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La saggezza delle persone istruite a metà è più dannosa per la scienza dell'ottusità degli ignoranti. Anonimo
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Che cos’è la Psicoterapia Umanistica Integrata focalizzata sull’Analisi Transazionale

category Psicoterapia Anna Loretta Spano 17 Novembre 2009 | Stampa articolo |
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In questo articolo descriverò le peculiarità della Psicoterapia Umanistica Integrata focalizzata sull’Analisi Transazionale.

Secondo la Psicologia umanistica, ciò che caratterizza l’essere umano è il bisogno di conoscere, di esprimersi, di avere relazioni gratificanti e di autorealizzarsi.

Essa prende avvio soprattutto tramite l’opera di Carl Rogers che, nel 1951, con la pubblicazione del libro “La terapia centrata sul cliente” ne illustra i fondamenti teorico/pratici: la malattia mentale nelle sue varie forme altro non è che una distorsione dello sforzo che l’individuo compie per attuare le proprie potenzialità.

Se Rogers rappresenta un esponente di spicco della Psicologia umanistica, molti altri possono essere annoverati tra i teorici di questo movimento, definito da Abraham Maslow come la “Terza Forza” della psicologia; cioè un’alternativa alle due psicologie allora imperanti, la psicoanalisi classica ed il comportamentismo positivistico.

La psicoanalisi classica spiega le azioni umane come il risultato di pulsioni istintuali inconsce, e compito dell’analisi è rendere chiare alla coscienza la presenza di queste pulsioni attraverso un lungo lavoro interpretativo che dura anni.

Il comportamentismo positivistico considera i comportamenti umani le risposte automatiche a stimoli esterni dati al presente. Compito della psicoterapia è di modificare questi stimoli in modo da avere risposte diverse.

Nel primo caso il ruolo della coscienza della persona è di secondaria importanza rispetto alle pulsioni inconsce, nel secondo caso il ruolo della coscienza viene addirittura negato.

In contrapposizione ad una visione dell’essere umano determinista e meccanicista, la psicologia umanista si propone di accompagnare la persona alla scoperta e allo sviluppo delle proprie potenzialità, focalizzandosi e valorizzando  la sua autorealizzazione, la sua creatività, le sue libere scelte.

( Continua … )

L’Analisi Transazionale e la Psicoterapia Analitico Transazionale

category Psicoterapia Anna Loretta Spano 28 Ottobre 2009 | Stampa articolo |
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L’Analisi Transazionale (A.T.), fondata da Eric Berne (1910-1970), è una teoria sia psicologica che sociale, caratterizzata da un contratto bilaterale di crescita e cambiamento. Come sistema di psicoterapia l’Analisi Transazionale viene utilizzata nel trattamento di disturbi psicologici di ogni tipo, essendo un metodo di psicoterapia individuale, di coppia, di gruppo e familiare.

Le prime pubblicazioni sull’Analisi Transazionale risalgono al 1949, quando lo psichiatra canadese E. Berne diede luce ad una serie di riflessioni e iniziò a creare le fondamenta teoriche dell’A.T. Le osservazioni di Berne si concentrarono sulle variazioni di comportamento che avevano luogo in una persona quando si attivava uno stimolo nuovo. Egli cominciò a porre attenzione a quei cambiamenti nell’espressione del viso, nell’intonazione delle parole, nella postura del corpo, nel portamento, nei gesti, nella strutturazione delle frasi etc. Notò allora che ogni persona racchiudeva in sé diverse modalità di comportamento e di volta in volta ognuna di esse prendeva il sopravvento nella personalità dell’individuo. Ad esempio la persona qualche volta si comportava da Bambino, qualche volta da Adulto, qualche volta da Genitore, e a queste strutture di personalità ben definite diede il nome di stati dell’Io. In seguito approfondì il modo in cui queste strutture di personalità si relazionavano con il mondo esterno e cominciò ad analizzare le transazioni (unità di scambio reciproco tra due persone). Scoprì quindi che alcune transazioni avevano scopi ulteriori e che servivano a manipolare gli altri in “giochi” psicologici. Inoltre si accorse che spesso le persone si comportavano in modi preordinati, proprio come se stessero recitando un copione su di un palcoscenico. Questi modi preordinati e non facilmente individuabili dalla persona che li mette in atto, sono la causa del ripetersi di esperienze spiacevoli che paragonabili a dei “ritornelli”, nella vita della persona stessa. Esempi di ritornelli sono i seguenti: una persona che viene continuamente delusa e/o lasciata; un’altra che perde ripetutamente il lavoro; una che si da fare per qualcun altro senza essere corrisposta; una che desidera attenzioni e più le cerca più gli altri non gliele danno; una che viene costantemente invaso dagli altri; una che vive intensamente ma subito dopo si annoia altrettanto intensamente, ecc.

( Continua … )

L’Analisi Transazionale e la Psicoterapia Analitico Transazionale

category Psicologia Anna Loretta Spano 9 Dicembre 2008 | Stampa articolo |
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L’Analisi Transazionale (A.T.), fondata da Eric Berne (1910-1970), è una teoria sia psicologica che sociale, caratterizzata da un contratto bilaterale di crescita e cambiamento. Come sistema di psicoterapia l’Analisi Transazionale viene utilizzata nel trattamento di disturbi psicologici di ogni tipo, essendo un metodo di psicoterapia individuale, di coppia, di gruppo e familiare.

