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La psicologia e l’abbellimento – decorazione del corpo

category Atri argomenti Giorgia Aloisio 26 Marzo 2010 | 7,060 letture | Stampa articolo |
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Fin dai tempi più remoti, gli individui hanno mostrato di voler arricchire ed impreziosire il corpo umano. Nella gran parte dei casi l’uomo si è dedicato alla realizzazione di oggetti preziosi o semi-preziosi utili ad abbellire chi li indossava: ma bellezza poteva coincidere anche con modifiche anatomo-strutturali del corpo umano, che avvenivano nella quasi totalità su donne (ricordiamo la deformazione artificiale del cranio, tipica del Messico e del Perù, oppure la fasciatura dei piedi delle bambine cinesi in modo che le future donne potessero sfoggiare piedini da principesse).

Sia gli uomini che le donne hanno utilizzato questi oggetti o si sono sottoposti a queste pratiche per motivi assai diversi tra loro: mostrare la propria ricchezza e distinguersi, così, dai più poveri, dare sfoggio del proprio potere, ma anche proteggersi (pensiamo agli elmi, alle armature, agli scudi tipici dell’età medioevale), sottolineare una funzione sociale esercitata (religiosa, politica, militare,…), o esaltare la propria bellezza.

Nel mondo antico, questi oggetti ornamentali rappresentavano la natura o il mondo umano: animali, fiori, particolari anatomici (la forma dell’occhio tipicamente egiziana) o visi.

I monili hanno origini antichissime: già i primi popoli che hanno abitato la terra si dedicavano alla realizzazione di tali oggetti. Diamo uno sguardo alla storia ed alla geografia del bijoux.

In America meridionale, le donne usavano inserire nel setto nasale o nelle ali del naso anelli o verghette. Un’altra pratica molto comune era inserire oggetti nei lobi delle orecchie. Questi oggetti, in alcuni casi, venivano via via sostituiti con oggetti più grandi in modo che i lobi si ingrandissero fino a toccare le spalle di chi li indossava. Sempre in America meridionale, ma anche in Africa, le donne praticavano un foro tra le labbra in modo che fosse possibile poi inserirvi un pezzetto di legno: queste pratiche venivano messe in atto già in età infantile. Più grandi erano i fori, e più rendevano belle le persone che li portavano.

Celebri per i loro oggetti artigianali di fine oreficeria sono gli Etruschi, popolazione incline al lusso in cui una sorta di aristocrazia dominava fin dagli inizi dell’VIII secolo: le loro tombe contenevano una gran mole di oggetti preziosi che questo popolo era solito lasciare in questi luoghi, affinché accompagnassero il defunto nella sua vita dell’aldilà. Fibbie, pendenti, collane, bracciali, anelli, diademi, porta-profumi, sono tra i reperti archeologici più interessanti.

anello

Tra il IV ed il III secolo a. C.  assistiamo al fiorire dell’arte orafa in Grecia, ed in particolare in alcune delle zone della Magna Grecia: a Taranto, che era un vivace ed attivo centro culturale, i ritrovamenti tombali testimoniano la rilevanza di questa attività.

Nell’antico Egitto si dedicava molta cura ed attenzione alla decorazione del corpo: le donne utilizzavano profumi, unguenti e trucchi di ogni genere. In questa società donne e uomini usavano indossare un collier chiamato “usekh”, realizzato con diversi giri di perle, o anche semplici catenine d’oro alle cui estremità venivano posti dei preziosi pendenti. Molti egizi amavano indossare anelli cosiddetti ” a sigillo”, sui quali venivano incisi il nome o formule magiche che potessero portare fortuna.

In epoche più recenti, Jan Vermeer, esponente della corrente fiamminga, nel XVII secolo amava ritrarre giovani ragazze dall’aria semplice, dal vestiario dimesso (spesso sue cameriere) impreziosite da dettagli inaspettati (quali, ad esempio, gli orecchini di perla, che poi danno il nome ad un suo famoso ritratto).

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J. Vermeer

L’uso di gioielli e bijoux ha quindi segnato la storia dell’uomo fin dai suoi primordi: e se fino a qualche decennio fa tali pratiche venivano guardate con sospetto e stupore dalle donne, attualmente stiamo assistendo ad un’ulteriore diffusione di queste modalità decorative del corpo (basti pensare alla pratica del piercing, del tatuaggio, la “body art”, pratiche che ricordano la pittura su corpo, la decorazione con metalli pregiati, etc.).

Con la scelta dell’abbigliamento e dei gioielli noi comunichiamo al mondo chi siamo e come ci sentiamo: tramite il canale non-verbale ci mostriamo al mondo. Naturalmente, in parte siamo coscienti di queste scelte, ed in parte questo processo avviene in modalità inconscia, non volontaria. Con l’abbigliamento e gli accessori possiamo sottolineare i nostri lati più sensuali, armoniosi, accattivanti, femminili.

Il nostro carattere (cioè la parte della nostra personalità che appare all’esterno e ci mette in comunicazione con gli altri) ci porta ad orientarci in modo tendenzialmente costante e coerente: col nostro modo di curarci, esprimiamo la nostra identità, più o meno stabile e definita. Ma c’è anche un altro aspetto che gioca un ruolo importante nel nostro modo di vestire e di abbigliarci, ed è l’umore. In base all’umore preferiamo un abito scuro e gioie austere (se siamo più tristi del solito), oppure una sciarpa sgargiante e bijoux multicromatici (se ci sentiamo più positive e vincenti). Un accessorio (un gioiello, una borsa, un tipo di occhiale) può sottolineare questi aspetti: può evidenziare lo status sociale, sottolineare l’originalità, la stravaganza, la creatività o, al contrario, la tendenza ad assimilare modelli già esistenti proposti dal mondo dello spettacolo. Infatti, abbellire il corpo con un oggetto unico ed irripetibile (ad esempio un gioiello artigianale) solitamente cela un desiderio di mostrarsi “unici”, “originali”, sottolineando quelli che sono i tratti che ci distinguono dalle altre persone. Utilizzare un elemento diffuso e comune ammorbidisce le distanze e le differenze tra noi e gli altri, facendoci sentire parte di un “gruppo”, di un “mondo” al quale apparteniamo o vorremmo appartenervi.

In parte possiamo decidere quale visione dare agli altri di noi: per esempio, scegliamo consapevolmente di indossare un certo accessorio per suscitare una ben precisa reazione (provocazione, lusinghe, sorpresa): ma non dobbiamo dimenticare che la mente funziona anche in modalità che sfuggono al nostro controllo (la realtà inconscia) e che agiscono senza che noi possiamo accorgercene. Questo avviene, ad esempio, quando destiamo una reazione negli altri che non ci saremmo aspettati: può succedere che l’altro si complimenti con noi per la nostra eleganza, in un’occasione nella quale non ci sembrava di aver badato poi tanto a questo aspetto. Questo avviene perché inconsapevolmente, tramite quel vestito, quella borsa o quell’anello, abbiamo comunicato un nostro determinato stato d’animo, del quale però non sembriamo essere a conoscenza.

Con gioielli ed accessori, quindi, esprimiamo anche il lato consapevole della nostra psiche: gli altri, in maniera più o meno cosciente, rispondono a questi stimoli e ne sono più o meno colpiti.

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Dott.ssa Giorgia Aloisio

Psicologa, Roma

www.giorgiaaloisio.it







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