Homepage di Nienteansia.it

Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

[Citazione del momento]
Sembra che tutti abbiano l'idea esatta di come dobbiamo vivere la nostra vita. E non sanno mai come devono vivere la loro. Paulo Coelho
Viagra online

Archivio Autore

Mauro Di Nardo

category Gli autori Nienteansia.it 4 Giugno 2011 | Stampa articolo |
2 votes, average: 2.00 out of 52 votes, average: 2.00 out of 52 votes, average: 2.00 out of 52 votes, average: 2.00 out of 52 votes, average: 2.00 out of 5 (voti: 2 , media: 2.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Psicologo, Counselor, Esperto in Tecniche di Rilassamento.
http://www.psicobrianza.com

Svolgo la professione di Psicologo – Counselor clinico con approccio cognitivo-comportamentale integrato.
Cerco di sostenere e sviluppare le potenzialità di persone sane che vivono un periodo di difficoltà nella loro vita, promuovendo in loro l’autonomia e promuovendo le risorse presenti nell’individuo.

Lo studio si occupa di:
- Consulenza psicologica clinica individuale o di coppia per problematiche legate ad ansia, attacchi di panico, depressione, fobie, disturbi psicosomatici, sessualità, problemi relazionali, autostima, lutti

- Corsi di formazione di gruppo e percorsi individuali relativi alla gestione efficace dello Stress, tecniche di rilassamento/benessere, Training Autogeno, Comunicazione, Training Assertivo, Psicologia dei gruppi, il Curriculum ed il colloquio di lavoro

- Colloqui di orientamento scolastico e lavorativo, bilancio di competenze, tutoring e counseling, scouting aziendale, inserimento lavorativo

Dott. Mauro Di Nardo
3294916665
dinardo [@] psicobrianza [.] com

Camilla Cristina Scalco

category Gli autori Nienteansia.it 2 Marzo 2009 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Dottoranda presso la facoltà Di Scienze della  Formazione Primaria dell’Università degli Studi di Torino, dal 2004 collaboro con le cattedra di Psicologia Dinamica presso il Dipartimento di Psicologia di Torino.

Le mie pubblicazioni scientifiche sono inerenti la ricerca nell’area delle relazioni famigliari, e la psicologia dello sport.

Dal 2006 svolgo la professione di Psicologa Clinica, e presto servizio presso il Consultorio Famigliare dell’ASL 8 Nichelino (Torino).

Sono specializzanda in Psicoterapia Cognitiva (2009), e  la mia attività clinica è dedicata a pazienti adolescenti e adulti, in particolare nelle aree seguenti:

- disturbi del comportamento alimentare;

- disturbi d’ansia e attacchi di panico;

- difficoltà relazionali e famigliari;

- passaggio dall’adolescenza all’età adulta.

Contatto email: camilla_scalco [@] yahoo [.] it

tel 347 4102812

Anna Loretta Spano

category Gli autori Nienteansia.it 19 Novembre 2008 | Stampa articolo |
0 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 50 votes, average: 0.00 out of 5 (voti: 0 , media: 0.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Psicologa Psicoterapeuta

Riceve per appuntamento a:

Cagliari: Via P.da Palestrina n. 60 – Cap. 09129

Sardara (MD): Via Umberto I°, 74

Tel. 328.2098007

E-mail: loretta [.] spano [@] tiscali [.] it

Iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Sardegna dal 13.03.1999 con n. 533. Abilitata all’esercizio della Psicoterapia.  Aut. san. n. 362/02 del 15/11/2002. ( Continua … )

Empatia: comprendere le emozioni ed i sentimenti altrui

category Psicologia Nienteansia.it 1 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
2 votes, average: 5.00 out of 52 votes, average: 5.00 out of 52 votes, average: 5.00 out of 52 votes, average: 5.00 out of 52 votes, average: 5.00 out of 5 (voti: 2 , media: 5.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Il termine “empatia” deriva dall’inglese “empathy”, vocabolo a sua volta derivante dal tedesco Einfühlung, il cui significato originale fa riferimento al processo coinvolto nell’apprezzamento del bello artistico e naturale. In questo processo si riteneva che la persona proiettasse se stessa nell’oggetto della sua contemplazione, percepito appunto come bello. Il termine inglese “empathy”, coniato da Titchener agli inizi del ’900 indicava quel processo attraverso il quale gli esseri umani tendono ad “umanizzare” gli oggetti, attribuendo a questi ultimi sentimenti e valori tipicamente umani. Inizialmente il termine “empatia” faceva dunque riferimento all’utilizzo dei sentimenti per comprendere gli oggetti non animati; successivamente questa valenza venne estesa ad opera degli psicologi agli altri esseri umani, acquisendone il significato odierno.