Le prime pubblicazioni sull’Analisi Transazionale risalgono al 1949, quando lo psichiatra canadese E. Berne diede luce ad una serie di riflessioni e iniziò a creare le fondamenta teoriche dell’A.T. Le osservazioni di Berne si concentrarono sulle variazioni di comportamento che avevano luogo in una persona quando si attivava uno stimolo nuovo. Egli cominciò a porre attenzione a quei cambiamenti nell’espressione del viso, nell’intonazione delle parole, nella postura del corpo, nel portamento, nei gesti, nella strutturazione delle frasi etc. Notò allora che ogni persona racchiudeva in sé diverse modalità di comportamento e di volta in volta ognuna di esse prendeva il sopravvento nella personalità dell’individuo. Ad esempio la persona qualche volta si comportava da Bambino, qualche volta da Adulto, qualche volta da Genitore, e a queste strutture di personalità ben definite diede il nome di stati dell’Io. In seguito approfondì il modo in cui queste strutture di personalità si relazionavano con il mondo esterno e cominciò ad analizzare le transazioni (unità di scambio reciproco tra due persone). Scoprì quindi che alcune transazioni avevano scopi ulteriori e che servivano a manipolare gli altri in “giochi” psicologici. Inoltre si accorse che spesso le persone si comportavano in modi preordinati, proprio come se stessero recitando un copione su di un palcoscenico. Questi modi preordinati e non facilmente individuabili dalla persona che li mette in atto, sono la causa del ripetersi di esperienze spiacevoli che paragonabili a dei “ritornelli”, nella vita della persona stessa. Esempi di ritornelli sono i seguenti: una persona che viene continuamente delusa e/o lasciata; un’altra che perde ripetutamente il lavoro; una che si da fare per qualcun altro senza essere corrisposta; una che desidera attenzioni e più le cerca più gli altri non gliele danno; una che viene costantemente invaso dagli altri; una che vive intensamente ma subito dopo si annoia altrettanto intensamente, ecc. ( Continua … )

Comportamento interpersonale del genitore ed efficacia del processo educativo con gli adolescenti

category Psicologia Anna Loretta Spano 26 Novembre 2008 | Stampa articolo |
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Premessa.

A seconda dei messaggi espliciti e impliciti che il genitore invia a livello verbale e non verbale quest’ultimo può offrire o un reale supporto e una facilitazione alla crescita del figlio, o il potenziamento della confusione e del senso di smarrimento nello stesso. I vissuti negativi sono abbastanza frequenti nei ragazzi che hanno un’età compresa tra i 14 e i 20 anni circa, e vanno accolti e considerati come fisiologicamente legati alla fase evolutiva che i ragazzi adolescenti stanno vivendo.

La mia ipotesi è che la comunicazione tra genitore e figlio possa costituire un occasione di supporto al superamento degli stessi vissuti. Nel presentare la mia tesi farò riferimento da una parte alle teorie e conoscenze psicologiche sull’adolescente, dall’altra all’analisi strutturale del comportamento interpersonale ASCI (L. Smith Benjamin; 1979). Cercherò di integrare questi due aspetti per giungere all’applicazione della stessa analisi all’attività educativa, individuando i comportamenti interpersonali più utili al fine del potenziamento dell’efficacia dell’intervento comunicativo; cercherò di descriverli in modo semplice e chiaro affinché il genitore possa, se vuole, attingervi nella comunicazione con i figli adolescenti.

Infine presenterò alcuni risultati del Monitoraggio dell’attività di Sperimentazione inerente il Progetto CSOA per l’orientamento al quale ho lavorato nel 2003 (POR Sardegna – Misura 3.5. Scheda C). Esse fanno specifico riferimento alle capacità relazionali dell’operatore.

Clicca per leggere l’intero articolo >>

Disturbi dell’Umore, Disturbi di personalità e Psicoterapia

category Disturbi e patologie Anna Loretta Spano 19 Novembre 2008 | Stampa articolo |
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E’ molto frequente che un cliente giunga in terapia motivato dal bisogno di sentirsi più sereno e di “tornare come prima”, quando a suo dire, aveva “voglia di fare e sorridere”; o per raggiungere una “stabilità nell’umore”, a volte mai provata.

Spesso dietro alla tristezza profonda e alla mancanza di voglia di vivere ci sono separazioni e perdite. Queste possono riguardare persone ma anche luoghi, cose o entità, che sono state affettivamente importanti per la persona stessa e che da qualche tempo non ci sono più.

All’inizio della terapia la persona vive tali perdite spesso come “devastanti” e descrive il vuoto rimasto nella propria vita come “incolmabile”; non c’è nient’altro attorno che possa essere minimamente paragonabile a ciò che è venuto a mancare.  Il dolore è grande e nei casi estremi per alcuni l’unica via d’uscita per porre fine alla sofferenza appare essere il suicidio.

A volte la persona riferisce di sentirsi confusa per il fatto di sperimentare “sbalzi dell’umore” che non gli permettono di capire le preferenze e orientarsi nella vita in modo sicuro.

Altre volte ancora la persona comunica di sperimentare un profondo “senso di vuoto”, che  l’ha accompagnata per gran parte della propria vita; alcuni portano con sé i primi ricordi legati ad esso, altri non ne ricordano l’origine e credono che faccia parte del loro “carattere”. ( Continua … )