Report rai.it 8/10/2002). L’OMS ha condotto uno studio secondo il quale un quarto dei decessi di giovani maschi tra i 15 e i 29 anni è dovuto al consumo di alcolici, per un totale di 55.000 morti all’anno. Questi numeri così elevati ci fanno riflettere: il consumo di alcol può essere paragonato a un’epidemia che si allarga a macchia d’olio e che tende sempre più ad essere definita una emergenza sociale. Per questo motivo la prevenzione deve diventare uno strumento indispensabile per intervenire e correggere quegli stili di vita che costituiscono i fattori di rischio.

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