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L’abbandono scolastico

category Atri argomenti Dr.ssa Breschi Sara 3 Gennaio 2011 | 3,612 letture | Stampa articolo |
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Con il termine “abbandono scolastico” si intende l’uscita definitiva di uno studente da un dato iter educativo-formativo. L’abbandono si pone come un evento che può avvenire in qualsiasi momento dell’anno scolastico e che dipende da una decisione a senso unico, di solito irreversibile. Si ha abbandono se uno studente lascia la scuola dell’obbligo o, come accade più frequentemente, la scuola superiore, senza farvi ritorno, almeno non in breve tempo. Uno studente, invece, che effettua un cambiamento di scuola, passando da una scuola ad un’altra, in un dato momento, non realizza l’abbandono scolastico in senso stretto. Si tratta, in ogni caso, di un fenomeno in costante crescita che vede coinvolti, per lo più, giovani dai 13 ai 16 anni, in prevalenza di sesso maschile. In Italia, l’Eurispes ha calcolato che ogni anno oltre 240.000 studenti lasciano i banchi di scuola.

L’abbandono scolastico rappresenta la manifestazione principale di quel complesso fenomeno che in letteratura viene indicato con il termine “dispersione scolastica“, definita genericamente come un insieme di processi, attraverso i quali si verificano ritardi, rallentamenti e altre interruzioni più o meno prolungate all’interno di uno specifico iter scolastico (Besozzi, 1993).

Un soggetto che abbandona la scuola potrebbe avere minori probabilità di inserimento professionale, minori aspirazioni lavorative, minori possibilità di affermazione personale e di guadagno, in una società come quella attuale che richiede sempre più specializzazione, abilità, informazioni differenziate e uso di tecnologie avanzate. È stata suggerita, inoltre, una potenziale relazione tra l’abbandono scolastico e la presenza di comportamenti devianti, antisociali, “in quanto gli aspetti di progettualità, di organizzazione del quotidiano e di percezione di efficacia e di efficienza personale rischiano una notevole compromissione” (Giorni, Vallario, 2001, p. 8).

La quotidiana esperienza della scuola viene spesso identificata con il raggiungimento di risultati: qualunque studente potrebbe riportare un voto non positivo affrontando una prova scolastica; di insuccesso scolastico tuttavia si può soffrire, tanto e in silenzio, tanto e in maniera estrema, con conseguenze spesso imprevedibili. L’abbandono scolastico risulta essere in relazione all’esperienza della non riuscita scolastica, ovvero all’insuccesso scolastico, definito dal mancato raggiungimento di alcuni obiettivi scolastici. Esperienze di insuccesso possono spesso generare sentimenti di inadeguatezza, di demotivazione, di incapacità a superare tali esperienze, esponendo, in primo luogo, soggetti, normodotati e capaci, ad esiti molto al di sotto delle loro possibilità che li porteranno a disinvestire progressivamente il proprio impegno sullo studio. Questo passo potrebbe essere ulteriormente amplificato dal disorientamento emotivo e relazionale caratteristico della preadolescenza e dell’adolescenza, fino ad arrivare a manifestazioni di vero e proprio blocco e di vero e proprio ritiro, sia affettivo che cognitivo e motivazionale.