Ai nostri giorni per empatia intendiamo la capacità di un essere umano di percepire lo stato d’animo ed i sentimenti di un’altra persona, realizzando quindi una sintonia emotiva nei suoi confronti, la quale permette di condividerne i vissuti interiori e le emozioni. L’empatia è la focalizzazione sul mondo interiore di un’altra persona, caratterizzata dalla capacità di intuire ciò che si sta muovendo in essa, percependo le sue emozioni ed i suoi stati d’animo autentici, spesso differenti da quelli espressi verbalmente e gestualmente. L’empatia è un contatto emotivo diretto tra due esseri umani, capace di sintonizzare i loro vissuti interiori in modo del tutto indipendente dai loro schemi mentali e percettivi. Semplificando i concetti appena espressi si potrebbe dire che l’empatia consista nel sapersi mettere nei panni dell’altro, nel comprendere dunque ciò che l’altro sta provando dentro di sé, trascurandone le manifestazioni comportamentali esteriori che non necessariamente rispecchiano i vissuti interiori.

( Continua … )

Introversione ed estroversione: dalla teoria di Jung a quella di Eysenck

category Psicologia Nienteansia.it 1 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
2 votes, average: 5.00 out of 52 votes, average: 5.00 out of 52 votes, average: 5.00 out of 52 votes, average: 5.00 out of 52 votes, average: 5.00 out of 5 (voti: 2 , media: 5.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

Capita spesso di sentir parlare di introversione ed estroversione, ma qual è il significato originale di questi due termini? Chi li ha introdotti? Il primo a parlarne è stato Carl Gustav Jung, psicoanalista svizzero, che nel 1920 ha proposto una differenziazione tra due atteggiamenti o tendenze della personalità umana: l’atteggiamento introverso e quello estroverso. E’ bene precisare che nella teoria di Jung queste due caratteristiche di personalità si manifestano come tendenze, ossia come predominio di una delle due sull’altra. Non è ragionevole infatti ritenere che le persone siano o del tutto introverse o del tutto estroverse. Queste due tendenze possono essere immaginate come due estremi opposti, situati su una linea immaginaria che va dalla completa introversione alla completa estroversione. Ognuno di noi troverà la sua collocazione in un punto ben preciso situato su questa linea immaginaria. Inoltre nella teoria originale di Jung viene descritto un meccanismo di bilanciamento tra introversione ed estroversione che prende il nome di “compensazione”. Tale meccanismo agisce egualmente sia a livello conscio che a livello inconscio, producendo una autoregolazione tra le tendenze relative all’introversione e all’estroversione; dunque chi si presenta prevalentemente introverso a livello cosciente sarà prevalentemente estroverso nella sua parte inconscia. Al contrario, una persona che si presenta molto estroversa a livello cosciente avrà nel suo inconscio una componente fortemente introversa. Ora esaminiamo nel dettaglio le due tendenze individuate da Carl Gustav Jung. ( Continua … )

Autocoscienza: conoscere il proprio mondo interiore

category Psicologia Nienteansia.it 1 Dicembre 2007 | Stampa articolo |
1 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 51 vote, average: 5.00 out of 5 (voti: 1 , media: 5.00 su 5)
Devi effettuare il login per votare.
Loading ... Loading ...

L’autocoscienza si esprime attraverso l’osservazione, acritica e non finalizzata, dei propri stati interiori. Questo tipo di attenzione verso i propri sentimenti, pensieri, emozioni e motivazioni può essere definita come ragionamento riflessivo. Essa viene definita acritica poiché è scevra di giudizi che causerebbero una sua distorsione; spesso infatti i pensieri e i sentimenti più profondi sono in contrasto con le norme morali alle quali tentiamo di conformarci. È inoltre non finalizzata poiché non possiede scopi né motivazioni secondarie; il suo unico obiettivo è quello della conoscenza, attraverso la quale poter giungere alle origini dei pensieri e dei sentimenti.

