Depressione e anoressia nel bambino
” Nella vita umana, come in ogni cattiva mercanzia, il lato esterno
è mascherato con falso splendore: sempre si cela ciò che soffre;
mentre ciascuno… quanto più interna contentezza gli manca,
tanto più desidera nell’opinione altrui passare per felice”
(Schopenhauer)
Il termine depressione è un termine generico utilizzato per riferirsi a un grave abbassamento dell’umore che interessa l’individuo nelle sue componenti neuropsichiche e somatiche. Solitamente chi è affetto da depressione non riesce a condurre una vita normale, perdendo quasi sempre interesse per lo studio, il lavoro, gli amici e le attività considerate fino ad allora piacevoli e divertenti. Nei casi più gravi si può persino arrivare al suicidio. Il termine depressione è stato utilizzato in numerose accezioni, che danno rilievo ad aspetti differenti e fanno riferimento a diversi livelli di gravità dei sintomi, tanto che in realtà molti studiosi preferiscono parlare di depressioni piuttosto di depressione. Le difficoltà di definizione e l’esigenza di tener conto di numerosi aspetti concomitanti si riflettono nella molteplicità dei modelli che tentano di spiegare le cause e le manifestazioni di tale fenomeno. Tra i vari modelli, i più rilevanti sono quelli di impronta spiritualista-mentalista e materialista-fisicalista, che ripropongono il dualismo mente-corpo. Tra gli altri modelli esplicativi della depressione, ritroviamo il modello organicistico, che individua le cause della depressione in fattori neurochimici (un’attività monoaminica alterata sarebbe all’origine del disturbo dell’umore) e in quelli genetici (disfunzionalità della membrana cellulare trasmessa attraverso un gene del cromosoma X).[1] Di recente, grazie anche alle scoperte avvenute nel campo della neuropsicologia, la depressione in età infantile è stata riconosciuta come patologia che potrebbe insorgere sin dalla primissima infanzia. A tal proposito, studi sull’epidemiologia e osservazioni longitudinali della depressione hanno prodotto elementi a sostegno della tesi che questa può apparire precocemente, e che spesso può evolvere in un disturbo cronico, contrariamente alle teorie precedenti che vedevano l’infanzia solo come un periodo di spensieratezza e buonumore (Keller , et al., 1984).Un interessante modello della depressione, basato sul paradigma del condizionamento operante e rispondente, è stato elaborato nella prospettiva cognitivo-comportamentale da Ferster (1972). Egli postulava che la depressione clinica derivasse da:





