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La Vitiligine: correlazione della malattia con stati depressivi o con manifestazioni reattive di ansia

category Atri argomenti Mauro Acierno 4 Febbraio 2015 | 3,524 letture | Stampa articolo |
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Questo articolo intende approfondire il tema della Vitiligine e la correlazione di questa malattia autoimmune con stati depressivi o con manifestazioni reattive di ansia. L’argomento mi è molto a cuore dato che, purtroppo, anche io ne sono affetto.  E’ da ormai un anno, o forse più, che sono in cura presso l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata; la situazione inizialmente circoscritta a piccole macchie sulle mani, sul volto e nelle zone genitali oggi è diventata più seria. Ne sono nate di nuove e quelle che già erano presenti hanno visto un’enorme espansione, allargandosi in senso centrifugo. Da qui l’interesse a trattare nel mio lavoro questo problema che oggigiorno colpisce moltissime persone e le rispettive famiglie.

L’auspicio è di aiutare chi, come me, ha avuto difficoltà ad imparare a convivere con queste macchie discromiche che chiamo “straniere”.

Secondo Rordam la Vitiligine è uno dei più comuni disturbi dermatologici. E’ una malattia cronica e generalmente progressiva, non infettiva e non contagiosa, che si presenta, in forma leggera, prima dei 20 anni di età. E’ una malattia di cui si ha notizia già nei testi sacri indiani vecchi di circa 2000 anni fa, ed anche negli antichi romani dove Lucio Cornelio Silla parla di una “faccia mora aspersa di farina”. Nel tardo medioevo si pensava che lebbra e vitiligine fossero la stessa cosa: solo grazie a Jean Louis Alibert e alla sua opera avanguardista “Monographie des dermatoses”, edita nel 1835, il disturbo qui preso in esame si è distinto come malattia dalle caratteristiche proprie. Le peculiarità della malattia sono così definite, aprendo la strada a nuove ricerche sempre più precise.

Rordam esordisce nel suo articolo affermando che la vitiligine appare come una ben circoscritta ipopigmentazione (macchie bianche), dovuta alla distruzione autoimmune dei melanociti; mancando dunque il produttore della melanina viene meno questo pigmento e la zona di cute assume il suo colorito base: il bianco. Le aree maggiormente colpite sono il viso ed il dorso delle mani, ovvero le aree più esposte ai raggi ultravioletti. Negli anni molti studiosi hanno cercato di spiegare le cause della Vitiligine: Rordam, Arycan, Iyenger e Park la classificano come malattia autoimmune. Altri invece la ritengono genetica, dato che si può ritrovare nel 30% dei casi in famiglia un altro soggetto malato. Molte sono le malattie che vengono correlate alla vitiligine come, ad esempio, il diabete, l’iper/ipotiroidismo e la celiachia.  Indubbiamente nell’eziopatogenesi della vitiligine concorre una pluralità di fattori; una specifica branca della medicina, la psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI) studia appunto le interazioni tra psiche, sistema nervoso, sistema immunitario e cute; in molti hanno fatto riferimento alla stretta relazione tra la pelle e la psiche. Il lavoro di ricerca di Manzoni et al. 2013 ha evidenziato come dalla formazione dell’io la pelle diventi mezzo di comunicazione con il mondo esterno. Ergo, la letteratura scientifica ha riscontrato come l’attenzione posta ai problemi psicologici correlati ad alcuni disturbi della pelle porti a cure più efficaci.

La vitiligine insorge dai 2 anni ai 76 anni ma, nonostante l’ampiezza di questo bacino temporale, la fascia più colpita è quella giovanile con un’età media pari a 18,5 anni. In uno studio di Arycan 87 pazienti Turchi su 113 mostrano un avanzamento progressivo della malattia, e la totalità dei soggetti presi in esame mostra le stesse caratteristiche cliniche di altri pazienti affetti dalla malattia non connazionali , a testimonianza del fatto che l’etnicità non contribuisce a differenziare il disturbo. La vitiligine non comporta altre alterazioni della salute o del fisico ed è dunque del tutto ininfluente sullo stato di salute del paziente.
L’andamento clinico della malattia, non curata, è assai imprevedibile, tuttavia la gran parte dei casi alternano fasi di stabilità a fasi di peggioramento intercalati da piccole fasi di miglioramento solitamente estive.