Vi è un secondo livello di autocoscienza, definito come riconoscimento di sé, che fa invece riferimento alla capacità di un individuo di riconoscere se stesso, per esempio davanti ad uno specchio, così come di riconoscere la propria voce ed il proprio odore, nonché di rappresentarsi mentalmente il proprio corpo. Il ragionamento riflessivo è qualcosa di più complesso, una capacità di ragionare su se stessi, di produrre un discorso interiore attorno al proprio essere non solo fisico ma anche spirituale. Tale funzione ci permette di percepirci nella nostra unicità, come esseri umani distinti rispetto agli altri. Il ragionamento riflessivo, che rappresenta la parte più evoluta dell’autocoscienza, si sviluppa soltanto in seguito all’acquisizione del riconoscimento di sé. Un bambino di un anno e mezzo in genere manifesta già una buona capacità di riconoscimento di sé, ma non è ancora in grado di ragionare sul proprio mondo interiore poiché ancora non possiede una capacità di ragionamento riflessivo abbastanza sviluppata.Tale abilità viene acquisita verso i tre-quattro anni di età e si esprime inizialmente come possibilità di rendersi conto che esiste un mondo virtuale, non presente concretamente e del tutto invisibile agli altri, che è il mondo fenomenologico delle emozioni, dei sentimenti e dei pensieri, delle fantasie e dei suoni, delle idee, e così via. Questo mondo è il regno dell’autocoscienza, ossia il mondo della riflessività, per cui l’individuo esamina ed osserva, è in grado di percepire ed analizzare non soltanto il proprio corpo, non soltanto le proprie azioni, ma anche le proprie intenzioni, le proprie fantasie, i propri sentimenti.

Il mondo dell’autocoscienza può essere anche definito, attingendo alla terminologia psicoanalitica, come conscio. E’ conscio tutto ciò di cui noi siamo consapevoli, tutto ciò che vediamo, percepiamo o sentiamo. Inconscio è invece ciò che non vediamo, che non siamo in grado di percepire e che al tempo stesso è presente e agisce. L’inconscio è vivo, si muove ed opera sebbene noi non ne possediamo la consapevolezza. La psicoanalisi ci dice che la maggior parte delle nostre conoscenze sono non autocoscienti; riflettendoci con attenzione pare effettivamente che le cose stiano così. Pensiamo per esempio a tutte le cose che sappiamo fare pur non essendo in grado di spiegare come. Sappiamo andare in bicicletta, ma come siamo in grado di farlo? Siamo in grado di intuire in funzionamento di determinati apparecchi ma se qualcuno ci chiedesse di spiegargli il meccanismi che ne stanno alla base non saremmo in grado di farlo. Utilizziamo regole grammaticali senza averle mai studiate o addirittura senza sapere della loro esistenza.

Il lavoro dell’autocoscienza deve avere ha come obiettivo la comprensione di questi comportamenti, deve condurci lungo la via della scoperta dell’inconscio, e renderci così più consapevoli, più autocoscienti della nostra interiorità. Solo in questo modo infatti potremo avere pienamente coscienza di noi stessi, sia in chiave introspettiva che in riferimento ad attività che vorremmo svolgere in futuro: essere consapevoli delle proprie capacità, del modo di reagire alle avversità, dei comportamenti che ci sono abituali e dei limiti che possediamo fornisce una prospettiva più realistica riguardo ad aspirazioni e possibilità. In un certo senso potremmo dire che esplorare la nostra parte ignota ci aiuta ad utilizzare in maniera più efficiente quella nota.

Il riconoscimento di sé è presente in alcune specie animali evolute, quali gli scimpanzè e gli oranghi. Se posti davanti ad uno specchio questi animali, dopo un primo momento di stupore, sono in grado di riconoscere la propria immagine pur non avendo mai avuto in precedenza la possibilità di vedere la propria immagine riflessa. Recentemente è stato dimostrato attraverso diversi studi che anche i delfini e gli elefanti possiedono questa capacità, mentre cani e gatti, al contrario, non si riconoscono allo specchio e scambiano la propria immagine riflessa con animale estraneo. Per quanto riguarda il ragionamento riflessivo non esistono ancora studi in grado di stabilire con certezza se gli animali capaci di riconoscere la propria immagine allo specchio lo possiedano o meno.