In tale processo dinamico si possono individuare diversi fattori di rischio: dalla situazione specifica dello studente (livello dello sviluppo cognitivo ed emotivo-affettivo, abilità e capacità personali, ecc.) al background familiare (qualità dei rapporti familiari), da problematiche di tipo relazionale (docenti, coetanei, familiari) a metodiche di insegnamento/apprendimento inadeguate, dal limitato coinvolgimento delle famiglie alla rigidità nell’applicazione dei vari curricoli, da fattori gestionali (clima organizzativo scolastico) a quelli culturali e situazionali, come nei casi di degrado sociale ed economico. Tuttavia, Rivière (1995) pone l’accento anche su scelte scolastiche definibili parziali, focalizzate su azioni informative in riferimento ai possibili percorsi (tipologia delle scuole, numero delle materie, locazione delle scuole, presenza di laboratori e di attività extracurricolari, in particolare sportive), anziché su azioni formative mirate all’analisi delle motivazioni insite in una determinata scelta educativo-formativa. L’abbandono vero e proprio potrebbe scaturire, di conseguenza, secondo Rivière, da una sorta di choc situazionale: il confronto con il nuovo contesto potrebbe essere stimolante, piacevole, ma potrebbe anche essere incontenibilmente traumatico in quanto non coincide con le aspettative del giovane studente. In una situazione simile, uno studente può reagire in maniera costruttiva, adeguandosi alle nuove richieste, oppure può limitarsi ad un’osservazione neutra e silente della situazione, o ancora può non reagire affatto, subendo passivamente tale choc, non trovando soluzioni ad esso, e non riuscendo a riemergere da quanto disatteso dalla realtà. In quest’ultimo caso potrebbe attivarsi un sentimento crescente di alienazione scolastica, come definito da Rivière, dove il soggetto può sentirsi al margine delle attività educative: non c’è significato nello studio, le relazioni (soprattutto con i docenti ma anche con i pari) appaiono inconsistenti, inutili. Il contesto scolastico potrebbe a mano a mano rivelarsi sempre più ostile, minaccioso per lo studente, che si sente straniero, isolato, senza speranza, senza via di fuga. A questo punto può materializzarsi nella mente degli studenti la convinzione che qualsiasi comportamento messo in atto non possa mutare la probabilità di ottenere risultati scolastici negativi. L’inibizione dell’azione, ovvero l’incapacità di agire per ottenere una gratificazione anche minima in termini di riuscita scolastica, costituisce un ulteriore passo in avanti nella decisione del distacco definitivo. Si tratta di un’inibizione totale, di pensiero e di azione, per molti aspetti simile alla Depressione. Un aspetto frequente e comune è che lo studente (e in particolare lo studente/adolescente) si sente impotente rispetto alle forze esterne. Quando il senso di impotenza si fa pressante, imperante, perdurante, non c’è altra soluzione che mollare, abbandonare e rassegnarsi all’abbandono.

Il periodo di post-abbandono costituisce un periodo di transizione molto importante per l’ex-studente, in quanto momento di rinnovamento e di re-individuazione. Il soggetto in questa fase potrebbe sperimentare ambivalenza, trovandosi tra l’euforia per il sollievo e la grande liberazione da una parte e sentimenti di sconfitta, fallimento, di colpevolezza, dall’altra.

Potrebbe essere utile per lo studente, che si trova ad abbandonare il proprio percorso scolastico, affrontare un percorso di psicoterapia focalizzato a mettere in luce i suoi vissuti psichici di cui abbiamo parlato in questo articolo, ad aiutarlo a prendere consapevolezza di sé e delle sue capacità, ad aumentare la sua autostima e a guidarlo nell’orientarsi in una futura scelta scolastica o professionale.

Bibliografia

-         Besozzi E., Elementi di sociologia dell’educazione, Roma, La Nuova Italia Scientifica, 1993.

-         Giorgi R., Vallario L., Fallimento scolastico, fallimento sociale. Riflessioni critiche su dispersione scolastica e devianza giovanile, “AIPG Newsletter, Associazione Italiana Psicologia Giuridica”, 6, luglio-settembre, 2001, pp. 7-8.

-         Mansutti L., Giorgi R., Uno “strappo” con la realtà: l’abbandono scolastico, Atti del convegno “Strumenti di intervento, ricerca, prospettive future”, Ordine degli Psicologi della Toscana, Firenze 17 ottobre 200

-         Rivière B., Dynamique psychosociale du décrochage scolaire, Extrait de la recherche PAREA, Collège de Rosemont, Montreal, Canada, 1995.







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