La vitiligine viene clinicamente classificata sulla base di due criteri: l’estensione della malattia e la topografia delle aree coinvolte. Vengono descritti così i seguenti quadri:

  • GENERALIZZATA/BILATERALE: macule o macchie simmetriche distribuite casualmente sulla maggior parte della superficie cutanea;
  • ACROFACIALE/ACRALE BILATERALE: macule o macchie confinate all’estremità (mani e piedi) con o senza il coinvolgimento del viso;
  • FOCALE/LOCALIZZATA: macule o macchie localizzate in una o due regioni del corpo;
  • SEGMENTALE: lesioni ristrette ad una sola parte del corpo, ad esempio una gamba, una metà del tronco, del viso ecc.

 

Anche se la vitiligine può verificarsi ovunque sul corpo, è più probabile che si manifesti in:

  • zone esposte al sole, come il volto o le mani,
  • pieghe della pelle come i gomiti, le ginocchia o l’inguine,
  • pelle intorno agli orifizi (le aperture del corpo) come gli occhi, le narici, l’ombelico e la zona dei genitali.

La vitiligine segmentale costituisce il 7,8% di tutti i casi e si differenzia dalle altre forme per molte caratteristiche tra le quali la minor risposta alle terapie comuni, una più bassa età d’insorgenza e una minore associazione con malattie autoimmunitarie (3,4%).

Lo studio di Noh e colleghi ci è di vitale importanza per comprendere quali possano essere gli effetti prodotti sull’individuo dalla presenza della malattia. La ricerca evidenzia come la qualità della vita dei pazienti affetti è, in alcuni casi, minata da significative forme di stress sia psicologico che sociale. Sono stati coinvolti 60 pazienti, e ad essi sono stati somministrati 5 questionari tra cui il Back Depression Inventory (BDI) ed altri questionari sull’ansia di stato (SA) e sull’ansia di tratto (TA). La conclusione dello studio riporta che i 60 pazienti esperiscono disturbi emozionali come l’imbarazzo, la rabbia, la preoccupazione e la frustrazione. La malattia per alcuni esercita un impatto negativo sugli incontri sociali, compresi i rapporti sessuali (ricordiamo la presenza di macchie bianche anche nella zona genitale), con una maggiore esperienza di stigmatizzazione. E’ spesso motivo di diminuzione anche notevole dell’autostima. Il 75% delle persone colpite non riesce a convivere con la malattia, considerandola sfigurante o comunque intollerabile. In questi pazienti, oltre al calo dell’autostima, si registra una non soddisfacente vita di relazione. Si cerca così di “mascherare” le macchie ricorrendo al maquillage e ad abiti coprenti.           Se si considera che più del 60% dei soggetti colpiti è in età adolescenziale o ha meno di 20 anni e che è frequente la localizzazione al volto, al seno e ai genitali, si comprende come la malattia costituisca nel periodo dei primi approcci interpersonali emotivamente coinvolgenti un serio problema, non di rado vissuto con enorme sofferenza (manifestazioni reattive di ansia e depressione). Manzoni compie il suo studio su 118 pazienti con dermatiti atipiche, vitiligine e psoriasi. Nei pazienti pediatrici affetti da sola vitiligine, l’ansia si osserva nel 42%, mentre la depressione si verifica nel 26 %. Egli conclude affermando che i disturbi emozionali tendono ad essere presenti tra i familiari stretti dei bambini con malattie croniche della pelle, e la loro prevenzione può aiutare nel controllo e nel trattamento delle malattie sopra citate.

La vitiligine può guarire del tutto? No: non esiste una cura che la faccia scomparire del tutto. Esistono però trattamenti che cercano e in parte riescono a ‘’limitare i danni’’. Quello che è importante da ricordare è che gli effetti delle cure variano da soggetto a soggetto.

