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Percezione e diagnosi

category Atri argomenti Margherita Scorpiniti 18 Maggio 2010 | 2,655 letture | Stampa articolo |
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La percezione è essenzialmente una decodifica di significati  a partire da dati sensoriali.

Nelle nostre percezioni, la conoscenza si costruisce tramite l’interazione tra esperienza e sensi che, organizzati, rendono più o meno sensibili alle alterazioni sensoriali nella misura in cui il cambiamento si oppone alla precedente abituazione(Ornstein, 1986).

Se consideriamo la percezione in rapporto al senso che diamo alle cose, ci accorgiamo dell’esistenza di un continuum tra la percezione, l’individuale, il soggettivo e i processi di attribuzione di significato.

Test proiettivi strutturati come il test di Rorschach (costituito da macchie indefinite), sono stati elaborati proprio partendo da queste basi.

Il soggetto che si sottopone a questo test, osservando le immagini, deve riferire le proprie rappresentazioni ed emozioni.

Anche attraverso figure o vignette che propongono immagini meno astratte ma non del tutto definite rispetto al loro valore, come nel caso del TAT, è possibile compiere lo stesso tipo di indagine.

Il soggetto è invitato a interpretare una figura (il test completo prevede la presentazione di 20 tavole figurative, ma solitamente vengono somministrate solo le prime dieci) inventandoci sopra una storia, cercando di immaginare il prima e il dopo; in tal modo la persona proietta se stessa nella situazione rappresentata, identificandosi con i personaggi raffigurati.

In questo test messo a punto da Murray ( Murray, 1979), è persino inclusa una tavola interamente bianca.

Il T.A.T permette  di rilevare vissuti emotivo-affettivi profondi e processi cognitivi, fornendo una analisi globale dell’intera personalità.

Rorschach e TAT sono  strumenti di indagine psicolgica che muovono dalla classificazione di particolari risposte indotte da immagini costruite per provocare stimoli controllati quali il soggetto reagisce a seconda delle sue rappresentazioni e delle emozioni in lui scatenate.

In questo caso si passa dalla percezione alla rappresentazione cognitiva e all’emozione: così si possono differenziare le modalità attraverso le quali una persona si  trova nell’ambito “sano” o “patologico”, organizzando patologie differenti sulla base di percezioni differenti o addirittura autoprodotte: è il caso dei deliri ( del pensiero), ma anche di allucinazioni, fissazioni, percezioni alterate.

Quest’ultimo è una altro aspetto molto importante della percezione, che può essere osservata mentre avviene senza uno stimolo esterno e quando l’organismo produce e costruisce un fenomeno autopercettivo.

Concludiamo  con un esempio  riscontrabile nella pratica clinica: i soggetti ipocondriaci gravi, manifestano tale fenomeno percettivo in modo eclatante, infatti essi avvertono un dolore reale in assenza di un fenomeno infiammatorio, o di una lesione, o di qualunque danno fisiologico.

Bibliografia di riferimento per citare questa fonte:

Scorpiniti, M. (2010)

Percezione e diagnosi
web.i2000net.it/mscorpinitipsicologo/

Roma, 17/05/2010

Bibliografia

Ornstein, R.(1986). Multimind, a new way of looking at human behaviour, Houghon Mifflin Co.

Sirigatti, Stefanile, Nardone(2008). Le scoperte e le invenzioni della psicologia-Ia edizione

Saggi- Ponte alle Grazie-







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