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Non c'è notte tanto grande da non permettere al sole di risorgere il giorno dopo. Jim Morrison
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STRESS: cos’è e come si può curare

category Disturbi e patologie Fabio Gherardelli 21 Maggio 2008 | Stampa articolo |
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Vengono ingiustamente detti immaginari mali che sono invece fin troppo reali, dato che procedono dalla nostra mente, unico regolatore del nostro equilibrio e della nostra salute.

(E.M. Cioran)

Lo stress oltre una certa soglia o ripetuto sembra poter danneggiare il nostro organismo in una infinità di modi. Però, affermare che “stressor cronici o ripetuti possono aumentare il rischio di malattia” è in effetti scorretto, ma in un modo sottile, che inizialmente potrà sembrare una pignoleria semantica. In realtà, in nessun caso lo stress fa ammalare e nemmeno aumenta il rischio di malattia; lo stress aumenta il rischio di contrarre malattie che fanno stare male, oppure, se soffrite di una certa malattia, lo stress aumenta il rischio che le vostre difese siano sopraffatte dalla malattia. Questa distinzione, per alcuni aspetti, è molto importante. In primo luogo, tenere ad una certa distanza lo stressor e la malattia consente di dare conto delle differenze individuali, poiché solo alcune persone finiscono con l’ammalarsi davvero. Inoltre chiarendo la progressione che conduce dallo stressor alle malattie rende più facile intervenire nel processo. Infine spiega perché il concetto di stress sembra spesso così sospetto e sfuggente a molti medici che operano nel solco della medicina tradizionale. È nella tradizione della medicina clinica fare delle affermazioni del tipo “stai male perché hai la malattia X” ma, in primo luogo, è in modo altrettanto tradizionale incapace di spiegare come avete contratto la malattia X. Quindi i medici, in effetti, spesso affermano “stai male perché hai la malattia X, non per colpa di qualche stupidaggine che ha a che fare con lo stress”, affermazione questa che non tiene conto del ruolo dello stressor nell’individuare la provenienza della malattia. Ma perché la stress psicologico è stressante? ( Continua … )

Fabio Gherardelli

category Gli autori Fabio Gherardelli 2 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
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DOTT. FABIO GHERARDELLI – Psicologo
Riceve a: Carpi, via Tre Febbraio 12 – Tel: fisso 0522/455614
cellulare 338/4854858
Data di nascita: 15/11/1975 – Curriculum – Sito WebEmail
Iscritto all’Ordine dell’Emilia Romagna – vedi iscrizione

Note: Interventi brevi secondo le metodiche comportamentali ed ericksoniane.

Il dottor Gherardelli riceve anche a:
Reggio Emilia, via Monte San Michele 5/D

Milton Erickson e la terapia breve

category Psicoterapia Fabio Gherardelli 30 Novembre 2007 | Stampa articolo |
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A Milton Erickson è riconosciuta in campo internazionale la fama di massimo esponente dell’ipnosi medica. Erickson ha scritto più di cento articoli professionistici sull’ipnosi, che ha studiato e praticato sin dal 1920. In questo campo è riuscito più di ogni altro a esplorare e a dimostrare le enormi potenzialità che l’ipnosi può offrire all’umanità. All’opera di Erickson come ipnotista è stata prestata molta attenzione, sia nel descriverla che nel formalizzarla, mentre alla sua opera come terapeuta un’attenzione di questo tipo è quasi del tutto assente.
Erickson è conosciuto da tempo sia per i suoi peculiari approcci terapeutici, sia per i suoi notevoli successi nell’aiutare gli altri a vivere una vita felice, piena e produttiva. Dal lavoro di Erickson nasce la terapia breve: “… Ecco, questa è la terapia breve. È terapia senza insight; senza questo andare a scavare nel passato e rimuginarlo di continuo, senza fine… Nel passato, non c’è nulla che si possa cambiare. Si vive domani, la settimana prossima, il mese venturo, speriamo l’anno venturo e si va avanti così, chiedendosi cosa c’è dietro il prossimo angolo, e godendosi la vita, mentre si va avanti”.

Non è facile spiegare la capacità di Erickson di escogitare rapide soluzioni per problemi complicati e cronici. “è necessario portare i pazienti a fare qualcosa”, soleva ripetere Erickson, “ed è questa la cosa importante della terapia… trovare le possibilità alla portata dei vostri pazienti e spingerli a metterle in atto” affinchè i pazienti possano vivere una esperienza emozionale correttiva “… e una volta che li avete riorientati, che gli avete messo il muso sulla strada, vanno”. così, i resoconti del lavoro di Erickson con i propri clienti, traboccano di esempi di persone alle quali vengono fornite esperienze che sembrano avere poco o nessun rapporto con la loro richiesta di aiuto originale, ma che alla fine si dimostrano del tutto efficaci nell’ottenere i cambiamenti ricercati. ( Continua … )

Ansia e paura

category Disturbi e patologie Fabio Gherardelli 30 Novembre 2007 | Stampa articolo |
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Forse non esiste altro argomento della psicologia clinica altrettanto importante e controverso come l’ansia. Questo stato emozionale può ricorrere in molti quadri psicopatologici, come negli attacchi di panico, nelle fobie (specifica e sociale), nel disturbo ossessivo-compulsivo, nel disturbo post-traumatico da stress e nell’ansia generalizzata. L’ansia è indubbiamente una delle reazioni umane più diffuse ma nonostante ciò non ne esiste una definizione univoca.

In letteratura troviamo spesso confusione tra i termini ansia e paura usati troppo spesso come se fossero intercambiabili. In realtà la paura è alla base di tutte le risposte di ansia.

Per paura si definisce una risposta emotiva ad una minaccia o ad un pericolo ben riconoscibile e di solito esterno; essa quindi è caratterizzata dall’immediato riconoscimento del pericolo presente e dal sufficiente accordo con lo stimolo. Le sue cause sono extrapsichiche, cioè esterne, e facilmente individuabili. Studi sul condizionamento alla paura hanno dimostrato che:

  • Si impara molto in fretta – può bastare un solo collegamento fra stimolo condizionale (SC) e stimolo incondizionale (SI);
  • è molto duraturo (resistenza all’estinzione e recupero spontaneo in presenza di stress);
  • Comporta più o meno le stesse reazioni fisiche sia nei mammiferi che nei rettili. ( Continua … )