Occorre in primo luogo sapere che il sole potrebbe, ed è, un potenziale nemico: è molto facile che le zone non protette da melanina riportino scottature, per cui è consigliabile l’uso quotidiano di protezioni solari. Inoltre, l’abbronzatura aumenta il contrasto tra le macchie e il resto della cute. Se si vive in modo negativo la presenza delle macchie, esistono poi   prodotti dermocosmetici che attenuano la differenza di pigmentazione.     Alla prima comparsa delle macchie viene spesso indicato l’uso di creme cortisoniche, che aiutano a ridurre l’infiammazione che causa la progressiva e graduale diminuzione di melanina, contribuendo alla ricolorazione della cute. I raggi ultravioletti di tipo B (UVB) sono comunemente usati per la più diffusa terapia: la fototerapia. Essa riesce a stimolare i melanociti che riacquistano la capacità immunitaria, riuscendo così a ripigmentare la cute. Per decorsi più avanzati si prescrive invece la fotochemioterapia con raggi ultravioletti A: prima si fotosensibilizza la zona, poi si induce la produzione di melanina tramite esposizione solare o lampade UVA. A questo tipo di cura sono però correlati effetti collaterali anche gravi. Le più avanzate ricerche mediche conducono, a partire da un prelievo cutaneo di pelle non affetta da Vitiligine, a poter effettuare un trapianto di melanociti in grado di resettare lo stato clinico della malattia. Nel 2012, un articolo a cura di Levi ed Emer ha evidenziato come manifestazioni di malattie cutanee in zone visibili (in particolare viso, collo e mani) spesso hanno un profondo effetto sulla vita quotidiana delle persone colpite e come queste riportino benefici psicologici in seguito a terapie dermatologiche. Prescrizioni mediche per malattie come acne, psoriasi e vitiligine mostrano a lungo termine benefici sia fisici che emotivi, ma molti pazienti preferiscono ricorrere a quello che è il camouflage cosmetico, che ha naturalmente un effetto immediato. Il camouflage è l’insieme di quelle tecniche di trucco che nascondono lesioni cutanee, ma per sostanziali e durevoli miglioramenti occorrono perseveranza e pazienza attraverso specifiche cure mediche. Non vi sono quindi determinati studi in grado di documentare l’efficacia e i benefici del trucco su lesioni cutanee deturpanti, ma di certo è chiaro l’aiuto al paziente per quello che concerne l’aspetto psicologico.

Osman et al hanno cercato di determinare nel loro articolo “The psychological impact of Vitiligo in adult Sudanese patients” l’impatto psicologico della vitiligine. Sono stati studiati 111 pazienti adulti grazie all’uso del General Health Questionnaire. Il 36% dei pazienti ha mostrato disturbi psicologici; di essi 20 in forma lieve e 16 in forma grave. Prendendo in considerazione l’articolo di Mattoo sulla morbilità psichiatrica nella vitiligine in India, a cui Osman ha fatto riferimento, notiamo che la natura e la portata delle difficoltà psicologiche e sociali associate alla vitiligine, e l’impatto sul trattamento, sono state definite sulla base dell’indice di qualità della vita dermatologica (DLQI). Il punteggio medio era relativamente alto e le conclusioni dello studio hanno dimostrato come i pazienti con punteggio superiore nel DLQI hanno avuto un esito meno favorevole della loro vitiligine, suggerendo così la necessità di un intervento psicologico supplementare.  Per questo motivo i pazienti affetti da vitiligine devono essere trattati e seguiti non solo da dermatologi ma anche da psichiatri e psicologi clinici. L’intervento psichiatrico è fortemente raccomandato, soprattutto durante la prima fase della malattia. Ulteriori approfondimenti sulla portata psicopatologica associata a vitiligine sono raccomandati al fine di precisare e, quindi, gestire le malattie psichiatriche più comuni in pazienti affetti. Deve essere promosso l’uso di questionari psichiatrici volti a riconoscere eventuali marker che rimandino alla malattia e, a mio parere, vanno istituiti dei programmi di educazione mirati alla salute mentale in correlazione a malattie della pelle.

