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Tradimenti e infedeltà: le scappatelle fanno bene al rapporto?

category Atri argomenti Anna Chiara Venturini 25 Maggio 2011 | 4,782 letture | Stampa articolo |
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Un aforisma del pittore John Harington dice” Il tradimento non trionfa mai: qual è il motivo? Perché se trionfa e diventa un grande amore, nessuno osa chiamarlo tradimento.”

Ognuno di noi ha una parte segreta, quella parte segreta che non vuole essere scoperta e non vuole scoprire, quella parte segreta che fantastica ed ha al contempo paura di conoscere. Il tradimento dà voce a quest’aspetto recondito di noi, sia come traditori che come traditi, portandoci inevitabilmente a riflettere, a crescere e maturare, indipendentemente dalla nostra età e mettendoci di fronte ad una nuova autonomia. Sotto quest’aspetto si potrebbe parlare di una funzione quasi terapeutica del tradimento, proprio perché porta comunque con sé un momento di crisi e quindi di rinnovamento, sia personale che della coppia; ci riporta immancabilmente coi piedi a terra e ci fa rendere consapevoli dei nostri limiti e della nostra fragilità, ricordandoci la nostra parte più autentica che risiede nella capacità di risollevarsi. Ma perché tradiamo? Partendo dalle considerazioni dell’antropologa americana Fisher, secondo cui il tradimento sarebbe scritto nel patrimonio genetico della specie umana, nonostante l’adulterio sia stato da sempre condannato e represso dalla nostra cultura e dalla nostra religione, la dirompenza e l’imprevedibilità dell’istinto sessuale hanno avuto la meglio anche sui più terribili divieti sociali, arrivando quasi a far considerare  la vera trasgressione il rimanere fedeli! Oggi come oggi la tentazione erotica per un’altra persona appare come trasgressione e desiderio di un’avventura, qualcosa di nuovo che sia in grado di regalarci un brivido diverso, qualcosa che ci faccia sentire le farfalle nello stomaco e che ci faccia sentire irresistibili. Nell’immaginario collettivo il tradimento diviene così quell’atto che permette di superare la noia del rapporto facendoci sentire nuovamente vivi, come se il rapporto di coppia debba essere sempre all’insegna dei fuochi d’artificio altrimenti c’è il rischio delle corna. Ma immaginate che stress nel rapporto se tutto deve essere calcolato in funzione di evitare un tradimento? Nessuna donna andrebbe più in giro per casa in tuta e nessun uomo metterebbe su la pancetta o si piazzerebbe davanti al televisore se ci si dovesse dar da fare per evitare un “terzo incomodo”. Questa però sarebbe una coppia serena? E soprattutto quale sarebbe il motivo dell’unione? Al di là quindi del motivo che spinge a tradire, forse sarebbe bene chiedersi cosa ci spinge ad essere fedeli, se il piacere o il bisogno reciproco; di riflesso si comprenderà la radice dell’adulterio. Nella prima ipotesi, infatti, sarà più facile il tradimento, ma sarà anche più “salutare” per la coppia, perché diviene la spia che il legame non rende più felici i partner e si può allora lavorare sulla rinascita del sentimento; nel caso in cui invece, il rapporto si regga sul bisogno reciproco, difficilmente uno tradirà l’altro, ma l’unione diverrà una specie di gabbia dorata in cui i due soffocheranno nella reciproca dipendenza e nel totale estraniamento dagli altri, visti come potenziali elementi destabilizzanti.

L’infedeltà può assumere quindi diverse finalità: consolatoria, compensatoria, di rappresaglia o d’evasione: in ogni caso risponde ad una esigenza psicologica che rispecchia la salute della coppia.

Ma come ci sentiamo quando veniamo tradite? Malissimo, e va bene così. Quando veniamo traditi, viviamo un senso di inutilità e di desolazione perché il tradimento da parte di chi amiamo ha il potere di incrinare il nostro amor proprio, la nostra autostima. Scoprire di essere stati ingannati ferisce il narcisismo personale, ci sentiamo messi da parte, sostituiti, annullati. All’improvviso avvertiamo quell’impossibilità di essere amati incondizionatamente, di essere unici e insostituibili per il nostro partner. Lui ha guardato, desiderato, avuto un’altra donna. Dopo l’incredulità del primo momento, veniamo sopraffatti dalla rabbia, dal desiderio di fare sentire al mondo il nostro grido di dolore. Iniziamo ad elaborare il lutto del nostro ideale di coppia “incontaminata”, un processo lungo, faticoso e doloroso in cui l’immagine fissa nella nostra mente è quella dell’intimità violata. Ma dopo questa fase ci troviamo di fronte ad un bivio che è quello dove si trovano due parti di noi che ci appartengono: la nostra parte narcisista ed estremamente fragile che sta in un angolo a leccarsi le ferite, e la nostra parte che invece riesce a mettersi in discussione ed è pronta  ad imbattersi nella sofferenza e nella riflessione, cercando di capire cosa non è andato e usando le informazioni per accrescere la conoscenza di sé e del proprio essere in coppia. Se quindi da un lato diciamo “E’ finita, non voglio vederlo mai più, ha scelto lei… ma poi cosa avrà mai quella più di me!?” chiudendoci nel dolore più cupo e nel rimuginio, dall’altro potremmo pensare “E’ finita, ok, ma cosa ho fatto io affinchè lui finisse con un’altra? Non ho ascoltato, non ho capito, non ho saputo dire?”

Ma chi tradisce?  Chi è e come si sente? Spesso, come dice il vecchio proverbio, il lupo perde il pelo ma non il vizio, e chi si trova per una volta nel letto di un altro, probabilmente ci si troverà ancora. Si tratta del traditore-traditrice seriale, ovvero chi tradisce spesso lo fa per provare la propria efficienza sessuale, insomma per rassicurarsi circa la propria virilità o femminilità. Il più delle volte si tratta di persone insicure, alla ricerca di costanti rassicurazioni e conferme e che necessitano di questo copione per tenere costantemente sotto controllo il proprio livello di autostima. Ci può essere chi tradisce perché spaventato inconsciamente dalla forza del legame, e chi invece ha paura di divenire dipendente da un rapporto profondo e quindi lo evita, ad ogni modo chi tradisce lo fa senza pensare alle conseguenze. Ma una volta che la bomba è scoppiata cosa provano? Molti si sentono sporchi, provano a trovare giustificazioni più o meno fondate, altri invece capiscono che la relazione è giunta al capolinea e la “boccata d’aria è servita”per raggiungere questa consapevolezza. Alcuni dicono “Mentre lo facevo pensavo a te”; “Avevo bevuto”; “Fa più male a te che a me”; “Con lei è stato solo sesso, con te faccio l’amore”… parole che in realtà nascondono una verità più grande che magari l’altro non è ancora pronto a vedersi svelata. Le nostre parti oscure non possono, non vogliono sapere come nemmeno svelare… le nostre parti oscure spesso ci proteggono da mali peggiori o ci fanno immergere in dolori che ci cambiano la vita e che la renderanno di certo migliore, le nostre parti oscure sono lati dell’animo che obbediscono alla nostra autenticità.

 

A cura della Dottoressa Anna Chiara Venturini, psicologa psicoterapeuta a Roma

www.psicotime.it







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