Non esistono molti studi sull’evidenza dell’efficacia di interventi terapeutici a mediazione animale – ed in modo particolare con la mediazione del cavallo – nel trattamento dei disturbi da deficit dell’attenzione e iperattività ed impulsività.
Esistono al contrario molte osservazioni e sicuramente c’è molta concordanza di valutazione sul fatto che non si esaurisce la presa in carico nell’intervento farmacologico ma che c’è assolutamente bisogno di una integrazione di interventi di tipo diverso e studiati ad hoc per la specifica situazione presentata dal bambino o dall’adulto che presenta questa problematica. Gli sforzi per una ricerca in tal senso dovrebbero essere maggiori da parte di tutti noi nel prevedere degli obiettivi e valutarne i risultati raggiunti. Trovare inoltre un luogo di scambio di informazioni e dati per poter arrivare così ad una più corretta conoscenza del DDAI e ad un più utile intervento terapeutico.
Sicuramente la metodologia terapeutica che vede in campo la mediazione dell’animale come per esempio il cavallo non ha bisogno di dimostrare la sua efficacia terapeutica in generale ne tanto meno per diversi disagi, problemi comportamentali, cognitivi e sensoriali per i quali esistono oramai molte ricerche a livello mondiale ed anche nel nostro Paese a dimostrarne la sua efficacia. Questo non significa che non occorra comunque continuare ad approfondire l’approccio comunque per problemi specifici man mano che cresce e si arricchisce la conoscenza di psicopatologie e varie situazioni di handicap di diversa natura. Questo è molto vero nel caso del DDAI, per tutte le polemiche ed i contrasti che esistono sia a livello diagnostico ed ancor più a livello terapeutico. ( Continua … )