Dr. Mauro Acierno

 

 

BIBLIOGRAFIA

  • Ö. Arýcan, K. Koç, and L. Ersoy, 2008 .  Clinical characteristics in 113 Turkish vitiligo patients.
  • Bhanu Iyengar, 2013. The melanocyte photosensory system.
  • Maire Karelson, Helgi Silm and Külli Kingo, 2013. Quality of Life and Emotional State in Vitiligo in an Estonian Sample: Comparison with Psoriasis and Healthy Controls. Department of Dermatology and Venereology, University of Tartu, Tartu, Estonia.
  • Christian Krüger, Jim W. Smythe, Jennifer D. Spencer, Sybille Hasse, Angela Panske, Giorgia Chiuchiarelli and Karin U. Schallreuter, 2011. Significant Immediate and Long-term Improvement in Quality of Life and Disease Coping in Patients with Vitiligo after Group Climatotherapy at the Dead Sea. Institute for Pigmentary Disorders in association with EM Arndt University of Greifswald, Germany and University of Bradford, United Kingdom, Clinical and Experimental Dermatology, School of Life Sciences, Department of Pharmacology, School of Pharmacy and Centre for Skin Sciences, School of Life Sciences, University of Bradford, Bradford, United Kingdom.
  • Lauren L Levy, Jason J Emer, 2012. Emotional benefit of cosmetic camouflage in the treatment of facial skin conditions: personal experience and review.
  • Ana Paula Dornelles da Silva Manzoni, Magda Blessmann Weber, Aline Rodrigues da Silva Nagatomi, Rita Langie Pereira, Roberta Zaffari Townsend, Tania Ferreira Cestari, 2013.  Assessing depression and anxiety in the caregivers of pediatric patients with chronic skin disorders. Avaliação da depressão e ansiedade em cuidadores de pacientes pediátricos com dermatoses crônicas.
  • Seongmin Noh, Miri Kim, Chang Ook Park, Seung-Kyung Hann, Sang Ho Oh, 2013. Comparison of the Psychological Impacts of Asymptomatic and Symptomatic Cutaneous Diseases: Vitiligo and Atopic Dermatitis. Department of Dermatology and Cutaneous Biology Research Institute, Yonsei University College of Medicine, Korea Institute of Vitiligo Research and Drs. Woo and Hann’s Skin Center, Seoul, Korea.
  • AM Osman, Y Elkordufani, MA Abdullah, 2009. The psychological impact of vitiligo in adult Sudanese patients. University of Juba, University of Khartoum, Sudan.
  • Ji-Hye Park, Mi-Young Jung, Joo-Heung Lee, Jun-Mo Yang, Dong-Youn Lee, Kelly K. Park, 2014. Clinical Course of Segmental Vitiligo: A Retrospective Study of Eighty-Seven Patients. Department of Dermatology, Kangbuk Samsung Hospital, Department of Dermatology, Samsung Medical Center, Sungkyunkwan University School of Medicine, Seoul, Korea, Division of Dermatology, Loyola University Strich School of Medicine, LaGrange Park, IL, USA.
  • Ole Martin Rordam, Md; Eric William Lenouvel, Md; Martine Maalo, Md,2013. Successful Treatment of Extensive Vitiligo with Monobenzone.
  • Magda Blessmann Weber, Daniel Lorenzini, Clarissa Prieto Herman Reinehr, Bárbara Lovato, 2012. Assessment of the quality of life of pediatric patients at

a center of excellence in dermatology in southern Brazil. Avaliação da qualidade de vida dos pacientes pediátricos de um centro de referência em dermatologia no sul do Brasil.

  • Mattoo SK, Handa S, Kaur I, Gupta N, Malhotra R. Psychiatric morbidity in vitiligo: prevalence and correlates in India.

 







5 Commenti a “La Vitiligine: correlazione della malattia con stati depressivi o con manifestazioni reattive di ansia”

  1. sobre la psoriasis

    Tengo psoriasis por 2 meses y experimentado con varios tratamientos sin mucho acierto

  2. Mauro Acierno

    Le consiglio la lettura di questo manuale (che può scaricare comodamente dal link che le metto piu avanti) per una migliore comprensione dei trattamenti riguardo la psoriasi.

    http://www.snlg-iss.it/news_pubblicazione_LG_Psoriasi

    Cordiali saluti, dott. Mauro Acierno

  3. libro BDSM

    tras leer varios artiulos lo cierto es que este es el
    mas completo.

  4. David Rohl

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