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La pelle come specchio delle emozioni non riconosciute. Significati psicosomatici.

category Atri argomenti Anna Mostacci 16 Novembre 2012 | 17,889 letture | Stampa articolo |
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Sulla pelle ritroviamo scritta la nostra storia così come la pelle è il nostro confine, essa ci racchiude, ci integra, ci delimita nella nostra forma fisica. La possiamo nascondere agli occhi e al tatto degli altri ma solo in parte. La possiamo mostrare, svelandoci agli occhi di noi stessi e degli altri, ma non solo in parte perché la pelle può tradire il nostro vissuto interiore.

La pelle rappresenta un confine labile tra noi e gli altri ed è la prima parte di noi stessi ad essere colpita o… amata. Sulla pelle i segni restano ben visibili o diventare un’ombra sensibile al tatto che ci ricorda qualcosa che forse vorremmo dimenticare. Questa è la pelle come corazza che sfida l’altro e il mondo con cicatrici, sfoghi, piccole piaghe e spesse chiazze che parlano al nostro posto, raccontandoci senza parole.

Possiamo comprendere quanto sia importante per il nostro equilibrio psicofisico la salute della nostra pelle partendo dalle origini del nostro cammino fin dal concepimento. Le cellule che rivestono primitivamente l’embrione, in parte formano il cervello e il resto del nostro sistema nervoso, e in parte rimangono sulla superfice dell’embrione fino alla fine del suo sviluppo per formare la cute. Dunque, così come esistono diverse patologie dove i due organi sono contemporaneamente malati perché interconnessi, la pelle è soprattutto un importante organo di difesa capace di strutturarsi a seconda delle esigenze dell’individuo diventando una vera e propria spia del nostro stato di salute che dobbiamo imparare ad ascoltare e a leggere con attenzione amorevole.

Accettare che esiste il legame mente-corpo in quanto connessione inscindibile primaria, significa comprendere e dare una lettura nuova, psicosomatica dunque, a disturbi che abbiamo sempre e solo diviso, scisso, perché più comodi da controllare, negando e sottovalutando quanto la mente condizioni il corpo, ne diriga le alterazioni e la guarigione e quanto il corpo, se ferito, offeso, ritrovi nella mente significati di resa e disperazione che si possono alimentare fino a giungere alla ripetizione cognitiva di schemi psicologici non adattivi.

Se per alcune malattie psicosomatiche può sfuggire il senso di connessione tra la mente e il corpo, nel caso dei disturbi cutanei appare più evidente il senso in quanto è proprio sulla pelle che i conflitti emotivi vengono “scaricati”.

Chi soffre di disturbi cutanei fatica a esternare e a condividere le proprie emozioni, le tiene prigioniere nello scrigno segreto della latenza in quanto scomode o considerate negative e quindi cattive. Si racchiudono, così, conflitti prevalentemente relazionali, dove la visione del mondo del soggetto include il sintomo come veicolo di accettazione/rifiuto dell’altro e di se stessi.

Il dolore che provoca la rabbia inconfessata, il risentimento, la recriminazione interiorizzata, vengono sfogati sulla pelle. Le reazioni cutanee pruriginose di cui non sono rintracciabili cause tossiche ambientali e/o alimentari sono, così, riconducibili ad una tossicità autoprodotta dal soggetto che nel tentativo di controllare il problema che lo fa soffrire, deve  pur sempre mantenere il suo equilibrio psicofisico di base e per ripristinarlo in caso di alterazione, tenta a modo suo di condividerlo all’esterno.

In un continuum che comprende due estremi, soprattutto in soggetti iper-controllati dove la meticolosità e la razionalità prevalgono sull’espressione immediata delle emozioni, l’intenso trasporto come l’eccitazione ansiosa, vengono veicolate in prima istanza nell’esplosione di attività di spostamento come il prurito dove l’atto di grattarsi diventa la comunicazione emozionale fino a quel momento inibita.

Il prurito diventa un modo di grattarsi via un persecutore interno – fantasmatico o reale non ha più importanza – che non da tregua. Ma il prurito aspecifico incontrollabile può essere anche la difesa a un cambiamento di pelle, a un passo esistenziale verso un’identità nuova, alla scelta della propria creatività, all’assertività.

Il disturbo cutaneo diventa, così, simbolo e stigma dove ciò che viene mostrato all’altro è l’unico modo che il soggetto sofferente ha di sentire in sé un sentimento esistenziale e di cercare un sentimento identitario che in qualche modo lo porti ad accettare l’espressione dei suoi contenuti emotivi, elemosinando un contatto attraverso la malattia, trattenendo l’espressione di sé per paura di nuovi rifiuti.

La paura di un rifiuto ormai lontano nel tempo, si ripropone e diventa difesa estrema, corazza, in una disperazione che oscilla tra il desiderio di fondersi con l’altro e la paura di perdere i propri confini, in un’identità dipendente dall’altro e dalle reazioni dell’altro. La pelle si ispessisce e la fantasia è di essere trasparenti.

La psicoterapia di gruppo si può inserire in questo movimento mettendo “a nudo” le fantasie aggressive frutto di un rifiuto “a pelle” subito in passato, alimentando un senso di identità che si sente fragile, rinforzando un IO “trasparente” e invaso. Attraverso il gruppo perché il conflitto è relazionale – è un conflitto che nasce nel gruppo umano con le sue paure e le sue regole –  e dal gruppo riceverà la parola alle emozioni e l’accettazione del rischio relazionale.

La pelle si trasforma come si trasforma la persona affrontando i passaggi evolutivi e il rifiuto passato può diventare la spinta, il motore di un rinnovamento, verso l’accettazione di se stessi e delle proprie contraddizioni e l’accettazione dell’altro con i suoi limiti, le sue paure, i suoi desideri di contatto e di amore.

 

 

BIBLIOGRAFIA

°Ammon G., “Psicosomatica. Una interpretazione psicoanalitica”, Edizioni Borla , Roma, 1992

°Santagostino P., “Che cos’è la medicina psicosomatica. Una introduzione”, Apogeo Editore, Milano, 2005

 

 

Dr.ssa Anna Mostacci

Psicologa Psicoterapeuta in Roma

E-mail: anna [.] mostacci [@] gmail [.] com

Sito web: http://www.annamostaccipsy.sitiwebs.com

Presente nell’elenco specialisti di Nienteansia.it

Presente ne “Il Libro di Nienteansia

 







1 Commento a “La pelle come specchio delle emozioni non riconosciute. Significati psicosomatici.”

  1. Marco87

    Malattie psicosomatiche?si esistono. Ma c è una relazione concreta co la scienza. Non con i pensieri e desideri della gente:queste sono assurde credenze,residuo di una antica ignoranza:come l astrologia. Un esempio?:le cosiddette voglie della pelle non sono macchie causate da una voglia di cibo ,addirittura localizzate dove nel momento del desiderio ci si è toccati magari con una mano!nel 2015 ancora queste cavolate!

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